Fred Hoyle - La Nuvola nera
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- Название:La Nuvola nera
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- Год:1969
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Kingsley continuò, serissimo:
«Oh, certo, ci sapranno fare. Per ogni cosa troveranno la sua buona ragione. Quando sarà chiaro che solo un gruppetto di uomini potrà salvarsi, allora dimostreranno che la fortuna deve toccare a quelli che occupano un posto di maggiore importanza nella società; gira e rigira verrà che si salveranno i politici, i generali, i re, gli arcivescovi, e così via. E chi è più importante di loro?»
Marlowe capì che era venuto il momento di cambiare discorso.
«Dimentichiamoci degli uomini per un momento. Che ne sarà degli animali e delle piante?»
«Tutte le piante che esistono saranno uccise, naturalmente. Ma andrà meglio per i semi, i quali possono sopportare un freddo intenso ed essere capaci ancora di germogliare, appena ritorna la temperatura normale. Credo che ci siano in giro semi a sufficienza per assicurare che rimanga sostanzialmente intatta la flora del pianeta Per gli animali è tutto un altro discorso. Non mi pare che i grandi animali terrestri possano sopravvivere, tranne un piccolo numero di uomini e quelle poche bestie che l’uomo porterà con sè dentro il rifugio. Qualche piccolo animale da pelliccia potrà scavarsi una tana profonda nel terreno, sì da resistere al freddo ed entrando in letargo salvarsi dalla morte per mancanza di cibo.
«Gli animali marini se la passeranno molto meglio. Come l’atmosfera è una riserva di calore, così il il mare, e in misura molto maggiore. Non scenderà di molto la temperatura dei mari, e i pesci staranno benissimo.»
«Ma non c’è un errore in tutto il suo ragionamento?» esclamò Marlowe piuttosto eccitato. «Se i mari si conservano caldi lo stesso deve accadere all’aria che sta sopra i mari. In tal modo ci sarà sempre una riserva d’aria calda per sostituire quella fredda sopra la Terra»
«Non la penso così,» rispose Kingsley. «Non è nemmeno certo che l’aria sopra i mari si conserverà calda. I mari si raffredderanno quanto basta per gelare alla superficie, anche se resteranno calde le acque più basse. Ma una volta che il mare sia gelato, non ci sarà molta differenza fra l’aria che sta sopra le acque e quella che sta sopra la terra. Sarà tutta terribilmente fredda.»
«Purtroppo quel che lei dice mi sembra giusto. A conti fatti dovrebbe essere il sottomarino il luogo più adatto per scampare.»
«Be’, un sottomarino non potrebbe mai più emergere a causa del ghiaccio; perciò occorrerebbe una riserva complete d’aria, cosa non facile. Nemmeno le navi andrebbero bene, a causa del ghiaccio. E poi ho un’altra obiezione da fare al suo ragionamento. Anche se l’aria sopra i mari restasse relativamente calda, essa non fornirebbe calore all’aria che sovrasta la Terra, aria che, essendo fredda e densa, formerebbe anticicloni stabili e tremendi. L’aria fredda continuerebbe a stare sulla terra, quella calda sul mare.»
«Guardi, Kingsley,» fece Marlowe ridendo, «non mi voglio fare influenzare dal suo pessimismo. Senta, non potrebbe esservi all’interno della Nuvola una apprezzabile radiazione di temperatura? Non potrebbe la Nuvola avere un suo calore proprio, compensando così la mancanza di luce solare? Tutto ciò sempre supponendo — continuo a dirlo — che ci dobbiamo per forza trovare nell’interno della Nuvola.»
«Secondo me la temperatura interna delle nubi interstellari deve essere sempre molto bassa; non è vero?»
«Questo vale per le nuvole normali, ma questa è più densa e più piccola, tanto che la sua temperatura potrebbe essere diversa, per quanto ne sappiamo. Certo, non può essere molto alta, altrimenti la Nuvola sarebbe luminosa; ma può darsi che sia sufficiente a darci tutto il calore di cui abbiamo bisogno.»
«Lei vuol essere ottimista per forza. Ma allora le dirò che può anche darsi che la Nuvola sia così calda da lessarci tutti. Non mi ero reso conto che bisogna anche considerare la temperatura della Nuvola, una questione di cui non sappiamo niente. E le dico francamente che questo mi piace anche meno. Se la Nuvola fosse troppo calda il disastro sarebbe completo.»
«Allora in questo caso dovremmo scendere in caverna e raffreddare la nostra provvista d’aria.»
«Non andrebbe così liscia. I semi delle piante sopportano il freddo, non il calore eccessivo. E come farebbe l’ uomo a sopravvivere se la flora andasse distrutta?»
«Potremmo accumulare semi nelle caverne, insieme agli uomini, agli animali e all’apparato di refrigerazione. Mio Dio, stiamo facendo vergognare il vecchio Noè, non le pare?»
«Sì, e forse un Saint-Saëns dell’avvenire ci scriverà sopra una musica.»
«Bene, Kingsley, anche se questa chiacchierata non è stata troppo consolante, per lo meno ci ha condotto a una conclusione importante. Dobbiamo conoscere la temperatura di quella nuvola, e presto. Anche questo è un lavoro che tocca ai radioastronomi.»
«Ventun centimetri?» chiese Kingsley.
«Sì! A Cambridge avete una squadra che può far questo lavoro, vero?»
«Hanno cominciato col ventun centimetri da poco tempo, e credo che potrebbero dare presto una risposta alla nostra domanda. Glielo dirò appena torno a casa.»
«Sì, e mi faccia sapere qualcosa, appena lo sa. Vede, Kingsley, anche se non sono d’accordo su tutto quel che lei dice della politica, non mi va l’idea che le cose succedano fuori del nostro controllo. Ma non posso far tutto da me. Herrick ha chiesto che la questione sia considerata assolutamente segreta: lui è il capo e io non posso mettermi sopra di lui. Ma lei è libero, specialmente dopo quel che gli ha detto ieri. Perciò ci dia sotto.»
«Non si preoccupi, ci penso io.»
La gita fu lunga ed a sera, traversato il passo Cajon furono a San Bernardino. Si fermarono a cena — una cena eccellente — in un ristorante scelto da Marlowe, ai margini occidentali del villaggio di Arcadia.
«Non è che mi piacciano molto i ricevimenti,» fece Marlowe, «ma credo che se non ci sono scienziati, noi due potremmo passare una bella serata. Un mio amico, un grosso affarista di San Marino, mi ha invitato qua.»
«Ma non posso venire anch’io, come un intruso.»
«Ma le pare, certo che può venire: un ospite inglese! Anzi, sarà lei il pezzo grosso della festa. Vedrà che troverà una decina di produttori di Hollywood pronti a farle firmare subito un contratto.»
«Ragione di più per non venire,» disse Kingsley. Ma poi accettò.
La casa del signor Silas U. Crookshank, ricco operatore industriale, era grande, spaziosa, ben arredata. Marlowe aveva visto giusto, accolsero Kingsley come una persona importante, e gli misero in mano un enorme bicchiere di liquore secco, che a Kingsley parve whisky, Bourbon.
«Benissimo,» disse il signor Crookshank, «ora siamo al completo.»
Ma Kingsley non riuscì a scoprire perchè fossero al completo.
Dopo aver cordialmente chiacchierato col vice-presidente di una società di navigazione aerea e col direttore di una impresa ortofrutticola, e con altre degne persone, alla fine Kingsley si trovò a parlare con una graziosa ragazza bruna. Li interruppe una donna assai bella, che li prese tutti e due per un braccio.
«Avanti, voi due,» disse con una bella voce bassa, asciutta, assai fine. «Andiamo tutti da Jim Halliday.»
Quando vide che la bruna stava per accettare l’idea di Vocedibasso, Kingsley concluse che avrebbe fatto bene ad andare anche lui. Non doveva preoccuparsi per Marlowe, pensò. In qualche modo sarebbe ritornato al suo albergo.
La casa di Jim era alquanto più piccola della residenza del signor S.U. Crookshank, ma tuttavia riuscirono a sgombrare un pezzo di pavimento su cui due o tre coppie si misero a ballare al suono piuttosto rauco di un grammofono. Girarono altri bicchieri, e Kingsley ne fu contento perchè non era una stella di prima grandezza nel cielo delle danze. La ragazza bruna fu invitata da due uamini per i quali Kingsley, nonostante il whisky, provò cordiale antipatia. Decise di meditare sulla condizione del mondo, in attesa del momento di liberare la ragazza da quei due tangheri, ma non doveva essere così. Gli si avvicinò Vocedibasso. «Balliamo, tesoro,» gli disse.
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