«Mi dispiace, dottor Herrick, ma su questo punto non la seguo. Non vedo per quale ragione noi scienziati dovremmo andare dai politici, come un branco di cani con la coda tra le gambe e dire: Non capisco perchè dovremmo avere a che fare con quella gente, che non sa condurre la società nel modo giusto nemmeno in tempi normali, quando non c’è alcun pericolo effettivo. Che potrebbero fare i politici? Pubblicare una legge che impedisca l’arrivo della Nuvola? Possono forse impedire che ci manchi la luce del Sole? Se questo è possibile, allora rivolgiamoci pure a loro, con ogni mezzo; ma se ciò non è possibile, lasciamoli perdere senz’altro.»
Il dottor Herrick fu cortese ma risoluto.
«Mi dispiace, Kingsley, ma per quanto ne so io il governo degli Stati Uniti e quello britannico sono i rappresentanti democraticamente eletti dei nostri rispettivi popoli. Considero nostro ovvio dovere far questo rapporto, e osservare il più assoluto segreto, fino a che i nostri governi non si siano pronunciati in proposito.»
Kingsley si alzò.
«Mi scusi di quel che ho detto. Sono stanco. Voglio andare un po’ a dormire. Mandi pure il rapporto, se lo desidera, ma la prego di capire che se nel frattempo decido di non dire nulla in pubblico, lo faccio perchè non voglio dire nulla. E non perchè senta su di me il peso di un obbligo o di un dovere. E ora, col vostro permesso, vorrei tornare al mio albergo.»
Quando Kingsley se ne fu andato Herrick guardò l’Astronomo Reale.
«Il dottor Kingsley mi sembra un po’… hm…»
«Un po’ volubile?» disse l’Astronomo Reale. Poi sorrise e continuo:
«Non è facile a dirsi. A seguire il suo ragionamento Kingsley è sempre molto concreto e spesso riesce a dedurre con straordinaria chiarezza. Io sono disposto a credere che sia sempre così. Penso che ora le sia sembrato un po’ strano perchè argomentava partendo da premesse insolite, non perchè ci fosse un difetto nella sua logica. Sui problemi della società forse Kingsley la pensa in modo molto diverso dal nostro.»
«Comunque credo che finchè lavoriamo a questo rapporto sarebbe bene che Marlowe gli stesse dietro,» osservò Herrick.
«Benissimo,» convenne Marlowe, che ancora giocherellava con la pipa, «possiamo sempre parlare di astronomia.»
La mattina dopo, quando scese per la colazione, Kingsley trovò Marlowe che lo aspettava.
«Pensavo che le piacerebbe fare una corsa nel deserto.»
«Benissimo, non c’è cosa che mi piaccia di più. Sarò pronto tra qualche minuto.»
Uscirono da Pasadena, a La Canada piegarono a destra sulla statale 118, poi tagliarono per le colline, superarono la laterale per Monte Wilson e continuarono fino al deserto di Mohave. Altre tre ore di corsa e furono sotto la muraglia della Sierra Nevada, finchè scorsero il Monte Whitney coperto di neve. Il deserto, che si apriva fino dalla Valle della Morte, era velato da una foschia azzurra.
«Ci sono almeno un centinaio di storie,» fece Kingsley, «su ciò che sente un uomo quando gli dicono che gli resta ancora un anno di vita… Una malattia incurabile o roba del genere. Ebbene, è strano pensare che tutti noi forse abbiamo solo poco più di un anno da vivere. Fra un paio d’anni le montagne e il deserto saranno press’a poco come ora, ma non ci sarà lei, non ci sarò io, non ci sarà gente che li traversa in macchina.»
«Oh, Dio mio, ma lei è troppo pessimista,» brontolò Marlowe. «Come ha detto lei, c’è la possibilità che la Nuvola scivoli da una parte o dall’altra del Sole e ci sbagli in pieno.»
«Guardi, Marlowe, ieri non ho voluto insistere, ma se guarda una fotografia di un certo numero di anni fa, si può fare un’idea precise di un possibile spostamento. L’ha trovato, per caso?»
«Non ci potrei giurare.»
«Allora questa è la prova che la Nuvola ci viene addosso a capofitto, o almeno addosso al Sole.»
«È probabile, ma non posso esserne certo.»
«Insomma lei vuol dire che la Nuvola forse ci colpirà, ma che c’è ancora una possibilità che ciò non accada.»
«Io penso solo che lei è troppo pessimista. Vediamo intanto cosa arriveremo a scoprire nei prossimi due mesi. E comunque, anche se il Sole verrà oscurato, non crede che potremmo cavarcela? Dopo tutto si tratta solo di un mese.»
«Ebbene, vediamo un po’ le cose,» cominciò Kingsley. «Dopo il tramonto di solito la temperatura scende. Ma l’abbassamento è limitato da due fatti. Il primo è il calore immagazzinato dall’atmosfera, che funziona da serbatoio. Secondo me questa riserva si esaurirebbe presto, direi in meno di una settimana. Pensi soltanto al freddo che fa qui la notte, nel deserto.»
«Ma come la mettiamo con la notte artica, quando il Sole resta invisibile per un mese o anche più? Suppongo che ciò accada perchè l’Artide riceve costantemente aria dalle latitudini più basse, aria che è stata riscaldata dal Sole.»
«Naturalmente. L’Artide viene riscaldata di continuo dall’aria che risale dalle regioni temperate e dai Tropici.»
«Che cos’altro volevo dire?»
«Ecco, il vapore acqueo dell’atmosfera tende a trattenere il calore della terra. Nel deserto, dove c’è poco vapore acqueo, la temperatura scende molto di notte, ma nei posti in cui c’è molta umidità, come New York d’estate, la temperatura si raffredda molto poco di notte.»
«Dove vuole arrivare?»
«Vede cosa succederà?» continuò Kingsley. «Per; primi due giorni dopo l’oscuramento del Sole — ammesso che ciò avvenga — non ci sarà gran raffreddamento, in parte perchè l’aria sarà ancora calda, e in parte per il vapore acqueo. Ma quando l’aria si raffredderà, l’acqua gradualmente si trasformerà prima in pioggia, poi in neve, pioggia e neve che cadranno sulla Terra. In tal modo l’aria perderà tutto il vapore acqueo. Ci vorranno quattro o cinque giorni perchè ciò avvenga, forse anche una settimana o dieci giorni. Poi la temperatura comincerà a crollare. Entro quindici giorni il termometro scenderà a 50 gradi sotto zero, ed entro un mese a 100 e anche più.»
«Insomma lei vuol dire che sarà come sulla Luna?»
«Sì, noi sappiamo che al tramonto sulla Luna la temperatura cade di oltre 200 gradi in un’ora. Ebbene, sarà quasi lo stesso qui da noi, solo che ci vorrà più tempo, grazie alla nostra atmosfera. Ma alla fine sarà la stessa cosa. No, Marlowe, non credo che potremo resistere un mese, anche se ora non ci sembra molto tempo.»
«Lei rifiuta la possibilità di mantenere il calore con lo stesso metodo che si usa l’inverno nelle praterie del Canada, con un sistema efficiente di riscaldamento centrale?»
«È possibile supporre che alcuni edifici siano ben isolati per resistere a quel terribile sbalzo di temperatura. Ma saranno casi eccezionali, perchè quando noi costruiamo case, uffici e così via, non lo facciamo pensando a condizioni termiche del genere. Voglio tuttavia ammettere che qualcuno riuscirà a sopravvivere, quelli cioè che hanno abitazioni progettate apposta per i climi freddi. Ma credo che per gli altri non ci sia alcuna possibilità. Peggio di tutti se la passeranno gli abitatori dei Tropici con le loro capanne così precarie.»
«Brutto affare, vero?»
«Credo che la cosa migliore sia cercarsi una caverna ben scavata sotto terra.»
«Ma abbiamo bisogno di aria per respirare. Cosa faremo quando si sarà troppo raffreddata?»
«Occorrerà un impianto di riscaldamento. Non dovrebbe essere molto difficile riscaldare l’aria man mano che entra in una caverna profonda. Questo faranno i governi per i quali Herrick e l’A. R. hanno tante premure. Essi avranno le loro belle caverne calde, mentre lei ed io, caro Marlowe, sperimenteremo di persona il processo di congelamento.»
«Io non credo che siano poi così perfidi,» disse Marlowe ridendo.
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