Volodyk - Paolini2-Eldest

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Com'era diventata sua abitudine durante le settimane di meditazione, Eragon dilatò la mente in ogni direzione, sfiorando le coscienze intorno a sé in cerca di qualsiasi cosa che potesse nuocergli. Percepì una marmotta che si riscaldava nella sua tana, corvi, picchi e falchi, numerosi scoiattoli che scorrazzavano fra gli alberi e, più in basso, serpenti che strisciavano furtivi nel sottobosco in cerca di topi, ma soprattutto orde di onnipresenti insetti.

Quando Glaedr si posò su una cresta brulla della prima montagna, Saphira fu costretta ad aspettare che ripiegasse le enormi ali prima di avere spazio a sufficienza per atterrare. La zona ghiaiosa su cui sostavano risplendeva gialla di licheni compatti e crenulati. Su di loro incombeva una nera rupe a strapiombo, che faceva da argine a una cornice di ghiaccio azzurro che scricchiolava e si crepava nel vento, perdendo frammenti taglienti che si frantumavano sul granito sottostante.

Questo picco si chiama Fionula, dissa Glaedr. £ i suoi fratelli sono Ethrundr, Merogoven e Griminsmal. Ciascuno ha la propria leggenda, che vi narrerò durante il volo di ritorno. Ma per il momento vi parlerò dello scopo di questa escursione, ossia la natura del legame forgiato fra i draghi e gli elfi e, in seguito, gli umani. Entrambi ne sapete già qualcosa, e ho accennato a Saphira tutte le sue implicazioni, ma è giunta l'ora di apprendere il solenne e profondo significato del vostro rapporto, perché possiate mantenerlo quando Oromis e io non ci saremo più. «Maestro?» chiese Eragon, stringendosi il mantello intorno al corpo per ripararsi dal freddo.

Sì, Eragon.

«Perché Oromis non è venuto?»

Perché, brontolò Glaedr, è compito mio, come è sempre stato il compito di un drago anziano nei secoli scorsi, garantire che la nuova generazione di Cavalieri comprenda la vera importanza del ruolo che ha assunto. E perché Oromis non sta bene come sembra.

La ghiaia emise un crepitio smorzato quando Glaedr si accovacciò allungando la testa maestosa fra Eragon e Saphira. Li scrutò con un occhio dorato, grande e lucido come uno scudo rotondo, e due volte più splendente. Dalle sue narici si levò un grigio filo di fumo che il vento disperse. Parte di quanto sto per rivelarvi era di dominio pubblico fra gli elfi, i Cavalieri e gli umani eruditi, ma in prevalenza era noto soltanto al capo dei Cavalieri, a un pugno di elfi, al sovrano degli umani, e ovviamente ai draghi.

Ora ascoltate, miei allievi. Quando alla fine della nostra guerra fu fatta pace tra gli elfi e i draghi, furono creati i Cavalieri per garantire che un simile conflitto non avesse mai più a ripetersi fra le nostre razze. La regina Tarmunora degli elfi e il drago che era stato scelto a rappresentarci, il cui nome... Fece una pausa e trasmise una serie di immagini a Eragon: zanna lunga, zanna bianca, zanna scheggiata; battaglie vinte, battaglie perse; innumerevoli Shrrg e Nagra divorati; ventisette uova deposte e diciannove esemplari cresciuti fino a maturazione... non si può esprimere in nessuna lingua, decisero che un normale trattato non sarebbe stato sufficiente. Una carta firmata non significa niente per un drago. Il nostro sangue scorre denso e bollente e, trascorso abbastanza tempo, era inevitabile che ci saremmo di nuovo scontrati con gli elfi, come era successo con i nani nel corso dei millenni. Ma diversamente che con questi ultimi, né noi né gli elfi potevamo permetterci un'altra guerra. Eravamo entrambi troppo potenti, e ci saremmo distrutti a vicenda. L'unico modo per impedirlo e forgiare un accordo duraturo era legare le nostre due razze con la magia. Eragon rabbrividì e con una punta di divertimento Glaedr disse: Saphira, se fossi in te riscalderei una di quelle pietre con il fuoco del tuo ventre, perché il tuo Cavaliere non muoia assiderato.

Saphira inarcò il collo ed eruttò sul ghiaione una vampa azzurra dalle fauci socchiuse, bruciando il lichene che sprigionò un odore amarognolo. L'aria diventò così calda da costringere Eragon a voltarsi. Percepì gli insetti sotto le pietre che si contorcevano nell'inferno. Dopo un minuto, Saphira chiuse la bocca, lasciando un cerchio largo dieci palmi di ciottoli che rosseggiavano ardenti.

Grazie, disse Eragon, accovacciandosi accanto alle pietre incandescenti per riscaldarsi.

Ricorda, Saphira, di usare la lingua per dirigere la fiammata, l'ammonì Glaedr. Ora... i più grandi stregoni degli elfi impiegarono nove anni per elaborare l'incantesimo necessario. Quando alla fine ci riuscirono, gli elfi e i draghi si radunarono a Ilirea. Gli elfi fornirono la struttura dell'incantesimo, mentre i draghi ci misero la forza, e insieme fusero le anime degli elfi e dei draghi.

L'unione ci cambiò. Noi draghi acquistammo l'uso della favella e di altre insidie della civilizzazione, mentre gli elfi condivisero la nostra longevità, poiché fino a quel momento la loro vita durava quanto quella degli umani. In fondo furono gli elfi a subire le maggiori trasformazioni. La nostra magia, la magia dei draghi - che permea ogni fibra del nostro essere -fu trasmessa agli elfi e col tempo conferì loro quella forza e quella grazia a cui tanto ambivano. Gli umani non subirono un'influenza così potente, dato che foste aggiunti all'incantesimo quando era già in . attività, e non ebbe il tempo di operare su di voi come sugli elfi. Eppure, e qui l'occhio di Glaedr scintillò, esso ha comunque ingentilito la vostra razza trasformando i rozzi barbari che arrivarono per primi in Alagaèsia, anche se poi avete cominciato a regredire, dopo la caduta dei Cavalieri.

«I nani hanno mai fatto parte dell'incantesimo?» chiese Eragon.

No, ed è per questo che non c'è mai stato un nano Cavaliere. I nani non hanno simpatia per i draghi, e la cosa è reciproca, e trovavano ripugnante l'idea di unirsi a noi. Probabilmente è stata una fortuna che non siano entrati nel patto, perché sono sfuggiti al declino degli umani e degli elfi.

Declino, maestro? chiese Saphira, con quello che Eragon avrebbe giurato essere un tono ironico. Sì, declino. Se una delle nostre tre razze soffre, anche le altre ne subiscono le conseguenze. Sterminando i draghi, Galbatorix minò la sua stessa razza, come quella degli elfi. Voi due non ve ne siete ancora accorti, perché siete nuovi di Ellesméra, ma gli elfi sono al tramonto; i loro poteri non sono più quelli di una volta. E gli umani hanno perduto gran parte della loro cultura e sono consumati dal caos e dalla corruzione. Soltanto riportando l'equilibrio fra le nostre razze l'ordine tornerà nel mondo.

Il vecchio drago frantumò la ghiaia con gli artigli, riducendola in polvere per essere più comodo. Insito nell'incantesimo tutelato dalla regina Tarmunora c'era il meccanismo che consente a un cucciolo di essere legato al suo Cavaliere. Quando un drago decide di dare un uovo ai Cavalieri, si pronunciano certe parole sull'uovo, parole che vi insegnerò più tardi, tese a impedire all'uovo di schiudersi se non in presenza della persona a cui deciderà di legarsi. Dato che i draghi possono restare nell'uovo per un perìodo indefinito, il tempo non è un problema, né il cucciolo subisce alcun danno. Tu, Saphira, sei un esempio di tutto questo.

Il legame che si forma fra un Cavaliere e il drago non è altro che una versione perfezionata del legame che già esiste fra le nostre razze. L'umano o l'elfo diventa più forte e più bello, mentre alcuni tratti più feroci del drago vengono temperati da un aspetto più ragionevole... Vedo che ti urge una domanda, Eragon. Di' pure.

«È solo...» Esitò. «Mi risulta difficile immaginare te o Saphira ancora più feroci.» Poi aggiunse con una punta d'ansia: «Non che sia un male.»

Il suolo tremò come scosso da una frana quando Glaedr ridacchiò, roteando il grande occhio dorato sotto la palpebra cornea. Se avessi mai incontrato un drago senza vincoli, non diresti così. Un drago solitario non rende conto a niente e a nessuno, si prende ciò che vuole, e non mitre sentimenti benevoli se non per quelli della sua razza. Feroci e orgogliosi erano i draghi selvatici, persino arroganti... Le femmine erano così formidabili che era ritenuta una grande impresa fra i draghi dei Cavalieri accoppiarsi con una di loro.

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