Guido Pagliarino - Il Ventottesimo Libro

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Gesú, lasciato il deserto, s'è diretto al lago di Cafarnao, da altri detto di Tiberiade dal nome della capitale del tetrarca Antipa Bar Erode, dedicata all’imperatore Tiberio suo protettore, e da altri ancora, con un certo eccesso, chiamato mar di Galilea. Qui, lungo la riva, ha incontrato due parenti prossimi figli degli stessi genitori, i miei condiscepoli Simone e Andrea, semi di Giona 22, che coi garzoni stavano gettando le loro reti nel lago per pescare. Ha loro ordinato: "Venite con me e vi farò pescatori di uomini" e i due, così com'è poi avvenuto per me, l'hanno seguito senz'altro; hanno affidato l’azienda al socio Zebedeo. Poco più in là , ha chiamato altri due pescatori, Giacomo e il giovane Giovanni, figli del medesimo Zebedeo, che hanno piantato padre, garzoni, barche e reti e gli sono andati dietro. Il genitore ha urlato loro, come un indiavolato, di non perdere tempo, ché Giovannino ne aveva già perduto fin troppo col battezzatore ed era pazzesco che addirittura entrambi i figli lo abbandonassero e, per di più, adesso che aveva anche le barche di Simone e Andrea da gestire; ha loro intimato, minacciando di diseredarli, di riprendere subito a lavorare. Inutile, se ne sono andati lasciandolo là che gridava: "Come farò ad affidarmi ai soli dipendenti? Ci deruberanno! Ci deruberanno!".

Usciti da Cafarnao, sulla via hanno incrociato un filosofo che Gesú aveva frequentato a Gerusalemme, Filippo di Betsà ida. Dopo essersi riconosciuti e salutati, l'uomo gli ha confidato d'essere rimasto deluso dai propri maestri e che se ne stava tornando per sempre a casa propria. Gli ha precisato: "Nei primi tempi sembrava tutto coerente con quanto già sapevo, ma i vertici tenevano segreta la loro vera dottrina e quando, dopo l'iniziazione, ce l'hanno finalmente rivelata, ho capito che non corrispondeva interamente alla Torah di Mosè 23. Per loro, il mondo era stato creato da un demiurgo, un arconte dell’Altissimo che gli aveva disobbedito, forse Satana anche se non lo chiamavano così, perché Colui che cammina sulla sfera di cristallo del firmamento 24non aveva nessuna intenzione di creare il mondo materiale; e ci hanno insegnato che il peccato non viene dalla libertà dell'uomo, come si legge invece per Adamo che scelse di peccare, ma è nella materia stessa. Eppure sappiamo da Mosè che l’Altissimo contemplò quanto aveva creato e vide ch'era buono! I nostri maestri ci avevano insegnato che non bisogna procreare, perché ogni corpo umano è male, ma il Santissimo disse ai primi due sposi del mondo: Crescete e moltiplicatevi! Poi ci avevano addirittura introdotti alla magia, che la Legge condanna, insegnandoci a mescolare spiritualmente acqua, aria, terra, fuoco per trarne un'ineffabile quintessenza e quindi salire fino all'estasi per sentirci noi stessi parte dell'eterna luce divina; ma Mosè dice che l’Altissimo insufflò in noi lo spirito della sua vita solo quando ci creò, qui nel mondo, dunque che prima non eravamo, non che già vivevamo come parti di lui prima d'essere cacciati nei nostri corpi per la nefanda iniziativa del demiurgo. Una cosa sola di quell'insegnamento esoterico m'aveva commosso, l'idea della futura venuta d'un benigno rivelatore divino che ci avrebbe infine interamente illuminati, consentendoci di raggiungere la gioia". Gesú gli ha detto: "Se vuoi conoscere la vera parola del Creatore, segui me: io sono colui che doveva venire". Filippo, senza commenti, come guidato da forza divina s'è aggiunto al gruppo.

Proprio Filippo mi ha riferito che, di seguito, sono andati a Nazareth, circa un giorno di cammino, a prendere la madre del Rabbì, Maria, perché lei e il figlio erano invitati alla festa di nozze d'un cananeo loro parente.

Tre giorni dopo, entrati in Cana, il nuovo discepolo ha visto un amico che, con gli abiti delle feste, stava uscendosene di casa, invitato a sua volta al matrimonio, il rabbino Natanaele Bar Tolomeo, un uomo di grande idealismo. Dopo averlo abbracciato, Filippo gli ha detto con entusiasmo: "Troverai finalmente colui che cerchi: il Messia di cui parlano Mosè e i profeti è Gesú di Nazareth, figlio di Giuseppe!". "Forse che da quel paese può venire qualcosa che valga?" ha commentato Natanaele con disinteresse. "Parlagli, e vedrai!" ha insistito Filippo, e prendendolo sottobraccio l’ha presentato a Gesú. Allora il Maestro: "Bar Tolomeo, sei un israelita sincero che cerca sempre di tutto cuore la verità . So che, prima che noi giungessimo, tu stavi riposando sotto un fico". "Rabbì", s’è illuminato l’amico di Filippo, "poiché tu vedi anche dove non sei, tu sei davvero il Messia che attendevamo e io vengo con te". "Assisterai a fatti ben maggiori, amico mio".

M'ha raccontato Giovannino che, com’è nell'uso, sul far del mezzogiorno lo sposo, alla guida d'un corteo di amici, compreso Gesú, e accompagnato da suonatori, s'è recato dalla sposa. Questa intanto, con l'aiuto delle amiche e delle parenti, tra cui Maria, aveva fatto il bagno, s'era profumata e vestita d'una candida tunica stretta da una cintola alla vita e d'un velo bianco lungo dalla testa ai piedi e coronato di mirto. Dieci sue compagne vergini, vestite di bianco, con lampade accese sono andate incontro allo sposo e l'hanno condotto alla casa del padre della sposa. Qui i due promessi si sono seduti sotto un baldacchino. S'è posto il Telo della Preghiera sul loro capo. Il padre ha preso la mano destra della figlia e l'ha posta nella destra del promesso, pronunciando: "Il Signore di Abramo, Isacco e Giacobbe sia con voi e vi unisca in matrimonio. Faccia scendere la sua benedizione su di voi e vi consenta di vedere i figli e i nipoti sino alla quarta generazione". Quindi è andato dietro ai novelli coniugi, ha levato al cielo un calice di fragile vetro a benedizione loro e di tutti i parenti e l'ha passato alla coppia perché ne bevesse il vino. Il marito ha gettato quindi il calice a terra, infrangendolo, e ha giurato fedeltà alla moglie "sino a quando i frammenti non si ricomporranno da soli". Infine Gesú, Maria, i discepoli e tutti gli altri hanno preso a girare attorno agli sposini gettando loro orzo e grano ad augurio di fecondità e ricchezza. Verso il tramonto il marito, alla guida del corteo nuziale, ha condotto la moglie e gl'invitati alla propria casa, dov'era pronto il solenne pranzo di nozze offerto dal padre dello sposo; mi ha detto Giovannino: "Il banchetto è stato magnifico, pieno d’allegria, soprattutto quand’è venuto il momento di lanciare frizzi allo sposo. Gesú è stato il più brillante e, a differenza di altri, ha avuto molto garbo. Verso la fine però, la gioia degl’invitati ha rischiato di spegnersi, perché è terminato il vino. Allora il Maestro ha trasformato in un nettare squisito della semplice acqua, così che il padrone di casa non rimanesse mortificato e gl’invitati delusi". Mi ha precisato Giacomo: "È stata la sua mamma a chiederglielo, lui le ha risposto che non era ancora giunta l’ora di manifestarsi, ma alla fine ha accondisceso". Ha puntualizzato Giovannino: "Al suo diniego, Maria ha ordinato ai servi, come se il figlio avesse acconsentito, di fare quanto avrebbe loro comandato lui e Gesú, udendo queste parole, ha ceduto e obbedito a sua madre, perché le vuole molto bene. Fatta attingere acqua dal pozzo, s’è avvicinato alle giare e ha ordinato di mescerla nelle brocche di servizio; ebbene, via, via che l’acqua era versata, si trasformava istantaneamente in vino. Il maestro di cerimonia l'ha assaggiato, com'è suo dovere, ed è rimasto estasiato; è andato dal padre dello sposo a complimentarsi perché aveva serbato il meglio al termine, a differenza dell’uso di mescere vino scadente quando gl’invitati sono ormai brilli. L’altro, non sapendo, s’è mostrato del tutto compiaciuto: Modestamente, ha esclamato tirando indietro la testa e socchiudendo gli occhi, a casa nostra c’è sempre il meglio! Gesú, la madre e noi discepoli abbiamo udito, perché eravamo vicini, e non siamo riusciti a trattenerci dal ridere divertiti; il padrone di casa non ne ha capito la ragione, deve aver pensato a un qualche frizzo tra di noi, perché s’è allontanato raggiante proclamando ad alta voce, con un gran sorriso: Altre bevute squisite per la compagnia a spese mie, alla salute degli sposi!". L'avrà saputo in seguito, suppongo, dato che i suoi servi avevano assistito al miracolo".

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