Guido Pagliarino - Il Ventottesimo Libro
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Ho saputo questa mattina da Andrea che il battezzatore è figlio di un certo Zaccaria e di una certa Elisabetta figlia della defunta Emeria che era parente stretta della madre di Maria la mamma del nostro Maestro; dunque questi è a sua volta parente prossimo di Giovanni Bar Zaccaria. Si racconta che Elisabetta avesse concepito essendo ormai molto vecchia, sui quarantâanni, essendo sposa da oltre venticinque e non avendo avuto alcun figlio prima di Giovanni profeta; e che solo per un miracolo del Signore fosse rimasta incinta. Certuni, ma non noi discepoli, pensano che il Messia non sia Gesú ma quel suo parente: in neppure un anno di vita pubblica, il battezzatore ha acquistato gran fama presso il popolo. Si dice che sia un uomo imperioso, con tutta la forza di volontà d'un vero re, sebbene vesta poveri pelli di cammello trattenute da una cintura di cuoio da poco prezzo: pare che li indossi per dimostrare di non essere più esseno, dato che per questa setta si tratta di abiti impuri. Giuda, Andrea e Giovannino testimoniano che una volta, prima che Gesú entrasse nel movimento giovanneo, il suo parente, mentre stava battezzando presso Betà nia, aveva visto superbi sadducei e pomposi farisei scribi venire al Giordano ed era divenuto violaceo in volto, quindi aveva inveito a pieno fiato contro di loro, benché persone potentissime: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente dellâAltissimo? Fate invece frutti di conversione e non crediate che sia verità quanto fra voi affermate: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che lâAltissimo può far sorgere figli d'Abramo da queste pietre. Già la scure è pronta presso la radice degli alberi e ogni albero che non produce frutti sarà tagliato e gettato nel fuoco!". "Perché battezzi?" gli avevano domandato quelli, senza scomporsi, quando gli erano stati innanzi, e avevano aggiunto a beffa: "Sei il Messia, o Elia tornato in terra, o un altro profeta? Rispondici, ché possiamo riferire a chi ci ha inviato a interrogarti". Giovanni allora, mostrando di non aver colto lâironia e placando il tono: "Sono solo la voce di uno che grida nel deserto: Preparate le vie del Signore, come profetò Isaiaâ¦"; "â¦ma perché battezzi, se non sei né il Messia, né Elia, né un profeta? Come osi?!" gli era stato rilanciato con tono sprezzante. Il battezzatore era tornato all'istante paonazzo e aveva gridato, spruzzandoli di saliva viscosa: "Io battezzo con acqua per il pentimento di conversione, ma colui che viene dopo di me ed era prima di me è già in mezzo a voi ed è più potente di me: io non son degno di calzare i suoi sandali o anche solo di scioglierne i legacci. 18Sono venuto a battezzare con acqua soltanto per far conoscere il suo nome. Egli battezzerà nella Ruah 19, il Vento dellâAltissimo, e nel suo fuoco. Ha in mano il vaglio e con questo monderà la sua aia, raccoglierà il grano nel granaio e brucerà la pula con un fuoco inestinguibile!". Quei loschi se nâerano andati soffiando velate minacce: "Riferiremo, riferiremo: sta' pur certo che riferiremo così come hai detto". M'è parso chiaro che Giovanni intendesse che il vero Messia è il nostro Maestro, ma mi sono chiesto qual fosse il significato preciso di fuoco: che chi non sarà col re Unto sarà bruciato sul rogo? e perché il fuoco anche nel benigno battesimo? Il battezzato si scotterà ? Ne ho parlato ai condiscepoli. "No, Matteo", ha commentato il giovane Giovanni, "non si scotterà : le stesse Scritture paragonano lâAltissimo al fuoco che illumina e scalda, e quel fuoco battesimale è certo un simbolo del suo ardente amore". Ha ragione, il paragone è nell'Esodo, nel Deuteronomio e in Ezechiele: questo giovane ha più cultura di quanto pensassi! Comunque, è certo che per i nemici non si tratta dâun fuoco benigno; eh, no; no davvero.
Dopo aver ricevuto il battesimo, il nostro Maestro sâè ritirato, soffrendo la fame, a meditare e pregare nel deserto. Non sapevano precisarmi per quanti giorni, ma mi hanno riferito châerano assai numerosi, per cui si può dire, come nellâuso, per quaranta giorni, così comâè convenzione dire per quarant'anni a proposito del molto tempo passato da Israele nel deserto fra la fuga dallâEgitto e la conquista della nostra terra. Di sicuro, mangiare locuste, miele selvatico e radici, e per di più solo dopo il tramonto 20, non sazia lo stomaco. Ho saputo da Giovannino, Gesú stesso gliene aveva parlato, che durante quel ritiro il Maestro è stato molto tentato dal maligno che gli ha promesso cibo in abbondanza e, ben più, potere regale e gloria, chiedendogli però sottomissione. Secondo il mio buon senso, doveva essere un emissario di Cesare, a parte che sicuramente aveva il Diavolo dentro: a quanto penso, Roma teme il Messia e vuol farselo amico promettendogli un regno fantoccio come quello dâErode Antipa. Figuriamoci un po' se il re Unto dallâAltissimo potrebbe render conto all'imperatore bestemmiatore sacrilego, e immaginiamoci se può averne paura! No, invece abbatterà quell'impero del male, e io con lui; e sarò suo ministro! Per scrupolo voglio anche annotare che, secondo il mio giovane condiscepolo, il demonio avrebbe addirittura condotto, per magia, Gesú su un monte altissimo, mostrandogli tutti i regni del mondo e promettendoglieli in dono se il Maestro l'avesse adorato. Mi sembra un'esagerazione, continuo a pensare che gli abbia solo promesso il regno pupazzo del tetrarca di Galilea. Riferisco le risposte che Gesú, sempre secondo il giovane Giovanni, ha dato a quel maligno. Per quanto riguarda la tentazione che faceva leva sulla fame, gli ha risposto sdegnosamente: "Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca dellâAltissimo!". à chiaro che solo uno sciocco poteva pensare che una tempra come Gesú cedesse per fame. Altra risposta al maligno servo dellâimperatore: "Sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini al tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede": il condiscepolo mâha riferito che il maledetto aveva condotto il Maestro sul pinnacolo del tempio di Gerusalemme, sfidando poi Gesú a buttarsi giù per mostrare a tutti il suo potere di Messia: infatti, avrebbe detto quel maligno con un ghigno, sicuramente gli angeli interverranno a sostenerti. "Voleva far leva sulla superbia del Maestro", ha commentato il giovane Giovanni, "ma gli è andata male, perché Gesú è umile". Alla fine l'emissario di Roma deve avergli proposto di adorare l'imperatore per esserne fatto re, perché ha ricevuto in risposta: "Adora lâAltissimo e a lui solo rendi culto!". Preciso che, secondo Giovannino, il Diavolo, com'egli lo chiama, avrebbe chiesto a Gesú dâadorarlo direttamente; ma è evidente che si riferiva all'imperatore, in quanto il prostrarsi al messo sarebbe stato un simbolo di sottomissione a Cesare. Comunque, poiché il nostro Rabbì ha una personalità fortissima, l'altro s'è rassegnato ad andarsene. Secondo il discepolo Filippo, ebreo ellenizzato che conosce la filosofia e uomo assai razionale, il racconto dellâincontro di Gesú con quel brutto figuro era simbolico, indicava allegoricamente le tentazioni entrate nel suo cuore durante il ritiro nel deserto e non solo, ma pure quelle subite nel corso della vita e che sempre ha saputo superare. "Dopo qualche tempo", ha aggiunto Filippo, "dev'essere passata una carovana e, essendo trascorso il periodo di digiuno che s'era ripromesso, Gesú ha potuto saziare la sua fame". Veramente Giovannino mi ha raccontato che, secondo il Maestro, si trattava di angeli dellâAltissimo. Per Tommaso, persona dal carattere assai pratico, potrebbero avere ragione tanto lui che Filippo: "Infatti, anche se fossero stati carovanieri ispirati dal cielo perché passassero di là a sfamare Gesú, si sarebbe trattato, di fatto, di messaggeri 21dellâAltissimo". Ho chiesto ai compagni: "Visto che sa fare portenti, perché mai, quand'è scaduto il termine, non s'è sfamato con un miracolo, invece d'aspettare i messaggeri del cielo?". Simone Bar Giona m'ha risposto: "In quel tempo non lo conoscevo ancora, posso però dire che, da quando sono con lui, l'ho visto miracolare sempre e solo gli altri. A volte ha sofferto malanni, come quando ha preso una storta posando male un piede, ma non s'è sanato, ha atteso che la guarigione venisse da sola, col passare dei giorni".
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