Fred Hoyle - A come Andromeda
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- Название:A come Andromeda
- Автор:
- Издательство:Giangiacomo Feltrinelli
- Жанр:
- Год:1965
- Город:Milano
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Fleming si irrigidì.
«Dici che l’hanno scoperta?» chiese Judy.
Non rispose. Lo spazio di fronte all’alloggio adesso era deserto. Il riflettore, che si era allontanato, tornò a muoversi all’indietro, gettando una lama obliqua di luce confusa, ma in principio nulla si mosse nel suo raggio, salvo la neve che cadeva. Poi, in quella terra di nessuno, giunse una figuretta pallida e incerta che incespicò uscendo dall’ombra tra due edifici.
«André!» sussurrò Judy.
La ragazza un po’ correva, un po’ vacillava, senza direzione. Fece una piccola corsa nel raggio del riflettore, rimanendo per un attimo abbagliata, e tornò indietro. Pareva che la gente del riflettore non l’avesse vista, ma risuonò un’altra fucilata, più vicino a loro, e tra le case fischiò un proiettile.
Le dita di Judy si strinsero sul braccio di Fleming. «La uccideranno!»
Liberatosi di lei, Fleming si volse e corse verso la porta.
«John, non andare.»
«Sono stato io a mandarla.» Raccolse la grossa pila che stava accanto al letto e uscì, senza volgersi indietro. Judy lo seguì fino alla porta, ma all’improvviso lui era sparito nella nevosa oscurità tra le baracche.
Si tenne al riparo degli alloggi il più possibile, poi spiccò un balzo attraverso il raggio di luce fino all’oscurità sull’altro lato. Questa volta l’equipaggio del riflettore era in guardia. Il raggio bianco si mosse insieme a lui e inondò di luce gli edifici circostanti. Ma questo servì solo ad aiutarlo. Correndo, poté vedere la ragazza appoggiata, senza forze, a un muro di fronte a lui. La neve rendeva difficile procedere, ma fece in modo di continuare nella sua corsa fino a raggiungerla e, tirandola su di peso, la trascinò oltre l’angolo, nel buio.
Dapprima lei non lo riconobbe: si stringevano ansimanti l’uno all’altro e lui con un braccio la sosteneva.
«Sono io,» le mormorò, e ricordandosi della fiasca che aveva con sé, la tirò fuori e le fece bere a forza quello che rimaneva del whisky. Le andò di traverso, deglutì e poi con uno sforzo riuscì a stare in piedi da sola.
«Ce l’ho fatta,» disse, e sebbene fosse troppo buio per vedere il suo viso, Fleming sapeva che sorrideva.
«Come hai fatto a uscire?»
«Per una finestra sul retro.»
«Sssst!» Le mise un dito sulle labbra e la tenne stretta a sé. Nello spazio aperto che aveva appena attraversato, il raggio del riflettore ondeggiava avanti e indietro, e un gruppo di uomini in tenuta da combattimento li superarono camminando a due a due, guardando da una parte e dall’altra, i fucili imbracciati. Ritornare al suo alloggio era impossibile, e nascondersi in un altro qualsiasi punto del campo significava con ogni probabilità che sarebbero stati colti di sorpresa e sforacchiati da una scarica di pallottole prima che quelli che sparavano avessero il tempo di pensare a quanto facevano. Persino arrendersi voleva dire andare incontro alla morte, nel buio e nell’isterismo di quella notte. Gli sembrava che la loro unica speranza fosse quella di rimanere liberi finché non si facesse giorno, e le ricerche divenissero meno frenetiche e più controllate.
Da dove si trovavano c’era solo una strada per raggiungere la barriera del recinto senza attraversare il raggio dei riflettori, e li avrebbe portati allo sbarramento sul sentiero della scogliera che conduceva giù al molo della baia. Un ricordo, un ricordo molto lontano, gli tornò alla mente, occupandogliela, cosicché tutti i suoi pensieri si rivolsero al molo e a una barca. Passò un braccio attorno alla vita di André per sostenerla con forza.
«Vieni,» le disse. Per metà la portò, per metà la condusse lungo le strisce di terreno coperte dalla neve tra gli edifici, zigzagando dal riparo di uno al riparo di un altro, girandosi ogni volta che sentiva delle voci e cercando una nuova strada. Sembrava impossibile che non li scoprissero da un minuto all’altro, ma la neve che cadeva li nascondeva e quella sul terreno soffocava il rumore dei loro passi. André respirava affannosamente, ed era chiaro che non avrebbe potuto continuare per molto; lui si ricordò che quando fossero giunti alla scogliera, avrebbero trovato il recinto teso davanti a loro; dopo la morte di Bridger era stato rinforzato e certamente al cancello che dava sul sentiero ci sarebbe stata una sentinella. Di fronte a questo, la situazione gli parve senza via d’uscita, ma qualcosa nel profondo della sua mente lo spingeva ad andare avanti, ed egli si trascinava, mezzo accecato dalla neve, mentre la ragazza si abbandonava pesantemente su di lui e incespicava al suo fianco. Poi ricordò cosa stava cercando.
Nei giorni precedenti degli operai erano stati al lavoro nella parte del recinto che dava sulla scogliera, a sgomberare il terreno per un nuovo edificio che doveva venire costruito all’interno del filo spinato: avevano un bulldozer che lasciavano sul luogo quando smettevano di lavorare. Questo forse sarebbe stato troppo freddo per avviarsi, ma d’altra parte era progettato per stare all’aria aperta tutta la notte e poter ugualmente ripartire il mattino. Valeva la pena di tentare, se ci fossero potuti arrivare.
Quando raggiunsero l’ultimo edificio, anche lui respirava a fatica, e c’erano almeno cinquanta metri di prato scoperto da attraversare prima di raggiungere la sagoma scura del bulldozer. Si piegò con la ragazza dal muro che dava sul mare e inspirò penosamente grandi boccate di aria fredda. Non fece alcun tentativo di parlare e sembrava che lei non se lo aspettasse. O si fidava di lui senza fare domande o era troppo stanca per pensare; o ambedue le cose. Una pattuglia di ronda passò tra loro e il recinto, un furgone armato, con un riflettore montato sulla cabina e le figure indistinte di un plotone di uomini sul retro. Poi la zona piombò nella calma.
«Ora,» disse Fleming, accennando davanti a loro e, sostenendola con le braccia, corse con lei attraverso il prato coperto di neve. Prima che ne avessero attraversato metà André era scivolata due volte e per l’ultima ventina di metri dovette portarla a braccia. Quando giunsero al bulldozer gli sembrava che la testa e il petto gli scoppiassero, e quando la depose a terra, André si abbandonò sul terreno con un gemito.
Fleming si arrampicò sulla macchina e si guardò attorno. Evidentemente nessuno li aveva visti e lui poteva solo sperare che, se il motore si fosse avviato, lo si confondesse con una delle macchine del servizio di sicurezza.
Il motore, al primo giro della chiavetta, partì, e dopo qualche prudente starnuto Fleming lo lasciò andare al minimo per un poco, mentre scendeva per fare salire André. In principio lei non voleva.
«Vieni,» ansimò. «Sbrigati. Siamo in salvo.»
La voce di lei giungeva debolissima. «Lasciami, non preoccuparti di me.»
La tirò su di peso e quasi senza sapere come la spinse nello spazio vicino al sedile del guidatore.
«Adesso tienti forte,» le disse, facendola appoggiare a sé. Ormai il camion di pattuglia aveva probabilmente fatto a metà il giro del recinto e stava tornando verso di loro. A quel punto probabilmente Quadring era già andato al suo alloggio, in cerca di Judy, e aveva appreso che lui e Andromeda erano in fuga. In quel momento la sala del calcolatore era probabilmente una massa di cenere e brace fradicia e fumante e il messaggio proveniente da miliardi di miglia di distanza, e tutto quel che ne era derivato, era sparito per sempre. Quel che ora bisognava fare era portare via la ragazza; nasconderla e farla vivere da qualche parte, in qualche modo. Si mise a cavalcioni sul sedile, posò il piede sulla frizione e inserì la marcia.
Quando lasciò andare la frizione il bulldozer balzò in avanti e quasi affondò nella neve, ma lo tenne forte e lo spinse pesantemente verso il recinto. Dietro di sé poteva vedere avvicinarsi una luce, ma era troppo tardi per fermarsi. Schiacciò l’acceleratore e si tenne forte, mentre il muso del bulldozer si conficcava nel recinto. La rete metallica si schiantò lacerandosi e precipitò schiacciata dai cingoli. Si formò uno squarcio nel quale passarono.
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