Margaret Weis - Ambra e ferro

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La vita sul mondo di Krynn è in rapida evoluzione e persino gli dei ne rimangono sconcertati. Che dire allora dei mortali? Di fronte a forze apparentemente invincibili, una piccola ma determinata banda di avventurieri pone in atto un disperato tentativo di arrestare un’invasione. Mina, enigmatica come sempre, riesce a fuggire dalla sua prigione sottomarina e parte per una ricerca che metterà a dura prova la sua forza di volontà, mentre il male sembra diffondersi inesorabilmente...

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L’invito includeva Dalamar, il quale rispettosamente aveva rifiutato, sostenendo che era necessario mantenere una rappresentanza delle Vesti Nere a Wayreth. Privatamente Dalamar pensò che avrebbe preferito essere rinchiuso in una tomba piuttosto che sepolto sotto il mare, lontano dal vento e dagli alberi, dal cielo azzurro e dalla vivida luce solare. Lo disse a Jenna.

In quanto presidente del Conclave, Jenna non era affatto contenta della decisione presa dagli dèi. Era contraria a separare nuovamente le Vesti. Era stato fatto così prima del Re-Sacerdote, quando ogni Ordine aveva rivendicato la propria Torre, con esiti tragici. Jenna fece conoscere a Limitari la propria contrarietà, ma la dea della Luna Rossa era così smodatamente soddisfatta di avere tutta per sé la magnifica Torre di Wayreth che non volle ascoltarla. Quanto a Solinari, la sua eletta, Coryn la Bianca, stava già mettendo assieme una spedizione di Vesti Bianche per andare a recuperare la Torre maledetta che in precedenza era stata a Palanthas e adesso si trovava dentro il cuore della tenebrosa terra dei morti viventi, il Nightlund.

Quanto a Dalamar, le sue riserve non avevano nulla a che vedere con la Torre stessa, ma soltanto con la sua ubicazione. Riteneva che una Torre per le Vesti Nere fosse attesa da troppo tempo. Soltanto Jenna aveva gravi riserve, ma non poteva realmente dedicare del tempo a perseguirle come avrebbe potuto fare. Il Conclave era in preda a un’aspra discussione su come gestire la situazione dei Prediletti, adesso che era divenuto noto il metodo orribile per il loro annientamento. Le Vesti Nere erano tutte favorevoli a reclutare eserciti di bambini e mandarli in battaglia. C’erano dicerie secondo cui qualcuno l’aveva già fatto.

Col diffondersi delle notizie e della paura, ogni persona che avesse avuto la sfortuna di essere diversa dai vicini o fosse caduta in disgrazia tra i cittadini o semplicemente si trovasse nel posto sbagliato nel momento sbagliato poteva essere accusata di essere un Prediletto ed essere arrestata o aggredita dalla folla. Poiché i maghi tendevano a essere persone misteriose che se ne stavano per conto loro ed erano generalmente temute, divennero bersagli facili. Jenna adesso era intenta a cercare un incantesimo magico per porre fine ai Prediletti, finora senza successo. Una Torre sotto il mare era l’ultima delle sue preoccupazioni, per cui lasciò cadere la discussione.

Nuitari aveva vinto e doveva ringraziare Chemosh, il che dal Dio della Luna Nera veniva considerato estremamente ironico.

Dentro la Torre, Basalt stava preparando i letti, mentre Caele per lo più si aggirava qua e là osservando Basalt. Una grande catasta di materassi era stata trasportata su dal magazzino. I due maghi dovevano portare ciascun materasso in una camera, issarlo faticosamente sull’intelaiatura in legno del letto e poi coprirlo con lenzuola e coperte.

I due stavano lavorando nelle camere in cui avrebbero abitato le Vesti Nere di alto rango, ciascuna nel proprio appartamento privato. I materassi di questi letti erano fatti di piumino d’oca, le lenzuola erano di lino fine, le coperte della lana più morbida. Le camere per i maghi di rango inferiore erano più piccole e avevano materassi di paglia. Gli apprendisti maghi avevano camere in comune e in certi casi anche materassi in comune. Finora erano stati invitati dal dio soltanto maghi di alto rango. Sarebbero arrivati l’indomani mattina.

«Dovrai aiutarmi a spostare questo», disse Basalt. Indicò un materasso in cima alla catasta che era fuori portata delle braccia corte del nano. «Non riesco a raggiungerlo.»

Caele emise il sospiro di lunga sofferenza di chi lavora troppo e afferrò le estremità del materasso. Fece un tentativo poco convinto, poi gemette e si strinse la schiena.

«Tutto questo piegarsi e sollevare. Mi sono preso uno strappo muscolare.»

Basalt lo guardò con occhio torvo. «Come hai fatto a prenderti uno strappo muscolare? La cosa più pesante che tu abbia sollevato finora è un bicchiere del vino migliore del padrone, e non pensare che non glielo dirò!»

«Lo assaggiavo per vedere se fosse andato a male», disse Caele scontroso. «Non vorrai servire vino cattivo agli arcimaghi, vero?»

«Aiutami a sollevare questo dannato materasso e basta», ringhiò Basalt.

Caele sollevò le mani, e prima che Basalt potesse fermarlo l’elfo agitò le mani e mormorò alcune parole. Il materasso si sollevò dalla catasta e rimase sospeso in aria.

«Che stai facendo? Non devi usare la magia per i lavori domestici!» gridò Basalt, scandalizzato. «E se ti vede il padrone? Termina quell’incantesimo!»

«Molto bene», disse Caele, e ritrasse la magia, col risultato che il materasso si abbatté sopra il nano, travolgendolo.

Caele sogghignò. Basalt emise un ululato attutito. Il nano emerse da sotto il materasso con occhi da omicida.

«Mi hai detto tu di terminare l’incantesimo.» Caele arricciò il labbro. «Io stavo semplicemente obbedendo agli ordini. Sei tu il Custode, dopo tutto...»

Caele smise di parlare. Spalancò gli occhi. «Che cos’è questo?»

Basalt aveva gli occhi contornati di bianco. Rabbrividì a quel suono terribile. «Non lo so! Non ho mai udito niente di simile.»

Quel rumore sordo e rimbombante, come enormi macigni che venissero fatti ruzzolare qua e là, frantumandosi l’uno contro l’altro, proveniva da molto, ma molto lontano sotto i loro piedi. Il rumore si faceva più forte, avvicinandosi sempre più. La catasta di materassi prese a dondolare. Il pavimento incominciò a tremare. Scrivanie e intelaiature dei letti presero a spostarsi e a danzare sul pavimento. Le pareti fremevano.

Il tremito entrò nei piedi di Basalt e da lì gli penetrò nelle ossa. I denti gli sbattevano, e si morse la lingua. Caele barcollò finendo contro la catasta di materassi e vi rimase appoggiato.

Il tremito cessò.

Basalt emise un gracchiare ansimante e puntò il dito.

Il pavimento, che era stato perfettamente orizzontale, adesso era inclinato con un’angolazione ripida. Un’intelaiatura di letto arrivò scivolando lentamente lungo il corridoio con una scrivania subito dietro. Caele si spinse via dai materassi.

«Zeboim!» ringhiò. «La vacca del mare è tornata!»

Basalt barcollò nell’attraversare il pavimento inclinato, camminando in salita, ed entrò in una delle camere. Tutti i mobili erano accatastati in mucchio contro la parete opposta. Basalt ignorò quella devastazione e si diresse verso la finestra di cristallo, che offriva un panorama spettacolare del regno subacqueo della Torre. Caele seguiva da presso, alle calcagna del nano.

Entrambi guardarono fuori verso l’acqua che era densa del limo rosso del fondo marino rimescolato. Il limo vorticava attorno alla Torre come ondate di sangue.

«Non vedo niente in questo buio», si lamentò Caele.

«Neanch’io», disse Basalt, frustrato.

La Torre riprese a tremare. Questa volta il pavimento si inclinò nell’altra direzione.

Caele e Basalt furono investiti da una cascata di mobili che scivolavano sul pavimento. Entrambi finirono sbattuti contro la parete, Basalt intrappolato da una scrivania e Caele inchiodato da un’intelaiatura di letto.

Il tremito cessò. Basalt ebbe la stranissima sensazione che qualunque cosa provocasse questo sollevamento stesse riposando, riprendendo fiato.

Spinse via l’intelaiatura di letto e, ignorando le richieste di aiuto di Caele, corse di nuovo alla finestra e guardò fuori.

Col naso premuto contro il cristallo, Basalt vide, in mezzo alla fanghiglia vorticante e pezzi di alghe e pesci che schizzavano qua e là freneticamente, una barriera corallina che si innalzava serpeggiando dal fondo del mare. Basalt si era spesso goduto lo spettacolo di questa barriera, poiché gli rammentava le formazioni del mondo sotterraneo in cui aveva vissuto per tanto tempo e di cui di quando in quando sentiva ancora la mancanza.

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