Un dio di rado attaccherà direttamente un altro dio, ma agirà soltanto attraverso i mortali. L’attacco è di portata limitata e ha scarse probabilità di causare danni gravi all’aspetto mortale: solo quel che basta per far sapere all’altro dio che ha trasgredito, è andato troppo oltre, ha oltrepassato la linea.
L’ira di Majere morse la caviglia di Chemosh con i denti di Atta, e il Signore della Morte ruggì di furore. Si staccò da Rhys, scalciò con la gamba e si scaraventò via di dosso Atta. Sollevando il piede sopra il corpo della cagna, Chemosh stava per dimostrare a Majere ciò che pensava di lui calpestando a morte questo cane bastardo.
Rhys teneva ancora nella mano insanguinata la scheggia del bastone. Era la sua unica arma e lui la conficcò con tutta la propria forza nella schiena del dio. La furia di Majere spinse la scheggia in profondità nel Signore della Morte. Chemosh rimase senza fiato. Il suo scalciare si fece frenetico. Atta balzò in piedi e interpose il proprio corpo davanti a Rhys. Con i denti scoperti, affrontò con aria di sfida il dio.
In quel momento arrivò di corsa dentro la grotta Nightshade, coi pugni serrati.
«Rhys, sono qui...» Il kender si fermò, sgranando gli occhi. «Chi siete voi? Aspettate! Credo di conoscervi! Mi sembrate piuttosto noto... Oh, dèi!» Nightshade prese a tremare tutto. «Vi conosco, sì! Siete la Morte!»
«Sono la tua morte, per lo meno», disse freddamente Chemosh, e allungò la mano per strozzare il kender.
Il terreno ebbe uno scossone improvviso e violento che fece perdere l’equilibrio a Chemosh. Le pareti della caverna rabbrividirono e si fendettero. Pezzi di roccia e terra piovvero su di loro e poi, con un lieve fremito, la terra si assestò e si acquietò.
Il dio e i mortali si fissarono a vicenda. Chemosh era ancora carponi. Atta era accovacciata sul ventre e gemeva.
Il Signore della Morte si tirò su da terra. Ignorando i mortali, alzò lo sguardo verso il buio.
«Chi di voi fa tremare il mondo?» gridò, con i pugni serrati. «Tu, Sargonnas? Zeboim? Tu, Majere?»
Se vi fu risposta, i mortali non la udirono. Rhys era a malapena cosciente, distrutto dal dolore, appena consapevole di ciò che stava succedendo. Nightshade aveva gli occhi chiusi e sperava che al prossimo tremito la terra si aprisse e lo risucchiasse all’interno. Meglio così che sentirsi addosso nuovamente lo sguardo della Morte.
«Ci incontreremo nell’Abisso, monaco», promise Chemosh, e scomparve.
«Oooh, ragazzi», disse Nightshade, rabbrividendo. «Sono contento che se ne sia andato. Avrebbe però potuto lasciarci un po’ di luce. Qui dentro è buio come le interiora di un goblin. Rhys...»
La terra tremò di nuovo.
Nightshade si gettò disteso a terra, con un braccio ad afferrare Atta e l’altro a coprirsi la testa.
Le spaccature nelle pareti della grotta si ampliarono. Piovvero sopra di loro rocce e sassi, zolle di terra e alcuni scarafaggi sloggiati. Poi vi fu uno schianto orribile e un rumore di stritolamento, e Nightshade chiuse forte gli occhi e attese la fine.
Ancora una volta tutto si calmò. Il terreno cessò i suoi frenetici movimenti sussultori. Nightshade però non si fidava, e tenne gli occhi chiusi. Atta prese a dimenarsi e a contorcersi sotto la sua stretta. Lui la lasciò andare, e la cagna si affrettò a uscire da sotto di lui. Quindi il kender sentì uno scarafaggio strisciargli fra i capelli, e questo gli fece aprire gli occhi. Afferrò lo scarafaggio e lo scagliò via.
Atta prese ad abbaiare aspramente. Nightshade si strofinò via la terra dalle palpebre e si guardò attorno, scoprendo che tenere gli occhi chiusi o aperti non faceva molta differenza. Era buio in un modo o nell’altro.
Atta continuò ad abbaiare.
Nightshade aveva paura di alzarsi in piedi per timore di urtare qualcosa, per cui strisciò sulle mani, tastando il terreno e seguendo il suono dei guaiti frenetici di Atta.
«Atta?» Tese la mano e percepì il corpo peloso della cagna, che raspava qualcosa e continuava ad abbaiare.
Nightshade annaspò qua e là con le mani e sentì molte rocce aguzze e poi qualcosa di caldo e morbido.
«Rhys!» Nightshade sospirò di gratitudine.
Tastò qua e là e sentì il naso e gli occhi dell’amico: gli occhi erano chiusi. Rhys aveva la fronte calda. Respirava, ma doveva essere privo di sensi. La mano di Nightshade toccò la testa di Rhys e percepì qualcosa di caldo e appiccicoso che colava sulla nuca di Rhys.
Atta smise di raspare contro Rhys e prese a leccargli la guancia.
«Non credo che la saliva di cane possa fargli granché bene, Atta», disse Nightshade, spingendo via la cagna. «Dobbiamo portarlo fuori da qui.»
Sentiva ancora l’odore di aria salmastra, e sperava volesse dire che l’ingresso della grotta non era crollato. Nightshade afferrò Rhys per le spalle, gli diede uno strattone di prova e fu rincuorato nel sentire il corpo dell’amico scivolare sul terreno. Era preoccupato che Rhys potesse essere mezzo sepolto tra le macerie.
Nightshade tirò di nuovo, e Rhys gli venne dietro, e il kender stava cominciando a pensare che potessero farcela a uscire vivi da lì quando udì un rumore che quasi lo seppellì nella disperazione.
Lo sferragliare delle catene.
Nightshade gemette. Aveva dimenticato il fatto che Rhys era incatenato alla parete.
«Forse la frana ha rimosso gli anelli di ferro», disse speranzoso Nightshade.
Trovando il ceppo attorno al polso di Rhys, Nightshade annaspò risalendo per tutta la lunghezza della catena fino al punto in cui era attaccata all’anello di ferro, che era ancora attaccato – e saldamente – alla parete.
Nightshade disse una parolaccia e poi rammentò. Era benedetto da un dio!
«Forse mi ha dato la forza di dieci draghi!» disse emozionato Nightshade, e afferrò la catena e fece una smorfia per il dolore delle ferite alle mani. Convinto che uno con la forza di drago non dovesse essere scoraggiato dal dolore lancinante, piantò i talloni e scacciò Atta con uno «sciò», quindi tirò la catena con tutte le sue forze.
La catena scivolò tra le mani di Nightshade, e il kender finì col sedere a terra.
Ripeté la parolaccia. Alzandosi in piedi, riprovò e questa volta tenne salda la catena.
L’anello di ferro non si smosse.
Nightshade rinunciò. Seguendo la catena, ritornò nel punto in cui Rhys era steso a terra e, inginocchiandosi accanto all’amico, gli lisciò via dal viso immobile i capelli incrostati di sangue. Atta si stese accanto a lui e prese di nuovo a leccare assiduamente la guancia di Rhys.
«Noi non ce ne andiamo, Rhys», gli disse Nightshade. «Vero, Atta? Vedi: dice di no, non ce ne andiamo. Non certo questa volta.» Cercò di trovare una nota allegra. «Forse la prossima volta che trema la terra, la parete si apre e fa staccare quegli anelli di ferro!»
Naturalmente, disse fra sé Nightshade, se la parete effettivamente si apre, la volta si schianta sopra di noi e ci seppellisce vivi, ma io non ne faccio menzione.
«Io sono qui, Rhys.» Nightshade prese la mano inerte dell’amico e la tenne stretta. «E anche Atta.»
La terra riprese a tremare.
Sotto le acque dalla sfumatura rossa del Mare di Sangue, dentro la Torre dell’Alta Magia, Basalt e Caele erano intenti all’opera di pulizia e lucidatura, nei preparativi per un’affluenza di maghi: quella ventina circa di Vesti Nere elette che avrebbero lasciato le loro dimore sulla terra per raggiungere Nuitari.
La Torre del Mare di Sangue adesso era aperta e pronta a operare.
In seguito all’incontro con i cugini, Nuitari si era reso conto che non c’era più necessità di mantenere segreta la Torre. Diede la notizia a Dalamar, superiore delle Vesti Nere, e disse all’arcimago elfo di trasmettere l’invito a tutte le Vesti Nere che volessero venire a studiare nella nuova Torre.
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