Un momento di esitazione, poi un sussurro tanto flebile che per un attimo pensò di esserselo immaginato. «Si.»
Il Marchese era ancora a qualche passo di distanza, in piedi accanto al muro. Gridò, «Richard — resta dove sei. Il mostro sta solo aspettando il momento buono. Tornerà.»
Richard lo ignorò e parlò a Hunter.
«Ti…» esitò. Gli sembrava una cosa tanto stupida da dire, ma la disse lo stesso. «Ti rimetterai presto?»
Lei rise, poi, le labbra chiazzate di sangue, scosse il capo.
«Non ci sono dei medici quaggiù?» domandò al Marchese.
«Hmm. Non nel senso che intendi tu. Abbiamo dei guaritori, una manciata di flebotomi e cerusici…»
In quel mentre Hunter tossì e sussultò. Una striscia di sangue rosso acceso le colava dall’angolo della bocca.
Il Marchese si avvicinò. «Tieni la tua vita nascosta da qualche parte, Hunter?» domandò.
«Sono un cacciatore» bisbigliò lei, sprezzante. «Non ci preoccupiamo di queste cose…» Con molto sforzo fece entrare aria nei polmoni, poi espirò, come se il semplice atto di respirare stesse diventando troppo faticoso. «Richard, hai mai usato una lancia?»
«No.»
«Prendila» bisbigliò.
«Ma…»
«Fallo!» La sua voce era bassa e pressante. «Sollevala. Tienila in mano dalla parte che non taglia.»
Richard sollevò la lancia caduta, reggendola all’estremità non affilata. «Fino a li ci arrivavo» le disse.
Il barlume di un sorriso le si diffuse sul volto. «Lo so.»
«Ascolta,» disse Richard sentendosi, non per la prima volta, come l’unica persona sensata in una gabbia di matti, «proviamo a starcene molto tranquilli. Forse se ne andrà. Poi potremo cercare qualcuno che ti aiuti.»
E, non per la prima volta, la persona a cui si rivolgeva lo ignorò completamente. «Ho fatto una brutta cosa, Richard Mayhew» sussurrò tristemente Hunter. «Ho fatto proprio una brutta cosa. Perché volevo essere io a uccidere la Bestia. Perché mi serviva la lancia.»
Poi, incredibilmente, cominciò a tirarsi su. Richard non si era accorto della gravità delle ferite, e ora non riusciva neppure a immaginare il dolore che doveva provare. Il braccio destro penzolava inerte, con un bianco frammento di osso che sporgeva orribilmente dalla pelle. Dal taglio nel fianco perdeva molto sangue. La gabbia toracica sembrava storta.
«Fermati!» sibilò inutilmente Richard. «Rimettiti giù!»
Con la mano sinistra aveva estratto un pugnale dalla cinta, se lo era messo nella mano destra, serrando le dita intorno al manico.
«Ho fatto una brutta cosa» ripeteva. «E ora faccio ammenda.»
Cominciò a cantichiare a bocca chiusa. Canticchiava acuto e canticchiava basso, finché trovò la nota che faceva risuonare i muri, i condotti e le stanze, e la tenne finché sembrò che l’intero labirinto riecheggiasse della sua voce. Poi, succhiando l’aria nella gabbia toracica in frantumi, urlò, «Ehi, ragazzona! Dove sei?»
Non accadde nulla. Nessun rumore tranne lo sgocciolio dell’acqua. Persino le zanzare facevano silenzio.
«Forse… se ne è andata…» disse Richard, che teneva la lancia tanto stretta da farsi male alle mani.
«Ne dubito» disse il Marchese.
«Vieni qui, bastarda» gridò Hunter. «Hai paura?»
Proprio davanti a loro si udì un ruggito sommesso, e la Bestia caricò di nuovo.
Questa volta non erano ammessi errori. La danza, pensò Hunter. La danza non è ancora finita.
E mentre la Bestia arrivava verso di lei, le corna abbassate, urlò, «Ora — Richard! Colpisci! Da sotto in su! Ora! » mentre la Bestia si abbatteva su di lei e le sue parole si tramutavano in un grido inesprimibile.
Richard vedeva la Bestia uscire dall’oscurità per entrare nella luce della torcia. Tutto accadeva con estrema lentezza.
Era come in un sogno.
Era come in tutti i suoi sogni.
La Bestia era cosi vicina che poteva sentirne la puzza animalesca di merda-e-sangue, cosi vicina che poteva percepirne il calore.
E allora colpi con la lancia, con tutta la forza che aveva, spingendo in su e spingendo in dentro.
Quindi un muggito, o un ruggito, di angoscia, di odio e di dolore. Poi, il silenzio.
Poteva sentire il cuore che gli batteva nelle orecchie. Poteva sentire l’acqua sgocciolare. Le zanzare ripresero a gemere.
Si rese conto di stare ancora tenendo stretta l’impugnatura della lancia, anche se la lama era profondamente sepolta nel corpo della Bestia. Lasciò la presa.
Cercò Hunter. Era rimasta intrappolata sotto la Bestia. Si mise a spingere più forte che poteva, per allontanare il caldo peso morto del mostro. Era come cercare di far partire a spinta un carro armato di cinquanta tonnellate, ma alla fine riuscì goffamente a toglierglielo di dosso, almeno in parte.
Hunter era sdraiata sulla schiena. Guardava in alto, il buio. Aveva gli occhi aperti ma in qualche modo Richard sapeva che non vedevano più.
«Hunter?» disse.
«Sono ancora qui, Richard Mayhew.» La sua voce pareva quasi distaccata. Non provò neanche a cercarlo con gli occhi, a mettere a fuoco. «È morta?»
«Credo di si. Non si muove.»
E allora Hunter scoppiò a ridere; era una risata strana — come se le avessero appena raccontato la barzelletta più divertente mai raccontata a un cacciatore. E tra una risata e un colpo di tosse, condivise la facezia anche con gli altri due. «Tu hai ucciso la Bestia» disse. «Quindi adesso sei il più grande cacciatore di Londra Sotto. Il Guerriero…» Poi smise di ridere. «Non mi sento le mani. Prendimi la mano destra.»
Richard frugò sotto il corpo della Bestia e mise la sua mano intorno a quella di Hunter.
«Ho ancora un pugnale tra le dita?» sussurrò.
«Si.» Lo toccava, era freddo e appiccicoso.
«Prendi il pugnale. È tuo.»
«Non voglio il tuo…»
«Prendilo.»
Le tolse di mano il pugnale.
«Ora è tuo» bisbigliò Hunter. Riusciva a muovere solo le labbra, mentre le si annebbiavano gli occhi. «Mi ha sempre protetta. Ripuliscilo dal mio sangue, però… La lama non deve arrugginire… Un cacciatore si prende cura delle sue armi.» Inghiottì un po’ d’aria. «Adesso… tocca il sangue della Bestia… mettitelo sugli occhi e sulla lingua…»
Richard non era certo di avere capito bene. «Cosa?»
Il Marchese gli parlò all’orecchio. Non si era accorto che fosse sceso fino a li anche lui. «Fallo, Richard. Ha ragione. Ti permetterà di attraversare il labirinto. Fallo.»
Richard abbassò la mano sulla lancia, la fece scorrere lungo l’impugnatura finché incontrò la calda vischiosità del sangue della Bestia. Sentendosi un po’ sciocco, si portò la mano sulla lingua e sugli occhi.
«L’ho fatto» disse a Hunter.
«Bene» sussurrò lei.
Poi non disse più nulla.
Il Marchese de Carabas allungò la mano e le chiuse gli occhi. Richard pulì il pugnale di Hunter sulla camicia. Era quello che gli aveva detto di fare. Gli evitava di pensare.
«Andiamo» disse il Marchese, alzandosi.
«Ma non possiamo lasciarla qui.»
«Possiamo. Potremo tornare dopo a prendere il corpo.»
Richard lucido al meglio la lama sulla camicia. «E se non c’è un dopo?»
«Allora potremo soltanto sperare che qualcuno trovi una degna sistemazione per tutte le nostre salme. Inclusa quella di Lady Porta. Che a quest’ora si sarà anche stancata di aspettarci.»
Richard abbassò lo sguardo. Tolse l’ultima traccia del sangue di Hunter dal pugnale, e se lo infilò nella cintura. Quindi fece un cenno di assenso.
«Tu vai» disse de Carabas. «Io ti seguo più in fretta che posso.» Richard esitò, poi, come meglio poteva, si mise a correre.
Forse era per il sangue della Bestia. Non riusciva a dare un’altra spiegazione. Quale che fosse il motivo, andò dritto e sicuro attraverso il labirinto, che per lui non aveva più segreti. Sentiva di conoscerne ogni svolta, ogni sentiero, ogni vicolo, strettoia o tunnel.
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