Nessun dove, nato come serial televisivo per la BBC, ha lo stesso stile eclettico ma privo delle influenze dark. Appartiene a un genere, la fantasy, ma se ne discosta notevolmente per un’infinità di elementi eterogenei che a volte ricordano le opere di Dickens e di Stevenson. A Londra Sotto, piena di vestigia del passato, sembra quasi di rivedere le strade immerse nella nebbia della versione cinematografica di Oliver Twist firmata nel 1948 da David Lean. In Nessun dove, però, gli abitanti di questo mondo in bianco e nero sono si tribù invisibili che vivono in una terra distante benché vicina, ma hanno allo stesso tempo una loro ricchezza. Disprezzano la gente normale quasi come le popolazioni nomadi disprezzano gli stanziali, e conducono una vita che alla fine per Richard è di gran lunga preferibile rispetto alla quella di Londra Sopra. Fin qui nulla di nuovo o di particolarmente originale. Quando però Gaiman scende nei dettagli la cosa si fa molto interessante. I parla-coi-ratti, il mercato ambulante che appare e svanisce senza lasciare tracce, i frati neri custodi della chiave, la famiglia di Lady Door con la sua innata abilità di aprire porte di ogni tipo, il Marchese de Carabas, il Conte nel suo vagone fantasma, Old Bailey e soprattutto mister Croup e mister Vandemar, il Gatto e la Volpe collodiani riproposti in versione horror, arricchiscono la storia rendendola ancora più avvincente. Del genere fantasy rimane la struttura di fondo che molto deve a Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. In entrambi i libri c’è una compagnia in cerca di qualcosa (una chiave nel primo caso, un anello nel secondo), in una landa desolata e piena di pericoli. E c’è un signore oscuro e malvagio da sconfiggere, che sta tramando contro i nostri eroi e il mondo intero. Di conseguenza Nessun dove potrebbe anche essere il canovaccio per un'avventura o un'intera campagna del gioco di ruolo Advanced Dungeons Dragons, inventato nella sua prima versione da Gary Gygax nel 1973. Londra Sotto è un posto ideale per un gioco del genere e perfetti sono anche i personaggi. Hunter è visibilmente un ranger di livello elevato, il Marchese a tratti assomiglia a un ladro, Lady Porta a una maga con incantesimi di teletrasporto, mister Croup e mister Vandemar sono due assassini potentissimi, Islington un negromante e Richard… be', Richard potrebbe essere un guerriero di primo livello con dei punteggi bassi e pochi punti vita. Alla fine però, grazie a un tiro di dadi fortunato, riesce a dare il colpo di grazia al mostro che si aggira per il labirinto.
Quel che colpisce è il risultato finale di questa combinazione di elementi già noti, dettagli originali e suggestioni perse da Tolkien, Dickens, Stevenson e Carroll, dal mondo dei fumetti, dall'immaginario collettivo. Perfino la vicenda di Richard, che lascia una vita normale per essere catapultato in un'altra realtà, è stata sfruttata ampiamente nel cinema e nella letteratura. Eppure il libro scorre rapidamente come un bel film, anzi riesce perfino a ricreare magia, tensione e atmosfere di quelle stesse opere che evidentemente sono alla base della creatività di Gaiman. Cosi, leggendo Nessun dove, sembra di tornare indietro nel tempo fino a ritrovare la passione fanciullesca per i mondi nascosti, per i personaggi misteriosi e per gli eroi. E dato che il pubblico al quale Gaiman si rivolge non è fatto di ragazzini, i dettagli nel suo romanzo svolgono un ruolo fondamentale, perché servono a ridare vita a una favola che in fondo abbiamo già ascoltato, anni addietro. Immaginare un mondo come Londra Sotto o una metropoli del futuro come la Los Angeles di Biade Runner, vuol dire creare un'infinità di dettagli credibili e allo stesso tempo evocativi. Cosa sarebbe stato di Blade Runner senza la pioggia, senza mercati orientaleggianti iperaffollati, senza palazzi stile Frank Lloyd Wright? Londra Sotto è popolata di personaggi altrettanto particolari, di atmosfere altrettanto dense e luoghi altrettanto affascinanti, a partire dalle stazioni della metropolitana che si trasformano secondo il significato letterale dei loro nomi.
Al di là degli scenari ottocenteschi comuni a Sandman come a Nessun dove, la similitudine maggiore fra il Gaiman scrittore di romanzi e il Gaiman sceneggiatore è questa capacità di riportare in vita le emozioni del passato. Emozioni provate davanti alle avventure di Frodo e dei suoi compagni, e impossibili da resuscitare riprendendo in mano Il Signore degli Anelli, dato che i romanzi di Tolkien, come l'opera di Hermann Hesse, del resto, rientrano in quella speciale categoria di libri che sembrano invecchiare precocemente all'occhio dei lettori, libri che piacciono in un'età ben precisa e che in un dato momento della nostra vita, e solo in quello, brillano di luce intensa.
Per funzionare, Nessun dove non ha bisogno di uno stile ricercato. Leggendo il romanzo la scrittura sembra scomparire, permettendo al lettore di immergersi completamente nella storia senza filtri né mediazioni. Ed è un peccato che le pagine via via si assottiglino fino a terminare. In questo, Nessun dove assomiglia a La notte del drive-in, il libro più bello di Lansdale. Una vicenda assurda dove centinaia di persone rimangono intrappolate in un drive-in per giorni e giorni, fino a impazzire. Un altro mondo parallelo in cui, grazie a una capacità immaginativa capace di grandi dettagli e suggestioni, il lettore viene coinvolto dalla prima all'ultima pagina, come succede ai bambini quando gli si racconta una bella favola. E lo stesso accade leggendo Nessun dove, che a differenza de La notte del drive-in è una favola in tutto e per tutto. Una favola per adulti, in parte fantasy e in parte solo maledettamente strana, come avrebbe detto Lansdale.
Jaime D'Alessandro