Era importante per noi mostrare in LEGGENDE una cerca che non era tanto intesa a salvare un mondo quanto (come dice Par-Salian), a salvare un’anima. Tutti credevano che fosse l’anima di Raistlin quella alla quale ci riferivamo ma, naturalmente, era quella del suo gemello. L’arcimago si era già condannato. L’unica cosa che lo salva alla fine è l’amore di suo fratello e quella piccola scintilla di attenzione nel proprio cuore che neppure l’oscurità dentro di lui riesce completamente a estinguere.
Ma adesso questa strada ci ha condotto, come alla fine devono fare tutte le strade, a un commiato.
Noi autori c’incamminiamo lungo una via, i nostri personaggi lungo un’altra. Adesso ci sentiamo fiduciosi di poterli lasciare. Non hanno più bisogno di noi. Caramon ha trovato le risorse interiori di cui ha bisogno per affrontare la vita. Lui e Tika avranno molti figli e figlie, e saremmo sorpresi se almeno uno non diventasse mago.
Indubbiamente i bambini di Caramon si uniranno all’unico figlio di Tanis (un giovane tranquillo e riflessivo) e con i gemelli dai capelli dorati di Riverwind e Goldmoon in questa o quella avventura.
Potrebbero forse cercare di scoprire che ne è stato di Gilthanas e Silvara. Potrebbero viaggiare fino ai regni uniti degli elfi, ricongiunti finalmente da Alhana e Porthios, i quali, dopotutto, finiranno per innamorarsi in maniera profonda e duratura. Potrebbero incontrare i figli di Bupu (lei ha sposato l’Highbulp quando lui non guardava) oppure potrebbero perfino viaggiare per un po’ con «Nonno» Tasslehoff.
Astinus scriverà le cronache di queste avventure, naturalmente, anche se noi non lo faremo. E voi che vi dedicate ai giochi di ruolo di DRAGONLANCE verrete senza alcun dubbio a sapere molto di più sulle ulteriori avventure di quanto ne sapremo mai noi. In ogni caso continuerete, speriamo, a divertirvi un mondo in quella terra favolosa. Ma noi dobbiamo andare per la nostra strada.
Stringiamo la mano a Tas (che sta di nuovo tirando su col naso) e gli diciamo addio (controllando prima le nostre borse, naturalmente, alleggerendo Tas dei molti oggetti personali che abbiamo lasciato inesplicabilmente «cadere»). Poi guardiamo il kender che si allontana saltellando lungo la strada, con il ciuffo che gli ballonzola in testa, e immaginiamo di poterlo vedere, in lontananza, che incontra un vecchio stregone confusionario, il quale se ne va in giro a cercare il cappello smarrito, che ha sulla testa.
E poi scompaiono alla nostra vista. Con un sospiro ci voltiamo e c’incamminiamo lungo la nuova strada che ci incita ad andare avanti.