Rorbert Jordan - Memoria di luce

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Perrin scosse il capo, posando a terra Gaul. Grady fissò la ferita al fianco dell’uomo, poi chiamò una Aes Sedai perché si occupasse della Guarigione. Tutti si misero in attività quando alcuni uomini dei Fiumi Gemelli gridarono che Lord Occhidoro era tornato.

Faile. Faile era stata a Merrilor con il Corno.

Devo trovarla.

Rand era da solo, senza protezione nel sogno del lupo.

Dannazione, non ha importanza! pensò Perrin. Se perdo Faile…

Se Rand fosse morto, lui avrebbe perso Faile. E tutto il resto. C’erano ancora dei Reietti là fuori. Perrin tentennò. Doveva andare a cercarla, giusto? Non era suo dovere, come marito? Non poteva badare qualcun altro a Rand?

Ma... Se non lui chi?

Anche se lo dilaniava, Perrin cercò il sogno del lupo ancora una volta.

Moridin raccolse Callandor dal pavimento. Quella si illuminò con l’Unico Potere.

Rand si allontanò barcollando, tenendosi la mano dolorante al petto. Moridin rise, sollevando in alto l’arma. «Sei mio, Lews Therin. Finalmente sei mio! Io...» Si interruppe, poi alzò lo sguardo sulla spada, forse meravigliato. «Può amplificare il Vero Potere. Un sa’angreal del Vero Potere? Come? Perché?» Rise più forte.

Un vortice ribolliva attorno a loro.

«Incanalare il Vero Potere qui è morte, Elan!» urlò Rand. «Ti incenerirà!»

«È oblio!» urlò Moridin. «Conoscerò quella liberazione, Lews Therin. Ti porterò con me.»

Il bagliore della spada si trasformò in un cremisi violento. Rand poteva avvertire l’energia emanare da Moridin mentre attingeva il Vero Potere.

Era la parte più pericolosa del piano. Min l’aveva capito. Callandor aveva difetti, imperfezioni davvero incredibili. Era stata creata affinché l’uomo che la usasse avesse bisogno di donne a controllarlo, creata in modo che, se Rand l’avesse usata, altri avrebbero potuto prendere il controllo su di lui...

Perché a Rand doveva servire un’arma con tali difetti? Perché le profezie la menzionavano a quel modo? Un sa’angreal per il Vero Potere. Perché mai gli sarebbe servita una cosa simile?

La risposta era semplice.

«Ora!» urlò Rand.

Nynaeve e Moiraine incanalarono assieme, approfittando del difetto di Callandor mentre Moridin cercava di farla funzionare contro Rand. Il vento spirò forte nel cunicolo. La terra tremò e Moridin lanciò un urlo, strabuzzando gli occhi.

Presero il controllo su di lui. Callandor era difettosa. Qualunque uomo che la usasse poteva essere costretto a collegarsi con delle donne, per essere messo sotto il loro controllo. Una trappola... E lui l’aveva usata su Moridin.

«Collegatevi!» ordinò Rand.

Saidar dalle donne.

Il Vero Potere da Moridin.

Saidin da Rand.

Il fatto che Moridin incanalasse il Vero Potere minacciava di distruggerli tutti, ma lo tamponarono con saidin e saidar, poi diressero tutte e tre le energie verso il Tenebroso.

Rand perforò l’oscurità e creò un condotto di luce e buio, rivoltando l’essenza stessa del Tenebroso su di lui.

Rand percepì il Tenebroso oltre quelle tenebre, la sua immensità. Spazio, dimensioni, tempo... Rand capiva come queste cose adesso potessero essere irrilevanti.

Con un urlo — i tre Poteri che scorrevano attraverso di lui, il sangue che gli colava lungo il fianco — il Drago Rinato sollevò una mano di Potere e afferrò il Tenebroso attraverso il Foro, come un uomo che la infilava nell’acqua per afferrare un trofeo sul fondo del fiume.

Il Tenebroso cercò di ritrarsi, ma l’artiglio di Rand era avvolto dal Vero Potere. Il nemico non poteva contaminare saidin di nuovo. Il Tenebroso cercò di sottrarre il Vero Potere da Moridin, ma il condotto scorreva in modo troppo libero, troppo potente per essere interrotto ora. Anche da Shai’tan in persona.

Così Rand poté usare l’essenza stessa del Tenebroso, incanalata nella sua piena forza. Tenne stretto il Tenebroso, come una colomba nelle grinfie di un falco.

E da lui partì un’esplosione di luce.

48

Una lancia brillante

Elayne conduceva al trotto il cavallo tra cumuli di Trolloc morti. Avevano vinto. Aveva ordinato a tutti quelli in grado di reggersi in piedi di cercare i vivi tra i morti.

Così tanti morti. Centinaia di migliaia di uomini e Trolloc, stesi in pile per tutto Merrilor. Le sponde del fiume erano mattatoi, gli acquitrini fosse comuni in cui galleggiavano i cadaveri. Davanti a lei, dall’altro lato del fiume, le Alture gemevano e brontolavano. Lei aveva fatto indietreggiare la sua gente da lì. Riusciva a stento a stare in sella.

L’intero altopiano crollò su sé stesso, seppellendo i morti. Elayne osservò, sentendosi intorpidita e avvertendo la terra tremare. Era...

Luce.

Si mise dritta, sentendo il potere crescere dentro Rand. Distolse l’attenzione dalle Alture, concentrandosi invece su di lui. La sensazione di forza suprema, la bellezza di controllo e dominio. Una luce schizzò in cielo molto più a nord, tanto brillante da lasciarla senza fiato.

Era giunta la fine.

Thom indietreggiò barcollando dall’ingresso per il Pozzo del Destino, schermandosi gli occhi con il braccio mentre la luce — radiosa quanto il sole stesso — fuoriusciva dalla caverna. Moiraine!

«Luce» mormorò Thom.

Ed era luce, che prorompeva dalla sommità della montagna di Shayol Ghul, un raggio splendente che fuse la punta della montagna e schizzò dritto nel cielo.

Min si portò la mano al petto, allontanandosi dalle file di feriti a cui stava cambiando le fasciature.

Rand, pensò, percependone la sofferta determinazione. Lontano a nord, un fascio di luce si innalzò nell’aria, così radioso da illuminare il Campo di Merrilor anche se si trovava a una distanza elevata. I feriti e quelli che li soccorrevano sbatterono le palpebre, mettendosi in piedi barcollando e schermandosi la faccia.

Quella luce, una lancia brillante nei cieli, bruciò via le nuvole e rischiarò il cielo.

Aviendha sbatté le palpebre vedendo la luce e seppe che si trattava di Rand.

La allontanò dall’orlo delle tenebre, riempiendola di calore. Lui stava vincendo. Stava vincendo. Era così forte. Ora vedeva il vero guerriero in lui.

Nelle vicinanze, Graendal si mise in ginocchio, traballante, gli occhi vitrei. Il passaggio sfilacciato era esploso, ma non con una detonazione ampia quanto l’ultima volta. I flussi e l’Unico Potere erano schizzati in giro, proprio mentre Graendal cercava di filare la Compulsione.

La Reietta si voltò verso Aviendha e assunse uno sguardo adorante. Si inchinò, come se la stesse venerando.

L’esplosione, si rese conto Aviendha, pur intontita. Aveva fatto qualcosa al flusso della coercizione. Sinceramente, si era aspettata che quello scoppio la uccidesse. Invece aveva fatto qualcos’altro.

«Ti prego, o magnifica» disse Graendal. «Dimmi cosa desideri da me. Permettimi di servirti!»

Aviendha tornò a guardare verso la luce di Rand e trattenne il fiato.

Logain si allontanò dalle rovine, tenendo fra le braccia un marmocchio che poteva avere due anni. La madre in lacrime del bimbo lo prese con sé. «Grazie. Che tu sia benedetto, Asha’man. La Luce ti benedica.»

Logain si fermò barcollando in mezzo alla gente. L’aria puzzava di carne bruciata e Trolloc morti. «Le Alture sono andate?» chiese.

«Andate» disse Androl con riluttanza, di fianco a lui. «I terremoti se le sono prese.»

Logain sospirò. Il trofeo... era perduto, allora? Sarebbe mai riuscito a riportarlo alla luce?

Sono uno sciocco, pensò. Aveva abbandonato quel potere... per cosa? Per salvare questi profughi? Gente che lo respingeva e lo detestava per quello che era. Gente che...

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