Bob Shaw - Sfida al cielo

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Un pianeta su cui si è sviluppata una società avventurosa ma arretrata, spinta da una grande sete di conoscenza ma dotata di una tecnologia elementare e proprio per questo ancora più eroica. Un ambiente duro e ostile da cui si può evadere solo fuggendo verso l’ignoto, nello spazio: sono le premesse da cui parte Bob Shaw per costruire un romanzo di avventure i cui protagonisti sono astronauti che volano su navi di legno ed esploratori dell’ignoto disposti a muoversi fra i mondi con poco più di una caravella. In condizioni simili non c’è da stupirsi che i pericoli del viaggio si moltiplichino per mille e le incognite dell’arrivo siano ancora più tremende. Ma cosa ha da perdere chi non ha nulla da perdere? Non è esagerato dire che in questa saga di un futuro “diverso” Shaw sia riuscito a darci tutti gli elementi di un originale racconto epico.

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— Credo di sì — rispose Gesalla con un tono che non ammetteva discussioni. — È stupido, ma verrò con te.

— Sei mio, Maraquine! urlò Leddravohr con voce stranamente cantilenante, sguainando la spada. — Vieni, Maraquine!

Quasi ipnotizzato anche Toller strinse la mano sulla sua spada, quando Gesalla si buttò con tutto il suo peso sulla leva di estensione. Il bruciatore lanciò un improvviso ruggito, soffiando, gas nel pallone in attesa. Toller lo zittì tirando su la leva, poi spinse Gesalla contro il tramezzo.

— Grazie, ma è inutile — disse. — Leddravohr va affrontato prima o poi, e a questo punto, tanto vale che sia prima.

La baciò dolcemente sulla guancia, volse la schiena alla ringhiera e cercò gli occhi di Leddravohr, ora solo a una dozzine di iarde, al suo stesso livello. Come se avesse percepito il suo nuovo stato d’animo, il principe fece balenare il suo sorriso. Toller avvertì gli stimoli di una vergognosa eccitazione, insieme a un imperioso desiderio di sistemare la questione con Leddravohr una volta per tutte, senza curarsi del risultato, per essere sicuro che…

Il filo dei suoi pensieri si interruppe quando vide un brusco cambiamento sul viso del principe. I suoi lineamenti erano improvvisamente stravolti da un’espressione d’allarme, e i suoi occhi guardavano dietro di lui. Toller si voltò e vide Gesalla che impugnava il calcio di uno dei cannoni anti-ptertha della nave. Aveva già innescato l’accensione, e mirava a Leddravohr. Prima che Toller potesse fermarla, il cannone fece fuoco. Il proiettile era una chiazza indistinta circondata da un alone di frammenti di vetro, che allargava le sue braccia cercando il suo bersaglio.

Leddravohr riuscì a schivarlo, togliendosi dalla sua traiettoria, le schegge di vetro macchiarono di rosso il suo viso. Ansimò per lo scampato pericolo e rimise al galoppo il blucorno, riguadagnando rapidamente il terreno perduto.

Sapendo che le regole della loro guerra privata erano cambiate, Toller fissò Leddravohr con uno sguardo vacuo e accese il bruciatore. La nave, alleggerita dall’assenza di Chakkel e della sua famiglia, si sarebbe dovuta alzare immediatamente, ma l’inerzia di tonnellate di gas ne resero la partenza lenta e terrorizzante come in un incubo. Toller lasciò ruggire il bruciatore e la navicella cominciò pigramente a sollevarsi. Leddravohr li aveva quasi raggiunti, adesso, e si stava rizzando sulle staffe. I suoi occhi fissarono TolIer con uno sguardo folle, da una maschera di sangue.

“È abbastanza pazzo da tentare di saltare sulla navicella?”, si chiese Toller. “Vuole proprio scontrarsi con la punta della mia spada?”

Nei successivi, travolgenti, eterni secondi Toller si accorse che Gesalla si era spostata dietro di lui all’altro cannone, sul fianco sottovento. Leddravohr la vide, abbassò il braccio e lanciò la spada.

Toller emise un grido di avvertimento, ma la spada non mirava a un bersaglio umano. Curvò in alto sopra di loro e si conficcò fino all’elsa in uno dei pannelli inferiori del pallone. La stoffa si squarciò e la spada ricadde roteando sull’erba. Leddravohr tirò le redini, saltò giù e recuperò la sua arma nera. Rimontò immediatamente e spronò avanti il blucorno ma non stava più inseguendo la nave, limitandosi a osservarla a distanza. Gesalla fece fuoco con il cannone, ma il proiettile cadde nell’erba senza far danni, abbastanza lontano da Leddravohr che reagì agitando brevemente il braccio.

Tenendo ancora acceso il bruciatore, Toller guardò in alto e vide che lo strappo nella tela di lino verniciato si era propagato per tutta la lunghezza del pannello. Aveva i bordi slabbrati e perdeva invisibilmente il gas, ma il pallone aveva infine raggiunto una certa velocità di salita e continuava ad alzarsi con i movimenti lenti e pigri di una lumaca.

Toller fu scosso dal suono di un urlo terribile a poca distanza. E scoprì che mentre la sua attenzione si era concentrata su Leddravohr, la nave si era spostata proprio su un gruppo di soldati, che correvano e saltavano a pochi passi dalla navicella sforzandosi di aggrapparsi al predellino sporgente.

Le loro facce erano ansiose piuttosto che ostili, e Toller capì che avevano solo una vaghissima idea di quello che stava succedendo. Pregando di non doversela prendere con loro, continuò a soffiare gas nel pallone, ricompensato da un aumento di quota terribilmente lento ma continuo.

— La nave riesce a volare? — Gesalla andò al suo fianco, cercando di farsi sentire nel ruggito del bruciatore. — Siamo salvi?

— La nave può volare, in qualche modo — rispose Toller, igno rando la seconda domanda.

Perché l’hai fatto, Gesalla?

— Lo sai.

— No.

— Ho capito che posso amare di nuovo. — Gli dedicò un sorriso tranquillo. — E dopo, non ho più avuto scelta.

La soddisfazione che Toller avrebbe dovuto provare si perse nei neri territori della paura. — Ma hai attaccato Leddravohr! E lui non ha pietà, nemmeno per le donne!

— Non c’è bisogno che me lo ricordi. — Gesalla guardò giù verso la figura paziente di Leddravohr che si muoveva lentamente, e per un attimo disprezzo e odio deturparono la sua bellezza. — Avevi ragione Toller, non possiamo semplicemente arrenderci ai macellai. Una volta Leddravohr ha distrutto la vita che avevo in me e Lain ed io abbiamo reagito al suo crimine smettendo di amarci l’un l’altro. Abbiamo dato troppo.

— Sì, ma… Toller trasse un profondo respiro sforzandosi di riconoscere a Gesalla gli stessi diritti che aveva sempre reclamato per sé.

— Ma cosa?

Dobbiamo alleggerire la nave — rispose lui, mettendole in mano la leva del bruciatore. Entrò nello scompartimento che era stato di Chakkel e cominciò a buttare casse e scatole oltre la fiancata.

I soldati che li inseguivano schiamazzarono e si rallegrarono finché non arrivò Leddravohr ordinando che i contenitori fossero portati al punto di raccolta. Un minuto dopo i soldati avevano preso la via del ritorno, lasciando Leddravohr da solo a seguire la nave. La velocità del vento era di circa sei miglia all’ora e di conseguenza il blucorno riusciva a seguirla a trotto leggero. Leddravohr si teneva al di là della portata del cannone, sprofondato nella sella, senza sprecare energia e aspettando che la situazione volgesse a suo vantaggio.

Toller controllò le riserve di pikonio e alvelio e vide che aveva cristalli sufficienti per almeno un giorno di funzionamento continuo del bruciatore, dal momento che le navi del volo reale erano state rifornite più abbondantemente delle altre, ma era preoccupato per lo scarso rendimento della nave. Lo strappo nel pallone sembrava non aver compromesso le cuciture degli altri pannelli, ma la perdita di gas era sufficiente a ridurre di molto la capacità ascensionale.

Nonostante le fiammate continue, la nave non aveva guadagnato più di venti passi, e Toller sapeva che la minima variazione delle condizioni atmosferiche l’avrebbe costretta a scendere. Un’improvvisa raffica di vento, per esempio, poteva appiattire un lato del pallone ed espellere gas prezioso, consegnandolo insieme a Gesalla nelle mani del nemico che gli teneva dietro pazientemente. Da solo sarebbe stato più che pronto a combattere con Leddravohr, ma ora da quello scontro dipendeva anche la vita di Gesalla.

Andò alla ringhiera e l’afferrò con entrambe le mani, fissando Leddravohr e desiderando ardentemente un’arma capace di colpire a distanza. L’arrivo su Sopramondo era stato così diverso da come aveva immaginato! Eccoli sul pianeta gemello, su Sopramondo! Ma la maligna presenza del principe, incarnazione di tutto quello che era sordido e cattivo a Kolcorron, aveva rovinato la conquista facendo del nuovo mondo niente più che una riproduzione dell’altro. Come i ptertha che aumentavano i loro poteri letali, Leddravohr aveva allungato il suo raggio mortale anche su Sopramondo. Toller sapeva che avrebbe dovuto sentirsi affascinato da quel cielo puro arabescato dalla linea zigzagante di fragili navi che scendevano allo zenit emergendo dall’invisibile e che affondavano come semi portati dal vento in cerca di un suolo fertile; ma c’era Leddravohr.

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