Bob Shaw - Sfida al cielo

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Un pianeta su cui si è sviluppata una società avventurosa ma arretrata, spinta da una grande sete di conoscenza ma dotata di una tecnologia elementare e proprio per questo ancora più eroica. Un ambiente duro e ostile da cui si può evadere solo fuggendo verso l’ignoto, nello spazio: sono le premesse da cui parte Bob Shaw per costruire un romanzo di avventure i cui protagonisti sono astronauti che volano su navi di legno ed esploratori dell’ignoto disposti a muoversi fra i mondi con poco più di una caravella. In condizioni simili non c’è da stupirsi che i pericoli del viaggio si moltiplichino per mille e le incognite dell’arrivo siano ancora più tremende. Ma cosa ha da perdere chi non ha nulla da perdere? Non è esagerato dire che in questa saga di un futuro “diverso” Shaw sia riuscito a darci tutti gli elementi di un originale racconto epico.

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“I nostri agricoltori dovranno ricominciare da capo tutta la scelta dei semi”, pensò. “E bisognerà dare un nome alle montagne e ai mari e ai fiumi. Questo è davvero un nuovo inizio su un nuovo mondo. E io non credo che ne farò parte…”

Ricordando i suoi problemi personali, rivolse la sua attenzione agli elementi artificiali della scena. Le altre due navi reali erano leggermente sotto di lui. Quella di Pouche era la più distante, e la maggior parte dei suoi passeggeri era affacciata alla ringhiera viaggiando verso il nuovo mondo con la fantasia.

Ilven Zavotle seduto stancamente ai comandi, era l’unica persona visibile sull’altra nave. Leddravohr doveva essere sdraiato nella zona passeggeri, come aveva fatto per tutto il viaggio tranne che durante il drammatico episodio di due giorni prima. Toller aveva già notato il comportamento del principe, e si era domandato se per caso non avesse paura del vuoto senza suono che circondava la flotta di migrazione. In quel caso, sarebbe stato un bel vantaggio per Toller se il loro inevitabile duello si fosse combattuto a bordo di una delle navicelle.

Nelle due miglia più sotto poteva vedere altri dodici palloni che formavano una linea irregolare protesa a ovest, segno evidente di una brezza moderata negli strati più bassi d’atmosfera. L’area sulla quale si stavano dirigendo era punteggiata dalle sagome oblunghe dei palloni ormai flosci già atterrati, che sarebbero stati usati per costruire una tendopoli provvisoria. Come Toller si aspettava, il binocolo gli mostrò che per la maggior parte avevano insegne militari. Anche nella confusione della fuga da Ro-Atabri Leddravohr aveva avuto la preveggenza di prepararsi una base di potere, efficiente già dall’istante in cui avesse messo piede su Sopramondo.

Analizzando la situazione, Toller non vedeva alcuna possibilità di vivere più di qualche secondo se fosse atterrato vicino a Leddravohr. Anche se fosse sfuggito al principe in un combattimento singolo, sarebbe stato catturato dall’esercito, come responsabile della morte del Re.La sua sola e disperatamente esile speranza di sopravvivenza, misurabile comunque in termini di giorni, stava nel rimanere in posizione arretrata durante la lenta discesa per risalire immediatamente appena la nave di Leddravohr avesse preso terra. C’erano delle colline coperte di foreste circa venti miglia a ovest del punto di atterraggio, e se fosse riuscito a raggiungerle con il suo pallone forse sarebbe sfuggito alla cattura, almeno finché le forze della neonata nazione non si fossero organizzate adeguatamente per distruggerlo.

Il punto debole del piano era legato a fattori al di fuori del suo controllo, vale a dire alla mentalità e al carattere del pilota di Leddravohr.

Non aveva nessun dubbio che Zavotle avrebbe tratto le giuste deduzioni, vedendo Toller frenare la nave durante l’atterraggio, ma avrebbe appoggiato le sue intenzioni? Sarebbe dovuto essere velocissimo a tirare il pannello e a sgonfiare il pallone, proprio mentre Leddravohr si rendeva conto che il suo nemico gli stava sfuggendo, e non c’era modo di predire come il principe avrebbe reagito. Aveva ucciso per molto meno. Toller guardò nell’aria luminosa verso la figura solitaria di Zavotle, sperando che avrebbe risposto al suo muto messaggio, poi appoggiò la schiena alla parete della navicella e si rivolse a Chakkel, che stava mantenendo il bruciatore al regime di discesa di uno-venti.

— Principe, c’è una certa brezza a livello del suolo e ho paura che la nave possa essere trascinata via — disse, facendo la sua mossa d’apertura. — Voi, la principessa e i vostri bambini dovreste prepararvi a scavalcare la fiancata anche prima che tocchiamo terra. Può sembrare pericoloso, ma c’è una buona sporgenza tutt’intorno alla navicella su cui stare in piedi, e la nostra velocità, rasoterra, sarà poco più che un’andatura da passeggio. Meglio saltare giù prima dell’atterraggio che trovarsi a bordo se ci dovessimo rovesciare.

— Sono commosso per la vostra sollecitudine — disse Chakkel, dandogli un’occhiata pensierosa inclinando la testa.

Chiedendosi se aveva già commesso il primo errore, Toller si avvicinò al posto di pilotaggio. — Atterreremo molto presto, principe. Fareste bene a prepararvi.

Chakkel annuì, lasciò libero il sedile, e inaspettatamente, disse: — Ricordo ancora la prima volta che vi ho visto, nella compagnia di Glo. Non avrei mai creduto che saremmo arrivati a questo.

— Lord Glo vedeva lontano — rispose Toller. — Dovrebbe essere qui.

— Credo anch’io — Chakkel gli lanciò un altro sguardo indagatore e si avviò allo scompartimento dove Daseene e i bambini si stavano preparando per l’atterraggio.

Toller si mise a sedere e prese il controllo del bruciatore, notando nel contempo che l’ago dell’altimetro era di nuovo sulla tacca più bassa. Dato che Sopramondo era più piccolo di Mondo, lui si era aspettato che avesse una gravità inferiore, ma Lain aveva detto altrimenti. “Sopramondo ha una densità più alta, e quindi tutto lì peserà più o meno quanto su Mondo”. Toller scosse la testa, quasi sorridendo in un tributo tardivo. Come aveva fatto Lain a sapere cosa dovevano aspettarsi? La matematica era uno degli aspetti della vita di suo fratello che sarebbe rimasto un libro chiuso per lui, come sembrava essere anche…

Lanciò uno sguardo a Gesalla, che da un’ora era immobile vicino alla parete esterna del suo scompartimento, completamente assorbita dagli scenari del nuovo mondo che si stendevano sotto di loro. Si era già sistemata il suo fagotto sulle spalle, dando l’impressione di essere impaziente di mettere piede su Sopramondo e di cominciare a organizzare qualunque tipo di futuro avesse immaginato per se stessa e il bambino che, probabilmente, lui l’aveva aiutata a concepire. Una marea di emozioni crebbe in lui all’idea che quella donna dalla figura sottile, c ritta e inflessibile, fosse la persona più complessa che avesse mai conosciuto.

La notte in cui avevano fatto all’amore, Toller era sicurissimo che non sarebbe riuscito ad adempiere al suo ruolo, sia per la stanchezza, che per l’incombente presenza di Chakkel, ai comandi del bruciatore solo a qualche passo di distanza. Ma Gesalla la sapeva lunga.

Lo aveva stuzzicato con passione, abilità e fantasia, eccitandolo con la sua bocca e con il suo corpo flessuoso, finché per lui non era esistito più niente se non il bisogno di emettere il suo seme dentro di lei. Gli era rimasta addosso fino al momento dell’orgasmo, poi aveva lentamente cambiato posizione, con il bacino spinto verso l’alto e le gambe chiuse intorno a lui. Solo dopo, quando si erano messi a parlare, lui aveva capito che lo aveva fatto per aumentare al massimo le possibilità di concepimento.

E ora, pur amandola, la odiava per alcune delle cose che aveva detto durante il resto di quella notte, mentre le meteore guizzavano nell’oscurità circostante. Non c’erano stati discorsi diretti, ma gli si era rivelata una Gesalla che, pur mostrando la più fredda ira alla minima violazione di etichetta, era disposta nello stesso tempo a sfidare qualunque convenzione per il bene di un futuro bambino. Nell’ambiente sociale della vecchia Kolcorron le era sembrato che le qualità di Lain Maraquine fossero le migliori per la sua prole, e quindi lo aveva sposato. Aveva amato Lain, ma quello che urtava la sensibilità di Toller era che l’aveva amato per una precisa ragione.

E ora che veniva proiettata in un ambiente così enormemente diverso come Sopramondo aveva attentamente valutato e considerato vantaggiose le caratteristiche che avrebbe trasmesso il seme di Toller Maraquine e quindi si era accoppiata con lui.

Nella sua confusione e nel suo dolore, Toller non riusciva a identificare la fonte di quel risentimento. Era disgusto di se stesso per essersi lasciato sedurre così facilmente dalla vedova di suo fratello? O era orgoglio ferito perché le sue più belle sensazioni erano state utilizzate per un esercizio di eugenetica? Oppure era furioso con Gesalla perché non rispecchiava l’idea che se ne era fatto, perché non era come lui avrebbe voluto? Com’era possibile per una donna essere pudica e lasciva allo stesso tempo, essere generosa ed egoista, dura e affettuosa, accessibile e lontana, sua e non sua?

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