Si girò pesantemente, meglio che poteva, per guardare in faccia Blaine.
«Lo sceriffo mi ha detto», continuò, «che lei è dell’Amo».
«È inutile negarlo», fece Blaine.
«.Non ho mai parlato con qualcuno dell’Amo», disse il vecchio prete, mormorando come se parlasse a se stesso e non a Blaine. «Ho solo sentito parlare dell’Amo, e alcune delle storie che ho sentite sono assurde e incredibili. C’è stato un gestore, qui, per qualche tempo, prima che gli abitanti del paese bruciassero la Stazione di Scambio, ma non sono mai andato a trovarlo. La gente non avrebbe capito».
«Se devo giudicare in base a quello che è successo questa mattina», riconobbe Blaine, «credo proprio che non avrebbe capito».
«Dicono che lei è un paranormale…»
«Un para», rispose Blaine. «Non c’è bisogno di fiocchi e di nastri».
«E lo è davvero?»
«Padre, non riesco a comprendere il motivo del suo interesse».
«Del tutto accademico», disse Padre Flanagan. «Puramente accademico, posso assicurarle. È qualcosa che mi interessa personalmente. Terrò il segreto, come se me lo dicesse in confessionale».
«Un tempo», disse Blaine, «la scienza era molto sospetta, era considerata la nemica di tutte le verità religiose. E adesso il caso si ripete».
«Ma la gente», disse Padre Flanagan, «ha di nuovo paura. Sbarra le porte, non osa uscire di notte. Molti hanno amuleti e segni cabalistici… badi bene, con il Santo Crocifisso; li tengono appesi sulle porte, e sui tetti delle loro case. Bisbigliano di cose che sono morte e sepolte fin dal Medioevo. Tremano, negli angoli più fumosi delle loro menti. Hanno perduto quasi tutta la loro antica fede. Naturalmente eseguono tutti i riti in segreto, ma io glielo leggo in faccia, lo capisco dai loro discorsi, lo intuisco dal loro modo di pensare. Hanno perduto la semplice arte della fede.»
«No, Padre, io non credo che l’abbiano perduta. Sono soltanto molto sconvolti.»
«Tutto il mondo è sconvolto», disse Padre Flanagan.
E questo era verissimo, si disse Blaine: tutto il mondo era sconvolto: perché aveva perduto un eroe culturale e non era riuscito ad acquistarne un altro, nonostante tutti i tentativi. Aveva perduto un’ancora che lo teneva saldo contro tutti i venti tempestosi dell’assenza della logica e della ragione, e adesso stava andando alla deriva su di un oceano di cui nessuno aveva mai tracciato una mappa.
Un tempo, l’eroe culturale era la scienza. Possedeva la logica, la ragione, ed una precisione assoluta che sondava fino alla piccolezza infinita dell’atomo, fino alla grandezza infinita dello spazio. Prodigava macchine e ordigni a milioni, per la felicità dei suoi adoratori, e faceva in modo che l’Uomo posasse l’occhio e la mano sull’intero universo… per procura. Si poteva avere fiducia nella scienza, perché era la somma della saggezza umana, e molte altre cose ancora.
Ma soprattutto, era tradotta nelle macchine e nella tecnologia delle macchine, perché la scienza era un’astrazione, ma le macchine erano cose che tutti potevano vedere.
Poi era venuto il giorno in cui l’Uomo, nonostante tutte le sue macchine meravigliose, nonostante tutta la sua gloriosa tecnologia, era stato respinto dallo spazio, era stato ricacciato piangente dai cieli alla sua tana che era la Terra. E quel giorno il dio culturale della scienza aveva brillato un poco meno fulgido, aveva incominciato a morire un po’, agli occhi della gente.
E poi era venuto un altro giorno, in cui l’Uomo era andato fra le stelle senza bisogno delle macchine: e il culto della tecnologia era morto definitivamente. Le macchine e la tecnologia e la scienza stessa esistevano ancora. Erano ancora usate quotidianamente, avevano ancora un’importanza grandissima, ma non erano più l’immagine ideale di un culto.
Anche se l’Amo usava le macchine, non erano macchine vere e proprie: non quali le avrebbe accettate la massa dell’umanità comune. Perché non avevano pistoni, né ruote, né ingranaggi, né bielle, né leve, e neppure un pulsante… non avevano nessuna delle parti che costituivano una macchina normale. Erano strane e aliene e non avevano nulla di normale.
Così l’Uomo aveva perduto il suo eroe culturale, e poiché per sua natura aveva bisogno di un astratto culto eroico, perché doveva avere un ideale ed uno scopo, era venuto a crearsi un vuoto urlante, un vuoto che era necessario colmare.
La cinetica paranormale, nonostante la sua stranezza ed i suoi concetti estranei, colmava esattamente quel vuoto. Perché finalmente, tutti i culti più assurdi ed eccentrici vi trovavano la loro giustificazione. C’era, finalmente, la promessa dell’esaudimento di ogni desiderio; c’era qualcosa di abbastanza esotico, o che poteva essere reso esotico, per soddisfare le più profonde emozioni umane, come una semplice macchina non aveva mai potuto soddisfarle.
Era magia.
E il mondo s’era ubriacato di magia.
Come sempre il pendolo aveva oscillato troppo in fretta, e adesso ricadeva, e gli orrori dell’intolleranza si erano scatenati sulla Terra.
Ancora una volta l’Uomo si ritrovava senza l’eroe culturale, ma aveva acquistato, in cambio, una neosuperstizione che si avventava ululando nelle tenebre di un secondo Medioevo.
«Ho pensato molto a questa faccenda», disse Padre Flanagan. «Si tratta di qualcosa che, naturalmente, riguarda anche un indegno servitore della Chiesa quale io sono. Perché tutto ciò che interessa le anime e le menti degli uomini interessa la Chiesa e il Santo Padre. Nel corso della storia, questo atteggiamento è sempre stato tipico della Chiesa di Roma».
Blaine si inchinò leggermente, in atto di riconoscimento per la sincerità di quell’uomo: ma, quando rispose, nella sua voce c’era una sfumatura di amarezza.
«Quindi, lei è venuto per studiarmi. È venuto per interrogarmi».
Il tono del vecchio prete si colorò di tristezza.
«La prego di non considerare la mia visita sotto questa luce. Non sono riuscito a spiegarmi, me ne rendo conto. Sono venuto da lei pensando che potesse aiutarmi: e che, attraverso me, potesse aiutare la Chiesa. Perché, figliolo, qualche volta anche la Chiesa ha bisogno di aiuto. Non è peccato di orgoglio ammetterlo, certamente, anche se nel corso di tutta la sua storia è stata spesso accusata di orgoglio eccessivo. Lei è un uomo, un uomo intelligente, che fa parte di qualcosa che ci rende perplessi. Pensavo che lei potesse aiutarmi».
Blaine tacque, e il prete continuò a guardarlo: era un uomo umile e chiedeva un favore, eppure c’era in lui un senso di forza interiore che era impossibile non percepire.
«Non mi dispiacerebbe affatto», disse Blaine. «Anche se non credo che servirebbe a qualcosa. Anche lei è parte di ciò che vi è in questo paese».
«No, figliolo. Noi non approviamo né condanniamo. Non abbiamo dati sufficienti».
«Le parlerò di me», disse Blaine. «Se è questo che le interessa sapere. Sono un viaggiatore. Il mio lavoro consiste nell’andare fra le stelle. Entro in una macchina… beh, non è esattamente una macchina, ma piuttosto un congegno simbolico che mi aiuta a liberare la mia mente, che forse dà alla mia mente lo slancio necessario nella direzione giusta. E mi aiuta a trovare la rotta… senta, Padre, è molto difficile spiegarlo in termini semplici e comuni. Sembra un mucchio di sciocchezze senza senso».
«La sto seguendo senza la minima difficoltà».
«Bene, questa navigazione… È un’altra cosa molto strana. Vi sono fattori che è impossibile descrivere a parole. Se si trattasse di una scienza, sarebbero termini matematici, ma in realtà non lo sono affatto. È un modo per arrivare a destinazione, per sapere dove si sta andando».
«Magia?»
«Diavolo, no! Mi scusi, Padre. No, non è magia. Quando la si comprende, quando si trova il verso giusto, è tutto chiaro e semplice, e diventa una parte di lei. È naturale come respirare, e facile come abbattere un albero. Immagino…»
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