Arthur Clarke - Polvere di Luna

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Polvere di Luna: краткое содержание, описание и аннотация

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La polvere che ricopre la luna non è né liquida né solida: e in questo mare uniforme e infido si svolge la spaventosa avventura del battello Selene, mirabilmente narrata ora per ora da uno dei maestri della fantascienza moderna. Seguendo il drammatico «montaggio» del bestseller di Clarke il lettore vedrà subito perchè una grande Casa di produzione abbia già acquistato, a poche settimane dalla pubblicazione, i diritti cinematografici di questo «Titanic» del futuro.
Alla fine, però, il film non è stato girato, e il romanzo è fra i meno ristampati in Italia del grande autore britannico: appare infatti in sole tre edizioni italiane!

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Appena si udirono i pesanti tonfi sul tetto, a bordo tutti capirono che stavolta non si trattava dello scandaglio. E quando, circa un minuto più tardi, sentirono l’inconfondibile ronzio della punta perforante, si sentirono come condannati che hanno ricevuto la grazia all’ultimo istante.

I passeggeri guardavano, quasi ipnotizzati, mentre le prime scaglie cadevano dal soffitto. Appena la punta del trapano apparve, e il tubo discese per venti centimetri all’interno della cabina, si levò un’esclamazione di gioia.

«E adesso?» si domandò Pat. «Non possiamo comunicare, quindi come faccio a sapere quando è il momento di svitare il trapano? Non voglio commettere lo stesso errore per la seconda volta…»

Incredibilmente forte, nel silenzio teso e assoluto, risonò quel ti ta ti ta che nessuno di quelli del Selene avrebbe dimenticato per tutto il resto della vita. Era il segnale di chiamata precedente l’inizio di una trasmissione in codice Morse. Pat rispose immediatamente, battendo sul tubo con un paio di pinze i cinque segnali corrispondenti alla frase «ho capito». Non aveva mai creduto che Lawrence li avesse abbandonati, tuttavia adesso era più tranquillo.

Il tubo trasmise di nuovo, stavolta più lentamente.

Era una seccatura dovere imparare il Morse: in quei tempi sembrava un vero anacronismo, e tra i piloti e i navigatori spaziali c’erano state molte proteste, contro quell’inutile perdita di tempo. In tutta una vita, il Morse poteva servire sì e no una volta.

Ma qui stava il punto: «quella volta» poteva essere decisiva.

Ti ti ti, trasmetteva il tubo, ti ti ti ta, una pausa, ti ti, pausa, ta, pausa, ti ta, pausa, ti ta ti, pausa, ti.

Pat e il commodoro, sebbene giù di esercizio, avevano capito il messaggio.

«Ci avvertono che possiamo svitare il trapano» disse Pat. «Bene, ecco fatto.»

La breve perdita d’aria comunicò a tutti un istante di panico. Poi la pressione si stabilizzò. Ora il tubo si apriva sul mondo su in alto, e ventidue persone aspettavano ansiose che arrivasse la prima ventata di ossigeno.

Invece, il tubo parlò. Dall’orifizio aperto arrivò una voce, rimbombante e sepolcrale ma perfettamente chiara. Risonò così forte e inaspettata, che tutti, a bordo del Selene, sobbalzarono. Quella gente, salvo poche eccezioni, non aveva mai sentito un tubo parlare. Erano cresciuti nella convinzione che solo grazie all’elettronica le voci potessero venire trasmesse attraverso lo spazio. La rimessa in uso di quel sistema antiquato era per loro una vera novità, come lo sarebbe stata un telefono per gli. antichi greci.

«Qui parla l’ingegnere capo. Mi sentite?»

Pat chiuse le mani a coppa intorno all’apertura e rispose lentamente:

«Vi sentiamo forte e chiaro e voi ci sentite?»

«Perfettamente. State bene?» Sì. Cos’è successo?

«Siete sprofondati di un paio di metri, non di più. Qui ce ne siamo accorti solo perché i tubi si sono staccati. Come va l’aria?»

«È ancora respirabile, ma più presto comincerete a rifornirci, meglio sarà.»

«State tranquilli, ricominceremo a pompare appena avremo ripulito i filtri e appena arriverà un altro trapano da Porto Roris. Quello che avete appena svitato era l’unico di scorta, ed è stata una fortuna che l’avessimo portato.»

«Dunque ci vorrà un’altra ora prima che il rifornimento d’aria possa essere assicurato» pensò Pat, Ma non era quello il problema che lo preoccupava. Sapeva che Lawrence aveva progettato di liberarli, ma capiva anche che adesso quel piano non era più realizzabile perché il Selene aveva perso la sua posizione orizzontale.

«Come farete a raggiungerci?» domandò, trattenendo il respiro.

Ci fu solo una breve esitazione da parte di Lawrence.

«Non ho ancora studiato i particolari, comunque aggiungeremo un’altra sezione al cassone e continueremo a farlo scendere finché vi avrà raggiunto. Poi cominceremo a vuotarlo dalla polvere finché arriveremo sul fondo. Questo ci porterà a pochi centimetri da voi; in un modo 0 nell’altro, elimineremo anche quel dislivello. Però, prima dovete fare una cosa.»

«Sì?»

«Sono sicuro al novanta per cento che ormai siete stabilizzati, ma se per caso doveste assestarvi ulteriormente, preferisco che lo facciate subito. Dovete mettervi a saltare tutti insieme, per un paio di minuti.»

«E non sarà pericoloso?» obiettò Pat. «Se poi il tubo venisse strappato via di nuovo?»

«Tapperete il buco come avete fatto prima. Un forellino di più non conta, ma un altro spostamento conterebbe, e come, se si verificasse mentre stiamo aprendo un passaggio nel tetto per farvi uscire.»

Il Selene aveva già assistito a molti spettacoli strani, ma quello fu indubbiamente il più strano. Ventidue persone, uomini e donne, si misero a saltare con aria serissima, su e giù, all’unisono, sollevandosi fino al tetto e tornando giù con tutta la violenza possibile. Pat, intanto, non perdeva di vista il tubo che comunicava col mondo esterno; dopo un minuto di quella faticosa ginnastica da parte dei passeggeri, il Selene era affondato per meno di due centimetri.

Pat fece rapporto a Lawrence, che sospirò di sollievo. Ora poteva dirsi ragionevolmente sicuro dell’assestamento definitivo del battello, cominciava a sperare di poter tirar fuori quella gente.

Come, non lo sapeva ancora con esattezza, ma già il piano prendeva forma nella sua mente.

Nelle dodici ore che seguirono, il progetto venne perfezionato nei minimi particolari, con l’aiuto del Consorzio Cervelli e gli esperimenti nel porticciolo di Porto Roris.

«È un bel problema» disse Tom Lawson. «La parte inferiore del cassone è aperta alla polvere, perché l’inclinazione del tetto gli impedisce di combaciare totalmente. Prima di aspirare la polvere, dovremo chiudere quell’apertura, se no il grosso tubo tornerebbe a riempirsi dal basso via via che noi procedessimo a vuotarlo.»

Tom s’interruppe e sorrise con aria maliziosa ai milioni di telespettatori, quasi sfidandoli a risolvere il problema presentato. Lasciò che il pubblico in ascolto si lambiccasse ben bene, poi mostrò il modellino posato sul tavolo dello studio televisivo. Era un modellino semplicissimo, ma Lawson ne era molto orgoglioso, perché l’aveva fatto lui. Nessuno avrebbe immaginato che si trattava di un semplice pezzo di cartone dipinto con vernice argentea.

«Questo tubo» spiegò «rappresenta una sezione del cassone che al momento conduce fino al Selene e che, come vi dicevo, è pieno di polvere. Questo, invece» e con l’altra mano Lawson prese un altro cilindro, chiuso a una delle estremità «entra giusto giusto dentro il primo, come un pistone. È molto pesante e tenderà ad affondare sotto il proprio peso. Ma non potrà, naturalmente, finché la polvere al di sotto farà resistenza.»

Tom girò il pistone finché la parte chiusa fu rivolta verso la telecamera. Col dito premette nel centro della superficie circolare, aprendo in essa una piccola botola.

«Questa agisce da valvola. Quando è aperta, la polvere vi può fluire attraverso, e il pistone può affondare giù per il cilindro esterno. Appena il pistone toccherà il fondo, la valvola verrà chiusa per mezzo di un comando dall’alto. Così, il cassone resterà chiuso e noi potremo estrarne la polvere. Sembra una sciocchezza, vero? E invece non lo è. Esistono almeno una cinquantina di problemi marginali, di cui non ho parlato. Per esempio: il cassone, una volta vuotato, tenterà di balzare alla superficie grazie a una spinta dal basso di parecchie tonnellate. L’ingegnere capo Lawrence ha ovviato l’inconveniente studiando un ottimo sistema di ancoraggio.»

«Vi rendete conto, naturalmente, che quando questo cilindro sarà stato vuotato dalla polvere, ci sarà ancora quella breve distanza da coprire tra la sua estremità inferiore e il tetto inclinato del Selene. Come l’ingegner Lawrence pensi di risolvere il problema, proprio non so. Però vi prego di non inviarci altri consigli. Ne abbiamo ricevuti a sufficienza da bastare per una vita intera!

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