Lei fece una pausa prima di rispondere. — Sei tu il capo, no? Il signorotto medievale… sei stato tu a dirlo.
— Che importanza ha?
— Per te, molta. Me ne rendo conto in questo momento. Ha più importanza della nostra salvezza e di quella dei ragazzi.
— Tesoro, di che stai parlando?
— Del dovere. È questo, no? Non si tratta di Roger, Olivia, Steve o Spooks… non loro considerati in sé e per sé. È in gioco il tuo onore, l’onore del capo. Non sei più un singolo individuo, sei diventato un ruolo.
— Domani sarà passato. E dimenticheremo tutto ciò.
— No. Prima eri riuscito quasi a convincermi, solo adesso però ho capito la verità. Sei cambiato, e non puoi tornare quello di prima.
— Non sono cambiato.
— Quando sarai il re di Blind Gill, quanto tempo ci vorrà perché ti mettano in testa una corona?
Il pericolo maggiore, pensò John, era annidato tra l’ansa del fiume e il punto, a circa trenta metri dalla palizzata, dove l’ombra delle colline annullava il chiarore della luna. Se avessero aspettato che la luna fosse alta nel cielo, sarebbe diventato impossibile passare inosservati, a così pochi metri dai guardiani.
In quel momento la zona illuminata era una striscia di una sola ventina di metri. Avevano inoltre la speranza che l’attenzione dei difensori fosse tutta rivolta alla strada, e non al fiume apparentemente impraticabile. Pirrie si abbassò in modo da tenere fuori dall’acqua solo la testa, le spalle e la mano che stringeva il fucile. John lo seguì.
L’acqua era molto più fredda di quanto ricordasse, e lo sforzo di camminare contro corrente era estenuante. Un paio di volte Pirrie scivolò, e lui fu costretto a sorreggerlo. Per loro fortuna le acque scorrevano con fragore tale da soffocare ogni rumore.
Avanzarono lentamente, e alla fine, con soddisfazione, rientrarono nella zona buia. L’ombra era lunga, ma non molto larga. Dalla loro posizione potevano vedere la strada al chiaro di luna e la barricata. In quel momento John sentì aumentare le sue speranze… Se la palizzata fosse stata in ombra, anche un ottimo tiratore come Pirrie avrebbe avuto delle difficoltà.
Quando furono a dieci metri dalla barriera, Pirrie si fermò.
— Che c’è? — chiese John, allarmato.
— Sono… esausto — mormorò Pirrie, senza fiato.
Ricordò di colpo che Pirrie era anziano, non molto robusto, che aveva sulle spalle una giornata di marcia, e che solo poche ore prima era stato ferito. Puntò i piedi sul fondo, e passò il braccio libero attorno alla vita di Pirrie.
— Riposi un attimo — mormorò. — Se non ce la fa, torni indietro. Io proseguirò da solo.
Rimasero in quella posizione per parecchi secondi. Pirrie tremava violentemente. Infine si riscosse. — Sto bene, ora.
— Sicuro?
Senza rispondere, Pirrie ricominciò a camminare. Arrivarono all’altezza della barricata, e proseguirono lungo il Lepe.
John guardò indietro. Lo sbarramento era illuminato dalla luna. Sulla piattaforma c’erano tre uomini. Ai piedi della barricata ce n’erano altri tre o quattro, forse addormentati.
— Qui? — sussurrò a Pirrie.
— Cerchiamo un punto più al sicuro. Li posso centrare anche da una ventina di metri più in là…
Sembrava aver ripreso tutta l’energia. John pensò che forse era indistruttibile. Si trascinò dietro al compagno; adesso era lui a sentirsi affaticato.
Alla fine Pirrie si fermò e si voltò, lottando contro la corrente. Erano penetrati di venticinque metri all’interno della valle. John si trovava alla sinistra di Pirrie.
— Cerchi di colpire quello sulla destra — disse lui. — Io penso agli altri due.
— Prima la mitragliatrice — disse John.
Pirrie non perse tempo a replicare. Alzò il fucile alla spalla, e John fece altrettanto.
Uno sparo, e nella luce della luna si vide l’uomo dietro la mitragliatrice sollevarsi di scatto, gridando, e ricadere all’indietro. Cercò disperatamente di afferrarsi alla piattaforma, ma non ci riuscì. John mirò al suo uomo, ma non lo colpì. La cosa più sorprendente fu che il secondo colpo di Pirrie mancò il bersaglio. I due uomini sulla piattaforma cercarono di girare la mitragliatrice verso di loro. Pirrie sparò ancora, e uno dei due cadde riverso sull’arma. L’altro lo fece rotolare via e girò la canna. John e Pirrie spararono ancora, ma senza successo. Gli uomini ai piedi della piattaforma si erano alzati e stavano imbracciando le armi. Poi la mitragliatrice cominciò a sgranare proiettili e fiammate.
Non riuscirono a sparare più di dodici colpi prima che Pirrie facesse la sua terza vittima, e l’arma ammutolì. Anche gli uomini a terra avevano cominciato a sparare, ma il sibilo di singoli proiettili sembrava una sciocchezza, al confronto.
— La scala… — disse Pirrie. — Teniamoli lontani dalla piattaforma…
La sua voce si era fatta nuovamente debole, ma John lo vide caricare l’arma con i soliti movimenti precisi, e poi colpire l’uomo che stava per raggiungere la piattaforma. John cercò di capire se Roger e gli altri avessero dato il via all’assalto alla palizzata, ma non gli giunse all’orecchio nessun rumore. Ormai, però, dovevano averla raggiunta. Guardò la cima della palizzata, per vedere se qualcuno cominciava a scavalcarla.
All’improvviso, in tono del tutto naturale, Pirrie gli disse: — Prenda questo — e gli porse il fucile.
— Ma…
— Imbecille, mi hanno colpito.
Il fischio di una pallottola si spense nell’acqua, poco lontano da loro. John vide una chiazza scura allargarsi su una spalla di Pirrie. Prese il fucile del compagno, lasciando cadere il proprio nell’acqua.
— Si afferri stretto — disse a Pirrie.
— Non si preoccupi per me, badi alla scala!
Un uomo stava salendo sulla piattaforma. John sparò, ricaricò, sparò. Colpì il bersaglio al terzo colpo. Si girò verso Pirrie.
— Adesso…
Ma Pirrie era scomparso. A John parve di vederlo alcuni metri più a valle, ma non ne fu certo. Tornò a concentrarsi sulla barricata. Alcune figure la stavano scavalcando. Una era già dietro la mitragliatrice e la stava puntando verso il basso.
Vide gli ultimi difensori buttare a terra le armi. Allora cominciò a guardarsi attorno per cercare il modo di raggiungere la riva.
In quella stanza, tanti anni prima, erano entrati lui e David, uno accanto all’altro, stringendosi per mano per vincere il timore che assale di fronte alla morte. Erano entrati per vedere la salma di nonno Beverley. In tutti quegli anni la stanza non era cambiata. David non aveva mai sentito il bisogno di modernizzare l’ambiente che lo circondava.
Ann disse: — Tesoro… mi spiace per quello che ho detto questa notte. Ora sarà tutto diverso. Avevi ragione.
Nel pomeriggio di un giorno lontano, il notaio era venuto a leggere le ultime volontà del nonno; e David si era sentito imbarazzato e colpevole nell’apprendere che aveva ereditato terra e capitale (un bravo agricoltore non deve mai separare le due cose). “Ecco” pensò in quel momento John “alla fine ho avuto tutto io.”
— Non è colpa tua — disse Ann. — Non devi tormentarti.
Sua madre gli aveva detto: “Non avertene a male, caro. Non significa che il nonno non ti volesse bene. Te ne voleva tanto. Me l’ha detto. Ma sapeva che David voleva diventare agricoltore, e tu no. Vorrà dire che io lascerò i miei soldi a te… quelli che mi ha lasciato tuo padre. Potrai frequentare l’università e diventare il migliore ingegnere del mondo. Lo capisci, vero?”
Aveva detto di sì, confuso più dalla serietà di sua madre che da tutto il resto. Aveva sempre saputo che Blind Gill sarebbe andata a David. Né la valle né i soldi contavano nulla, per lui, di fronte alla crescente sensazione di disgusto dovuta alla morte del nonno. Dopo i funerali aveva cercato di dimenticare al più presto quei momenti.
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