John Christopher - Morte dell'erba

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Il romanzo tratta dell’imbarbarimento della società in seguito al diffondersi del virus Chung-Li, il quale colpisce e distrugge irrimediabilmente tutti i tipi di quella che sinteticamente e definita “erba”, in dettaglio tutte le piante erbacee appartenenti alla famiglia delle
, tra cui il comune foraggio erbaceo da graminacee, il mais, il miglio, il sorgo, la segale, l’orzo, il riso ed il grano, causando così la lotta globale per l’accaparramento delle scorte alimentari. Il protagonista del romanzo combatte per raggiungere la valle del fratello che rappresenta la salvezza, dove contro l’ottimismo delle autorità mondiali e la distruzione folle delle risorse, si sono isolate e difese le rimanenti piante alimentari, non appartenenti alla famiglia in argomento.
Il romanzo esce per la prima volta in Italia nel 1958 nella collana
(n° 43) con il titolo
(traduttore Sergio Uglioni). Il presente traduzione di Mario Galli era pubblicato nel 1967 nel collana
(n° 476).

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Ann afferrò John per un braccio nell’attimo in cui stava per alzarsi.

— No! Rimani dove sei. Pensa ai ragazzi… A me.

— Devo tirarlo via di là — disse John. — Non avranno il coraggio di spararmi.

Ann continuò a trattenerlo. Cominciò a piangere, poi supplicò Mary di aiutarla, e Mary afferrò il padre per la giacca. Mentre cercava di liberarsi, John vide qualcuno uscire dal fossato e andare di corsa verso Pirrie. Era una donna.

John cessò di lottare, sbalordito. — Jane! — mormorò.

La ragazza afferrò Pirrie per le spalle e lo sollevò. Non guardò nemmeno verso la palizzata dove c’era la mitragliatrice. Si fece passare un braccio di Pirrie attorno alle spalle, e un po’ sollevandolo, un po’ trascinandolo, riuscì a portarlo fino al fossato. Lo fece scivolare accanto a John, poi si mise a sedere e appoggiò la testa di Pirrie sulle proprie ginocchia.

— È… morto? — domandò Ann.

Aveva del sangue poco sopra una tempia. John l’asciugò, e vide una ferita superficiale. Una pallottola l’aveva colpito di striscio, ma con forza sufficiente da farlo cadere. C’era un’altra escoriazione sull’altro lato della testa. Probabilmente se l’era fatta cadendo a terra, e forse il colpo l’aveva fatto svenire.

— Sopravviverà — disse John. Jane alzò la testa; aveva gli occhi pieni di lacrime. — Di’ a Olivia di passarci delle bende — aggiunse John. — E del cotone.

Ann spostò gli occhi da Pirrie alla palizzata. — Ma perché ci hanno sparato? Cos’è successo?

— È stato un equivoco — disse John. — Soltanto un equivoco. Chiariremo tutto facilmente.

11

Ann cercò di fermarlo quando lo vide legare un grosso fazzoletto bianco all’estremità di un bastone. — Non puoi andare! Ti spareranno.

John scosse la testa. — No. Non lo faranno.

— Ci hanno già sparato senza che li provocassimo! Spareranno anche a te.

— Senza provocarli? Una banda come la nostra, armata, che avanza lungo la strada? È stato più sbaglio mio che loro. Avrei dovuto immaginare cos’avrebbero pensato.

— Chi? David?

— Probabilmente non lui. Non può stare tutto il tempo vicino alla palizzata. Dio sa chi è stato a sparare. Adesso sarà diverso. Vedranno avanzare un uomo disarmato con una bandiera bianca in mano. Non avranno motivo di sparare.

— Ma potrebbero farlo.

— No.

Ebbe una strana sensazione nel camminare in mezzo alla strada, verso la palizzata, con quella bandiera bianca in mano. Non era esattamente paura. Piuttosto quel senso di stanchezza e di eccitazione che aveva provato a volte quando era febbricitante. Cominciò a contare mentalmente i passi. Uno, due, tre, quattro, cinque… Vide la canna della mitragliatrice che spuntava da una feritoia a circa tre metri da terra. David aveva costruito una piattaforma all’interno.

Si fermò a due o tre metri dalla palizzata e guardò verso l’alto. Una voce gridò: — Be’, che vuoi?

— Vorrei parlare con David Custance.

— Davvero? Adesso è impegnato. Comunque, la risposta è no.

— È mio fratello.

Ci fu un momento di silenzio. Poi la voce disse: — Suo fratello è a Londra. Chi sei?

— John Custance. Siamo scappati da Londra. C’è voluto un po’ di tempo per arrivare fin qui. Posso vederlo?

— Aspetta. — Ci fu un mormorio, ma John non riuscì a capire quello che si dicevano. — D’accordo. Rimani lì, lo mandiamo a chiamare.

John si allontanò di alcuni passi e rimase a guardare il Lepe. Dall’altra parte della palizzata si sentì il rumore di una macchina che si avviava lungo la strada che saliva alla fattoria. Sembrava il rumore dell’utilitaria di David. Chissà quanta benzina avevano ancora di scorta. Probabilmente non molta. Ma non aveva importanza: prima la gente si fosse abituata a un mondo senza motori, e anche senza bestie da soma, meglio sarebbe stato per tutti.

Chiamò l’uomo di guardia. — La gente che sta con me… può uscire dal fossato? Senza che spariate?

— Stanno bene dove sono.

— Non c’è nessun motivo per non farli salire in strada.

— Il fossato va benissimo.

John pensò di polemizzare, poi decise di lasciar perdere. Chiunque ci fosse dall’altra parte, era un uomo di cui in seguito avrebbe dovuto condividere la vita. Dato che voleva fare sfoggio della sua breve autorità, meglio lasciarlo fare. L’irritazione di John era stata mitigata dalla velocità con cui l’altro aveva acconsentito a chiamare David. Questo, se non altro, faceva volatilizzare il timore che David avesse perso il controllo della valle.

— Informo i miei di quello che succede — disse.

— Fa’ come ti pare — rispose la voce con indifferenza. — Basta che li tieni lontani dalla strada.

Pirrie si era ripreso. Ascoltò quello che disse John, ma non fece commenti.

— Pensi che andrà tutto bene? — domandò Roger.

— E perché no? Quello della mitragliatrice ha il grilletto facile, ma non ci darà più fastidio quando saremo dall’altra parte.

— Non sembra molto ansioso di lasciarci passare — ribatté Alf Parsons.

— Esegue solo degli ordini. E… ehi!

Dall’altra parte arrivò il rumore di una macchina in avvicinamento.

— Dev’essere David — disse John, scattando in piedi.

— Ann, vieni a parlargli anche tu.

— Non è un rischio? — domandò Roger.

— Non mi sembra, visto che c’è David.

— Anche Davey e Mary sarebbero contenti di venire — disse Ann.

— Certo.

— No — disse Pirrie a voce bassa, ma in tono deciso. John si voltò a guardarlo. — Perché? Cos’è che non va?

— Credo che siano più al sicuro qui. — Una breve pausa. — Non dovreste andare là sotto tutti insieme.

Ci volle qualche secondo a John per comprendere il sottinteso, e ci riuscì solo perché era stato Pirrie a parlare, con il suo cinico realismo.

— D’accordo — rispose. — Questo m’insegna come si comporterebbe lei al mio posto, vero?

Pirrie sorrise, e Ann chiese: — Dov’è il problema?

In quell’istante John sentì la voce di David che lo chiamava da lontano. — John!

— Niente, non importa, Ann. Tu resta qui. Non ci vorrà molto a chiarire le cose con David.

Si era quasi aspettato di veder aprire il portone, poi capì che la loro cautela, forse eccessiva ma giustificata, avrebbe consigliato di non far scorrere il battente finché il fratello non lo avesse riconosciuto, e lui non avesse dichiarato chi erano le persone che lo accompagnavano. Si fermò a pochi passi dalla palizzata, senza la possibilità di vedere che cosa combinassero dall’altra parte.

— Dave! Sei lì?

Sentì la voce di David. — Sì, certo… Aprite! Come diavolo fa a passare se la porta resta chiusa?

Vide la canna della mitragliatrice spostarsi leggermente nell’attimo in cui socchiudevano il portone. Proprio non volevano correre rischi. Strisciò all’interno, e vide David. Si abbracciarono. Subito il portone venne richiuso alle sue spalle.

— Come hai fatto ad arrivare? — domandò David. — Dove sono Davey, Ann e Mary?

— Fuori, nel fossato. I tuoi uomini a momenti ci ammazzavano tutti.

David lo fissò. — Non posso crederci! Avevo detto a quelli della palizzata che ti aspettavo, ma ormai non speravo più che ce l’avresti fatta. La proibizione di uscire da Londra… e poi le voci sui disordini, sui bombardamenti… Ti avevo dato per morto.

— È una lunga storia — disse John. — Può aspettare. Posso far entrare il mio gruppo?

— Il tuo… gruppo? Ah già, mi hanno detto che c’era una banda.

— Esatto. Trentaquattro persone. Dieci sono ragazzi. Abbiamo fatto parecchia strada insieme, e io li ho portati qui.

Guardò la faccia di David. Gli aveva visto una sola volta quell’espressione: quando alla morte del nonno avevano saputo che lui ereditava tutta la valle. Era un’espressione che tradiva colpa e imbarazzo.

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