John Christopher - Morte dell'erba

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Morte dell'erba: краткое содержание, описание и аннотация

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Il romanzo tratta dell’imbarbarimento della società in seguito al diffondersi del virus Chung-Li, il quale colpisce e distrugge irrimediabilmente tutti i tipi di quella che sinteticamente e definita “erba”, in dettaglio tutte le piante erbacee appartenenti alla famiglia delle
, tra cui il comune foraggio erbaceo da graminacee, il mais, il miglio, il sorgo, la segale, l’orzo, il riso ed il grano, causando così la lotta globale per l’accaparramento delle scorte alimentari. Il protagonista del romanzo combatte per raggiungere la valle del fratello che rappresenta la salvezza, dove contro l’ottimismo delle autorità mondiali e la distruzione folle delle risorse, si sono isolate e difese le rimanenti piante alimentari, non appartenenti alla famiglia in argomento.
Il romanzo esce per la prima volta in Italia nel 1958 nella collana
(n° 43) con il titolo
(traduttore Sergio Uglioni). Il presente traduzione di Mario Galli era pubblicato nel 1967 nel collana
(n° 476).

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Sentì un fruscio alle sue spalle e si spostò cautamente per vedere cosa succedeva. Quando raggiunse il bordo della scarpata scorse una figura esile che si arrampicava verso di lui. Era Millicent. La donna gli tese la mano, e lui la aiutò a superare l’ultimo metro.

— Che diavolo stai facendo? — le chiese.

— Shhh… Sveglierai tutti. — Guardò in basso, verso il gruppo addormentato, poi andò verso il posto di guardia. John la seguì. Era quasi certo del significato di quella visita. E la sfrontatezza di Millicent gli fece salire il sangue alla testa.

— Il tuo turno è fra un paio d’ore. Ti conviene tornare indietro e cercare di dormire. Domani sarà una giornata dura.

— Hai una sigaretta? — John ne prese una dal pacchetto e gliela porse. — E da accendere?

— Non mi sembra una buona idea far vedere delle luci — disse John. — Quando aspiri, tieni la sigaretta nascosta dietro il palmo della mano.

— Tu sai sempre tutto, vero?

Si piegò per accendere la sigaretta alla fiammella dell’accendisigari che John teneva nascosto tra le mani. I capelli neri della donna luccicavano sotto i raggi della luna. In quel momento John si accorse di non stare affrontando la situazione nel modo migliore. Era stato un errore accondiscendere alla sua richiesta, avrebbe dovuto rimandarla immediatamente a dormire. Millicent si rialzò tenendo la sigaretta nascosta dietro la mano.

— Posso fare anche a meno di dormire — disse. — Mi ricordo un week-end in cui, dal venerdì al lunedì, ho dormito meno di tre ore. E sono sempre rimasta fresca come una rosa.

— Non c’è bisogno di vantarsene. Ce l’hai scritto in faccia.

— Davvero? — Una pausa. — Cos’è successo ad Ann?

— Lo sai benissimo — disse John gelido. — Immagino che a te non sarebbe importato niente… né di quello che le è successo, né di quello che lei ha fatto dopo.

— C’è qualcosa di buono nel non avere ideali molto elevati — disse Millicent con indulgenza. — È poco probabile che si perda la testa quando ci si imbatte in qualcosa di brutto… tanto causato da altri quanto da se stessi.

John aspirò una boccata dalla sigaretta.

— Non voglio parlare di Ann. E non voglio avere complicazioni con te, è chiaro? Pensavo che l’avresti capito da sola. A parte ogni altra considerazione, questo non è il momento per le faccende di cuore.

— Quando si vuole qualcosa, è sempre il momento di averla.

— Ti sbagli. Io non voglio niente.

Millicent rise. Poi riprese a parlare con voce bassa e un po’ rauca. — Non facciamo i ragazzini — disse. — Posso anche sbagliarmi, ma non su cose di questo genere.

— Credi di sapere meglio di me quello che penso?

— Non ne sarei sorpresa. Ti dirò una cosa, Grande Capo: se fosse stata Olivia a farti questa visita, l’avresti rimandata indietro senza perdere tanto tempo in chiacchiere. E poi, perché ti sei messo a parlare sottovoce? Temi che qualcuno si possa svegliare?

Non si era accorto di aver abbassato la voce. Riprese subito a parlare con voce più alta. — Faresti meglio a tornare con gli altri, Millicent.

Lei rise di nuovo. — Cosa c’è di irragionevole nel non voler svegliare la gente? Non credo che gli altri possano fare a meno del sonno, come me. Ti arrabbi troppo facilmente.

— D’accordo. Non ho nessuna voglia di mettermi a discutere. Ora torna con gli altri e dimentica tutto.

— Come desideri. — Lasciò cadere la sigaretta e la schiacciò con un piede. — Ma prima voglio fare una prova di accensione. Se non scatta la scintilla, me ne andrò subito a dormire, come una brava ragazzina ubbidiente.

Gli si avvicinò.

— Non fare la stupida, Millicent.

— Che c’è di male in un bacio della buonanotte? — disse lei fermandosi di fronte a John. Poi si lasciò andare tra le sue braccia. O sorreggerla o lasciarla cadere. La sorresse. Era molto calda, e molto più morbida di quanto avesse sospettato. Si sfregò leggermente contro di lui.

— Prova di accensione soddisfacente, mi pare — disse Millicent.

Si girarono insieme al rumore di alcune pietre smosse. Una figura comparve sul terrapieno di fronte a loro.

Pirrie batté una mano sul fucile che teneva sottobraccio. — Malgrado questo impiccio, a momenti vi coglievo di sorpresa. Non fa buona guardia, signor Custance.

Millicent si staccò da John. — Cosa ti salta in mente, di andare in giro nel cuore della notte?

— E se facessi la stessa domanda a te?

— Credevo che esserti goduto lo spettacolo l’ultima volta che mi hai spiato ti fosse bastato — disse lei con disprezzo. — O è così che ti diverti adesso?

— Le numerose ultime volte — disse Pirrie — mi sono adattato alla situazione come a un male minore. Devo concederti che sei stata molto discreta. Qualsiasi mio intervento avrebbe reso pubblico che ero un cornuto, cosa che ho sempre cercato di evitare.

— Non preoccuparti — disse Millicent — continuerò a essere discreta.

John s’intromise. — Pirrie, tra me e sua moglie non è successo niente. E continuerà a non succedere niente. La sola cosa che mi interessa è portarvi sani e salvi a Blind Gill.

— La mia naturale inclinazione — disse Pirrie meditando — è sempre stata quella di ucciderla, ma in una società normale l’omicidio è un rischio troppo grande. Ho sempre fatto dei piani, e anche buoni, ma non li avrei mai messi in atto.

— Henry — disse Millicent — non cominciare a fare lo stupido.

Nel chiarore della luna, John vide Pirrie alzare una mano e toccarsi il naso. Ebbe uno scatto. — Adesso basta!

Con molta calma Pirrie tolse la sicura al fucile. John sollevò la doppietta.

— No — disse Pirrie — la abbassi. Sa benissimo che sono molto più abile di lei. Non voglio trovarmi costretto a fare cose che non desidero.

John abbassò il fucile. Si sentì ridicolo ad aver ripescato dalla memoria la storia di Paolo e Francesca.

— Mi sono lasciato prendere la mano. Era solo uno sfogo, vero? Se avesse davvero voluto liberarsi di Millicent, niente le impediva di lasciarla a Londra.

— Molto acuto — disse Pirrie — ma fuori luogo. Ricordi che, pur essendomi unito al vostro gruppo, l’ho fatto con tutte le riserve sull’attendibilità della storia raccontata da Buckley. Ho voluto aiutarvi a rompere i cordoni della polizia perché ci tengo molto alla mia libertà d’azione. Ecco tutto.

— Continuate pure a discutere, voi due — disse Millicent — io torno a dormire.

— No — fece Pirrie — resta dove sei. Esattamente dove sei. — Toccò la canna del fucile, e lei si fermò di colpo. — Devo ammettere di aver preso seriamente in considerazione, per un attimo, l’idea di lasciare Millicent a Londra. Una delle ragioni per cui non l’ho fatto è stata la certezza che, se si fosse verificata solo una catastrofe civile, Millicent avrebbe risolto il problema offrendo i suoi servizi al capobanda locale. Non mi andava di lasciarla prosperare in quella che per lei sarebbe stata una carriera piena di successi.

— Che importanza avrebbe avuto?

— Non sono tipo da subire le umiliazioni con leggerezza. In me ci sono degli impulsi che qualcuno potrebbe definire primitivi. Mi dica, Custance… siamo tutti d’accordo sul fatto che le leggi di questo paese hanno cessato di esistere?

— Se esistessero ancora, finiremmo tutti sulla forca.

— Esatto. Ora, se cessano le leggi dello Stato, cosa rimane?

— Le leggi del clan… per la sua sopravvivenza — rispose John prudentemente.

— E della famiglia.

— All’interno del clan. Le necessità del gruppo vengono prima.

— E quelle del capofamiglia?

Millicent cominciò a ridere nervosamente, in modo quasi isterico.

— Divertiti pure, cara — continuò Pirrie. — Mi piace vederti felice. Allora, Custance? L’uomo è sempre a capo del suo gruppo familiare… Siamo d’accordo?

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