Ma l'albero esisteva davvero, anche se pareva che soltanto lui, con la sua vista particolare, fosse in grado di vederlo. David non aveva scorto niente, e il vecchio, anche se pareva molto interessato agli alberi, non ne aveva fatto parola. Se qualcuno l'avesse visto, l'esistenza dell'albero sarebbe stata nota a tutti: un prodigio conosciuto in tutto il mondo, oggetto di infiniti commenti.
Pensando a questo, perse parte della concentrazione e non prestò attenzione a dove metteva i piedi. Inciampò nel bordo di uno scalino e allungò la mano istintivamente per afferrarsi alla ringhiera…
Qualcosa gli attraversò la vista, come un lampo. Tutto divenne nero. E scomparve ogni cosa…
Non c'era più la ringhiera. Cercò disperatamente di afferrarsi agli scalini per non precipitare. Ma non c'era nessuno scalino: si trovava su un terreno piatto, ed era steso a terra.
Perplesso e spaventato, sollevò la testa e non vide altro che una distesa grigia e piatta. L'albero e la sua scala elicoidale erano scomparsi.
Si alzò in ginocchio e si guardò attorno, ma continuò a vedere soltanto la pianura grigia. Nebbia grigia che si muoveva su una terra grigia.
Lentamente, si alzò in piedi. Davanti a lui, a poca distanza c'era una sorta di linea che correva sul terreno. La raggiunse, e vide che era una strada, la cui sfumatura di grigio era soltanto leggermente diversa da quella del terreno circostante. Era perfettamente rettilinea, e si stendeva a perdita d'occhio in entrambe le direzioni. In centro c'erano due strisce più scure che sembravano rotaie, come quelle dei tram della sua infanzia. E, come a confermare questa ipotesi, lontano ih mezzo al grigio, comparve una vettura tramviaria dall'aspetto molto antiquato, che si dirigeva verso di lui. In alto era coperta da un tenda a strisce, e nonostante il suo aspetto cigolante, non faceva alcun rumore. Corcoran si spostò per lasciarla passare, e la vettura venne a fermarsi davanti a lui, che, come se fosse la cosa più naturale del mondo, salì a bordo e si sedette senza farsi domande.
Non c'era dubbio, pensò poi; la vettura lo portava chissà dove, ma era meglio salire che rimanere fermo in mezzo a quell'interminabile grigiore. Comunque, anche dopo che fu salito, per qualche tempo il grigiore non cambiò; non c'era niente da vedere. Alla fine, però, cominciò a scorgere qualcosa in lontananza; un edificio a forma di cubo, e alcune persone che si muovevano accanto a esso. Tra l'edificio e il binario c'erano dei tavolini e delle sedie, ma parte della scena era coperta di una nebbia trasparente punteggiata di minuscole luci.
La vettura proseguì tranquillamente sui binari; quando fu quasi giunta all'edificio, Corcoran vide che due delle persone lo fissavano con attenzione. Una gli pareva familiare, e un istante più tardi la riconobbe. Senza aspettare che la vettura si fermasse, balzò a terra e le corse incontro.
— Tom! — gridò. — Grazie a Dio, sei proprio tu! Cosa fai qui? — Lo prese per le spalle. — Sono andato a cercarti — disse. — Ho trovato qualche traccia, ma…
— Traquillizzati — disse Boone. — Tutto a posto. Ti ricordi di Enid, vero?
Corcoran guardò la donna accanto a Boone. — Sì, certo.
Enid gli porse la mano. — Lieta di vedervi, signor Corcoran. Siamo ben lontani da Hopkins Acre, vero?
— Non c'è dubbio — disse Corcoran.
— E lui è Lupo — disse Boone. — Non credo che tu lo conosca.
Corcoran guardò dove Boone indicava e vide il lupo grigio che lo fissava.
— Forse non proprio Lupo — disse. — Ma ho visto alcuni dei suoi amici, nel posto dove hai ucciso il mostro.
— Non sono stato io — disse Boone. — È stato il bisonte. Poi io ho ucciso il bisonte.
Corcoran scosse la testa. — A quanto pare, non so bene cosa succede.
— Non lo sappiamo neppure noi — disse Enid. — Stiamo ancora cercando di capirlo.
— Sediamoci a questo tavolo — disse Boone. — Dai rumori che provengono dall'edificio dietro di noi, sembra che il robot che gestisce questa tavola calda stia spadellando in cucina.
I tre si diressero verso il tavolino, e in quel momento Muso di Cavallo uscì dalla nebbia della carta galattica e si diresse verso di loro.
— La carta — disse a Boone — sta ritornando nel baule senza necessità di intervento da parte mia. È una fortuna, perché se avessi provato a farlo, avrei combinato qualche pasticcio. E chi è, se posso chiederlo, la persona che si è unita a noi?
Boone disse a Corcoran: — Ti presento il nostro amico Muso di Cavallo.
Muso di Cavallo brontolò: — Lieto di conoscervi, signore.
— Mi chiamo Jay Corcoran — gli disse Corcoran. — Sono un vecchio amico di Boone.
— Bene — disse Muso di Cavallo — siamo tutti ritornati insieme qui alla base. E sono lieto che la nostra forza sia aumentata con l'arrivo dell'amico di Boone. Inoltre c'è Lupo. E il Cappello.
Il Cappello sedeva anche lui alla tavola; era ritto sulla sedia, non era più afflosciato. Aveva sempre la faccia nascosta dal cappello, ammesso che avesse una faccia.
Guardandolo con maggiore attenzione, Boone vide che era stato un po' tartassato da Lupo. Qua e là si scorgevano i segni dei denti.
Il robot si avvicinò; aveva un vassoio in testa. — Non posso offrirvi altro — disse — che salsicce e crauti. Spero che vi accontentiate. Per il carnivoro ho preparato un piatto di sole salsicce. Non credo che rimpianga l'assenza dei crauti.
— Mangia qualsiasi cosa di origine animale. — Disse Boone — Ma credo che abbiate ragione per i crauti.
Enid, seduta accanto a Boone, gli toccò il braccio.
— Vi piacciono i crauti? — domandò.
— Mi piacciono abbastanza — rispose. — Ho imparato a mangiare quasi di tutto.
— Era Horace quello che amava salsicce e crauti — disse Enid. — Si riempiva sempre come un maiale. Mangiava con le mani.
Corcoran cambiò argomento. — Qualcuno sa dirmi dove siamo? Che posto è questo?
— Il Cappello diceva che è la Strada dell'Eternità — spiegò Boone.
— Si vede che scherzava.
— No, non penso. Pareva sicuro di quello che diceva. Io gli credo.
— Sei passato dietro uno dei tuoi angoli per venire qui?
— Sì… non appena il mio subconscio mi ha fatto fare un sogno sufficientemente spaventoso. Lupo è venuto via con me. E tu? Tu non giri dietro gli angoli.
— No. Io sono salito su un albero… un albero altissimo, con una scala elicoidale che si avvolgeva attorno al tronco. Poi è successo qualcosa, ma non so bene cosa.
— È ridicolo — disse Boone.
— Pressappoco come i tuoi giri dietro gli angoli.
Proseguirono il pasto in silenzio. Lupo fu il primo a finire e si accucciò comodamente ai piedi di Boone. Quando tutti ebbero finito, Enid chiese a Corcoran: — David arriverà presto? Era con voi nel viaggiatore vero?
Corcoran si agitò sulla sedia, a disagio. — Ho una triste notizia, signorina Enid. David è morto. Mi spiace… mi spiace davvero…
Per un attimo, Enid rimase immobile, incapace di pensare e di parlare. Poi singhiozzò, ma infine riuscì a riprendere il controllo di se stessa. — Ditemi come è successo.
— Henry era riuscito a trovarci. Aveva individuato il punto dove eravate giunta con Boone, senza incontrarvi. Aveva poi seguito nel futuro il vostro viaggiatore e aveva scoperto tracce della vostra presenza, ma non vi aveva rintracciato neanche lì. Perciò siamo ritornati tutt'e tre nel periodo preistorico, sperando di poter…
— Ma come è successo?
— Una tigre — disse Corcoran. — David aveva con sé il fucile, e l'ha uccisa, prima che riuscisse ad attaccarci. Ma la bestia, prima di morire, l'ha colpito.
— David ucciso da una tigre?
Corcoran annuì tristemente, turbato dal ricordo.
— Non aveva mai voluto sparare — commentò Enid. — Andava a caccia con il fucile scarico. Toglieva sempre le cartucce.
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