«Eh?» esclamò Cadiz.
«Va tutto bene, Cadiz,» la tranquillizzò Sonny. «Non sono venute a rubare. Quella più grande ha trascorso la notte qui con noi. Probabilmente è rimasta impigliata nella coperta quando è andata alla porta.»
«Non sono stata io ad aprire la porta,» commentò Delanna. «L’hai aperta tu?»
Sonny scosse la testa. «È un ragazzo intelligente. Ha preso da sua madre.»
Cadiz aggrottò la fronte. «Non penso che una scimmia incendiaria abbia le referenze necessarie per fungere da accompagnatrice.»
«Che ne dite di fare colazione?» suggerì Sonny, alzandosi. Si diresse verso il camino, dove, la notte precedente, Delanna aveva appeso i suoi panni bagnati.
«Colazione? Oh, no,» rispose Cadiz. «Dobbiamo sbrigarci. Stillwater Canyon ha inviato una richiesta d’aiuto generale: nella diga si è aperta una falla. Visto che non siamo riusciti a metterci in contatto con voi via radio, B.T. e io abbiamo deciso che avremmo fatto meglio a passare di qui. Quando l’acqua sciolta della grandine farà salire il livello dell’acqua, ci vorranno molte più persone della famiglia Mainwaring per tappare la falla. E se la diga cede, potremo dire addio ai lanzye di Stillwater e di Trickle.»
«Perché non ci avete svegliato con il segnale di chiamata acustico?» le chiese Sonny mentre staccava la camicia dal gancio.
«Ci abbiamo provato, ma…»
«Io ho spento la radio durante la notte,» la interruppe Delanna. «Trasmetteva solo scariche di statica.»
Sonny infilò in fretta le braccia nelle maniche della camicia. «Vengo subito,» affermò. «Delanna, dovresti andare a controllare come stanno le oche.» Si sedette sulle coperte accanto a Delanna per infilarsi le calze e gli stivali, poi balzò in piedi e tese una mano per aiutare Delanna. «La prossima volta lascia la radio accesa anche se trasmette solo statica, tesoro,» le consigliò e le sue dita esitarono sulla sua mano qualche istante in più del necessario. «Qualche volta un brutto temporale potrebbe decidere di tornare indietro.»
Aveva detto «un brutto temporale» come se fosse una sola parola e non aveva menzionato il fatto che, qualche volta, durante un brutto temporale , le persone dovevano inviare una chiamata, come in quel caso, e non potevano farlo se la radio era spenta. Delanna provò un leggero senso di colpa.
«Andrò subito ad accenderla,» stava dicendo quando sorprese Cadiz a fare una smorfia e a rivolgerle un silenzioso e ironico «Tesoro,» mentre Sonny le voltava le spalle. Quando Sonny si girò e uscì di corsa dalla porta, l’espressione di Cadiz era tornata normale.
«Tu vieni, Cadiz?» gridò da sopra la spalla.
«Forse la scimmia incendiaria era il tipo giusto di accompagnatrice,» commentò Cadiz. «Tesoro.»
«Non sa neppure di averlo detto,» protestò Delanna.
«Lo so. È proprio questo che lo rende così bello. Se le scimmie incendiarie hanno la facoltà di sciogliere la lingua dei Tanner, me ne procurerò anch’io qualcuna.»
«Non fanno altro che bloccare il calore proveniente dal camino,» spiegò Delanna. Prese una delle coperte dal pavimento e iniziò a piegarla.
«Non c’è niente di meglio di una bella dormita all’aria aperta per trasformare due persone che si stringono insieme in due persone che si abbracciano.»
«Cadiz?» Sonny ormai aveva praticamente raggiunto la strada e Cadiz iniziò a correre a perdifiato per raggiungerlo. Il solaris iniziò a muoversi non appena Cadiz fu salita a bordo.
Delanna rimase alla finestra con la coperta tra le mani, rimanendo a osservare il solaris fino a quando non sparì alla vista oltre una curva della strada. I raggi del sole si riflettevano su uno strato di brina che copriva quasi tutto e adesso si stava alzando anche il vapore, mentre l’aria del mattino si riscaldava. Cleo e le scimmie incendiarie si erano stancate del loro gioco ed erano dirette verso il boschetto di arbusti giocando a palla; Ragazzone procedeva in retroguardia, trascinandosi dietro la coperta, adesso completamente inzuppata d’acqua. Delanna avrebbe dovuto tentare di recuperarla.
Mise a posto la coperta che stringeva tra le mani e si vestì. Ricordandosi di accendere la radio, si inoltrò nel boschetto, cercando Cleo e le scimmie. Le foglie rimaste sugli alberi erano lacere e forate in molti punti. Ovunque la grandine arrivava alle caviglie, ma si stava sciogliendo in fretta mentre il sole si alzava nel cielo. Le impronte delle scimmie divennero un labirinto di rivoletti. Delanna si arrese, senza neppure sentirsi troppo dispiaciuta di non essere riuscita a trovare la coperta, poi andò a occuparsi delle oche.
Alcune delle tegole del tetto del pollaio si erano staccate, ma era un danno che Sonny avrebbe potuto riparare in pochi minuti. Lei gli avrebbe passato i chiodi e il martello e avrebbe tenuto lontane le oche. Fischiettò la canzone della guardiana delle oche mentre spargeva il grano per la loro colazione e le oche starnazzarono nei momenti appropriati; Delanna ebbe perfino l’impressione che qualcuna andasse a tempo.
Tornò in casa. La grandine aveva ridotto il giardino in una poltiglia verde, ma alcuni dei fiori, protetti dal tetto della casa, erano sopravvissuti e Delanna pensò che sarebbe riuscita a ottenere un’altra fioritura, se avesse potato i fiori distrutti. Iniziò a darsi da fare con le cesoie, potando e cantando, pensando a quanto sarebbe sembrata bella la casa quando sarebbero arrivati i partecipanti al raccolto e a quanto Sonny sarebbe stato fiero del suo lanzye. E anche lei ne sarebbe stata fiera.
Ecco. Aveva finito. I bambini d’autunno color zafferano e le facce di zucca dai colori vivaci avrebbero prodotto altri boccioli nel giro di pochi giorni. E sembrava che perfino le candele di scimmia potessero tornare a fiorire, anche se questa volta non sarebbero state così alte. Soddisfatta di se stessa, tornò in casa.
La sua giacca e i pantaloni di Sonny erano ancora accanto al camino ed erano cosparsi di piume d’oca, rimaste impigliate nel tessuto la sera precedente. Quando li portò sul portico per scuoterli, lasciarono una scia di piume in salotto. Quando poté portare di nuovo dentro i vestiti senza correre il rischio di spargere piume dappertutto, Delanna iniziò a spazzare il pavimento. Era bastata una lieve brezza per spargere le piume sotto le sedie e negli angoli più riposti della stanza. Delanna dovette pulire dappertutto; perfino il tavolo della cucina e il baule di sua madre nell’altra stanza nascondevano piume bianche. La temperatura stava salendo e l’aria, satura di umidità per la grandine che si stava sciogliendo, faceva aderire alle superfici le piume invece di farle volare via ogni volta che Delanna faceva un passo. Quando ebbe finito, stava sudando.
Si lasciò cadere su una sedia, desiderando di avere bevuto prima un bicchiere d’acqua, quando udì qualcuno camminare in cortile.
«Sonny!» esclamò, poi si precipitò verso la porta per salutarlo. «Siete riusciti a tappare la falla…»
Non si trattava di Sonny, ma di Doc Lyle. In una mano reggeva Cleo, mentre nell’altra stringeva due mandarini reali sporchi di fango e dall’aria decisamente defunta.
«Ho qui due mandarini reali morti e un esemplare di vita animale illegale,» annunciò il veterinario in tono rabbioso. «C’è un motivo per cui su Keramos abbiamo delle leggi che vietano l’introduzione di specie aliene.»
«Ma lei non può certo credere che Cleo abbia ucciso…»
«Non posso provare che lo abbia fatto…»
«Ma questo è ridicolo! Gli scarabei non sono animali predatori. Cleo non ucciderebbe alcunché,» protestò Delanna. Fece per allungare una mano verso lo scarabeo, che adesso si stava agitando nella stretta di Doc Lyle.
«Però tu non puoi neppure provare che non l’abbia fatto.»
«A me sembra che siano annegati,» affermò Delanna, ed era proprio così: le loro piume dai colori vivaci erano fradice e sporche di fango. «Il temporale…» esordì, nel tentativo di spiegare con quanta violenza fosse caduta la grandine, ma il veterinario la interruppe di nuovo.
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