Janas, per qualche secondo, aveva temuto che il colpo della sua 45 facesse accorrere nell’ufficio tutti gli agenti di Central, e invece non era capitato niente. L’ufficio del presidente e il corridoio erano isolati acusticamente in modo così perfetto, che nessuno aveva sentito la detonazione. Janas, benché fosse ancora turbato dalla morte dell’agente della CNS, si sentiva già più tranquillo.
«Chi fa quel mestiere corre il rischio di una morte violenta» gli aveva detto D’Lugan.
«Ma io non mi sento meglio, per questo motivo» aveva risposto Janas. «Era sempre un membro della CNS.»
«Già» aveva detto D’Lugan, senza aggiungere altro.
Mentre aspettavano che Franken si riavesse, D’Lugan mise Janas al corrente degli avvenimenti recenti. Come già aveva sospettato, tra loro c’era effettivamente una spia, per quanto Jarl Emmett non fosse riuscito a scoprire chi fosse. La spia, comunque, aveva riferito a Franken ciò che era avvenuto la sera prima, e Franken aveva dato ordine di arrestare i cospiratori. A questo punto, una controspia di Emmett aveva, a sua volta, avvertito il Settore Operazioni. Emmett aveva provveduto immediatamente a tenere sotto controllo il centro Operazioni, che era un centro nevralgico della Compagnia, mentre avvertiva gli altri aderenti al complotto, informandoli che ormai era in atto uno dei piani proposti da D’Lugan. Non essendo riuscito a mettersi in contatto con Janas, Emmett aveva inviato D’Lugan perché lo mettesse in guardia. D’Lugan, che era stato fermato ed era riuscito a stento a sfuggire all’arresto, era arrivato appena in tempo per salvare Janas dai Neri.
Apportando una leggera variante al piano, lui e Janas dovevano catturare Altho Franken e suo fratello Bilthor, e tenerli sotto controllo finché, dal Settore Operazioni, fosse arrivato Jarl Emmett.
«Per prima cosa occorre modificare la politica della società» disse D’Lugan. «E quindi bisogna modificare i programmi dei calcolatori di Central, e soprattutto quelli del computer del Settore Operazioni, sostituendo al programma di collaborazione stabilito da Franken uno di stretta neutralità. Ora, la cosa si può fare in due modi. O costringiamo il Consiglio di Direzione a firmare il contrordine, ma non credo che ce la faremo, o emaniamo un ordine d’emergenza con priorità assoluta, firmato dal presidente e dal vice-presidente del Settore Operazioni. Questo è il progetto di Jarl.»
Dopo una breve pausa, D’Lugan riprese: «Perché il cervello elettronico accetti un cambiamento di indirizzo ad alto livello, bisogna che Franken e suo fratello firmino e sottopongano le impronte digitali e retinali al calcolatore. Una volta compiuto questo passo, Jarl potrà affidare al computer i nuovi ordini.»
«Ma dobbiamo portare gli ordini al Settore Operazioni?» chiese Janas. «Non è possibile fare tutto qui?»
«Be’» disse D’Lugan «a Central, secondo Jarl, ci sono solo sei calcolatori in grado di accettare mutamenti di politica ad alto livello. Tutti, ad eccezione di uno, si trovano in questo edificio, ma secondo Jarl, ci sarà impossibile raggiungerli. Il sesto calcolatore, invece, si trova al Settore Operazioni, che in questo momento è ancora in mano di Jarl. È indispensabile portare laggiù i due Franken, se vogliamo inserire il nuovo programma nel calcolatore.»
Franken, finalmente, si riebbe dal colpo ricevuto.
«Cosa è capitato, Bob?» chiese.
Janas non parlò immediatamente. Dopo alcuni secondi di silenzio, disse: «Sei stato tu a costringerci, Al. Dovevamo fare qualcosa.»
«Ma è una follia!» scattò Franken. «Cosa sperate di fare? Spiegatemelo!»
«Speriamo di salvare la vostra pelle» rispose D’Lugan, con lo stordigente puntato su Franken. «E anche la nostra.»
«Vi farò fucilare tutti» scattò Franken. «Anche te, Bob. Eri un mio amico, ma ti farò fucilare lo stesso!»
«Può darsi» disse Janas «ma forse, prima, riusciremo a salvare qualcosa dal pasticcio in cui ci troviamo.»
«Sei pazzo, Bob» gridò Franken. «L’unico modo per salvare la Terra è aiutare la Confederazione.»
«Salvare la Terra!» disse Janas. «Niente può più salvare la Terra, niente nell’universo può impedire che la Confederazione sia distrutta e che la Terra cada in mano ai ribelli. È solo una questione di tempo; si tratta di aspettare che Henri Kantralas arrivi a Ginevra, ammesso che prima non la rada al suolo. È per questo che noi dobbiamo cercare di salvare la CNS.»
«E come?» disse amaramente Franken. «Come pensate, con i vostri progetti da cavalieri erranti, di salvare la CNS?»
«Bene» disse Paul D’Lugan, gelido. «Per prima cosa dobbiamo avere qui vostro fratello Bilthor.»
«E come ci riuscirete?» chiese Franken.
«Lo chiamerete voi» rispose D’Lugan. Apri il caricatore dello stordigente, modificò un aggeggio e lo richiuse. «Cittadino Franken» continuò, piano. «Questa non è una normale pistola a raggio. È un modello speciale, che hanno in dotazione gli ufficiali della flotta della Cintura. Forse la riconoscerete. In questo momento, il raggio è molto più potente di prima, e se io lo usassi contro di voi, non si limiterebbe a paralizzare temporaneamente il vostro sistema nervoso, ma lo distruggerebbe. Mi capite?»
Franken divenne color cenere, ma non disse niente.
«Ripeto: mi capite cittadino Franken?»
Franken, finalmente, accennò di si.
«E non esiterò a farlo.»
Janas guardò il giovane e capì che diceva sul serio. Con un semplice gesto del suo indice, Altho Franken sarebbe diventato un corpo inerte, in preda a crudeli sofferenze.
«Cittadino Franken» continuò D’Lugan. «Noi, ormai, non abbiamo più niente da perdere. Se non collaborate con noi, farò quanto ho detto.»
Franken, spaventato e supplicante, si voltò verso Janas.
«Lo farà, Al» gli disse Janas.
«E tu lo lascerai fare?» gridò Franken. «Credevo che fossi mio amico.»
«Lo ero» disse Janas. «Ma tu stesso hai detto che mi avresti fatto fucilare.»
«Ma non intendevo farlo!» gridò Franken.
«Lo farà» rispose Janas «e io non glielo impedirò. Sarà meglio che tu chiami Bilthor.»
«E Enid?» disse a un tratto Franken, aggrappandosi con la forza della disperazione a qualsiasi appiglio.
«Enid?» chiese Janas, serrando più forte la 45.
«Tu le vuoi molto bene, vero?» chiese Franken, mentre un po’ di colore gli tornava in viso e la voce si faceva già più sicura. «Tu non vuoi, vero, che le venga fatto del male?»
«Non le sarà fatto alcun male» disse Janas, freddo.
«Ne sei sicuro?» chiese Franken.
«Che cosa vuoi dire?» Janas era furioso.
«Se capita qualcosa a me...» cominciò Franken.
«Sarebbe nelle tue mani, dunque?»
«Sì» disse Franken. «I miei uomini l’hanno presa stamane.»
«Dove?»
«Nel suo appartamento.»
«Quale appartamento?»
«Quello che ha a San Francisco, nella casa dove vive suo fratello.»
«Dimostramelo!» il dito di Janas si contrasse involontariamente sul grilletto.
«Faresti meglio a credermi, Bob» disse Franken, con l’ombra di un sorriso.
«Faresti meglio a darmi le prove di ciò che dici, Al» disse Janas. «Enid, stamane, non era a casa sua. È andata via ieri.»
«Nessuno ha visto...» cominciò Franken ma poi si rese conto dell’errore. Il sorriso si spense e ogni traccia di baldanza scomparve dalla sua faccia.
«Chiama Bilthor» disse Janas, indicando, con il calcio della pistola, la trasmittente.
Con mossa lenta, come un uomo che si muove su un pianeta ad altra gravità, Franken allungò la mano all’apparecchio.
«Non fate sciocchezze» disse D’Lugan.
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