Bob Shaw - Cosmo selvaggio

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Cosmo selvaggio: краткое содержание, описание и аннотация

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Un’astronave stellare da esplorazione spedisce su un pianeta sconosciuto sei moduli di atterraggio e ne vede tornare sette. Su quel pianeta c’и chiaramente “qualcosa che non va”… Ma nelle zone piщ remote e selvagge del Cosmo, si sa, le cose non vanno mai perfettamente lisce e gli esploratori devono sempre stare in guardia, devono sempre aspettarsi di tutto. Giustamente Bob Shaw ha messo in epigrafe alla strabiliante saga dell’astronave “Sarafand” questi memorabili versi di R. L. Stevenson: “Per il Cosmo strano e selvaggio me ne vado, da eterno straniero. Il mio amore sono le tue strade e i brillanti occhi del pericolo”.

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Surgenor, seduto al lungo tavolo, osservava confuso i puntini di luce passargli attraverso le mani, cercando di convincersi che ognuno di essi conteneva centinaia di milioni di soli, e che una gran parte di questi soli erano la fonte di vita di qualche civiltà. Al primo lampo di ispirata comprensione era seguita una reazione, e ora, come in quei disegni in cui i pieni possono essere visti anche come vuoti, le sue percezioni rimbalzavano continuamente da un estremo all’altro: un momento gli sembrava di essere un uomo di dimensioni normali che osservava scintille entrargli magicamente nelle mani e nelle braccia senza fargli male; il momento dopo era un gigante di proporzioni inimmaginabili, il cui corpo aveva un volume maggiore dello spazio conosciuto dagli astronomi terrestri.

— … non posso crederci — stava dicendo Theo Mossbake. — Se fosse vero, vorrebbe dire che la nave e i nostri corpi sono stati trasformati nel più sottile gas immaginabile. Un atomo ogni milione di anni-luce, o qualcosa del genere. Dovremmo già essere morti.

— Dimenticati tutto quello che hai imparato a scuola — rispose Mike Targett. — Abbiamo a che fare con la fisica dei vortici, ora, e tutte le regole sono diverse.

— Eppure non riesco a capire perché non siamo morti.

Targett, che era stato il primo a intuire il concetto di vortice, parlò, con fervore ispirato. — Te lo ripeto, Theo: è tutto diverso. Se ci pensi, le leggi della fisica convenzionale dicono che avremmo dovuto morire quando ci siamo ristretti. Avremmo dovuto diventare densi al punto di trasformarci in una microstella neutronica… ma non è successo. Forse gli stessi atomi, e le particelle di cui sono composti, sono stati ridotti in proporzione. Non so come sia avvenuto, ma certo ora ci troviamo dalla parte opposta della scala.

Voysey fece schioccare le dita. — Se ritorneremo alle nostre dimensioni originarie, Aesop potrebbe utilizzare la propulsione della nave.

— Ho paura di no — disse Targett. — Aesop mi correggerà se sbaglio, ma gli ci vogliono parecchi minuti per preparare un balzo nello spazio-beta, mentre noi passeremo per il nostro stato originale in una frazione infinitesimale di secondo. Lo vedi anche tu che il processo si fa sempre più veloce. Le galassie sono più staccate e si muovono più in fretta di quando ci siamo seduti. Quando cominceranno a farsi più grandi, la velocità aumenterà ancora di più, e ben presto si muoveranno così in fretta che non saremo più in grado di vederle.

Targett fece una pausa, osservando la migrazione di lucciole. — In effetti, in rapporto a noi, alla fine viaggeranno a migliaia di volte la velocità della luce, ma questo avverrà perché noi ci contraiamo a quella velocità. È un pensiero inquietante.

— A proposito di pensieri inquietanti — disse Christine Holmes con voce esile, contribuendo per la prima volta alla discussione — mi viene da pensare a quello che hanno detto Dave ed Al a proposito del corpo di Billy Narvik, e della luce che ne usciva. Perché è cominciato proprio lì?

— Pura coincidenza, Chris. Dave ha trascinato il corpo nello stanzino degli attrezzi, e l’ha messo sul centro di gravita della nave. Il centro di gravita è l’unico elemento non variabile in tutta questa faccenda: nell’universo occupa sempre la sua posizione originaria, e la nave si condensa verso quel punto da tutte le direzioni. Ecco perché torneremo nella zona del vortice spaziale, e non in qualche altra parte… del…

Targett s’interruppe, e la sua faccia si fece sensibilmente più pallida, mentre si rivolgeva a Surgenor. — Dave, il centro di gravita… possiamo spostarlo!

— Abbastanza? — Surgenor lo guardò a sua volta, attraverso la nebbia di galassie. — L’equivalente di trenta milioni di anni-luce?

— Non è che un mignolo… e noi siamo grandi, Dave… — Targett fece un sorriso pallido e freddo, il sorriso di un uomo che ha trasceso il proprio destino mortale. — Dovrebbe essere facile fare i calcoli per Aesop, e, anche se questa volta ci va male, possiamo sempre ritentare la prossima.

Quattro giorni dopo l’astronave Sarafand , dopo avere ancora una volta inglobato l’intero universo ed essere implosa dentro di esso, si materializzò nello spazio normale vicino a un sole giallo. Dopo una breve pausa iniziò il suo lento, paziente avvicinamento all’astroporto di Bay City, sul pianeta chiamato Delos.

20

— Ascolta queste parole, Aesop — disse Surgenor. Aveva finito di riporre le sue cose nella valigetta da viaggio in fibra di vetro e si stava preparando a lasciare la stanza che era stata la sua sola dimora per quasi vent’anni. Era una stanza piccola e disadorna, poco più di una scatola di metallo provvista dei servizi indispensabili, ma all’ultimo momento si sentiva riluttante a lasciarla.

— Ti ascolto, David. — La voce di Aesop, a causa del silenzio nella nave, sembrava più alta del solito.

— Io… questa probabilmente è l’ultima volta che noi ci parliamo.

— Dal momento che tu stai per lasciare la nave, e io sarò messo fuori servizio fra sedici minuti, è certamente l’ultima volta che parli con me. Che cosa vuoi?

— Ecco… — Surgenor pensò a quanto fosse stupido dire addio a un computer, o chiedergli come si sentiva di fronte alla morte imminente. — Volevo solo vedere se funzionavi ancora.

Vi fu un silenzio prolungato, poi Surgenor si rese conto che Aesop, avendo dimostrato di essere ancora in perfetta efficienza, aveva pensato che non occorreva dire altro. «È perfettamente logico» pensò Surgenor prendendo la valigia. Uscì dalla stanza, percorse il corridoio semicircolare e scese la scaletta fino alla mensa. Vi erano dei tavoli in più, ancora ingombri di bicchieri vuoti e di piatti, i resti della conferenza stampa che si era tenuta la mattina. Un sigaro mezzo fumato era stato schiacciato sul pavimento, e Surgenor lo gettò di lato con un calcio. Scese la scaletta che portava all’hangar.

Per misura di sicurezza il buco che lui e gli altri avevano scavato con i laser nel pavimento era stato delimitato con puntelli e una corda rossa. Anche parte della parete dello sgabuzzino era stata tagliata, e il metallo raggrinzito dal calore stava a testimoniare della fretta con cui era stato eseguito il lavoro. Surgenor guardò giù nella sala macchine, immersa nel buio, ripensando a quelle ore di frenetica attività che avevano prodotto tanto sconquasso nella struttura della Sarafand .

Il taglio delle paratie si era reso necessario per due ragioni: la prima, per permettere ai microscopi di Aesop di osservare senza intralci il punto immaginario che costituiva il centro di gravita della nave ; la seconda, per poter disporre di una massa in più da trasportare rapidamente da una parte dell’hangar, spostando in tal modo, per quanto di poco, il centro di gravita della nave. La maggior parte dello spostamento di massa, tuttavia, era stato ottenuto muovendo due dei moduli di esplorazione fuori dai loro stalli, in base alle istruzioni precise e millimetriche di Aesop.

Surgenor ne sapeva poco di matematica superiore, ma aveva la sensazione che Mike Targett, il giovane eroe del momento, fosse stato fin troppo sicuro di sé, e adesso fosse fin troppo compiaciuto, per quello che avevano fatto. Avevano lasciato che la nave completasse ancora una volta il ciclo contrazione-espansione, per permettere a Aesop di orientarsi meglio fra l’infinità di galassie e di calcolare il nuovo centro di gravita. Questa volta, al momento dell’inversione, non avevano guardato fuori della nave, ma si erano invece radunati attorno allo stanzino degli attrezzi, e avevano visto un puntino di luce vivissima apparire al centro del reticolo improvvisato sistemato nel buco aperto nel pavimento.

Il senso di timore riverenziale che Surgenor aveva provato in quel momento, ritornò in lui, rafforzandolo nella sua opinione che la Sarafand e il suo equipaggio, in fin dei conti, erano stati fortunati. Erano restati intrappolati in una pericolosa tenaglia matematica. La massa della nave era tale che avevano potuto spostare il suo centro di gravita solo di due centimetri; ma ad un certo stadio del ciclo, quei due centimetri sarebbero stati sufficienti a farli finire cento volte più lontani dalla Via Lattea dei trenta milioni di anni-luce originari, mentre in un altro stadio sarebbero serviti solo a farli piombare in una diversa zona della galassia straniera, o anche ai limiti del vortice. Dovendosi fidare soltanto del proprio istinto, Surgenor aveva la sensazione che, nonostante le fantastiche risorse delle unità elaborative di Aesop, il risultato finale avrebbe anche potuto essere disastroso.

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