Bob Shaw - Cosmo selvaggio

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Cosmo selvaggio: краткое содержание, описание и аннотация

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Un’astronave stellare da esplorazione spedisce su un pianeta sconosciuto sei moduli di atterraggio e ne vede tornare sette. Su quel pianeta c’и chiaramente “qualcosa che non va”… Ma nelle zone piщ remote e selvagge del Cosmo, si sa, le cose non vanno mai perfettamente lisce e gli esploratori devono sempre stare in guardia, devono sempre aspettarsi di tutto. Giustamente Bob Shaw ha messo in epigrafe alla strabiliante saga dell’astronave “Sarafand” questi memorabili versi di R. L. Stevenson: “Per il Cosmo strano e selvaggio me ne vado, da eterno straniero. Il mio amore sono le tue strade e i brillanti occhi del pericolo”.

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Una volta incontrò Christine Holmes nel corridoio delle cabine, e cercò di parlarle, ma lei gli passò accanto con lo sguardo impersonale di una straniera, e lui capì che nessuno dei due aveva qualcosa da dare o da ricevere. Continuò a muoversi, a lavorare, a parlare, e accolse con sollievo l’ora fissata, quando gli undici membri sopravvissuti della Sarafand si riunirono al lungo tavolo della mensa. Le “finestre” che si aprivano lungo la parete semicircolare erano nere, come si addiceva all’ora notturna, ma le luci della sala, gialle arancione e bianche, creavano un’atmosfera di calore e sicurezza.

Prima che la riunione si aprisse, Gillespie prese da parte Surgenor. — Dave, cosa ne dici se tanto per cambiare parlo io?

— Per me va bene. — Surgenor gli sorrise, apprezzando d’improvviso il fatto che l’ex-commesso dell’Idaho avesse acquisito una nuova statura. — Ti sosterrò io, questa volta.

Gillespie si mise a capotavola, e restò lì in piedi finché gli altri non si furono seduti. — Credo sia inutile dire che siamo in un grosso guaio. Così grosso che nessuno di noi riesce a vedere una via di uscita. Neppure il Capitano Aesop. Comunque, così come abbiamo fatto quando credevamo di poter raggiungere un pianeta, dobbiamo stabilire delle regole. E le seguiremo finché sarà possibile.

— Tutti sull’attenti: petto in fuori e pancia in dentro — mormorò Burt Schilling. Aveva preso due pasticche di Antox, ma nei suoi occhi c’era una fissità cupa, che indicava come fosse ancora ubriaco. — La maggior parte delle regole riguarderà naturalmente l’uso delle riserve di cibo — continuò imperturbabile Gillespie, dando un’occhiata ai suoi appunti. — Penso che tutti vogliamo prolungare la nostra vita… ma non oltre un periodo ragionevole, non in condizioni tali da renderla priva di significato. Per questa ragione propongo razioni giornaliere di mille calorie, in cibo solido e bevande non alcooliche, a persona. Aesop mi ha fornito un inventario, e con mille calorie al giorno abbiamo abbastanza cibo per ottantaquattro giorni.

«Prima di allora saremo vecchi» pensò Surgenor. «Non è molto tempo, ma quando sarà passato, saremo ridotti a niente».

— Naturalmente perderemo un bel po’ di peso, ma Aesop dice che il giusto equilibrio di proteine, grassi e carboidrati ci terrà in buona salute. — Gillespie fece una pausa, guardando gli uomini seduti attorno al tavolo. — Poi c’è il problema dei liquori, che non è così facile da risolvere. Prendendo lo stesso periodo di ottantaquattro giorni, avremmo ciascuno trecento calorie al giorno in birra e vino, e duecentoquaranta in liquori. Dobbiamo decidere se vogliamo dividere anche queste in razioni giornaliere, o se preferiamo lasciarle per…?

— Sono stufo di stare a sentire tutte queste scemenze — annunciò Schilling dando un pugno sul tavolo. — Non abbiamo bisogno di regole sul bere. Gillespie restò calmo. — Cibi e bevande devono essere equamente distribuiti.

— La cosa non mi riguarda — disse Schilling. — Non ho nessuna intenzione di starmene qui a far la fame per altri tre mesi. Non voglio cibo: prendo la mia razione in liquori. Tutta in liquori.

— Non puoi farlo.

— E perché no? — Schilling cercò di assumere un tono ragionevole. — Significherebbe una maggiore quantità di cibo solido per quelli che ne hanno voglia.

Gillespie appoggiò il blocco con gli appunti sul tavolo e si chinò verso di lui.

— Perché in un paio di settimane potresti ingoiare facilmente tutta la tua razione; poi, tornato lucido, decideresti di non essere ancora pronto a morire di fame, e gli altri dovrebbero nutrirti. Ecco perché.

Schilling sbuffò. — Va bene, va bene. Mi metterò d’accordo coi miei amici: il mio cibo per i loro liquori.

— Non potremo permettere neppure questo — disse Gillespie. — Porterebbe al medesimo risultato.

Ascoltando la discussione, Surgenor, pur essendo in linea di massima d’accordo con Gillespie, non poté fare a meno di pensare che fosse necessaria una certa flessibilità. Stava pensando a come esprimere la sua opinione senza aver l’aria di andare contro Gillespie, quando Wilbur Desanto, il nuovo compagno di Gillespie sul Modulo Due, alzò la mano.

— Scusa, Al — disse con aria triste. — Tutti questi calcoli si basano su undici persone, per l’intero periodo. E se qualcuno volesse finirla subito?

— Vorresti dire se volesse suicidarsi? — Gillespie considerò l’idea per un momento, poi scosse la testa. — Nessuno vorrà farlo.

— Davvero? — Desanto rivolse agli altri un sorriso timido. — Forse Billy Narvik ha avuto l’idea giusta.

— Narvik era drogato, ed è caduto per errore.

— Tu non c’eri — intervenne Schilling. — Si è lanciato in volo. Lui voleva farlo, te lo dico io.

Gillespie sbuffò impaziente. — Narvik è il solo che possa darci una risposta, perciò se vedete il suo fantasma uscire dal ripostiglio fatemelo sapere, va bene?

— Studiò le facce degli altri, per assicurarsi che il suo sarcasmo non fosse andato sprecato. — E finché non succede, gradirei dedicarmi ai vivi, d’accordo?

Desanto alzò ancora la mano. — Cosa rispondi, Al? Come deve fare chi vuole farla finita in fretta? Glieli fornirà Aesop i mezzi?

— Per l’ultima volta…

— È una domanda legittima — disse Surgenor a bassa voce. — Penso che abbia diritto a una risposta.

Gillespie assunse un’espressione risentita. — Tanto per cominciare, Aesop non ha medicine di questo genere fra le sue scorte. È programmato per tornare alla più vicina base del Servizio nel caso che qualche uomo contragga una malattia seria.

— Ecco la soluzione! — Victor Voysey spalancò le braccia. — Qualcuno dovrebbe farsi venire un’appendicite, e Aesop sarebbe costretto a riportarci a casa!

— In ogni caso — continuò Gillespie, ignorando l’interruzione — Aesop non aiuterà mai un uomo a uccidersi, in qualunque circostanza.

— Proviamo a chiederglielo, tanto per essere sicuri.

— No! — La voce di Gillespie era dura. — Lo scopo di questa riunione è di discutere sul modo migliore per restare vivi. Chiunque voglia parlare con Aesop su come suicidarsi, può farlo in privato, nella sua stanza, ma mi pare che qualunque imbecille dovrebbe essere capace di arrangiarsi, senza l’aiuto di uno schifosissimo computer. Mi sembra che non ci voglia poi una grande immaginazione, e che chiunque voglia ammazzarsi davvero, possa farlo senza tanto baccano e senza farci perdere tempo alle riunioni.

— Grazie, Al. — Desanto si alzò e fece un piccolo inchino. — Mi scuso per aver sprecato un po’ del vostro prezioso tempo. — Spinse indietro la sedia, raggiunse la scaletta e salì verso le cabine, annuendo pensosamente fra sé.

— Qualcuno dovrebbe andare a vedere cosa fa — disse nervosamente Mossbake.

— Non ce n’è bisogno — replicò Gillespie. — Wilbur non si ammazzerebbe neppure se ne andasse della sua vita. Lo conosco. Si è offeso perché l’ho trattato male.

La riunione riprese in un’atmosfera nettamente diversa da prima. Perfino Schilling votò a favore delle mozioni finali. Surgenor, nonostante le sue riserve, dovette ammettere che il metodo rigido adottato da Gillespie era servito a dare un po’ di disciplina. Al faceva quello che lui stesso aveva fatto tante volte nel passato: occupare il vuoto di comando, rendersi un bersaglio tangibile ed identificabile per le emozioni negative che gli esseri umani provano sempre quando le cose cominciano ad andare storte.

Era una posizione coraggiosa, date le circostanze. La nave non era che una sottile bolla di luce e di calore, circondata da un nero oceano di vuoto, e non c’era altra prospettiva se non quella di un peggioramento continuo, finché il capitano e i suoi allegri marinai non sarebbero stati tutti morti. C’era da aspettarsi un sacco di emozioni negative prima della fine.

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