Fred Hoyle - La Nuvola nera
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- Название:La Nuvola nera
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Nortonstowe
Il maniero di Nortonstowe sorge in una zone boscosa, sulle alture presso Cotswolds, non distante dallo scosceso pendio occidentale. Tutt’intorno la terra è fertile. Quando fu avanzata l’idea di passare il maniero in proprietà del governo, ci fu una certa opposizione, sia fra la gente del posto sia sui giornali del Gloucestershire. Ma il governo, come spesso succede in questioni del genere, l’ebbe vinta. La gente del posto si calmò un poco quando seppe che il governo aveva rilevato il maniero per ricerche di carattere agricolo, e che i contadini potevano rivolgersi là per aver consigli.
Un intero quartiere residenziale fu costruito nei pressi di Nortonstowe, a circa un miglio e mezzo, e in posizione invisibile dal maniero. Comprendeva alcuni grossi edifici con le abitazioni per il personale, ma accanto c’erano anche casette singole, per i funzionari più alti in grado; insomma per i pezzi grossi.
In uno degli appartamenti dell’edificio più grande abitavano Helen e Joe Stoddard. Joe si era trovato un posto come giardiniere, un posto che gli andava benissimo. Aveva trentun anni, e da trenta faceva quel mestiere, mestiere appreso dal padre, giardiniere anche lui dall’epoca dei primi passi. Il lavoro gli andava benissimo, perchè gli consentiva di passare all’aperto tutta l’annata. Gli andava benissimo perchè, in un’epoca di scartoffie e di lettere, quel lavoro gli perrnetteva di ignorare completamente la carta e la penna. Va detto che Joe appena sapeva leggere e scrivere. Consultava i cataloghi delle sementi, è vero, ma solo guardando le figure. E non ce n’era nemmeno bisogno, perchè a ordinare i semi provvedeva il capo-giardiniere.
Nonostante una notevole lentezza mentale, Joe godeva della simpatia di tutti i compagni di lavoro. Nessuno lo trovò mai diverso dal suo umore normale, nessuno lo conobbe mai giù di morale. Nei momenti di perplessità, gli si disegnava in viso un sorriso pacato e cordiale.
Joe riusciva a controllare i muscoli del suo corpo possente, allo stesso modo in cui non riusciva a controllare il cervello. Era eccellente nel gioco delle frecce, ma lasciava volentieri agli altri l’incarico di segnare i punti. Alle bocce era il terrore del vicinato.
Helen Stoddard creava uno strano contrasto con il marito: era una ragazza graziosa e sottile, di ventotto anni, molto intelligente, anche se incolta. Era un mistero il motivo per cui Joe e Helen stavano tanto bene insieme. Forse perchè non era difficile maneggiare Joe. O forse perchè i loro due bambini parevano aver ereditato la parte migliore di due mondi diversi: l’intelligenza della madre e la robustezza fisica del padre.
Ma ora Helen era adirata con Joe, perchè intorno alla casa grande stavano accadendo delle cose strane. Nelle ultime due settimane centinaia di uomini erano piombati in quel luogo. Avevano distrutto le vecchie installazioni per farne altre. Avevano sgombrato una vasta distesa di terra alzando dappertutto degli strani fili. Doveva esser facile per Joe scoprire il significato di tutti quei cambiamenti, ma altrettanto facile era stato prendere in giro Joe dandogli spiegazioni ridicole; per esempio — questa l’ultima sciocchezza che gli avevan detto — che i fili servivano per far crescere dritti gli alberi.
Joe dal canto suo non capiva il motivo di tanta preoccupazione. Se quelle cose erano strane, come diceva sua moglie, be’, tante altre cose erano strane. Lo sanno loro, pensava Joe, e tanto gli bastava.
Helen era arrabbiata perchè doveva rivolgersi, per sapere qualcosa, alla sua rivale, la signora Alsop. Peggy, la figlia di Agnes Alsop, era impiegata come segretaria al maniero, e questa Peggy aveva tra le altre doti, una curiosità maggiore di quella di Helen e della madre. Perciò c’era un costante afflusso di notizie in casa Alsop. Grazie in parte a questo, ed in parte all’abilità con cui sapeva usarle, era cresciuto tra i civili il prestigio di Agnes Alsop.
Si aggiunga a questo la grande capacità di deduzione della signorina Alsop: il giorno in cui Peggy svelò il mistero di tutte quelle casse contrassegnate «fragile, maneggiare con cura», la signora Alsop raggiunse i fastigi della celebrità.
«Sono piene di valvole radio, ecco di cosa son piene,» diceva all’assemblea riunita, «milioni di valvole.»
«Ma a che cosa servono questi milioni di valvole?» chiese Helen.
«Perchè non vai a chiederlo?» rispose la signora Alsop.
«Allora a che cosa servono tutte quelle torri e quei fili proprio nel campo di cinquecento acri? Secondo me stanno costruendo il raggio della morte.»
E rimase di quel parere anche dopo che ebbe visto ciò che successe in seguito.
L’agitazione a Nortonstowe raggiunse l’acme quando arrivò «quella gente». Pareva che Peggy avesse perso la testa: diceva alla mamma che un uomo alto con gli occhi azzurri aveva parlato a gente importante del governo, trattandoli «come se fossero fattorini d’ufficio». «È il raggio della morte, vedrai,» sospirava la signora Alsop.
Tuttavia un bocconcino, forse il più importante dal punto di vista pratico, toccò alla signora Helen Stoddard. Il giorno in cui arrivò «quella gente», ella partì la mattina presto in bicicletta per il vicino villaggio di Far Striding, e scoprì che avevano eretto una barriera che bloccava la strada. A guardia c’era un sergente di polizia. Certo, questa volta poteva andare al villaggio, ma in avvenire nessuno avrebbe potuto entrare o uscire da Nortonstowe senza lasciapassare. I lasciapassare li avrebbero consegnati quel giorno stesso, più tardi. In settimana tutti dovevano farsi la fotografia da applicare al lasciapassare. E i bambini che dovevano andare a scuola? Be’, il sergente credeva che avrebbero mandato un maestro da Stroud: in tal modo non sarebbe stato necessario che i bambini si recassero al villaggio. No, non ne sapeva altro.
La teoria del raggio della morte guadagnò ancora terreno.
Era una storia strana: lo aveva detto l’agente di Ann Halsey. Accettava per il 25 febbraio di eseguire due sonate, una di Mozart e l’altra di Beethoven, in una località del Gloucestershire? Il compenso era alto, molto alto, anche per una giovane pianista di grido. Ci sarebbe stato anche un quartetto. Nessun altro particolare: solo, un’automobile avrebbe atteso a Bristol il treno di Paddington delle due pomeridiane.
Solo quando Ann andò al vagone-ristorante a prendere il tè seppe da chi era composto il quartetto: Harry Hargreaves e i suoi solisti.
«Eseguiremo Schoenberg,» disse Harry. «Giusto per rintronargli un poco le orecchie. Che gente è?»
«Una festicciola di campagna, a quel che ho capito.»
«Deve essere gente abbastanza ricca, a giudicare dai compensi che offrono.»
Il viaggio da Bristol a Nortonstowe fu piacevolissimo. Si avvertiva già un sentore di primavera precoce. L’autista li portò al maniero, li guidò per i corridoi, aprì una porta: «I signori di Bristol!»
In verità Kingsley non aspettava nessuno, ma si riprese subito.
«Salve, Ann! Salve, Harry! Sono proprio contento.»
«Felice di rivedervi Chris. Ma di che si tratta? Com’è che ti sei trasformato in un signorotto di campagna? In un lord direi, considerando la magnificenza di questo posto… Tutti questi ettari di terra…»
«Be’, abbiamo un incarico speciale del governo. Pare che a loro avviso ci occorra un po’ di elevazione culturale. Ecco perchè vi hanno mandato qua,» spiegò Kingsley.
Fu una magnifica serata, sia la cena che il concerto, e la mattina dopo i musicisti se ne andarono a malincuore.
«Be’, addio Chris, e grazie per la bella serata,» disse Ann.
«Credo che la macchina vi aspetti. Peccato che dobbiate andarvene così presto.»
Ma non c’era affatto la macchina e nemmeno l’autista ad aspettare.
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