Il suo peso lo aveva tradito: dondolava, i piedi appoggiati al terreno, le ginocchia leggermente piegate, le braccia in alto. Il filo spinato gli si era conficcato nella pelle, tra i capelli, in profondità, sotto i legamenti molli. Non emetteva suoni, sbatteva soltanto le palpebre di tanto in tanto. Aveva un'espressione tranquilla, intensa.
Jack abbassò le mani. «Bliss?»
Nessuna risposta.
E adesso che succede?
Fece un passo verso di lui.
«Bliss?»
Perché non si divincola?
Il volto di Malcolm Bliss appariva sereno: solo la mandibola si muoveva, come se l'uomo si stesse concentrando per rimanere perfettamente immobile. Poi, in un lampo, Jack capì che cos'era accaduto.
Muovendosi prova dolore. È spacciato.
Gli sfuggì un respiro di sollievo.
Eccolo là, in trappola, pronto per lui. La sua preda in carne e ossa. Birdman.
Tremando, si asciugò il sudore dalla fronte e si chinò, attento a non rilassarsi, a non illudersi per quell'inaspettato colpo di fortuna. Bliss – rigido nelle sue briglie di filo spinato – guardava pacatamente davanti a sé mentre Jack lo ispezionava, con rapidità, con precisione, scrutando l'intreccio di fili, scoprendo che cosa gli causava dolore, perché e quanto. Riscontrò innumerevoli ferite minori, piccole ma insidiose, prima di trovare il fulcro, un unico spuntone penetrato in profondità nel collo di Bliss. Niente sangue ancora, ma la carne rosea, gonfia, intorno a esso pulsava. La carotide: pronta per essere spillata, svuotata.
«Qui», gli sussurrò Jack, a un palmo dal suo viso, appoggiando le dita sul filo. « Qui c'è la chiave di tutto.»
Poi tirò delicatamente il filo verso il basso, per individuare il luogo in cui iniziava il dolore. Bliss inspirò dal naso, sopportando quel gesto quasi infantile: chiuse gli occhi con pazienza, come se non provasse dolore, ma solo un senso di umiliazione per un dispetto fattogli da quel ragazzino prepotente. Jack allentò la pressione e poi girò il filo nella direzione opposta.
«Così fanno i codardi, signor Caffery», esclamò improvvisamente Bliss con voce impastata e tesa. «Sì, i codardi…»
Jack avvicinò di più il volto. «L'hai fatto? L'hai fatto davvero? Le hai uccise?»
«Sì.» Bliss chiuse gli occhi. «E me le sono anche scopate, non dimenticartelo.»
Jack rimase a fissarlo, le dita impietrite aggrappate al filo. Al di sopra degli alberi l'elicottero virò bruscamente, si allontanò dal bungalow e si diresse verso la strada. Il rumore delle pale si fece più intenso; lo spostamento d'aria scuoteva il terreno e faceva gocciolare la pioggia dagli alberi. Jack rimase rigido, senza percepire nulla se non la propria rabbia. Con lo sguardo fisso sul volto di Bliss, assaporò l'opportunità che gli veniva offerta, e i suoi occhi sembrarono accendersi.
Poi, improvvisamente, tutto si dissolse. La tentazione svanì.
Jack trasse un respiro profondo, si asciugò il sudore dalla fronte e scosse il capo, il cuore colmo di tristezza. Mormorò qualcosa tra i denti, lasciò il filo e, senza più rivolgere neppure un'occhiata a Bliss, prese a risalire lentamente il fossato.
L'elicottero passò oltre. Paul osservò il cielo grigio tra le foglie argentee ondeggianti. Un uccellino volò in tondo. Il cuore di Paul continuava a lottare, pompando le ultime, inutili gocce di linfa vitale fuori dai suoi polsi. Strano, pensò, non riesco a sentire la pioggia sulla faccia. Perché mai non sento le gocce?
Venti secondi dopo, il cuore ebbe un fremito e si arrestò.
La pioggia continuò a cadere in gocce trasparenti, dure come biglie di vetro, che rimbalzavano sugli occhi aperti.
L'elicottero mancò Jack e Bliss e passò a mezzo chilometro dal fossato, proseguendo sopra la strada principale verso l'estuario.
Molto più in basso, sotto la copertura degli alberi, Jack risaliva il fossato. Giunto in cima, qualcosa lo bloccò.
Si premette le tempie, come per attenuare un dolore sottocutaneo. Si voltò e osservò Bliss: per quanto insanguinato, sembrava in paziente attesa di qualcosa. Un ciuffolotto, attratto da quell'oggetto impigliato nella rete, aveva fatto capolino cento metri più in là, su un sicomoro. Quella bestiola non era più grande del pugno di un bambino. Con la testolina inclinata di lato, si guardava intorno, alla ricerca di cibo. Jack lo studiò a lungo, poi fece un respiro profondo e si lanciò di nuovo nel fossato, tirando i polsini della camicia per coprirsi le dita e afferrando il filo con le mani.
Uno schizzo sottile esplose nell'aria, tracciando un arco: il vaso era stato perforato. Bliss strillò e sobbalzò. I piedi ondeggiarono e le mani si alzarono istintivamente verso il collo. Jack trattenne il respiro, strinse la presa e la carotide scoppiò, riversando un fiotto di sangue sul collo bianco e sui capelli di Bliss.
Poi Jack fece un passo indietro e rimase a guardare, premendosi distrattamente l'unghia nera del pollice nel palmo, mentre il sangue di Bliss colava sul terreno. Il fatto che una vita stesse finendo non lo turbò. Al contrario, provò un senso di trionfo, di delirante trionfo.
Poi contò fino a cento per assicurarsi che fosse tutto finito. Si voltò, si sistemò la camicia e cominciò a risalire il fossato.
Gli uomini del sergente O'Shea trovarono il corpo di Joni nel corridoio. Bastò un'occhiata a confermare che era morta. Nessuno avrebbe potuto sopravvivere a quelle ferite: aveva chiaramente la colonna vertebrale spezzata e una bottiglia rotta inserita nella vagina. La Quinn entrò nel bungalow con la squadra addetta alle riprese. Venti minuti dopo riapparve, scura in volto, per scortare Jack e Maddox all'interno.
«Quell'altra l'ha lasciata là dentro.» Accese una torcia per illuminare il corridoio buio. «In soggiorno.» La Quinn si fermò e si voltò verso i due uomini. «Siete sicuri di voler vedere?»
«Naturalmente», mormorò Jack. La sua camicia era bagnata di pioggia e di sangue. «Naturalmente.»
La donna aprì la porta.
Nella stanza aleggiava il tipico odore di chiuso delle case che si usano solo per le vacanze. Le tende erano tirate, i mobili in ordine. Sulle sedie di vimini c'erano cuscini fiorati dai colori brillanti. Si festeggiava un compleanno, il compleanno di un bambino. Il tavolo era imbrattato di torta, e i palloncini ondeggiavano sul soffitto, sporchi di sangue.
«Ci siamo.» La Quinn entrò nella stanza. «Guardate da quella parte e vedrete.»
«Dove?»
La donna orientò la torcia verso la porta a battenti, verso il soffitto della cucina.
Maddox ebbe un sussulto. «Oh, Cristo.»
Era stata appesa, a faccia in giù, come un'incerata disposta sopra il tavolo. Un pezzo di filo elettrico le avvolgeva i polsi, passava attraverso il gancio sul soffitto e le legava le caviglie. Era nuda, a eccezione di uno strato di pellicola trasparente che le avvolgeva la testa e le spalle. Mummificata. Una sottile striscia di luce le illuminava le cosce rigate di sangue.
La Quinn appoggiò una mano sul braccio di Jack. «La Scientifica, detective.»
«No», ribatté lui, entrando nella cucina.
«Jack», lo richiamò Maddox. «Jack. Prima dobbiamo chiamare la Scientifica. Jack…»
Lui attraversò lentamente la stanza e i possenti muscoli del suo petto si contrassero: il suo corpo bloccò istintivamente ogni reazione. Il linoleum era appiccicaticcio. I suoi piedi cozzarono contro il divisorio metallico, e lui si fermò, le mani appoggiate sulle porte oscillanti.
Quell'opera grottesca ondeggiava, come sospinta dalla brezza. Sotto la pellicola trasparente, il volto di Rebecca era schiacciato e gonfio.
Lentamente, impercettibilmente, Jack riprese a respirare.
La tua immaginazione, Jack, vedi, non è quel Golia che credevi. No, la tua immaginazione non avrebbe mai potuto inventare una cosa simile. E tu credevi davvero di voler trovare Ewan. Pensavi veramente di voler vedere.
Читать дальше