Mo Hayder - Birdman

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In un'area industriale semiabbandonata della periferia londinese vengono scoperti i cadaveri di cinque donne mutilate e seviziate. Scattano immediatamente le indagini che vengono affidate al giovane ispettore Jack Caffery. Egli comprende all'istante che i delitti sono opera di un maniaco: le vittime sono state infatti sottoposte a procedure chirurgiche amatoriali per la riduzione del seno e sono state pettinate e truccate in modo da ricordare delle bambole. La morte tuttavia non è stata causata dalle orrende ferite, bensì da un'iniezione letale; inoltre il killer ha inserito nel petto delle vittime e cucito accanto al cuore un uccellino vivo, simbolo e firma del suo macabro operato.

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«È malato», mormorò. «Quest'uomo è malato.»

Erano polaroid delle vittime.

La Craw, la Wilcox, la Hatch, la Spacek, la Jackson. Vio lentate, mutilate. Una mostrava Shellene Craw in posizione eretta, simile a un manichino di una vetrina, sistemata tra la televisione e il muro, gli occhi aperti, le braccia tese, irrigidite.

«La parrucca», mormorò Jack, indicando la foto.

Paul si portò alle sue spalle ed emise un sibilo. «Avevi ragione, Jack. Hai indovinato in pieno.»

Sull'altra parete si trovarono di fronte alla foto di Susan Lister, nuda e sporca di sangue, legata e imbavagliata, gli occhi pesti e gonfi.

«Oh, cazzo.»

C'erano alcuni archi indistinti sulla fotografia, sulla sua faccia. Una sagoma bianca nell'angolo in basso. Jack capì: Bliss si era fotografato mentre eiaculava sulla faccia devastata di Susan Lister.

In cucina trovarono del sangue fresco sullo scolapiatti. Piatti rotti sul pavimento. Ispezionarono il frigorifero e i cassetti, dove trovarono una serie di strumenti chirurgici. Entrati nella seconda stanza, Jack posò la mano sul braccio di Paul. «Guarda.»

Sulla parete sopra il letto, un sottile schizzo di sangue si apriva a ventaglio come fosse una testata ornamentale. Le lenzuola erano macchiate di rosso e, al centro del materasso, c'era un asciugamano giallastro avvolto intorno a due sagome gelatinose. «Che cosa sono?» chiese Paul, avvicinandosi cautamente. «Sembrano…»

«So che cosa sono.» Jack rimase a guardare le due protesi, impastate di sangue coagulato e di grasso. «Sono quelle di Joni. Gliele ha estratte.»

Quando la Peugeot blu raggiunse il Wildacre Cottage, era già tutto asciutto. Il bungalow si trovava alla fine di una strada che divideva un campo di grano, lungo e liscio come i capelli bagnati di una bionda. Era appartato: Malcolm non correva rischi di essere osservato mentre trascinava le donne, la fodera di un cuscino sulla testa, nel bungalow scuro e le depositava nel corridoio, contro il pannello di vetro smerigliato a lato della porta.

Quando «Clitoride» aveva iniziato a gridare, a lui erano saltati i nervi. Doveva andarsene, a ogni costo. Caricarle sull'auto era stato relativamente semplice: una nello spazio sotto il sedile posteriore, l'altra nel bagagliaio. Coperta con giacche a vento e un vecchio sacco a pelo. Sebbene fosse agitato, e continuasse a scrutare la strada, aspettandosi di vedere la polizia da un momento all'altro, in quel mezzogiorno piovoso di metà settimana nessuno si fermò a osservare un uomo insignificante che caricava la sua auto.

Era protetto dalla tettoia e un'ulteriore sicurezza era costituita dal fatto che entrambe le donne erano state tramortite con l'impugnatura della sega elettrica.

Tornò alla macchina, prese le quattro borse di Sainsbury's dal bagagliaio, e le portò in casa. La porta sbatté alle sue spalle. Poi, mentre apriva le borse, riempiva ciotole di M &M, appendeva ghirlande di carta alle finestre e gonfiava con una bomboletta palloncini dai colori pastello, iniziò a parlottare alle due ragazze. Disse che era il suo compleanno, e illustrò il programma della giornata. Nessuna delle due poteva udirlo, ma lui continuò ugualmente a borbottare, grattandosi ogni tanto la faccia.

Quando Paul uscì dall'abitazione, la pioggia era cessata. Andò in giardino, da dove si vedevano le gru del cantiere che si stagliavano nel cielo che si andava rasserenando, e trovò Jack in mezzo al prato, intento a fissare qualcosa nell'erba alta.

«Jack?»

Lui non rispose.

«Jack? Che succede?»

L'altro si voltò, lo sguardo assente. Senza parlare, indicò un punto del terreno.

«Che cosa c'è?» disse Paul, chinandosi. Ai piedi di Jack, nell'erba bagnata, si trovava una bicicletta bianca e grigia. Sembrava che qualcuno ce l'avesse buttata. «Una bicicletta?» v

«È di Rebecca», mormorò Jack. «È la bici di Rebecca.»

Tornando alla macchina, le telefonò. Rispose la segreteria. Lasciò un messaggio e compose il numero di Shrivermoor.

Rispose Marilyn. «Ah, Jack, bene. Ho appena parlato con la Amedure. Quel capello… corrisponde. Vuole che tu…»

«Marilyn, ascoltami. Di' a Steve che ci siamo. Ho bisogno del TSG. E della Scientifica: la Quinn, Logan. Siamo in Brazil Street.»

«Va bene, va bene… Aspetta.» La sentì parlare con qualcuno.

Maddox. «Jack? Dove sei?»

«A Lewisham. Brazil Street.»

«A quale numero?»

«34a.»

L'altro rimase per un attimo in silenzio. In sottofondo si udì qualcuno gridare d'eccitazione. «Jack, quell'indirizzo è una pista», borbottò Maddox, schiarendosi la gola. «Abbiamo scorso la bolletta telefonica di Harteveld… Risulta che ha chiamato qualcuno al 34a di Brazil Street, due volte la mattina della scomparsa della Craw e due volte nella settimana in cui si è ucciso. Logan e Betts stanno arrivando.»

«È lui, Steve…»

«Che cosa avete trovato?»

«Fotografie, strumenti chirurgici, bisturi. Si chiama Malcolm Bliss. È scappato. Ha una Peugeot blu. E qualcuno con sé.»

«Cristo.» La voce di Maddox suonò stanca.

«Penso che sia diretto in campagna. Tra circa dieci minuti avrò un indirizzo. Voglio l'AMIP.»

«D'accordo. Marilyn, dirigi tu le operazioni… Un briefing a Greenwich tra… diciamo trenta minuti?»

«Diciamo pure venti.»

50

Caffery ed Essex furono sorpresi di trovare Lola Velinor – i meravigliosi capelli neri raccolti in uno chignon, una discreta collana di perle sul vestito di lino blu marine -, seduta nell'ufficio del St. Dunstan's. E capirono che il corpo della Peace non era stato lasciato per caso nel suo giardino.

«Lei non mi aveva detto di essere del personale.»

«Non me l'ha chiesto.»

«Chi è il capo?»

«Io.»

«E Bliss?»

«Malcolm? Malcolm è il mio assistente. È in permesso.»

«Lui conosceva Harteveld.»

Lei raddrizzò la testa e si accigliò. «Sì. Gliel'ho detto quando mi ha interrogato. E allora?»

Paul si sedette alla scrivania e si protese, chinando il capo con un atteggiamento confidenziale.

Ma Jack era impaziente. «Non farla lunga, Paul. Ci serve un indirizzo.»

Lola Velinor lo fissò, il viso proteso verso l'alto, e socchiuse gli occhi. «Io non devo darle proprio nulla, detective.»

«È qui che sbaglia: articolo 19. Posso confiscare tutti i registri in questo momento se decido…»

«Va bene, va bene.» Paul sollevò una mano. «Jack, procediamo con calma.»

Lola Velinor strinse le labbra e piegò il capo con grazia. Si alzò e li condusse nel recesso più buio dell'ufficio dove Wendy, riassegnata all'ufficio personale, sedeva tranquillamente col suo tè, sommersa dai faldoni.

«Detective Caffery!» esclamò, alzandosi. «Le preparo una bella tazza di…»

«Wendy.» La mandibola spigolosa di Lola si mosse impercettibilmente sotto la cute. «Dai al detective Caffery il dossier di Malcolm.»

«Di Malcolm?»

«Fa' come ti dico.»

«Oh.» La donna si voltò verso il mobile più vicino e aprì un cassetto. Il suo minuscolo viso da volpe si abbassò e una vampata di rossore le salì dalla base del collo. «Ecco qui», disse, aprendo il file. «34a Brazil Street, Lewisham. E poi c'è la vecchia casa della madre, morta l'anno scorso. Gli ha lasciato un cottage nel Kent: il Wildacre Cottage. Qui ci sono l'indirizzo e il numero di telefono, se ne avete bisogno.»

Paul li annotò e Wendy gli lanciò un'occhiata da dietro gli occhiali spessi.

«Si sbottonava i pantaloni sotto la scrivania», sbottò all'improvviso, sedendosi. «Capite ciò che intendo? Si toccava quando parlava con le donne. Loro non potevano vedere dall'altra parte del tavolo. Ma io sì.» Prese il fazzoletto dalla manica e se lo premette sulla bocca. La mano le tremava. «È per questo che è nei guai?»

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