Mo Hayder - Birdman

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In un'area industriale semiabbandonata della periferia londinese vengono scoperti i cadaveri di cinque donne mutilate e seviziate. Scattano immediatamente le indagini che vengono affidate al giovane ispettore Jack Caffery. Egli comprende all'istante che i delitti sono opera di un maniaco: le vittime sono state infatti sottoposte a procedure chirurgiche amatoriali per la riduzione del seno e sono state pettinate e truccate in modo da ricordare delle bambole. La morte tuttavia non è stata causata dalle orrende ferite, bensì da un'iniezione letale; inoltre il killer ha inserito nel petto delle vittime e cucito accanto al cuore un uccellino vivo, simbolo e firma del suo macabro operato.

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Paul afferrò la camicia di Bliss sopra le scapole. «Cos'hai detto, brutto pezzo di merda?» Ma il volto dell'uomo era calmo, beatamente sereno. Il poliziotto gli conficcò il gomito nella schiena. «Le hai uccise?» Lo colpì nuovamente. L'altro non batté ciglio. «Che cos'hai fatto, lurido figlio di puttana? Le hai uccise?»

«Paul?» Jack si accorse che qualcosa non andava nel momento in cui si voltò e, nel punto in cui poco prima c'era Diamond, non vide che alberi. Fece qualche passo in quella direzione, la radio in posizione di stand-by. Poi si fermò.

Dall'interno del bosco giunse un grido lieve, quasi impercettibile. Inumano. E, a intermittenza, un ronzio meccanico, secco e inquietante.

«Paul?» Nessuna risposta. «Paul? Stai bene?»

Silenzio.

È accaduto qualcosa, Jack.

Lentamente, la radio alle labbra, s'incamminò. Lo strano rumore si affievolì e tacque. La paura gli contrasse lo stomaco.

«Bravo sei-zero-due a tutte le unità.»

Aggirò un gruppo di betulle bianche e si fermò.

Diamond era appoggiato a un tronco caduto, si stringeva un braccio al petto e guardava Paul, a una decina di metri da lui, la faccia ghiacciata e bluastra, che aveva immobilizzato Bliss. Quest'ultimo aveva un braccio dietro la schiena. Le palpebre tese lasciavano intravedere gli angoli arrossati degli occhi. A pochi centimetri, tra le foglie, la sega elettrica roteava, simile a un cane che si rincorre la coda.

«Paul… Cristo…»

Paul alzò lo sguardo. «Dice che le ha uccise, Jack.»

«Tienilo…» Cautamente avanzò verso di loro, la mano protesa. «Fallo stare calmo… Tienilo…»

Ma Diamond allungò rapidamente il braccio e lo afferrò per un polso. «Non ho potuto fare nulla, non potevo guardare.» Gli mostrò la mano. «Vedi il sangue… Vedi il colore?» La bocca pallida ebbe un fremito. «È troppo rosso. È andato troppo in profondità.»

«Diamond!» esclamò Jack con rabbia. «Non ti avevo avvertito?» E senza pensarci né fermarsi, fratturò il bel naso del collega in due punti.

Diamond si accasciò, gridando, le mani premute sul viso. «Per che cazzo l'hai fatto? Perché?»

E fu allora che Bliss scattò.

Avvicinò la sega elettrica e, con un movimento improvviso del braccio flaccido, abbassò la mano destra di Essex su di essa, squarciandogli la carne tenera del polso. Il sangue zampillò come una fontana e Paul lanciò un urlo.

Jack balzò in avanti. «Paul!» gridò. Ma Bliss fu rapido.

Battendo le palpebre e concentrandosi, si rotolò, tra le urla e gli zampilli di sangue. Così facendo, riuscì a inginocchiarsi vicino all'altra mano di Essex e ad appoggiare la lama della sega sulla rete vulnerabile di vasi sanguigni e tessuto. Poi, prima che Jack potesse raggiungerlo, si alzò e fuggì via, tutto imbrattato del sangue di Paul. Barcollò per un istante, sdrucciolando sulle foglie bagnate, poi riacquistò l'equilibrio e si diresse verso il margine del bosco.

«Paul?» Jack si lanciò verso il collega e appoggiò il viso contro le sue guance fredde. «È riuscito a ferirti a tutti e due i polsi?»

Paul annuì e socchiuse gli occhi per il dolore. Fiotti di sangue rosso vivo gli zampillavano sulla camicia.

«Diamond! Muovi il culo!» Jack balzò in piedi, afferrò Diamond per la parte posteriore della giacca e lo trascinò fino a Paul. «Svegliati! Dammi le mani…»

«Lasciami, porca put…»

«Dammi le mani. Mettile qui.» Gli strappò le dita dal naso sanguinante e le chiuse intorno alle arterie delle ascelle di Paul. «Premi. Premi più forte.» Si tolse la giacca e la cravatta, sganciò la radio e la mise ai piedi di Diamond. «Comprimi le arterie e poi chiama aiuto.»

Diamond gli rivolse uno sguardo iniettato di sangue. «Bastardo.»

«Fai quello che ti ho detto…» Jack prese Diamond per un orecchio e gli sollevò la testa. «Ci siamo capiti?»

«Va bene, va bene. Lasciami.»

«Fallo e basta.» Poi gli diede una spinta e partì all'inseguimento di Bliss.

Bliss era già distante qualche centinaio di metri. Là dove gli alberi iniziavano a fondersi in un'unica macchia, una figurina bianca e rosea correva sotto la pioggia. Si muoveva rapidamente, ma Jack era più leggero. Più forte e più veloce. Si lanciò nel sottobosco, accompagnato solo dal rumore del suo respiro e dal gocciolio della pioggia tra i rami.

Non urlò. Avrebbe sprecato troppa energia. Fango e foglie schizzavano sotto i suoi piedi. Guadagnò rapidamente terreno, e ben presto udì il respiro ansimante di Bliss e vide le sue tozze braccia.

Merda. Riusciva ormai a vedere il catrame nero della costiera che scintillava fra gli alberi. Quella è una strada pubblica… sarà stata bloccata? Dov'è la polizia locale? E il TSG? I cespugli dovrebbero brulicare di poliziotti.

Più avanti, Bliss si chinò improvvisamente per evitare un ramo basso, si fece strada tra il fogliame umido e si gettò in un fossato. Scivolò lungo la sua sponda e stava ancora acquistando velocità quando incontrò il filo spinato, in fondo.

Paul era steso su un fianco, la faccia nel fogliame putrescente, la bocca spalancata. Sapeva che ben presto avrebbe perso conoscenza. Persino le ossa gli sembravano fredde.

Strano, strano avere così freddo in giugno…

Posò lo sguardo sulle sue mani: giacevano di fronte a lui, abbandonate sul terreno come se appartenessero a un altro. Diamond si stava dando da fare, tamponandole con pezzi di stoffa strappati dalla giacca, cercando di fermare l'emorragia. Di tanto in tanto s'interrompeva, sollevava le dita insanguinate e si toccava con cautela il naso rotto. A pochi centimetri da lui, la radio di Jack era immersa nel fango. La voce di Maddox, distante e metallica, chiamava il detective: «Bravo sei-zero-due, qui Bravo sei-zero-uno. Rispondi.»

Sopra le loro teste, l'elicottero continuava a sorvolare la casa. Di certo il TSG era già entrato nel bungalow.

Troppo tardi, pensò Paul. Le ragazze sono già morte. Non c'era più nulla da fare per loro. E Jack è con Bliss. Da qualche parte nel bosco… senza la radio. «Diamond…» Lo sforzo fu enorme: la testa parve esplodere. «Diamond… La radio…»

L'altro non rispose.

«Diamond!»

«Cosa?» L'altro sollevò la testa, rabbiosamente. «Diavolo, non sono sordo, sai.»

«La radio…»

«Sì, lo so. » Annodò le estremità della striscia di stoffa intorno ai polsi di Paul. «Sto facendo del mio meglio, cazzo.» Si voltò, il viso contratto in una smorfia, una mano sulla faccia, e avvicinò la radio, trascinandola tra le foglie. Quindi premette il pulsante arancione, lanciando un segnale d'emergenza di dieci secondi su ogni canale.

«Bravo sei-zero-tre a tutte le unità. Chiedo assistenza urgente… Ripeto: chiedo assistenza urgente…»

Paul, esausto, lasciò ricadere la testa. Un fremito di dolore gli percorse le membra. Vedeva tutto più grande, distorto: gli alberi, il cielo, i rami caduti, Diamond che parlava freneticamente alla radio, come se l'aria si fosse gonfiata e si stesse levando a ondate verso di lui. Anche la luce, prima indistinta, stava diventando sempre più verde e fredda.

Il tuo cuore si sta indebolendo, Paul, pensò con distacco. Vecchio stupido, un'altra volta impari. Il tuo cuore sta cedendo…

Lo slancio lo fece scivolare lungo la scarpata e lui, con le mani protese, si preparò ad affrontare la staccionata. Affondò i talloni nel terreno e le sue dita trovarono un punto della recinzione in cui non c'erano spuntoni. Si fermò a pochi centimetri dal filo spinato, col cuore che gli martellava nel petto. Ma subito riacquistò l'equilibrio e si voltò di scatto, ansimante, pronto a combattere.

Due metri più in là, Bliss aveva avuto meno fortuna.

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