Volodyk - Paolini2-Eldest
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Ti stai comportando da sciocco, disse Saphira senza essere interpellata.
Sciocco a non volere che i Kull mi guardino la schiena?
No, sciocco a rifiutare un aiuto, da qualunque parte provenga, nella nostra attuale situazione. Rifletti. Sai che cosa farebbe Oromis al posto tuo, e sai che cosa direbbe. Non ti fidi del suo giudizio?
Non può avere sempre ragione su tutto, protestò Eragon.
Questa non è una scusa... Cerca dentro di te, Eragon, e dimmi se dico il vero. Tu conosci la via giusta. Mi deluderesti, se ti ostinassi a non seguirla.
Le argomentazioni di Saphira e Nasuada non fecero che accrescere la sua riluttanza. Eppure sapeva di non avere scelta. «D'accordo, accetto di farmi proteggere dagli Urgali, a patto di non trovare niente di sospetto nelle loro menti. Ma mi prometti di non farmi mai più vedere un Urgali, dopo questa battaglia?»
Nasuada scosse il capo. «No, non posso farlo, non quando è in gioco il bene dei Varden.» Fece una pausa, poi aggiunse: «Oh, Eragon?»
«Sì, mia signora?»
«In caso di morte, ho scelto te come mio successore. In tale eventualità, ti suggerisco di affidarti al parere di Jòrmundur, che ha molta più esperienza di ogni altro membro del Consiglio degli Anziani, e mi aspetto che anteporrai a ogni altra cosa il benessere di coloro che sono sottoposti a te. Sono stata chiara, Eragon?»
L'annuncio lo colse di sorpresa. Niente era più importante per lei dei Varden. Affidarli a lui era il più grande atto di stima che potesse esprimergli. La sua fiducia lo umiliò e lo commosse; chinò il capo. «Farò di tutto per essere un buon capo come te e Ajihad. Tu mi onori, Nasuada.»
«Sì, ti onoro.» Voltandogli le spalle, si riunì agli altri.
Il turbamento provocato dalla rivelazione di Nasuada mitigò la sua rabbia. Tornò lentamente da Saphira. Studiò Garzhvog e gli altri Urgali, cercando di intuire il loro umore, ma i loro lineamenti erano così diversi da quelli a cui era abituato che non poteva distinguere se non le emozioni più evidenti. Né trovò comprensione dentro di sé per gli Urgali. Ai suoi occhi, non erano che bestie feroci che lo avrebbero ucciso senza pensarci due volte, incapaci di amore, gentilezza, o perfino vera intelligenza. In poche parole, erano creature inferiori.
Nel profondo della sua mente, Saphira mormorò: Sono sicura che Galbatorix la pensa allo stesso modo. E per buone ragioni, ringhiò lui, con l'intenzione di impressionarla. Soffocando la sua ripugnanza, disse ad alta voce: «Nar Garzhvog, mi è stato detto che voi quattro avete acconsentito a farmi entrare nelle vostre menti.» «È così, Spadarossa. ledy Furianera ci ha detto che era necessario. Siamo onorati di avere l'occasione di combattere con un guerriero così potente, che tanto ha fatto per noi.»
«Che cosa significa? Ho ucciso decine di Urgali.» All'improvviso, gli sovvennero alcuni brani tratti da una delle pergamene di Oromis. Ricordò di aver letto che gli Urgali, sia maschi che femmine, stabilivano la gerarchia sociale per mezzo di scontri diretti fra due contendenti, ed era stata questa usanza a scatenare tanti conflitti fra gli Urgali e le altre razze. Il che significava - si rese conto Eragon - che se ammiravano le sue gesta in battaglia gli avrebbero accordato lo stesso status di uno dei loro condottieri.
«Uccidendo Durza, ci hai liberati dalla sua influenza. Siamo in debito con te, Spadarossa. Nessuno dei nostri arieti ti sfiderà mai, e se tu e il tuo drago, Lingua di Fuoco, visiterete le nostre dimore, sarete i benvenuti come non è mai accaduto ad alcun estraneo.»
Di tutte le reazioni che Eragon si era aspettato, la gratitudine era la più improbabile, e quella che era meno preparato ad accettare. Incapace di pensare a qualcosa, disse soltanto: «Non lo dimenticherò.» Fece scorrere lo sguardo sugli altri Urgali, poi tornò a fissare gli occhi gialli di Garzhvog. «Siete pronti?»
«Sì, Cavaliere.»
Non appena Eragon entrò in contatto con la coscienza di Garzhvog, gli venne in mente come si era sentito quando i Gemelli lo avevano frugato prima che entrasse nel Farthen Dùr. La memoria si dissolse mentre s'immergeva nell'identità dell'Urgali. La vera natura della sua ricerca significava che Eragon doveva esaminare deliberatamente dolore, ma non fu nemmeno troppo delicato. Sentì Garzhvog fremere per occasionali fitte di disagio. Come quella dei nani e degli elfi, la mente di un Urgali possedeva elementi diversi rispetto a una mente umana. La sua struttura enfatizzava la rigidità e la gerarchia - un risultato del modo in cui le tribù stesse si organizzavano - ma aveva una qualità rozza e dura, brutale e astuta: la mente di un animale.
Anche se non fece alcuno sforzo per saperne di più su Garzohvog come individuo, Eragon non potè fare a meno di assorbire frammenti della sua vita. Garzhvog non oppose resistenza. Al contrario, sembrava più che desideroso di condividere le sue esperienze, per convincere Eragon che gli Urgali non erano i suoi nemici naturali. Non possiamo permetterci che un altro Cavaliere insorga per distruggerci, dichiarò Garzhvog. Guarda bene, Spadarossa, e vedi se siamo davvero i mostri che tu dici...
Fra di loro guizzarono così tanti lampi di immagini e sensazioni che Eragon si sentì smarrito: l'infanzia di Garzhvog con gli altri membri della cucciolata, in un villaggio di catapecchie annidato nel cuore della Grande Dorsale; la madre che gli pettinava i capelli con le corna di un cervo cantandogli una dolce nenia; le corse nei boschi per imparare a cacciare cervi e altre prede a mani nude; il suo corpo che cresceva sempre di più e il buon sangue che non mentiva, promettendo di fargli superare gli otto piedi di altezza, facendo di lui un Kull; le decine di sfide che aveva lanciato, accettato e vinto; le incursioni al di fuori del villaggio per acquistare fama e trovare così una compagna per riprodursi; come aveva imparato gradualmente a odiare e temere - sì, temere - un mondo che condannava la sua razza; la scoperta di come Durza li aveva manipolati; e la presa di coscienza che l'unica loro speranza era deporre gli antichi rancori, allearsi ai Varden e sconfiggere Galbatorix. Da nessun parte Eragon trovò prove che Garzhvog stesse mentendo. Non riusciva a comprendere ciò che aveva visto. Allontanatosi dalla mente di Garzhvog, indagò quelle degli altri tre Urgali. I loro ricordi confermarono i fatti presentati da Garzhvog. Non fecero alcun tentativo di nascondere che avevano ucciso molti umani, ma lo avevano fatto su ordine di Durza, quando lo Spettro li controllava, o quando combattevano gli umani per cibo e terra. Abbiamo fatto quello che dovevamo per proteggere le nostre famiglie, dissero. Quando Eragon ebbe finito, guardò Garzhvog negli occhi e capì che l'Urgali era di sangue nobile come qualunque principe delle altre razze. Capì che, per quanto incivile, era un condottiero valoroso e un filosofo e un pensatore non inferiore allo stesso Oromis. Di sicuro è più brillante
di me confessò Eragon a Saphira. Esponendo la gola in segno di rispetto, disse ad alta voce: «Nar Garzhvog» e per la prima volta comprese le nobili origini del termine nar. «Sono fiero di averti al mio fianco. Puoi dire alle tue Herndall che finché gli Urgali terranno fede alla parola data e non si rivolteranno contro i Varden, non mi opporrò a voi.» Eragon dubitava che sarebbe mai riuscito a farsi piacere gli Urgali, ma il ferreo pregiudizio che fino a qualche minuto prima aveva provato gli sembrava ora una prova d'ignoranza, e non poteva continuare a sostenerlo in buona fede. Saphira gli sfiorò il braccio con la ruvida punta della lingua, facendo tintinnare la maglia d'acciaio. Ci vuole coraggio per ammettere che ti sbagliavi.
Soltanto se hai paura di apparire uno sciocco. E io sarei sembrato ancora più sciocco se mi fossi intestardito a mantenere una convinzione errata.
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