Volodyk - Paolini2-Eldest
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La risposta arrivò gelida. «Aspetterò i tuoi comodi in sala da pranzo, marito caro, ma se non verrai a cenare insieme a me e non mi darai spiegazioni, lascerò questa maledetta casa per non rimetterci più piede.» Si udì un rumore di passi che si allontanavano.
Quando fu sicuro che la donna se n'era andata, Roran scostò il pugnale dalla gola di Jeod e lo restituì a Nolfavrell, poi si sedette di nuovo sulla poltrona addossata alla porta.
Jeod si massaggiò il collo e con aria avvilita disse: «Se non veniamo a un accordo, tanto vale che tu mi uccida; sarà più facile che spiegare a Helen che l'ho sgridata per niente.»
«Hai tutta la mia simpatia, Gambelunghe» disse Loring.
«Non è colpa sua... È che non capisce perché la sfortuna ci perseguita.» Jeod sospirò. «Forse è colpa mia, perché non ho il coraggio di dirglielo.»
«Dirle cosa?» domandò Nolfavrell.
«Che sono un agente dei Varden.» Jeod fece una pausa davanti alle cominciare
dal principio. Roran, ti sono giunte voci, negli ultimi mesi, dell'esistenza Galbatorix?»
«Sì, qualche chiacchiera qui e là, ma niente a cui abbia prestato fede.» Jeod esitò. «Non so come altro dirtelo, Roran... ma esiste un nuovo Cavaliere in Alagaésia, ed è tuo cugino Eragon. La pietra che trovò sulla Grande Dorsale era in realtà un uovo di drago, che io stesso aiutai i Varden a sottrarre a Galbatorix anni fa. L'uovo si è schiuso davanti a Eragon, e lui ha chiamato il drago, una femmina, Saphira. Ecco perché i Ra'zac sono venuti a Carvahall la prima volta, e sono tornati perché nel frattempo Eragon era diventato un nemico formidabile dell'Impero, e con la tua cattura Galbatorix sperava di metterlo in condizioni di non nuocere.» Roran gettò indietro il capo e scoppiò in una risata gutturale, fino a farsi venire le lacrime agli occhi, tenendosi la pancia che gli doleva per lo sforzo. Loring, Brigit e Nolfavrell lo guardavano esterrefatti e spaventati, ma Roran non si curò delle loro opinioni. Rideva dell'assurdità delle asserzioni di Jeod. Rideva della terribile possibilità che quanto diceva corrispondesse al vero.
Ansimando per riprendere fiato, Roran si calmò, pur continuando a scoppiare in brevi sprazzi di ilarità sotto i baffi. Si asciugò la faccia con la manica e poi guardò Jeod con un sorriso gelido sulle labbra. «Una storia che risponde a molte domande, te lo concedo. Ma come un'altra mezza dozzina di spiegazioni a cui ho pensato.»
Brigit chiese: «Se la pietra di Eragon era un uovo di drago, da dove veniva?»
«Ah» rispose Jeod, «questa è una parte della storia che conosco fin troppo bene...»
Sprofondato nella poltrona, Roran ascoltò incredulo
loro espressioni sconvolte. «Sarà meglio
di un nuovo Cavaliere che si oppone a Jeod che infilava una sfilza di assurdità dietro l'altra, come il fatto che Brom - quel vecchio trombone di Brom! - un tempo era stato un Cavaliere e aveva contribuito alla nascita dei Varden, che Jeod aveva scoperto un passaggio segreto per introdursi di soppiatto a Urù'baen, che i Varden erano riusciti a rubare le ultime tre uova di drago a Galbatorix, e che soltanto un uovo si era salvato, dopo che Brom aveva combattuto e ucciso Morzan dei Rinnegati. Come se questo non fosse già abbastanza assurdo da parte sua, Jeod proseguì descrivendo un accordo stretto fra Varden, nani ed elfi, secondo cui l'uovo avrebbe dovuto essere trasportato avanti e indietro dalla Du Weldenvarden ai Monti Beor, motivo per cui l'uovo e i suoi custodi erano vicini ai margini della grande foresta quando erano caduti nell'imboscata di uno Spettro.
Uno Spettro... ma sicuro! pensò Roran.
Per quanto scettico, ascoltò con rinnovato interesse quando Jeod cominciò a raccontare di Eragon che trovava l'uovo e allevava il drago nella foresta vicino alla fattoria di Garrow. All'epoca, Roran era stato molto impegnato con i preparativi della partenza per Therinsford, dove avrebbe lavorato al mulino di Dempton, ma rammentava come gli era sembrato distratto Eragon, che passava ogni minuto libero fuori di casa, facendo chissà cosa...
Quando Jeod spiegò come e perché Garrow era morto, Roran si sentì montare la collera al pensiero che Eragon avesse osato tenere il drago in gran segreto, quando era così ovvio che avrebbe messo tutti in pericolo. È colpa sua se mio padre è morto!
«Ma cosa credeva di fare?» esplose.
Jeod lo guardò con un'aria di serafica compassione che lo infastidì. «Dubito che Eragon lo sapesse. I Cavalieri e i loro draghi sono così intimamente legati che spesso è difficile distinguere l'uno dall'altro. Eragon non avrebbe potuto fare del male a Saphira più di quanto non lo avrebbe fatto a se stesso.»
«Sì che avrebbe potuto» ribattè Roran. «Perché a causa sua io sono stato costretto a fare cose altrettanto dolorose, e so... che avrebbe potuto.»
«Hai tutti i diritti di pensarla così» disse Jeod, «ma non dimenticare che la ragione per cui Eragon è fuggito dalla Valle Palancar era per proteggere te e il villaggio. Credo che sia stata una decisione molto sofferta per lui. Dal suo punto di vista, si è sacrificato per garantirvi la salvezza e vendicare tuo padre. E sebbene la sua partenza non abbia avuto l'effetto sperato, le cose sarebbero andate peggio se fosse rimasto.»
Roran non disse niente finché Jeod non parlò del motivo per cui Brom ed Eragon erano andati a Teirm: il tentativo di localizzare i Ra'zac attraverso i registri delle spedizioni. «E ci sono riusciti?» esclamò Roran, balzando in piedi. «Sì.»
«Allora, dove sono? Per amor del cielo, uomo, dimmelo. Sai quanto è importante per me!»
«Dai registri, e in seguito ho ricevuto un messaggio dai Varden secondo cui il racconto di Eragon lo confermava, risultava che il covo dei Ra'zac si trova sulla formazione rocciosa nota come Helgrind, vicino a Dras-Leona.» Roran strinse il martello, in preda all'eccitazione. È un lungo viaggio fino a Dras-Leona, ma Teirm ha accesso all'unico valico fra qui e le -propaggini meridionali della Grande Dorsale. Se riesco a far imbarcare tutti gli altri sani e salvi per proseguire lungo la costa, io potrò andare a questo Helgrind, salvare Katrina se è lì, e poi seguire il fiume Jietfino al Sur da.
I suoi pensieri dovevano aver lasciato filtrare qualcosa sul suo volto, perché Jeod disse: «Non è possibile, Roran.» «Cosa?»
«Nessun uomo può conquistare l'Helgrind. È una solida, liscia montagna di pietra nera, impossibile da scalare. Pensa alle orribili cavalcature dei Ra'zac; è molto probabile che abbiano scelto come rifugio la cima dell'Helgrind piuttosto che rintanarsi in qualche anfratto ai suoi piedi, dove sarebbero più vulnerabili. Come pensi di raggiungerli? E se anche ci riuscissi, come potresti sconfiggere tutti e due i Ra'zac, le loro bestie, e chissà cos'altro? Non ho il minimo dubbio che tu sia un guerriero formidabile... in fin dei conti, tu ed Eragon avete lo stesso sangue... ma questi sono nemici ben più potenti di qualsiasi essere umano.»
Roran scosse il capo. «Non posso abbandonare Katrina. Potrà anche essere vano, ma devo tentare di liberarla, dovesse costarmi la vita.»
«A Katrina non servirà un bel niente se ti fai uccidere» lo ammonì Jeod. «Se mi permetti un consiglio, cerca di raggiungere il Surda, come hai progettato. Una volta lì, sono sicuro che potrai contare sull'aiuto di Eragon. Perfino i Ra'zac non possono competere in uno scontro diretto con un Cavaliere e il suo drago.»
Con gli occhi della mente, Roran vide le enormi bestie alate che i Ra'zac cavalcavano. Odiava doverlo ammettere, ma sapeva che simili creature superavano le sue capacità di uccidere, per quanto forti fossero le sue ragioni. Nell'istante in cui accettò quella verità, credette anche a tutta la storia di Jeod: perché in caso contrario avrebbe perso Katrina per sempre.
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