Volodyk - Paolini2-Eldest

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Tutti assentirono, e si misero in cerca della casa di Jeod, grazie alle indicazioni di un passante. La casa - o meglio, la residenza - si trovava nella zona ovest di Teirm, vicina alla cittadella, insieme ad altre decine di ricche dimore abbellite da trafori, cancelli di ferro battuto, statue e fontane.

Roran rimase stupito di fronte a tanta opulenza; non riusciva quasi a comprendere come la vita di quelle persone fosse tanto diversa dalla sua.

Bussò alla porta della residenza di Jeod, accanto a quella che sembrava una bottega abbandonata. Dopo un momento, la porta si aprì e comparve un florido maggiordomo, armato di una chiostra di denti scintillanti. Dalla soglia adocchiò i quattro stranieri con palese disgusto, poi fece risplendere il sorriso radioso e chiese: «Come posso aiutarvi, gentili signori e gentile signora?»

«Vorremmo parlare con Jeod, se non è impegnato.»

«Avete un appuntamento?»

Roran pensò che il maggiordomo sapeva perfettamente che non ce l'avevano. «La nostra permanenza a Teirm è troppo breve per organizzare un incontro formale.»

«Ah, capisco, ma in questo caso mi rincresce comunicarvi che fareste meglio a impiegare il vostro tempo da qualche altra parte. Il mio padrone ha parecchie faccende da sbrigare. Non può dedicarsi a ogni branco di straccioni che bussa alla sua porta in cerca di elemosina» disse il maggiordomo con un sorriso affettato, se possibile ancor più abbagliante, e fece per chiudere la porta.

«Aspetta!» esclamò Roran. «Non cerchiamo elemosina; abbiamo un affare da proporre a Jeod.»

Il maggiordomo inarcò un sopracciglio. «Davvero?»

«Sì. Per favore, chiedigli di riceverci. Abbiamo fatto tanta strada ed è assolutamente necessario che Jeod ci riceva oggi stesso.»

«Posso chiedere la natura della vostra proposta?»

«È confidenziale.»

«Molto bene, signori» disse il maggiordomo. «Riferirò il vostro messaggio, ma vi avverto che Jeod è occupato al momento, e dubito che voglia essere disturbato. Con quale nome debbo annunciarti, signore?»

«Puoi chiamarmi Fortemartello.» Il maggiordomo arricciò un angolo della bocca, come divertito dal nome, poi scivolò dietro la porta e la chiuse. «Se la sua testa fosse poco più grande, non entrerebbe nella latrina» borbottò Loring fra i denti. Nolfavrell scoppiò a ridere per la battuta.

Brigit commentò: «Speriamo soltanto che il servo non somigli al padrone.»

Un minuto dopo, la porta si riaprì e il maggiordomo annunciò, con espressione lievemente irritata: «Jeod ha acconsentito a ricevervi nel suo studio.» Si scostò e con la mano tesa fece loro cenno di entrare. «Da questa parte.» Varcato il sontuoso ingresso, il maggiordomo li precedette e li condusse lungo un corridòio rivestito di lucido legno per fermarsi davanti a una delle numerose porte. L'aprì e li invitò a entrare.

Jeod Gambelunghe

Se Roran avesse saputo leggere, sarebbe rimasto molto più impressionato dagli scaffali traboccanti di libri che tappezzavano le pareti dello studio. Invece riservò la sua attenzione all'uomo alto dai capelli grigi che li attendeva in piedi dietro una scrivania ovale. L'uomo che Roran diede per scontato fosse Jeod - sembrava stanco almeno quanto lo si sentiva Roran. Il suo viso era scavato, consumato dalle preoccupazioni, e triste, e quando si voltò per osservarli, Roran notò una brutta cicatrice biancastra che gli solcava la tempia sinistra. Per Roran era indice di grande tempra in un uomo. Magari sepolta da tempo, ma sempre tempra.

«Sedetevi» disse Jeod. «Non mi piacciono le cerimonie in casa mia.» Li scrutò con curiosità mentre si accomodavano nelle morbide poltrone di pelle. «Posso offrirvi qualche dolcetto e un bicchiere di brandy di albicocche? Non posso concedervi molto tempo, ma so che siete in cammino da parecchie settimane, e ricordo bene come mi sentivo la gola riarsa dopo un viaggio del genere.»

Loring sogghignò. «Sì, un goccio di brandy mi ci vuole proprio. Sei generoso, signore.»

«Per mio figlio, solo un bicchiere di latte» disse Brigit.

«Ma certo, madam.» Jeod tirò il cordone della campanella per chiamare il maggiordomo, gli impartì le istruzioni, poi si sedette nella sua poltrona. «Credo di essere in svantaggio. Voi conoscete il mio nome, ma io non conosco i vostri.» «Fortemartello, per servirti» disse Roran.

«Mardra, per servirti» disse Brigit.

«Kell, per servirti» disse Nolfavrell.

«E io sono Wally, per servirti» concluse Loring.

«Bene, e io sono qui per servire voi» rispose Jeod. «Dunque, Rolf mi ha detto che avete un affare da propormi. È giusto che sappiate che non sono nella posizione di poter vendere merci, né possiedo oro da investire, né navi per trasportare lana o viveri, gemme o spezie. Quindi come posso esservi utile?»

Roran appoggiò i gomiti sulle ginocchia, poi intrecciò le dita e le fissò a lungo, mentre cercava di mettere ordine nei suoi pensieri. Una parola di troppo potrebbe ucciderci, rammentò a se stesso. «Per farla breve, signore, noi rappresentiamo un gruppo di persone che, per varie ragioni, devono acquistare un grande quantitativo di merci a pochissimo prezzo. Sappiamo che i tuoi beni verranno messi all'asta dopodomani per ripagare i tuoi debiti, e vorremmo fare un'offerta per quelli che ci servono. Avremmo aspettato il giorno dell'asta, ma le circostanze ci impongono fretta e non possiamo aspettare altri due giorni. Se dobbiamo concludere un affare, dev'essere stasera o domani, non più tardi.»

«Che genere di merci vi occorrono?»

«Viveri, e quant'altro sia necessario per armare una nave o un altro tipo di imbarcazione per un lungo viaggio per mare.»

Una scintilla d'interesse illuminò il viso sciupato di Jeod. «Avete una nave ben precisa in mente? Perché conosco ogni scafo che abbia solcato i mari negli ultimi vent'anni.»

«Dobbiamo ancora decidere.»

Jeod non replicò. «Capisco perché avete pensato di rivolgervi a me, ma temo che stiate equivocando.» Allargò le braccia, indicando la stanza. «Tutto quello che vedete

non appartiene più a me, ma ai miei creditori. Non ho la facoltà di vendere i miei beni, e se lo facessi senza permesso, mi getterebbero in galera per averli frodati del denaro che devo loro.»

Fece una pausa quando Rolf rientrò nello studio, portando un grande vassoio d'argento colmo di pasticcini, calici di vetro sfaccettato, un bicchiere di latte e una caraffa di brandy. Il maggiordomo posò il vassoio sul grande pouf imbottito e si accinse a servire i rinfreschi. Roran prese il suo calice e bevve un sorso di brandy dolce, chiedendosi come fare a congedarsi in fretta, di fronte a tanta cortesia, per riprendere le ricerche.

Quando Rolf lasciò la stanza, Jeod svuotò il calice in un unico lungo sorso e disse: «Io non posso esservi d'aiuto, ma conosco un certo numero di persone nel mio campo che potrebbero... potrebbero... aiutarvi. Se voleste darmi qualche altro dettaglio circa le cose che intendete acquistare, saprò a chi indirizzarvi.»

Roran non ci vide nulla di male, e cominciò a elencare una lista di oggetti indispensabili per gli abitanti del villaggio, oggetti potenzialmente necessari o desiderati ma che non avrebbero mai potuto permettersi a meno che la fortuna non decidesse di stare dalla loro parte. Brigit e Loring intervenivano di quando in quando, se Roran dimenticava qualcosa come l'olio per le lampade - e Jeod li guardava per un momento prima di posare di nuovo il suo sguardo sempre più incuriosito su Roran. L'interesse di Jeod preoccupava Roran; era come se il mercante sapesse o sospettasse che cosa stavano nascondendo.

«Ho l'impressione» disse Jeod, quando Roran ebbe finito l'inventario «che si tratti di un quantitativo di rifornimenti sufficiente a trasportare centinaia di persone fino a Feinster o Arughia... e anche oltre. Devo ammettere che sono stato piuttosto impegnato nelle ultime settimane, ma

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