Volodyk - Paolini2-Eldest

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«Lo so, questo» mormorò Clovis, evitando il suo sguardo.

«La mia gente si difenderà durante la mia assenza. Finché avranno un soffio di fiato nei polmoni, non si faranno prendere, ingannare o abbandonare. E se per caso capitasse loro qualche disgrazia, li vendicherò, dovessi camminare per mille leghe e affrontare Galbatorix in persona. Tieni a mente le mie parole, mastro Clovis, perché dico sul serio.» «Non nutro simpatìe per l'Impero come tu sembri credere» protestò Clovis. «Non gli farei un favore, come non lo farei al primo che passa.»

Roran sorrise, amaro. «Un uomo farebbe di tutto per proteggere la sua famiglia e la sua casa.»

Mentre Roran apriva la porta, Clovis gli chiese: «E cosa farai quando raggiungerai il Surda?»

«Noi abbiamo...»

«Non noi; tu. Cosa farai tu? Ti ho osservato, Roran. Ti ho ascoltato. E mi sembri un brav'uomo, malgrado il trattamento che mi hai riservato. Ma non riesco a immaginare che lasci il martello per riprendere l'aratro, solo perché sei arrivato nel Surda.»

Roran strinse la maniglia tanto da far sbiancare le nocche. «Quando avrò condotto il villaggio sano e salvo nel Surda» disse, con voce piatta come una landa desolata, «allora andrò a caccia.»

«Ah. In cerca della tua bella dai capelli rossi? Ne ho sentito parlare, ma io non...»

La porta si chiuse con un tonfo alle spalle di Roran.

Fuori dalla cabina, lasciò che la collera divampasse dentro di lui, assaporando la libertà dell'emozione, poi riprese il controllo delle sue indomabili passioni. Marciò spedito verso la tenda di Felda, dove Mandel stava scagliando un coltello da caccia contro un ciocco.

Felda ha ragione; qualcuno deve rimetterlo in riga. «Stai perdendo tempo» disse Roran.

Mandel si volse di scatto, sorpreso. «Perché?»

«In una vera battaglia, è molto più probabile che ti cavi un occhio piuttosto che ferire il tuo nemico. Se non conosci l'esatta distanza fra te e il tuo bersaglio...» Roran si strinse nelle spalle. «Faresti meglio a tirare sassi.» Guardò con pacato distacco il giovanotto che si gonfiava d'orgoglio. «Gunnar mi ha detto che conosceva un uomo a Cithrì che riusciva a colpire un corvo in volo otto volte su dieci.»

«E le altre due ti farai ammazzare. Di norma è una pessima

idea scagliare via la tua arma in battaglia.» Roran alzò una mano, come a prevenire le obiezioni di Mandel. «Fai i bagagli e trovati sulla collina oltre il torrente fra quindici minuti. Ho deciso che verrai con noi a Teirm.»

«Sissignore!» Con un ghigno entusiasta, Mandel sgusciò nella tenda e cominciò a prepararsi.

Nell'allontanarsi, Roran incontrò Felda che teneva in braccio, posata sul fianco, la figlia più piccola. Felda guardò prima lui, poi Mandel indaffarato nella tenda, e la sua espressione s'incupì. «Veglia su di lui, Fortemartello.» Posò la bambina a terra e andò ad aiutare Mandel.

Roran fu il primo ad arrivare sulla collina dell'appuntamento. Si accovacciò su un masso bianco a contemplare il mare, preparandosi alla missione che lo aspettava. Quando arrivarono Loring, Gertrude, Brigit e Nolfavrell, il figlio di Brigit, Roran saltò giù dal masso e disse: «Dobbiamo aspettare Mandel; verrà con noi.» «Per quale motivo?» chiese Loring. Anche Brigit restò perplessa. «Credevo avessimo deciso che non doveva accompagnarci nessun altro. Soprattutto non Mandel, che è già stato visto a Narda. Già è pericoloso che ci siate tu e Gertrude, e la presenza di Mandel non fa che accrescere il rischio di venire riconosciuti.»

«È un rischio che devo correre.» Roran guardò gli altri uno per uno. «È necessario che venga.» Alla fine lo ascoltarono, e una volta arrivato anche Mandel, i sei s'incamminarono verso sud, alla volta di Teirm.

Teirm

In quella zona, la costa era un susseguirsi di basse colline ondulate, rigogliose d'erba verdeggiante e punteggiate da pruni, salici e pioppi. Il terreno molle cedeva sotto i loro piedi e rendeva difficile il cammino. Alla loro destra scintillava il vasto oceano. A sinistra correva il profilo violetto della Grande Dorsale. Le vette innevate erano orlate di nuvole e foschia.

Mentre superavano le proprietà che circondavano Teirm

- alcune piccole fattorie, altre vaste tenute - fecero di tutto per passare inosservati. Quando incontrarono la strada che collegava Narda a Teirm, l'attraversarono di corsa e proseguirono a est, verso le montagne, per parecchie miglia, prima di dirigersi di nuovo a sud. Una volta sicuri di aver aggirato la città, puntarono verso l'oceano fino a incrociare la strada che da sud conduceva a Teirm.

Durante i giorni trascorsi a bordo della Cinghiale Rosso, Roran aveva riflettuto che gli ufficiali di Narda dovevano aver intuito che chiunque avesse ucciso i due soldati era fra gli uomini partiti sulle chiatte di Clovis. In questo caso avrebbero avvertito i soldati di stanza a Teirm di stare attenti a chi corrispondeva alle descrizioni. E se i Ra'zac erano stati a Narda, allora i soldati avrebbero saputo anche che non cercavano una semplice banda di assassini, ma Roran Fortemartello e i profughi di Carvahall. Teirm poteva rivelarsi un'enorme trappola. Tuttavia dovevano per forza passare dalla città, poiché il villaggio aveva bisogno di fare scorta di cibo e di trovare un nuovo mezzo di trasporto. Roran aveva deciso che la migliore precauzione contro un'eventuale cattura era non mandare a Teirm nessuno che fosse già stato visto a Narda, tranne Gertrude e se stesso: Gertrude perché era l'unica che conosceva gli ingredienti per le sue medicine, e se stesso perché, malgrado fosse il più facilmente riconoscibile, non si fidava di nessun altro per fare quello che andava fatto. Sapeva di possedere la volontà e la forza di agire laddove altri avrebbero esitato, come quando aveva ucciso le guardie. Il resto del gruppo era stato scelto per non destare sospetti. Loring era vecchio, ma era anche un valoroso combattente e un eccellente bugiardo. Brigit si era dimostrata scaltra e forte, e suo figlio Nolfavrell aveva già ucciso un soldato in uno scontro, nonostante la sua tenera età. Nella migliore delle ipotesi, li avrebbero scambiati per una famiglia numerosa che viaggiava insieme. Se non fosse per Mandel, che scombina il quadretto, pensò Roran. Era stata un'idea di Roran anche quella di entrare a Teirm da sud, per depistare chi si fosse aspettato il loro arrivo da Narda.

La sera era vicina quando arrivarono in vista di Teirm, bianca e spettrale nella luce del crepuscolo. Roran si fermò per osservarla meglio. La città fortificata si affacciava su una profonda baia, protetta e inaccessibile da qualsiasi attacco. Le torce ardevano fra i merli del cammino di ronda, dove soldati armati di arco pattugliavano la cinta muraria. Oltre le mura si ergeva la cittadella, e poi un faro dai vetri sfaccettati che proiettava il suo fascio di luce sulle acque scure. «È grandissima» mormorò Nolfavrell.

Loring annuì, senza staccare gli occhi da Teirm. «Già, enorme.»

L'attenzione di Roran fu catturata da una nave ormeggiata a uno dei moli di pietra che sporgevano dalla città. Il veliero a tre alberi era più grande delle navi che aveva visto a Narda, con un alto castello di prua, due ordini di remi e dodici potenti baliste montate su ciascuna fiancata per scagliare giavellotti. Il magnifico vascello dava l'impressione di essere adatto sia al commercio che alla guerra. Ancor più importante era che sembrava - sembrava - in grado di trasportare l'intero villaggio.

«Ecco quello che ci serve» disse Roran, indicando la nave.

Brigit emise un brontolìo cupo. «Dovremmo vendere noi stessi come schiavi per permetterci un passaggio su quel mostro.»

Clovis li aveva avvertiti che le saracinesche di Teirm chiudevano al tramonto, così affrettarono il passo per evitare di trascorrere la notte in aperta campagna. Nell'avvicinarsi alle bianche mura, videro la strada affollata da due fiumane di gente che andava e veniva da Teirm.

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