Volodyk - Paolini2-Eldest
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Roran non si era aspettato tanto traffico, ma capì al volo che questo avrebbe aiutato il gruppo a passare inosservato. Chiamando a sé Mandel, disse: «Resta indietro per qualche minuto, e poi accodati a qualcun altro che varca il cancello, perché le guardie non si convincano che sei con noi. Ti aspetteremo dall'altra parte. Se ti fanno domande, di' che sei venuto a cercare lavoro come marinaio.»
«Sissignore.»
Non appena Mandel fu rimasto indietro, Roran abbassò una spalla e cominciò a zoppicare, ripassando la storia che Loring aveva inventato per giustificare la loro presenza a Teirm. Si fece da parte e chinò il capo, mentre passava un uomo intento a spronare due buoi indolenti, lieto che le ombre gli nascondessero i lineamenti.
Il cancello si apriva dinnanzi a loro, immerso nella luce arancione per le fiaccole che ardevano su ciascun lato dell'ingresso. Sotto l'arco c'erano due soldati con la fiamma di Galbatorix ricamata sul davanti delle loro tuniche cremisi. Nessuno dei due degnò Roran e i suoi compagni di un'occhiata mentre arrancavano sotto le punte aguzze della saracinesca, superando la breve galleria che veniva dopo.
Roran raddrizzò le spalle e sentì che parte della tensione si scioglieva. Lui e gli altri si radunarono dietro l'angolo di una casa, dove Loring mormorò: «Fin qui, tutto liscio.»
Quando arrivò anche Mandel, andarono in cerca di un ostello poco costoso dove affittare una camera. Mentre camminavano, Roran studiava la città, con le sue case fortificate che crescevano in altezza verso la cittadella, e la disposizione a griglia delle strade. Quelle da nord a sud partivano dalla cittadella per espandersi come un fuoco d'artificio, mentre quelle da est a ovest seguivano un andamento curvilineo che formava con le prime una specie di ragnatela, creando numerosi luoghi dove si potevano innalzare barricate e appostare soldati.
Se Carvahall fosse stata costruita così, pensò Roran, non avrebbe potuto sconfiggerci nessuno, se non il re in persona.
Al calar della sera avevano trovato un alloggio presso la Castagna Verde, una squallida taverna che serviva una birra orribile e aveva i letti infestati di pulci. L'unico vantaggio era che non costava praticamente nulla. Andarono a dormire senza cena, per risparmiare denaro prezioso, e si distesero vicini per impedire a qualche altro ospite della stamberga di rubar loro le borse.
Il giorno dopo, Roran e i suoi compagni lasciarono la Castagna Verde prima dell'alba, in cerca di provviste e un mezzo di trasporto.
Gertrude disse: «Ho sentito parlare di un'erborista in gamba, una certa Angela, che vive qui e pare sia in grado di curare ogni malanno, forse con un tocco di magia.
Vado a cercarla, perché se ho bisogno di qualcuno, è proprio di lei.»
«Non dovresti andare da sola» disse Roran. Guardò Mandel. «Accompagnala tu, aiutala con la spesa, e proteggila a tutti i costi se venite attaccati. I tuoi nervi verranno messi alla prova, forse, ma non fare niente per destare allarme, perché significherebbe tradire i tuoi amici e la tua famiglia.»
Mandel si toccò la ciocca di capelli sulla fronte e annuì, obbediente. Lui e Gertrude imboccarono una traversa e si allontanarono, mentre gli altri riprendevano la ricerca.
Roran aveva la pazienza di un predatore appostato, ma perfino lui cominciò a smaniare di inquietudine quando la mattinata e il pomeriggio passarono senza che riuscisse a trovare una nave che li portasse nel Surda. Venne a sapere che il veliero a tre alberi, l'Ala di Drago, era stato appena costruito e stava per intraprendere il suo viaggio inaugurale; che non avrebbero avuto alcuna possibilità di noleggiarlo dalla Compagnia di Navigazione Blackmoor, a meno che non avessero avuto a disposizione una montagna d'oro rosso dei nani; e che in effetti non avevano abbastanza soldi nemmeno per ingaggiare la più sgangherata carretta ormeggiata in porto. Né avrebbero risolto i problemi impadronendosi delle chiatte di Clovis, perché sarebbe rimasta comunque la questione di che cosa mangiare durante il viaggio.
«È difficile» osservò Brigit, «anzi, direi impossibile rubare qualcosa qui, con tutti i soldati, e le case addossate l'una all'altra, e le sentinelle all'ingresso. Se cercassimo di trasportare troppa roba fuori da Teirm, ci fermerebbero per sapere che cosa stiamo facendo.»
Roran annuì. Anche quello.
Roran aveva suggerito a Horst che se gli abitanti del villaggio fossero stati costretti a fuggire da Teirm con i soli viveri rimasti, avrebbero potuto compiere qualche razzìa.. In cuor suo, Roran sapeva che un simile gesto avrebbe significato che erano diventati dei mostri come quelli che odiavano: una cosa era combattere e uccidere quelli che servivano Galbatorix, o persino rubare le chiatte di Clovis, dato che aveva altri mezzi di sostentamento, un'altra era appropriarsi delle provviste di contadini innocenti che lottavano per sopravvivere come gli stessi abitanti di Carvahall. Sarebbe stato un crimine efferato.
Tutti questi problemi pesavano sulle spalle di Roran come macigni. L'impresa era stata sempre esile, nel migliore dei casi, sostenuta in parti eguali dalla paura, dalla disperazione, dall'ottimismo e dall'improvvisazione. Ora temeva di aver guidato il villaggio nel covo del nemico, e di averlo intrappolato con una catena forgiata dalla loro stessa povertà. Potrei fuggire da solo e continuare a cercare Katrina, ma che vittoria sarebbe se lasciassi il mio villaggio alla mercé dell'Impero? Qualunque destino ci aspetti a Teirm, resterò al fianco di coloro che si sono fidati di me abbastanza da abbandonare le loro case per le mie parole.
Per alleviare i morsi della fame, si fermarono da un fornaio e comprarono una pagnotta di pane di segala, come pure un piccolo vaso di miele da spalmarci sopra. Mentre pagavano, Loring accennò al garzone del fornaio che erano in cerca di navi, equipaggiamento e viveri.
Roran si sentì battere sulla spalla e si volse. Un uomo dagli ispidi capelli neri e dal gran pancione rotondo gli disse: «Perdona se ho ascoltato quanto dicevate al giovanotto lì, ma se è una nave che cercate, e a un buon prezzo, credo che dovreste partecipare all'asta.»
«Di che asta parli?» chiese Roran.
«Ah, è una storia triste, ma se ne sentono tante al giorno d'oggi. Uno dei nostri mercanti, Jeod - Jeod Gambelunghe, come lo chiamiamo noi - ha subito il più devastante dei rovesci di fortuna. In meno di tin anno ha perduto quattro delle sue navi, e quando ha cercato di vendere le sue merci sulla terraferma, la carovana è caduta in un'imboscata ed è stata distrutta da una banda di ladri. I suoi investitori lo hanno costretto a dichiarare bancarotta, e adesso venderanno le sue proprietà per rientrare delle perdite. Riguardo ai viveri non so dirvi, ma state certi che a quell'asta troverete tutto ciò che vi serve.»
Un debole barlume di speranza si accese nel cuore di Roran. «Quando si terrà l'asta?»
«Ma come? Il manifesto è affisso su tutti i tabelloni della città. A ogni buon conto, sarà dopodomani.» Questo spiegava perché non avevano avuto sentore dell'asta; avevano fatto di tutto per stare alla larga dai tabelloni con gli avvisi, al fine di evitare che qualcuno riconoscesse Roran dal ritratto sul manifesto dei ricercati. «Ti ringrazio molto» disse Roran all'uomo. «Ci hai risparmiato un sacco di fatica.»
«Oh, di niente.»
Una volta che Roran e i suoi compagni furono usciti dalla bottega, si riunirono al margine della strada. Roran disse: «Pensate che dovremmo andare a dare un'occhiata?»
«Non abbiamo alternative» borbottò Loring.
«Brigit?»
«E me lo chiedi? È ovvio. Ma non possiamo aspettare fino a dopodomani.»
«No. Io dico di andare a conoscere questo Jeod per vedere se riusciamo a concludere un affare prima che l'asta abbia inizio. Che ne dite?»
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