Volodyk - Paolini2-Eldest
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non ho sentito parlare di una simile massa di gente in questa zona, né riesco a immaginare da dove possa venire.» Con volto inespressivo, Roran sostenne lo sguardo di Jeod e non disse niente. Dentro di sé, si dava dello sciocco per aver dato a Jeod informazioni sufficienti a fargli trarre quella conclusione.
Jeod scrollò le spalle. «Be', in ogni caso sono affari vostri. Vi suggerisco di provare da Galton, in Market Street, per l'acquisto di viveri, e dal vecchio Hamill giù al porto per tutto il resto. Sono uomini onesti e vi tratteranno bene.» Allungando una mano, prese un pasticcino dal vassoio, lo addentò, e quando ebbe finito di masticare chiese a Nolfavrell: «Allora, giovane Kell, ti piace stare a Teirm?»
«Sì, signore» rispose Nolfavrell, e sorrise. «Non ho mai visto niente di più grande, signore.»
«Davvero?»
«Sì. Io...»
Con la sensazione di essersi addentrato in un territorio pericoloso, Roran intervenne: «Sono curioso, Jeod, di conoscere la natura del negozio qui a fianco. Mi sembra strano che un'umile bottega si trovi in mezzo a queste magnifiche residenze.»
Per la prima volta, un sorriso, seppur lieve, illuminò l'espressione di Jeod, cancellando anni dal suo viso. «Be', era di proprietà di una donna anche lei un po' strana: Angela l'erborista, la migliore guaritrice che abbia mai conosciuto. Ha mandato avanti la bottega per oltre vent'anni; poi, appena qualche mese fa, ha venduto tutto ed è partita per destinazione ignota.» Sospirò. «È un peccato, perché era una vicina davvero interessante.»
«Non è quella che cercava Gertrude?» disse Nolfavrell, guardando sua madre.
Roran represse un ringhio di collera, e scoccò a Nolfavrell un'occhiataccia sufficiente a farlo ricadere ammutolìto in poltrona. Il nome non significava niente per Jeod, ma se Nolfavrell non teneva a freno la lingua, prima o poi si sarebbe fatto sfuggire qualcosa di molto più pericoloso. È ora di andare, pensò Roran, posando il suo calice. In quel momento si accorse che in qualche modo il nome aveva significato qualcosa per Jeod. Il mercante sgranò gli occhi, esterrefatto, e strinse i braccioli della poltrona tanto da sbiancarsi le dita. «Non può essere!» Jeod fissò Roran con attenzione, come se volesse vedere sotto la barba, poi, con un filo di voce, disse: «Roran... Roran Garrowsson.»
Un alleato inatteso
Roran aveva già estratto il martello dalla cintura e stava per slanciarsi dalla poltrona quando sentì fare il nome di suo padre. Fu l'unica cosa che lo trattenne dallo scagliarsi su Jeod per tramortirlo. Come fa a conoscere Garrow? Ai suoi lati, Loring e Brigit balzarono in piedi e si fecero scivolare in mano i coltelli da dentro le maniche, mentre Nolfavrell era già pronto a combattere con il pugnale in mano.
«Sei Roran, non è vero?» chiese Jeod, senza scomporsi davanti alle loro armi.
«Come l'hai capìto?»
«Perché Brom venne qui con Eragon, e tu somigli a tuo cugino. Quando ho visto il tuo manifesto accanto a quello di Eragon, ho capìto che l'Impero doveva aver tentato di catturarti, e che tu eri fuggito. Sebbene» aggiunse, guardando gli altri tre, «per quanto io sia dotato di fervida immaginazione, non avrei mai pensato che ti saresti portato dietro tutta Carvahall.»
Colpito, Roran ricadde in poltrona, posandosi il martello in grembo, pronto a usarlo. «Eragon è stato qui?» «Sì. E anche Saphira.»
«Saphira?»
Jeod apparve sorpreso. «Non lo sai, eh?»
«Sapere cosa?»
Jeod tacque per riflettere. Poi: «Credo sia giunto il momento di smetterla con la commedia, Roran Garrowsson, e di parlare apertamente, senza più sotterfugi. Io sono in grado di rispondere a molte delle domande che probabilmente ti assillano, e spiegarti il motivo per cui l'Impero ti da la caccia, ma in cambio devo conoscere la ragione per cui siete venuti a Teirm... la vera ragione.»
«Perché dovremmo fidarci di te, Gambelunghe?» intervenne Loring. «Potresti essere un agente di Galbatorix, per quanto ne sappiamo.»
«Sono stato amico di Brom per oltre vent'anni, prima che facesse il cantastorie a Carvahall» disse Jeod, «e ho fatto del mio meglio per aiutare lui ed Eragon quando li ho ospitati sotto il mio tetto. Ma siccome nessuno dei due è presente a confermare la mia parola, rimetto la mia vita nelle vostre mani. Potrei gridare aiuto, ma non lo farò. Né vi combatterò. Vi chiedo soltanto di raccontarmi la vostra storia, e di ascoltare la mia. Poi potrete decidere quali azioni intraprendere. Non siete in pericolo immediato, perciò che male c'è a parlare?» Brigit attirò l'attenzione di Roran con un gesto del mento. «Magari lo dice solo per salvarsi la pelle.»
«Può darsi» disse Roran, «ma dobbiamo scoprire quello che sa.» Infilando un braccio sotto la poltrona, la trascinò dall'altro capo della stanza, l'addossò alla porta e si sedette, perché nessuno potesse entrare all'improvviso e coglierli di sorpresa. Puntò il martello contro Jeod. «D'accordo. Vuoi parlare? Parliamo, allora.»
«Sarebbe meglio che cominciassi tu.»
«Se lo faccio, e dopo non saremo soddisfatti delle tue risposte, dovremo ucciderti» lo avvisò Roran. Jeod incrociò le braccia. «E sia.»
Nonostante tutto, Roran rimase impressionato dalla fermezza del mercante; Jeod sembrava incurante della propria sorte, anche se teneva le labbra strette. «E sia» ripetè Roran.
Roran aveva rivissuto gli eventi dall'arrivo dei Ra'zac a
Carvahall più di una volta, ma non li aveva mai descritti ad alta voce a un'altra persona. Mentre parlava, fu colpito da quante cose erano accadute a lui e agli altri abitanti del villaggio in così poco tempo, e di come era stato facile per l'Impero distruggere la loro vita nella Valle Palancar. Resuscitare gli antichi terrori fu terribile per Roran, ma almeno ebbe la soddisfazione di vedere Jeod manifestare un totale e sincero stupore nell'apprendere come il villaggio aveva scacciato i soldati e i Ra'zac dall'accampamento, del conseguente assedio di Carvahall, del tradimento di Sloan e del rapimento di Katrina, di come Roran aveva convinto i compaesani a fuggire, e delle traversie del viaggio fino a Teirm. «Per i re perduti!» esclamò Jeod. «Una storia straordinaria. Straordinaria! E pensare che siete riusciti a farla in barba a Galbatorix, e che adesso l'intero villaggio di Carvahall è nascosto a poche miglia da una delle più grandi città dell'Impero e il re non lo sa...» Scosse il capo, colmo di ammirazione.
«Già, questa è la nostra situazione» borbottò Loring, «ed è alquanto precaria, perciò sarà meglio che ti sbrighi a darci un motivo valido per cui dovremmo lasciarti in vita.»
«Perché anch'io...»
Jeod s'interruppe quando qualcuno provò a girare la maniglia alle spalle di Roran, nel tentativo di aprire la porta. Seguì una gragnuola di colpi sulle tavole di quercia. Nel corridòio, una donna gridò: «Jeod! Fammi entrare, Jeod! Non puoi nasconderti per sempre in quella tana!»
«Posso?» bisbigliò Jeod.
Roran schioccò le dita guardando Nolfavrell, e il ragazzo gli lanciò il pugnale. Roran scivolò dietro la scrivania e appoggiò la lama contro la gola di Jeod. «Falla andare via.»
Alzando la voce, Jeod disse: «Non posso parlare adesso; sono in una riunione d'affari.»
«Bugiardo! Non hai alcun affare. Sei in bancarotta! Vieni fuori e guardami in faccia, vigliacco! Che razza di uomo sei, se non hai il coraggio di guardare tua moglie negli occhi?» La donna tacque per un secondo, come in attesa di una risposta, poi riprese a strillare più forte. «Vigliacco! Sei un verme schifoso, un lurido topo di fogna, uno squallido pezzente senza un briciolo di buonsenso per gestire un banco al mercato, figuriamoci una società di navigazione. Mio padre non avrebbe mai perso così tanto denaro!»
Roran fremette mentre gli insulti continuavano. Non riuscirò più a contenere Jeod, se va avanti di questo passo. «Taci, donna!» tuonò Jeod, ottenendo il silenzio. «La nostra sorte potrebbe cambiare se tenessi a freno quella tua linguaccia e non strillassi come una pescivendola.»
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