Volodyk - Paolini2-Eldest

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«Laggiù» sussurrò Baldor, indicando una serie di impronte che si dirigevano verso un cespuglio di rovi sulla sponda dell'Anora.

Roran annuì e cominciò a seguire la pista. Dato che gli sembrava vecchia di un giorno, si arrischiò a parlare. «Posso chiederti un consiglio, Baldor? Mi sembri uno che capisce le persone.»

«Naturale. Di che si tratta?»

Per diverso tempo, l'unico suono fu il rumore dei loro passi. «Sloan vuole maritare sua figlia Katrina, ma non con me. Ogni giorno che passa, aumentano le probabilità che combini un matrimonio di suo gradimento.» «Katrina cosa ne pensa?»

Roran scrollò le spalle. «Lui è suo padre. Non può continuare a sfidare la sua volontà quando la persona che lei desidera non si è ancora fatta avanti per chiederla in sposa.»

«Vale a dire tu.»

«Già.»

«Ecco perché ti sei alzato così presto.» Non era una domanda.

A dire il vero, Roran era stato così angosciato da non dormire affatto. Aveva trascorso la notte a pensare a Katrina, nel tentativo di trovare una soluzione allo spinoso problema. «Non posso tollerare di perderla. Ma non credo che Sloan ci darà la sua benedizione, vista la mia posizione e il resto.»

«No, non lo credo nemmeno io» disse Baldor, rivolgendo a Roran un fugace sguardo con la coda dell'occhio. «Ma a che proposito vuoi il mio consiglio?»

Roran si lasciò sfuggire una risatina amara. «Come faccio a convincere Sloan? Come posso risolvere la questione senza scatenare una faida sanguinosa?» Alzò le braccia al cielo. «Cosa devo fare?»

«Non hai nessunissima idea?»

«Una ce l'avrei, ma non mi piace molto. Ho pensato che Katrina e io potremmo annunciare il nostro fidanzamento... non che sia vero... e aspettare le conseguenze. Questo costringerebbe Sloan ad accettare la nostra promessa di matrimonio.» La fronte di Baldor si corrugò. «Forse» commentò pensoso, «ma potrebbe anche suscitare malanimo in tutta Carvahall. Pochi approverebbero il vostro gesto. E non sarebbe giusto costringere Katrina a scegliere fra te e la sua famiglia. Potrebbe rinfacciartelo per anni.»

«Lo so, ma che alternative mi restano?»

«Prima di compiere un passo così drastico, fossi in te cercherei di guadagnarmi la stima di Sloan. In fin dei conti, potresti riuscirci, specie se gli fai capire che nessuno vorrebbe sposare una Katrina infuriata. Tantopiù se tu le restassi attorno, ridicolizzando il marito.» Roran fece una smorfia e abbassò lo sguardo a terra. Baldor ridacchiò. «Se fallisci, be', allora potrai procedere tranquillo, sapendo che hai già battuto tutte le altre strade. E la gente sarà meno propensa a darvi addosso per aver infranto le tradizioni, e diranno che è stato Sloan con la sua testardaggine ad attirarsi la sventura.»

«Non è facile.»

«Lo sapevi fin dal principio.» Baldor tornò serio. «Senza dubbio voleranno parole grosse se sfiderai Sloan, ma alla fine le cose si sistemeranno... se non in maniera perfetta, almeno tollerabile. A parte Sloan, le uniche persone che avranno da ridire saranno i bacchettoni come Quimby, anche se proprio non riesco a capire come Quimby possa distillare una birra tanto buona, quando lui è così acido e amaro.»

Roran annuì. I rancori potevano covare per anni a Carvahall. «Sono contento che abbiamo parlato. È stato...» S'interruppe, ripensando alle conversazioni che lui ed Eragon avevano un tempo. Erano stati, come aveva detto Eragon una volta, fratelli in tutto, tranne che nel sangue. Era stato confortante sapere che esisteva qualcuno disposto ad ascoltarlo, a prescindere dal tempo e dalle circostanze. E sapere che quella persona lo avrebbe sempre aiutato, a tutti i costi.

La mancanza di quel legame aveva lasciato un gran vuoto in Roran.

Baldor non lo incitò a terminare la frase, ma si fermò a bere dal suo otre di pelle. Roran continuò per qualche passo, poi si fermò fiutando un odore che s'insinuò nei suoi pensieri.

Era l'aroma pungente di carne arrostita e rami di pino bruciati. Chi c'è qui oltre a noi? Annusando l'aria, girò in circolo per stabilire la provenienza dell'odore. Un debole refolo di vento risalì dalla strada sottostante, carico di un odore caldo e fumoso. L'aroma del cibo era così forte da fargli venire l'acquolina in bocca.

Fece cenno a Baldor di avvicinarsi. «Lo senti?»

Baldor rispose di sì con un cenno della testa. Insieme tornarono sulla strada e si diressero a sud. A un centinaio di piedi di distanza, la strada spariva dietro una curva orlata da un boschetto di pioppi. Si avvicinarono cauti e sentirono delle voci che giungevano attenuate dalla densa cappa di nebbia mattutina sulla valle.

Ai margini del boschetto, Roran rallentò e si fermò. Era sciocco cogliere di sorpresa un gruppo di persone che con ogni probabilità erano a caccia come loro, ma c'era qualcosa che non gli tornava. Forse era il numero di voci: il gruppo sembrava più grande di qualsiasi famiglia della valle. Senza riflettere troppo, abbandonò la strada e scivolò dietro i cespugli che delimitavano il boschetto.

«Che fai?» mormorò Baldor.

Roran si portò l'indice alle labbra, poi strisciò parallelo alla strada, attento a fare meno rumore possibile. Nell'aggirare la curva, si sentì ghiacciare il sangue nelle vene.

Sul prato che costeggiava la strada erano accampati dei soldati. Trenta elmi scintillavano sotto i raggi del primo mattino, mentre i loro proprietari divoravano pollame e cacciagione arrostiti su diversi falò sparsi. Gli uomini erano sporchi di fango e fradici di sudore, ma l'emblema di Galbatorix era ancora ben visibile sulle tuniche rosse, una fiamma guizzante bordata d'oro. Sotto le tuniche, indossavano brigantine - casacche di pelle rinforzate da lamelle di acciaio -, cotte di maglia e giubbe imbottite. La maggior parte dei soldati erano armati di spadoni, anche se una mezza dozzina erano arcieri e un'altra mezza dozzina portavano alabarde dall'aria minacciosa.

Accovacciate nel mezzo c'erano due nere figure gibbose che Roran riconobbe dalle numerose descrizioni che i paesani gli avevano fornito al suo ritorno da Therinsford: gli stranieri che avevano distrutto la sua fattoria. Si sentì mancare il fiato. Sono servi dell'Impero! Si preparò ad attaccare, le dita già strette intorno a una freccia, quando Baldor lo afferrò per la giacchetta e lo tirò indietro.

«Fermo. Così ci fai ammazzare.»

Roran gli rivolse uno sguardo furente, poi ringhiò: «Sono... sono quei bastardi...» S'interruppe, notando quanto gli tremavano le mani. «Sono tornati!»

«Roran» sussurrò Baldor, risoluto, «non puoi fare niente. Guarda, sono al servizio del re. Anche se riuscissi a fuggire, diventeresti un fuorilegge e attireresti la sventura su Carvahall.»

«Ma cosa vogliono? Cosa possono volere?» Il re. Come ha potuto Galbatorix permettere che torturassero mio padre? «Se non hanno ottenuto quel che volevano da Garrow, ed Eragon è fuggito con Brom, allora sono tornati per te.» Baldor fece una pausa, per consentire alle sue parole di colpire nel segno. «Dobbiamo tornare indietro e avvertire tutti. Poi ti dovrai nascondere. Gli stranieri hanno

i cavalli.

Ma possiamo arrivare per primi, se ci mettiamo a correre.»

Attraverso il fogliame del sottobosco, Roran osservò i soldati

ignari. Il suo cuore cominciò a battere selvaggiamente, assetato di vendetta, bramoso di attaccare e combattere, di vedere quei due portatori di morte trafitti dalle sue frecce e ripagati con la loro stessa moneta. Non gl'importava di morire, purché il suo dolore venisse cancellato in un unico istante di cieca ferocia. Non doveva far altro che uscire allo scoperto. Il resto sarebbe venuto da sé.

Ancora un piccolo passo.

Con un singhiozzo strozzato, serrò i pugni e abbassò lo sguardo. Non posso abbandonare Katrina. Rimase immobile, gli occhi chiusi con forza, poi indietreggiò lentamente. «A casa, dunque.»

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