Nel novembre del 1927 il sacerdote prese in affitto un appartamento al quarto piano di calle Fernando il Cattolico 46. Sua madre Dolores, che aveva cinquanta anni, sua sorella Carmen, di ventotto, e il beniamino della famiglia, Santiago, di otto anni, si trasferirono dall’Aragona e vennero ad abitare con lui. José María era l’unico in grado di guadagnare quel tanto necessario per mantenere la famiglia, perché sua madre e Carmen si occupavano delle faccende domestiche [45]. Nei mesi che seguirono si concentrò sugli impegni pastorali che aveva assunto, oltre che sulle lezioni e la tesi.
Il 30 settembre 1928 José María Escrivá cominciò gli esercizi spirituali nel convento dei Lazzaristi, in calle García de Paredes. La mattina di martedì 2 ottobre, mentre compilava e leggeva alcune schede nelle quali aveva annotato idee e vicende della sua vita interiore, ricevette da Dio «l’illuminazione su tutta l’Opera » e «si rese conto dello splendido e pesante carico che il Signore, nella sua bontà insondabile, gli aveva messo sulle spalle» [46]. Escrivá ricevette una luce soprannaturale che dava un senso alle preghiere e alle ispirazioni degli anni precedenti, proiettandolo nella realizzazione di una missione specifica. Accolse nel suo cuore il messaggio divino, che consisteva nella diffusione tra i fedeli cristiani, sacerdoti e laici, della consapevolezza di essere chiamati a divenire santi in Gesù Cristo nelle occupazioni normali della vita quotidiana. Nello stesso tempo capì che sarebbe stata necessaria una istituzione per trasmettere questo messaggio nella Chiesa [47]. Emozionato, s’inginocchiò e rese grazie a Dio [48].
Fra l’ottobre del 1928 e il novembre del 1929 Escrivá non ricevette altre ispirazioni che potesse attribuire a Dio [49]. Sebbene avesse capito che il messaggio ricevuto richiedeva persone che lo divulgassero, resisteva al pensiero di fondare una nuova istituzione. Perciò cercò se esisteva, in Spagna o all’estero, una realtà ecclesiale che coincidesse con ciò che aveva visto, per domandare di essere ammesso. Chiese informazioni sulle diverse “opere” o movimenti cattolici nei quali i membri vivevano una donazione a Dio senza costituire una congregazione religiosa tradizionale e realizzavano attività apostoliche tra i fedeli [50]. Ebbene, tutte le istituzioni esistenti presentavano divergenze sostanziali con la luce da lui ricevuta il 2 ottobre 1928. Fra queste, un caso emblematico. Escluse la Compagnia di san Paolo, fondata pochi anni prima dal cardinal Ferrari, perché aveva capito che l’Opera era solo per gli uomini, e invece fra i paolini c’erano pure donne. Come avrebbe ricordato dopo: «Anche se l’Opus Dei non differisse dai Paolini in alcun altro aspetto che nel non ammettere neppure lontanamente le donne, la differenza sarebbe già notevole» [51].
José María Escrivá parlò del messaggio dell’Opera a sacerdoti e a persone di diversi ambienti, e anche a studenti che cercavano il suo aiuto spirituale. Lo divulgò progressivamente, e personalmente. Uno dei primi giovani con i quali ne parlò fu José Romeo, che aveva conosciuto quando stava a Saragozza [52]. Nel giugno del 1929 Pepe, come lo chiamavano familiarmente, era venuto a Madrid per sostenere un esame di disegno, una delle materie previe all’ingresso nella Scuola di Architettura. Nei giorni in cui si trattenne nella capitale assisteva alla Messa che José María celebrava nel Patronato de Enfermos. Un giorno, dopo aver fatto colazione, il sacerdote gli lesse e gli commentò alcuni appunti che si riferivano all’Opera. Romeo se ne entusiasmò e decise di aderirvi. Alcuni giorni dopo ritornò a Saragozza. Mantenne contatti epistolari con José María fino a giugno dell’anno successivo, quando si trasferì a Madrid per cominciare il corso di studi [53].
Quando passava da Madrid fra il 1929 e il 1930, Pepe presentava a José María alcuni amici dell’Associazione degli Studenti Cattolici, come Guillermo Escribano [54]o Pedro Rocamora [55]. Romeo pensava che fossero in grado di comprendere gli insegnamenti di Escrivá sulla vita cristiana e sull’Opera. Proprio per poterlo incontrare, Rocamora andava alla Messa che José María celebrava nel Patronato de Enfermos.
Da parte sua Escrivá ampliò il numero dei sacerdoti frequentati. Con alcuni di loro era stato ospite della Casa Sacerdotale delle Dame Apostoliche, li aveva conosciuti in occasione delle attività pastorali o li aveva anche fermati per la strada chiedendo loro di pregare per l’Opera. Fra i presbiteri amici, comunicò le sue ansie soprannaturali a Blas Carda Saporta, Manuel Ayala, Ángel del Barrio e Pedro Siguán —quest’ultimo, un religioso della Sacra Famiglia— [56]. Nel dicembre 1929 ebbe una lunga conversazione con il secondo cappellano del Patronato de Enfermos, Norberto Rodríguez García, e lo ammise nell’Opera. Poco tempo dopo Escrivá gli fece leggere alcuni fogli sui quali annotava quello che, secondo lui, erano luci ricevute da Dio. Finita la lettura —secondo ciò che ricordava don José María più tardi—, don Norberto gli disse: «La prima cosa da fare è l’Opera maschile» [57].
L’anno 1930 portò nuove sorprese. La più importante avvenne il 14 febbraio. Quel giorno José María Escrivá celebrava la Messa nella cappella della casa di Leónides García San Miguel, marchesa di Onteiro e madre di Luz Rodríguez−Casanova. Dopo la comunione, comprese che Dio voleva che nell’Opus Dei vi fossero anche le donne [58]. Allo stesso tempo, questa intuizione lo convinse che non doveva fare altre indagini, ma piuttosto dar vita a una nuova realtà ecclesiale, che sarebbe stata al servizio del messaggio ricevuto: «Era necessario fondare, senza alcun dubbio» [59], dirà in seguito. Da quel momento selezionò le persone a cui spiegare l’Opera e fece nuove amicizie tra i conoscenti di Pepe Romeo, gli studenti dell’Accademia Cicuéndez e alcuni parenti delle Dame Apostoliche e delle Ausiliari che collaboravano con loro.
Il 24 agosto incontrò Isidoro Zorzano, un ex compagno liceale di Logroño, che lavorava come ingegnere a Malaga nelle Ferrovie Andaluse [60]. Pochi giorni prima Isidoro aveva ricevuto una sua lettera nella quale gli manifestava il desiderio di rivederlo, se fosse capitato a Madrid. La mattina del 24 Zorzano aveva tentato invano di incontrare l’amico. Avendo la sensazione che si sarebbero visti, rimase a passeggiare in calle Nicasio Gallego. Anche Escrivá si sentì mosso a passare dalla stessa strada. Quando si videro, si salutarono affettuosamente. In quel periodo Zorzano cercava di capire ciò che Dio gli chiedeva per la sua vita. Aveva pure pensato di diventare religioso, ma non ci vedeva chiaro. I due amici conversarono con calma durante il pomeriggio. Isidoro arrivò alla conclusione che aveva trovato quello che cercava e chiese a José María di far parte dell’Opera [61].
In quel periodo, di solito nel pomeriggio della domenica, Escrivá andava a casa di Romeo per costituire un archivio di ritagli di giornali e di riviste su alcune istituzioni cattoliche. La conoscenza dello spirito e dell’apostolato di queste realtà ecclesiali aiutò don José María a meditare sull’Opera che stava avviando [62].
José María Escrivá cercava un luogo adatto per parlare del messaggio ricevuto sulla santità in mezzo al mondo, un luogo in cui incontrarsi con studenti, amici sacerdoti e anche operai [63]. L’appartamento in affitto di calle Ferdinando il Cattolico era troppo piccolo per ricevere visite [64]; né le cose erano migliorate quando, nel settembre del 1929, gli Escrivá Albás si erano trasferiti nella casa del cappellano del Patronato de Enfermos in calle José Marañón n. 4 [65]. Ecco perché José María incontrava i sacerdoti e gli universitari nel Patronato de Enfermos, in locali pubblici o, semplicemente, per strada, fermandosi per fare una visita a Gesù Cristo nel tabernacolo di una chiesa. Talvolta andava con gli studenti in un chiosco che si trovava nella Castellana, quasi all’angolo con calle del Marqués de Riscal, oppure al Parco del Retiro. Seduto in mezzo ai giovani, José María leggeva alcuni appunti di carattere spirituale che raccoglieva in un quaderno: «Alcuni pomeriggi, all’imbrunire, ci leggeva pagine intere, o a volte soltanto due o tre pensieri» [66], ricordava Pedro Rocamora.
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