José Luis González Gullón - I primi anni dell'Opus Dei

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Racconto sulla genesi e sviluppo della prima attività apostolica corporativa dell'Opus Dei con la quale ebbe inizio la diffusione del suo messaggio. Josemaría Escrivá de Balaguer ha diffuso il messaggio dell'Opus Dei fin dalla sua fondazione, il 2 ottobre 1928. Presto formò piccoli gruppi di studenti, laureati, impiegati, artigiani, lavoratori manuali e sacerdoti. Cinque anni più tardi aprì a Madrid un'accademia per l'approfondimento degli studi universitari, l'
Accademia DYA. L'intenzione di questo progetto era di trasmettere lo spirito dell'Opera, specificamente agli studenti e ai laureati. Nel 1934 l'iniziativa si ampliò con la creazione di una residenza universitaria, l'
Accademia – Residenza DYA, attiva per due anni accademici, fino allo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio del 1936. La storia della DYA aiuta a capire la figura di Josemaría Escrivá de Balaguer e il modo in cui comunicava il messaggio dell'Opera. Nell'accostarci a quegli anni, ci addentriamo in un periodo appena successivo alla fondazione, ad anni in cui il fondatore riceveva quelle che poi chiamò «particolari luci di Dio».

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Da parte loro, anche gli intellettuali cattolici difesero il concetto secondo cui a ogni nazione spettava, per diritto proprio, un ruolo da svolgere nella storia dell’umanità. Sin dalla fine del XIX secolo la gerarchia cattolica aveva pensato ad un progetto corporativo e confessionale alternativo al liberalismo: l’instaurazione di un ordine sociale cristiano che rendesse possibile la riconquista cattolica della nazione e che fondasse il “regno di Cristo sulla terra”. Fra le tante realizzazioni, forse la più nota fu l’Associazione Cattolica Nazionale dei Giovani Propagandisti, creata nel 1909. Gli scrittori e gli intellettuali propagandisti costituirono una minoranza selezionata, pronta a dirigere l’azione sociale dei cattolici e ad influire sulla vita pubblica  [24].

Man mano che il secolo XX avanzava, l’ambito confessionale cattolico formulò due grandi progetti che, sebbene apparissero uniti dai medesimi principi, erano separati quanto alle conclusioni  [25]. Gli uni condividevano gli impegni scientifici o educativi promossi dalla corrente liberale innovativa o rispondevano con modelli che, pur rimanendo cattolici, avevano qualche relazione con la cultura liberale. Gli altri, invece, si rifacevano a modelli di matrice tradizionale. Per i primi, possibilisti riguardo alle forme politiche e riformiste dello Stato, era necessario convivere con i valori della cultura contemporanea, pur non condividendone i postulati, perché pensavano che fosse possibile apportare soluzioni cristiane. Per i secondi, integralisti e anti−riformisti, la concezione laica e secolare del liberalismo e, a maggior ragione, del socialismo, rendeva impossibile un dialogo intellettuale.

All’Università gli intellettuali cattolici si sentirono emarginati ed esclusi dalle avanguardie culturali. Non era raro incontrare docenti che difendevano, come preciso postulato, il divorzio tra ragione e fede. Questo modo di pensare disorientava gli studenti cattolici. Per esempio, uno studente di dottorato di cui parleremo, José María González Barredo, «era preoccupato per i problemi dell’Università, dato che alcuni premi Nobel (Madame Curie, per esempio) avevano perduto la fede e anche perché alcuni professori dell’Università operavano in tal senso»  [26]. E Aurora Medina, una studentessa di Magistero che si formava a Madrid con le teresiane, ricordava che «aveva colleghi e professori agnostici, che spesso non erano in grado di risolvere i problemi di fede in cui si imbattevano»  [27].

1. La fondazione dell’Opera

Proveniente da Saragozza, José María Escrivá Albás arrivò a Madrid il 20 aprile 1927  [28]. Aveva venticinque anni e ne aveva appena compiuti due come sacerdote. La sua personalità si distingueva per il carattere vivo e forte, la fede in Dio, la passione per il ministero sacerdotale, la simpatia e l’amore per la libertà. Da bambino aveva assistito alla morte di tre sorelle piccole e al fallimento del negozio paterno, che aveva comportato il trasferimento della famiglia da Barbastro a Logroño. A sedici anni aveva capito che Dio lo chiamava e che il cammino per adempiere la volontà divina includeva il sacerdozio. Allora era entrato nel seminario di Logroño e successivamente in quello di San Francesco di Paola a Saragozza dove, oltre a concludere gli studi di Teologia, aveva frequentato i corsi di Diritto in quella che si chiamava Universidad Literaria. Nel novembre del 1924, quando era ormai vicina la sua ordinazione presbiterale, morì suo padre, per cui si ritrovò capo famiglia e con la necessità di sostenere economicamente sua madre e i suoi due fratelli  [29].

Escrivá voleva ottenere il dottorato di Diritto all’Università Centrale di Madrid, l’unica in Spagna che concedeva questo titolo. Perciò si iscrisse alla Facoltà di Diritto non appena arrivato nella capitale  [30]. Si sosteneva con i compensi giornalieri di cinque pesetas e cinquanta centesimi, ricevuti per la celebrazione della Messa nella Chiesa pontificia di San Miguel  [31]. Abitava in una pensione in calle Farmacia.

Una settimana e mezza più tardi —era il 30 aprile 1927— si trasferì nella Casa Sacerdotale, al numero 3 di calle Larra, di fronte al giornale liberale e riformista El Sol . La Casa era gestita da una nuova e attiva congregazione religiosa, le Dame Apostoliche del Sacro Cuore  [32]. La residenza aveva trentuno camere, alcune non occupate. Lì José María simpatizzò presto con altri residenti, soprattutto con i presbiteri più giovani, come Jesús Gutiérrez Ayllón, Avelino Gómez Ledo e Fidel Gómez Colomo  [33].

Fra la fine di maggio e i primi di giugno, la fondatrice delle Dame Apostoliche, Luz Rodríguez−Casanova  [34], chiese per Escrivá al vescovado di Madrid−Alcalá le licenze ministeriali e la nomina a primo cappellano dell’Opera Apostolica del Patronato de Enfermos, che aveva la propria sede in calle Santa Engracia 13. Questa istituzione aveva lo scopo di fornire aiuti materiali, sanitari e spirituali a persone indigenti. Il Patronato disponeva del convento, dove vivevano otto Dame Apostoliche, a capo delle quali c’era la superiora, Rodríguez−Casanova, e vari edifici adiacenti: uno destinato a scuola di bambini, un altro alle mense di carità, e un terzo, quasi una clinica, ai malati privi di mezzi. Il 1° giugno Escrivá cominciò la sua attività pastorale nel Patronato. Immediatamente fece amicizia con il secondo cappellano, Norberto Rodríguez García  [35].

L’attività sacerdotale di Escrivá nel Patronato de Enfermos consisteva nella celebrazione della Messa alle nove del mattino, la successiva esposizione dell’Eucaristia, il servizio al confessionale della cappella e la recita del rosario alle tre e mezzo del pomeriggio, alla quale faceva seguito la benedizione con il Santissimo. A queste, aggiunse altre attività di propria iniziativa. Così, durante alcuni fine settimana ascoltava le confessioni dei bambini che le Dame Apostoliche e le loro Ausiliari portavano al Patronato perché assistessero alla Messa e ricevessero la catechesi. Erano una parte delle migliaia di bambini delle oltre cinquanta scuole semi−gratuite che le religiose gestivano, disseminate nell’hinterland di Madrid. Altre volte don José María si trasferiva in queste scuole per ascoltare le confessioni dei bambini  [36]. Prese anche l’abitudine di passare a mezzogiorno dalle mense di carità —una era la mensa dei cosiddetti “poveri vergognosi”— per parlare con qualcuna delle oltre seicento persone che ogni giorno ricevevano un pasto gratuito nel Patronato. Inoltre, visitava a casa loro numerosi malati, che confessava e ai quali portava la Comunione. Dette pure alcune lezioni di catechesi che le Dame Apostoliche organizzavano nei “quartieri più periferici”  [37].

Gradualmente, le visite fuori dal Patronato ampliarono il ventaglio delle sue conoscenze: dai poveri miserabili, che vivevano in case di lamiera a Tetuán de las Victorias, fino ai parenti e agli amici aristocratici di Luz Rodríguez−Casanova  [38].

Il cappellano del Patronato percepiva circa 1.500 pesetas l’anno: 600 dallo stipendio e il resto da altre retribuzioni  [39]. Un reddito inferiore alle 2.000 pesetas l’anno collocava una persona ad un livello di povertà, rendendo impossibile il mantenimento di una famiglia  [40]. Per questo Escrivá cercò altre occupazioni che fossero compatibili con la sua attività pastorale.

Nell’anno accademico 1927−1928 ottenne un posto di professore di Diritto Romano e di Istituzioni di Diritto Canonico nell’“Academia Cicuéndez. Especial de Derecho”  [41]. L’Accademia era un centro di «insegnamento privato di studi giuridici»  [42], dove gli alunni, interni ed esterni approfondivano la conoscenza delle materie insegnate a Legge. La sede si trovava in una posizione invidiabile, perché occupava il primo piano di calle San Bernardo 52, angolo calle Pez, proprio di fronte alla Facoltà di Giurisprudenza. «Per la sua vicinanza all’Università era molto nota tra gli studenti di legge. Godeva di un grande prestigio», ricordava uno studente  [43]. L’impegno di José María si concretò in due lezioni pomeridiane la settimana per più di quattro anni  [44]. Inoltre dava alcune lezioni private a casa sua.

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