Dopo la guerra civile spagnola le persone dell’Opera aprirono alcune residenze universitarie, come quella di Jenner (Madrid, 1939), Samaniego (Valencia, 1940) o Zurbarán (Madrid, 1945). A metà degli anni quaranta del secolo scorso l’Opus Dei si diffuse nei cinque continenti e contemporaneamente furono inaugurate diverse residenze, tuttora esistenti, come la Residenza Universitaria Panamericana (Città del Messico, 1949), la RUI (Roma, 1958) Althaus (Bonn, 1959), Ashwell House (Londra, 1962), Los Aleros (Buenos Aires, 1963) o Warrane College (Sydney, 1971).
Su DYA finora erano stati pubblicati brevi studi, nelle biografie sul fondatore e nelle storie dell’Opera, tra cui spicca la monografia di John Coverdale sui primi anni dell’Opus Dei [2]. Esistono anche due ricerche specifiche: una panoramica della documentazione dell’Archivio Generale della Prelatura su DYA e la pubblicazione delle lettere di un residente ai suoi genitori [3]. Sono stati inoltre pubblicati diversi documenti e racconti della vita di Escrivá de Balaguer in quegli anni, in particolare i suoi appunti sui rapporti intercorsi col vicario generale della diocesi di Madrid-Alcalá, e le ricerche relative al suo lavoro pastorale nel Patronato di Santa Isabel [4].
La nostra monografia è pensata per un pubblico non particolarmente esperto delle vicende della Seconda Repubblica spagnola né della storia dell’Opus Dei. Si consiglia in tal senso la lettura del dizionario dedicato al fondatore dell’Opera [5]e della sua biografia scritta da Andrés Vázquez de Prada [6]. Il dizionario presenta sinteticamente molti aspetti della vita e del messaggio di Josemaría Escrivá de Balaguer; a sua volta, la biografia analizza dettagliatamente la vita spirituale del fondatore —ciò che la Chiesa chiama santità di vita che culminò nel 2002 con la canonizzazione—, aspetto chiave e imprescindibile per chi vuole capire la forza con cui operò Josemaría Escrivá nella diffusione dell’Opus Dei.
Per la metodologia adottata, questo testo può inserirsi, in buona misura, negli studi di storia culturale e religiosa, soprattutto nell’analisi del contesto universitario dell’epoca e nei risvolti sociologici e prosopografici.
Dato che l’oggetto storico del libro è l’Accademia - Residenza DYA, il lettore non troverà una biografia di Josemaría Escrivá de Balaguer, e neppure una storia dell’Opus Dei tra gli anni 1933 e 1936, anche se buona parte della vita del fondatore e del suo messaggio si intrecciò con la storia di DYA. Per questa ragione, non analizzeremo la sua tesi dottorale né i suoi impegni pastorali o l’insieme delle persone che trattava, a voce o per corrispondenza [7]. Tuttavia, ricorderemo le persone che frequentarono DYA e a piè di pagina riporteremo i dati biografici di chi ebbe un più stretto rapporto con il fondatore.
Gli scenari spaziali e cronologici nei quali ci muoveremo sono ben delimitati. Apre il libro un capitolo che analizza gli anni precedenti l’apertura di DYA (1927−1933). Dopo alcuni brevi riferimenti all’Università di Madrid e al ruolo degli intellettuali spagnoli in quell’epoca, si illustra il contesto nel quale nacque, nella mente del fondatore, l’idea di aprire un’accademia universitaria.
Dopo, il secondo capitolo inizia illustrando il mondo studentesco di allora, per passare poi all’Accademia DYA, che, tra il dicembre del 1933 e il settembre del 1934, aveva sede in calle Luchana 33.
Il terzo capitolo è dedicato all’anno accademico 1934−1935, primo anno dell’Accademia-Residenza in calle Ferraz 50. Come introduzione, basta una breve panoramica sul ruolo delle residenze universitarie in quel periodo di crescente tensione sociale. Successivamente, analizzeremo in dettaglio l’evoluzione di DYA, sia negli aspetti didattici e residenziale, lezioni nell’Accademia e vita della Residenza, sia in quelli formativi cristiani.
L’anno accademico 1935−1936 è l’oggetto del quarto capitolo. Si metterà in rilievo il successo della Residenza DYA, con l’affluenza di numerosi universitari, sullo sfondo di una crisi molto complessa per l’Università e per la società spagnola in genere.
Il quinto capitolo comincia con la descrizione della situazione socio-politica spagnola nella primavera del 1936. Quindi, si spiegano i motivi per cui DYA, nel mese di luglio, cambiò sede. Infine si illustra lo stato in cui si ritrovò la casa durante la guerra civile spagnola.
Questo libro è stato scritto sulla base delle fonti disponibili, abbondanti per alcuni argomenti, scarse per altri. Le fonti primarie provengono dall’Archivio Generale della Prelatura dell’Opus Dei. Tra esse, il diario di DYA —che ci è servito per strutturare il libro— è una ricca risorsa storica. Spesso siamo riusciti a rimanere dietro agli avvenimenti, lasciando che fosse il redattore del diario a raccontare, col suo stile personale, quali furono le persone o le vicende di maggior rilievo. Inoltre, sono risultati utili gli schemi per le lezioni di formazione cristiana impiegati dal fondatore dell’Opera, i riassunti delle riunioni del primo Consiglio dell’Opera e la corrispondenza di Josemaría Escrivá de Balaguer, degli altri membri dell’Opera e di alcune persone conosciute.
Abbiamo consultato anche alcuni archivi statali di Madrid. Tra le fonti secondarie, sono stati estremamente preziosi i ricordi delle persone che frequentarono il fondatore [8]. Abbiamo anche potuto intervistare, prima che morissero, José Ramón Herrero Fontana e Javier Lahuerta Vargas, che avevano frequentato l’Accademia-Residenza.
Infine, descriviamo il diario dell’Accademia−Residenza, che è stata la fonte essenziale per il nostro studio.
Josemaría Escrivá de Balaguer era ben consapevole che stava contribuendo alla nascita di un nuovo fenomeno pastorale nella vita della Chiesa. Per questo motivo archiviò, per quanto possibile, i resoconti degli avvenimenti. A tal riguardo, affidò ai suoi Apuntes íntimos [9]e ad altri scritti personali, gli aspetti che riguardavano il progresso interno dell’Opus Dei, segnato da luci e mozioni che, come diceva, Dio gli andava concedendo. Dopo, quando si aprì l’Accademia DYA, il fondatore stabilì che si scrivesse un diario, affinché rimanesse memoria degli avvenimenti significativi, anche se minimi, della vita quotidiana [10](gli faceva piacere pure che si facessero delle fotografie, per conservare alcuni documenti visivi per i posteri [11]). Come scrisse un mese più tardi, «di tutto l’apostolato esterno dell’Opera di Dio di solito non prenderò nota. Se ne occupano i ragazzi» [12]. Infatti i membri dell’Opera si avvicendavano nell’annotare anche solo qualche riga su ciò che avveniva ogni giorno [13].
In questo modo scrissero cinque quaderni, che costituiscono il Diario di DYA, tra il 1933 e il 1936 [14]:
Diario 1, intitolato “Quaderno N. 1. Diario della Casa dell’Angelo Custode, che riguarda il periodo tra il 15 novembre 1933 e il 2 settembre 1934 [15]. Si compone di 223 pagine: 206 seguite da altre 17 intercalate. Si cominciò a scrivere il 25 gennaio 1934 —ricostruendo a memoria quello che era successo nelle prime settimane— e si concluse il giorno 26 febbraio [16]. La finalità del diario, come è detto all’inizio, è che si possa «sapere come questa [iniziativa] era cominciata, e di quali mezzi si era avvalso il Signore per la sua O. [Opera]» [17]. Manuel Sainz de los Terreros scrisse il diario dal 15 novembre 1933 al 5 luglio 1934 e Ricardo Fernández Vallespín continuò la redazione tra il 15 luglio e il 2 settembre 1934.
Diario 2, intitolato “Quaderno N. 2. Diario della Casa dell’Angelo Custode”, compilato fra il 3 settembre 1934 e il 5 aprile 1935. Contiene 206 pagine: 201 seguite da altre 5 intercalate. Ricardo Fernández Vallespín vi scrisse dal 3 settembre al 16 ottobre 1934; Manuel Sainz de los Terreros gli subentrò dal 19 ottobre 1934 al 9 aprile 1935.
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