Si agitava nel dormiveglia. Avvertì un passo leggero. Prill ritornava. Le mani della ragazza lo toccarono. Louis si tese verso di lei. Prill, inginocchiata sul letto, si ritrasse. E parlò nella sua lingua nativa, semplificandola affinché Louis potesse capire.
— Tu essere Capo?
Louis, vagamente intontito, meditò a lungo sulle parole in lingua anellare. — Sì — rispose. Quella lingua gli poneva gravi problemi mentali. Inoltre, la situazione era troppo complicata per poterla spiegare in modo convincente.
— Allora — disse Prill, — tu dare a me macchina da quello con due teste.
— Cosa? — farfugliò Louis. — La sua cosa?
— Macchina che fa me felice. Io voglio. Tu la prendi.
Louis si mise a ridere. La ragazza si infuriò: — Tu vuoi me? Allora dare a me macchina.
Nessus non era un umano. Prill non poteva convincerlo con le sue arti erotiche. Louis era l’unico uomo della zona. Il potere sessuale aveva sempre funzionato. Non era forse una dea?
Probabilmente, Prill si era lasciata ingannare dai capelli di Louis. L’aveva scambiato per un capellone del ceto medio, magari un piccolo Ingegnere dalla faccia sbarbata. E poi, secondo Prill, doveva essere nato dopo la Caduta delle Città: di conseguenza, non conosceva l’esistenza della droga della giovinezza.
— A tuo modo, hai ragione — disse Louis parlando in anglo-terrestre. Prill lo guardava, nella penombra, senza capire. — Hai pensato che fossi molto giovane! Un uomo di trent’anni sarebbe un pezzo di creta, nelle tue mani. Ma io sono un po’ più vecchio.
Prill strinse i pugni per la collera: — Macchina! Dove lui avere macchina?
Louis smise di ridere. La ragazza lo stava graffiando. Si sollevò sul gomito: — La tiene appiccicata a uno dei colli. Sotto la pelle, attaccata all’osso. In una testa sola, però.
Prill ebbe un’esclamazione di rabbia. Aveva capito: il congegno era inserito chirurgicamente. Si voltò, e uscì.
Louis ebbe la tentazione di seguirla. La desiderava più di quanto volesse ammettere. Ma lei lo avrebbe dominato, se l’avesse lasciata fare. E i suoi motivi non coincidevano con quelli di Louis.
Il sibilo del vento aumentava a poco a poco. Il sonno di Louis diventò un sogno erotico. Spalancò gli occhi. Prill stava a cavalcioni su di lui. Le dita gli sfiorarono il petto e il ventre. I fianchi della ragazza si agitavano ritmicamente. Si serviva di lui come di uno strumento musicale.
— Quando avrò finito, sarai mio — diceva in tono sommesso e cantilenante. La voce rivelava il piacere: non di essere posseduta, ma di conquistare un potere incontrastato sull’uomo.
Il contatto gli dava una gioia incontrollabile. Prill conosceva l’antico segreto: ogni donna nasce con un tasp dal potere illimitato, se impara a sfruttarlo. E lei se ne sarebbe servita finché Louis non l’avesse implorata di diventare il suo servo.
Poi qualcosa cambiò, in lei. Non la poteva vedere in viso, ma la sentiva gemere di piacere quando raggiunsero l’orgasmo. Qualcosa scattò dentro di loro!
Rimase nel letto tutta la notte. Ogni tanto si svegliavano e facevano l’amore per poi riaddormentarsi. Se Prill si sentì delusa non lo diede a vedere, né Louis se ne accorse. Louis sapeva soltanto che Prill non si serviva più di lui come di uno strumento.
Sorse l’alba grigia e burrascosa. Il vento ululava intorno al vecchio edificio. La pioggia sferzava la finestra infuriando attraverso quelle dei piani di sopra che erano rotte. L’ Improbable era molto vicino all’Occhio.
Louis si vestì e lasciò il ponte.
Vide Nessus nel corridoio. — Proprio tu — gridò.
Il burattinaio fece uno scarto. — Che cosa c’è?
— Che cosa hai fatto a Prill?
— Dovresti mostrarti un po’ più riconoscente. Cercava di metterti sotto controllo. Ho sentito.
— Hai usato il tasp su di lei!
— Appena tre secondi a bassa energia, mentre eravate impegnati nelle vostre attività sessuali. Ora è lei a essere condizionata.
— Mostro! Sei un mostro di egoismo.
— Louis, non ti avvicinare troppo.
— Prill è un’umana, libera di intendere e di volere!
— E il tuo volere?
— Non correva nessun pericolo. Lei non mi può tenere sotto controllo!
— C’è qualcos’altro che ti disturba? Non siete la prima coppia di umani che ho osservato mentre facevano l’atto sessuale. Dovevamo conoscere tutto della tua specie. Non ti avvicinare troppo.
Louis non aveva intenzione di fargli male. Strinse i pugni rabbiosamente, ma non per colpirlo. Fece un passo avanti…
Si perse nell’estasi. Immerso nella gioia più pura che mai avesse conosciuto, Louis seppe che Nessus lo stava influenzando col tasp.
Senza pensare alle conseguenze, cominciò a tirare calci. Usò tutte le sue forze per strapparsi al piacere del tasp. Sferrò un calcio alla laringe del burattinaio, sotto la mascella sinistra.
Fu un disastro. Il burattinaio fece Gulp! , si ritrasse incespicando e interruppe il tasp.
Il peso della dolorosa eredità degli uomini ricadde sulle spalle di Louis, che voltò le spalle al burattinaio e uscì. Sentiva il bisogno di piangere e, soprattutto, non voleva che Nessus lo vedesse in viso.
Girovagò, crogiolandosi nella sua angoscia. Per caso raggiunse la scalinata. Sapeva quel che stava succedendo a Prill. Quando era in bilico su un trabocchetto di trenta metri, non vedeva l’ora che Nessus ammansisse Prill col tasp. Ricordava bene l’effetto che aveva avuto sui barbari.
Condizionata! Come una cavia! Lei lo sapeva. E durante la notte aveva fatto il suo ultimo coraggioso tentativo per liberarsene.
Raggiunse la piattaforma dove il vento fischiava, schizzando con violenza la pioggia. Louis la smise di preoccuparsi solo di se stesso. L’angoscia che la predita del tasp gli aveva procurato cominciava a diminuire.
Una parte di lui ancora rimpiangeva il tasp, e lo avrebbe fatto per sempre. La dedizione agli altri non era che un ricordo sulla soglia della coscienza. Poteva lasciare Prill da qualche parte con una scorta di droga della giovinezza, e il ricordo sarebbe svanito lentamente…
— Maledizione, abbiamo bisogno di lei.
Non gli rimaneva altro da fare che impedire a Nessus l’uso del tasp, e vegliare su di lei. In principio sarebbe stata molto depressa.
Di colpo, la mente di Louis registrò ciò che stava osservando senza accorgersene. C’era una macchina, molti metri sotto la piattaforma, slanciata come un dardo marrone con strette fessure al posto dei finestrini. Oscillava nel vento, privo di energia, intrappolato dal campo elettromagnetico.
Louis aguzzò gli occhi per essere sicuro che dietro a quel turbinio ci fosse un viso. Si precipitò di sopra chiamando Prill a gran voce.
Non sapeva in che lingua spiegarsi: l’afferrò per un gomito, la trascinò lungo le scale per mostrarle il veicolo. Lei scosse il capo e ritornò di sopra per modificare l’azione della trappola della polizia.
Il dardo marrone fu sollevato all’altezza della piattaforma. Ne uscì uno degli occupanti, afferrandosi carponi con le mani per difendersi dal vento.
Era Teela Brown. Louis non ne rimase troppo sorpreso.
Il secondo passeggero era un tipo così appariscente che Louis scoppiò in una risata. Teela si mostrò sorpresa e ferita.
Teela Brown era pallida, spettinata, dimagrita. Ma ancora più carina. Indicò il suo compagno e disse: — Si chiama Seeker.
— E che significa, Seeker?
— È un nome che si è dato lui. Secondo lui vuol dire Cercatore.
Seeker osservava Louis e Prill con umiltà e ossequio. Era alto e muscoloso. Era facile immaginarlo combattere contro i draghi. Portava una spada. I suoi tratti ricordavano quelli della scultura in metallo del Castello Paradiso. Era accuratamente rasato. Forse un Ingegnere, ma un mezzosangue. I capelli, biondo cenere, erano lunghi e non troppo puliti. Allacciata alla vita, portava una pelle d’animale.
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