Margaret Weis - La guerra dei gemelli
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Lui non rispose ma girò gli occhi ciechi su di lei.
«La Torre della Grande Stregoneria di Palanthas!» bisbigliò.
«Dove vive Raistlin?» Caramon parve sollevato.
«Sì... no.» Crysania scosse le spalle in un gesto d’impotenza. «È la stessa stanza in cui mi sono trovata, il suo studio... ma non sembra la stessa. Sembra che nessuno vi abbia abitato per centinaia d’anni o forse anche più e, Caramon, ecco... Ha detto che mi avrebbe portato in un luogo e in un tempo dove non c’erano chierici! Dev’essere dopo il cataclisma e prima della guerra. Prima di...»
«Prima che lui tornasse per rivendicare a sé il possesso della Torre,» disse Caramon con voce truce.
«E questo significa che la maledizione grava ancora sulla Torre, Dama Crysania. Noi, dunque, ci troviamo nell’unico posto su Krynn in cui il male regna supremo. L’unico posto più temuto di ogni altro sulla faccia del mondo. L’unico posto in cui nessun mortale osa mettere piede, protetto dal Bosco di Shoikan e soltanto gli dei sanno da cos’altro ancora! Ci ha portati qui! Ci siamo materializzati nel suo cuore!»
D’un tratto Crysania vide dei pallidi volti comparire fuori dal cerchio di luce, come se fossero stati convocati dalla voce di Caramon. Teste senza corpo, che la fissavano con occhi che si erano chiusi molto tempo prima in una morte tenebrosa e orribile, fluttuavano nell’aria gelida, con la bocca che si spalancava pregustando il sangue vivo e caldo.
«Caramon, posso vederli!» esclamò Crysania con voce soffocata, stringendosi addosso all’omone.
«Posso vedere le loro facce!»
«Ho sentito le loro mani su di me,» disse Caramon. Rabbrividendo convulsamente, sentendo che anche lei rabbrividiva, la cinse con il braccio, attirandola a sé. «Mi hanno attaccato. Il loro tocco mi ha raggelato la pelle. È stato allora che mi hai sentito urlare.»
«Ma perché non li ho visti prima? Adesso, cos’è che impedisce loro di attaccarci?»
«Tu, Dama Crysania,» spiegò Caramon con voce sommessa. «Tu sei un chierico di Paladine. Queste sono creature generate dal male, create dalla maledizione. Non hanno il potere di farti del male.»
Crysania fissò il medaglione che stringeva in mano. La luce sgorgava ancora da esso ma, proprio mentre lo guardava, la luminosità parve diventale più fioca. Con una sensazione di colpa ricordò il chierico elfo, Loralon. Ricordò il suo rifiuto di accompagnarlo. Le sue parole le riecheggiarono nella mente: Vedrai solamente quando sarai accecata dalla tenebra...
«Sono un chierico, è vero,» disse con voce sommessa, cercando di tener fuori la disperazione dalle sue parole, «ma la mia fede è... imperfetta. Questi esseri percepiscono i miei dubbi, la mia debolezza. Forse un chierico forte come Elistan avrebbe l’energia di combatterli. Io non credo di averla.» Il bagliore divenne ancora più fioco. «La mia luce sta venendo meno, Caramon,» aggiunse un attimo dopo. Sollevando lo sguardo poté vedere quei pallidi volti farsi avidamente più vicini, e si strinse ancora di più a lui. «Cosa possiamo fare?»
«Cosa possiamo fare? Non ho armi! Non posso vedere!» gridò Caramon in preda all’angoscia, serrando il pugno.
«Zitto!» gli ordinò Crysania, afferrandogli il braccio, gli occhi puntati sulle figure fluttuanti.
«Sembrano rafforzarsi, quando parli così! Forse si nutrono di paura. Le creature del Bosco di Shoikan lo fanno, così mi ha detto Dalamar.»
Caramon tirò un profondo respiro. Il suo corpo luccicò di sudore e cominciò ad essere scosso da un violento tremito.
«Dobbiamo cercare di svegliare Raistlin,» disse Crysania.
«Non serve!» bisbigliò Caramon attraverso i denti che gli battevano. «So che...»
«Dobbiamo provare!» insistè Crysania con fermezza, pur se tremava al pensiero di percorrere anche pochi passi sotto quei terribili sguardi.
«Fa’ attenzione. Muoviti lentamente,» le consigliò Caramon, lasciandola andare.
Tenendo in alto il medaglione e sfidando gli sguardi della tenebra puntati su di lei, Crysania strisciò fino a Raistlin. Appoggiò una mano sulla spalla sottile del mago abbigliato di nero. «Raistlin!» chiamò, con la voce più alta che osò, scuotendolo. «Raistlin!»
Non vi fu risposta. Sarebbe stato lo stesso se avesse cercato di destare un cadavere. A questo pensiero, lanciò un’occhiata alle figure in attesa. Avrebbero ucciso lui? si chiese. Dopotutto, non esisteva in quel tempo. Il«Maestro del Passato e del Presente» non era ancora tornato per reclamare la sua proprietà, quella Torre.
Oppure sì?
Crysania chiamò di nuovo il mago e, mentre lo faceva, tenne gli occhi fissi sui non morti, i quali si stavano avvicinando sempre più a mano a mano che la luce diventava più debole.
«Fistandantilus!» gridò a Raistlin.
«Sì!» esclamò Caramon, che aveva capito. «Riconoscono quel nome. Cosa sta succedendo? Sento un cambiamento...»
«Si sono fermati!» disse Crysania, quasi senza fiato. «Adesso lo stanno fissando.»
«Torna indietro!» le ordinò Caramon, dalla sua posizione accovacciata. «Stai lontana da lui. Allontana da lui quella luce! Lascia che lo vedano come esiste nella loro tenebra!»
«No!» replicò Crysania con rabbia. «Sei pazzo! Una volta che la luce non ci sarà più, lo divoreranno...»
«È la nostra unica possibilità!»
Lanciandosi alla cieca addosso a Crysania, Caramon la colse impreparata. L’afferrò tra le forti braccia e la strappò via da Raistlin, buttandola sul pavimento. Poi le cadde sopra di traverso, schiacciandola e facendole mancare il respiro.
«Caramon!» Crysania rantolò per riuscire a respirare. «Lo uccideranno! Non...» Freneticamente Crysania lottò contro il grande guerriero, ma lui la tenne inchiodata sotto di sé.
Stringeva ancora il medaglione fra le dita. La sua luce diventava sempre più debole. Torcendosi con uno sforzo, vide che adesso Raistlin giaceva nella tenebra, fuori dal cerchio di luce.
«Raistlin!» urlò. «No! Lasciami andare, Caramon! Stanno andando da lui...»
Ma Caramon la trattenne ancora più saldamente, premendola giù contro il freddo pavimento. La sua faccia era angosciata, ma allo stesso tempo truce e risoluta, i suoi occhi ciechi la fissavano. La sua pelle era premuta contro quella di lei, i muscoli tesi e annodati.
Avrebbe lanciato un altro incantesimo contro di lui! Le parole erano sulle sue labbra quando un acuto urlo di dolore trafisse la tenebra.
«Paladine, aiutami!» pregò Crysania.
Non accadde nulla.
Agitandosi debolmente, cercò un’altra volta di sfuggire a Caramon, ma non c’era speranza, e lo sapeva. E adesso, a quanto pareva, perfino il suo dio l’aveva abbandonata. Urlando per la frustrazione, maledicendo Caramon, potè soltanto guardare.
Adesso quelle pallide figure circondavano Raistlin. Crysania poteva intravederlo soltanto alla luce dell’orrenda aura irradiata dai loro corpi putrescenti. La gola le faceva male e un sordo gemito le sfuggì dalle labbra quando una delle creature spettrali sollevò le gelide mani e le appoggio sul corpo del mago.
Raistlin urlò. Sotto le vesti nere il suo corpo sussultò in preda agli spasimi.
Anche Caramon udì l’urlo di suo fratello. Crysania potè vederlo riflesso sul suo volto pallido come la morte. «Lasciami alzare!» lo implorò. Ma anche se un sudore freddo gl’imperlava la fronte, scosse la testa risoluto, tenendole strette le mani in una morsa.
Raistlin urlò di nuovo. Caramon rabbrividì e Crysania sentì i suoi Muscoli infiacchirsi. Lasciando cadere il medaglione, riuscì a liberare le braccia e fece per colpirlo con i pugni chiusi. Ma mentre stava per farlo, la luce del medaglione scomparve, facendoli sprofondare ambedue nella più completa oscurità. Il corpo di Caramon venne d’un tratto strappato via dal suo. Il suo urlo angosciato si fuse con le urla di suo fratello.
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