Rorbert Jordan - Memoria di luce
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«So cos’hai in mente» disse Birgitte a Elayne. «Con il Corno.»
«E cos’ho in mente?»
«Di tenerlo,» disse Birgitte «assieme al ragazzo. Di trattarlo come un tesoro dell’Andor, forse come un’arma della nazione.»
«Forse.»
Birgitte sorrise. «Allora è un bene che l’abbia mandato via.»
Elayne si voltò verso di lei, ignorando quelli che stavano preparando la pira di Rand. «Cosa?»
«Ho mandato via Olver» disse Birgitte. «Con guardie di cui mi fido. Ho detto a Olver di trovare qualche posto in cui nessuno lo cercherebbe, un posto che possa dimenticare, e di gettarci il Corno. Preferibilmente l’oceano.»
Elayne espirò piano, poi si voltò di nuovo verso la pira. «Donna insopportabile.» Esitò. «Grazie per avermi risparmiato di prendere quella decisione.»
«Pensavo l’avresti pensata a quel modo.» In effetti, Birgitte aveva presunto che ci sarebbe voluto parecchio tempo prima che Elayne capisse. Ma Elayne era cresciuta nelle scorse settimane. «Comunque, devo essere tutt’altro che insopportabile, dal momento che sei stata bravissima a sopportarmi in questi ultimi mesi.»
Elayne si voltò di nuovo verso di lei. «Questo sembra un addio.»
Birgitte sorrise. A volte poteva capirlo, quando stava per accadere. «Lo è.»
Elayne parve triste. «Deve proprio essere così?»
«Sto per rinascere, Elayne» mormorò Birgitte. «Ora. Da qualche parte una donna si sta preparando a partorire e io andrò in quel corpo. Sta accadendo.»
«Non voglio perderti.»
Birgitte ridacchiò. «Be’, forse ci incontreremo di nuovo. Per ora, sii felice per me, Elayne. Questo significa che il ciclo continua. Potrò essere con lui di nuovo. Gaidal... Sarò solo qualche anno più giovane di lui.»
Elayne le prese il braccio, le lacrime agli occhi. «Amore e pace, Birgitte. Grazie.»
Birgitte sorrise, poi chiuse gli occhi e si lasciò trascinare via.
La sera si posò sulla terra e Tam alzò lo sguardo su quello che un tempo era stato il luogo più temuto di tutti quanti. Shayol Ghul. Gli ultimi scintillii di luce mostravano piante che crescevano qui, fiori che sboccavano, erba che si faceva strada attorno ad armi cadute e cadaveri.
È questo il tuo dono per noi, figlio mio? si domandò. Un ultimo dono?
Tam accese la torcia dalla fiammella tremolante che scoppiettava nella fossa lì vicino. Andò avanti, superando file di fiammelle nella notte. Non avevano detto a molti del rito funebre di Rand. Tutti avrebbero voluto venire. Forse tutti meritavano di venire. Le Aes Sedai stavano progettando una commemorazione elaborata per Egwene; per suo figlio, Tam preferiva qualcosa di più tranquillo.
Finalmente Rand poteva riposare.
Superò persone in piedi a capo chino. Nessuno portava una luce tranne Tam. Gli altri attendevano al buio: una piccola folla di forse duecento persone circondava il catafalco. La torcia di Tam baluginava arandone su quelle facce solenni.
La sera, perfino con la sua luce, era difficile distinguere un Aiel da una Aes Sedai, un uomo dei Fiumi Gemelli da un Re tairenese. Nella notte erano tutti sagome, che salutavano il corpo del Drago Rinato.
Tam giunse al catafalco, accanto a Thom e Moiraine, che si tenevano le mani, i volti solenni. Moiraine allungò la mano e strizzò gentilmente il braccio di Tam. Tam guardò il cadavere, osservando il volto di suo figlio alla luce del fuoco. Non si asciugò le lacrime dagli occhi.
Hai agito bene. Ragazzo mio... hai agito davvero bene.
Accese la pira con una mano riverente.
Min si trovava sul davanti della folla. Osservò Tam, con le spalle ingobbite, chinare la testa davanti alle fiamme. Alla fine l’uomo tornò indietro per unirsi alla gente dei Fiumi Gemelli. Abell Cauthon lo abbracciò, sussurrando piano al suo amico.
Teste nella notte, ombre, si voltarono verso Min, Aviendha ed Elayne. Si aspettavano qualcosa da loro tre. Una manifestazione di qualche tipo.
Con solennità, Min venne avanti con le altre due; Aviendha ebbe bisogno dell’aiuto di due Fanciulle per camminare, anche se riuscì a stare in piedi appoggiandosi a Elayne. Le Fanciulle si ritirarono per lasciar sole le tre donne davanti alla pira. Elayne e Min restarono a osservare il fuoco che bruciava, consumando il cadavere di Rand.
«Ho visto questo» disse Min. «Sapevo che sarebbe successo il giorno in cui lo incontrai la prima volta. Noi tre, qui, assieme.»
Elayne annuì. «Adesso cosa?»
«Adesso...» disse Aviendha. «Adesso ci assicuriamo che tutti credano per bene e per davvero che non c’è più.»
Min annuì, sentendo la pulsazione costante del legame in fondo alla sua mente. Diventava più forte ogni momento.
Rand al’Thor — solo Rand al’Thor — si svegliò da solo in una tenda scura. Qualcuno aveva lasciato una candela accesa accanto al suo giaciglio.
Inspirò a fondo, stiracchiandosi. Si sentiva come se si fosse appena svegliato da un sonno lungo e profondo. Non doveva essere ferito? Indolenzito? Sofferente? Non provava nulla di tutto ciò.
Allungò una mano sul fianco e tastando non trovò nessuna ferita. Nessuna ferita. Per la prima volta dopo parecchio tempo, non provava alcun dolore. Quasi non sapeva cosa pensare.
Poi abbassò lo sguardo e vide che la mano che gli tastava il fianco era la sinistra. Rise, tenendola in alto davanti a sé. Uno specchio, pensò. Mi serve uno specchio.
Ne trovò uno oltre il divisorio successivo della tenda. A quanto pareva, l’avevano lasciato completamente solo. Tenne in alto la candela, guardando nel piccolo specchio. C’era la faccia di Moridin a guardarlo.
Rand si toccò il volto, tastandolo. Nel suo occhio destro era sospeso un unico saa, nero, con la forma della zanna del Drago. Non si muoveva.
Rand sgattaiolò nuovamente nella parte della tenda dove si era svegliato. Lì c’era la spada di Laman, posata in cima a una pila di abiti assortiti. A quanto pareva, Alivia non aveva saputo cosa avrebbe voluto indossare. Era stata lei a lasciare queste cose, naturalmente, assieme a una borsa di monete di diverse nazionalità. A lei non era mai importato molto di abiti o monete, ma sapeva che a Rand sarebbero serviti entrambi.
Lei ti aiuterà a morire. Rand scosse il capo, vestendosi e raccogliendo le monete e la spada, poi scivolando fuori dalla tenda. Qualcuno aveva lasciato un buon cavallo, un castrone screziato, legato poco lontano. Quello sì che gli sarebbe servito. Da Drago Rinato a ladro di cavalli. Ridacchiò tra sé. Cavalcare a pelo sarebbe dovuto andar bene.
La canzone che intonavano era un inno funebre delle Marche di Confine. Rand condusse il cavallo nella notte per andare un po’ più vicino. Sbirciò tra le tende verso il punto in cui tre donne erano in piedi attorno a una pira funeraria.
Moridin, pensò. Sta venendo cremato con tutti gli onori del Drago Rinato.
Rand indietreggiò, poi montò sul pezzato. Mentre lo faceva, notò che una figura non si trovava presso il fuoco. Una figura solitaria guardava verso di lui mentre tutti gli altri occhi erano voltati.
Cadsuane. Lo squadrò da capo a piedi, gli occhi che riflettevano la luce della pira di Rand. Rand annuì, attese per un momento, poi fece voltare il cavallo e diede di sproni.
Cadsuane lo osservò andar via.
Curioso, pensò. Quegli occhi avevano confermato i suoi sospetti. Sarebbero state informazioni che poteva usare. Non c’era bisogno di continuare a guardare questo finto funerale, allora.
Si allontanò per l’accampamento e finì dritta in un’imboscata.
«Saerin» disse mentre le donne la accerchiavano. «Yukiri, Lyrelle, Rubinde. Cosa c’è?»
«Vorremmo un indirizzo» disse Rubinde.
«Indirizzo?» Cadsuane sbuffò. «Chiedete alla nuova Amyrlin, una volta che avrete trovato qualche povera donna a cui affibbiare quella posizione.»
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