Kervenser lasciò che quest’ultimo commento si spegnesse senza ribattere, se non addirittura senza farci caso. Sapeva che il capitano non nutriva alcun intento offensivo, nonostante il suo commento di prima sulla sanità mentale dei loro datori di lavoro. Su questo punto l’opinione di Dondragmer differiva radicalmente da quella degli altri mesciutiti, convinti che gli alieni cercassero sempre e solo di guadagnarci il più possibile da buoni commercianti. Ma Dondragmer aveva passato molto tempo in stretto contatto con scienziati umani, Drommiani e di Paneshk, forse più tempo di qualsiasi altro mesclinita. La sua personalità aperta e accomodante lo aveva poi aiutato a diventare quello che molti definivano troppo vicino agli alieni.
Le discussioni su questo argomento erano comunque rare, e l’arrivo di Beetchermarlf diede a entrambi una buona occasione per evitarne una. Il timoniere annunciò il completamento dei controlli. Dondragmer lo dismise, gli ordinò di mandare il nuovo timoniere sul ponte e rimase in silenzio fino a quando quest’ultimo non arrivò. Takoorch però non era il tipo da rimanere in silenzio per molto, e ben presto avviò quella che considerava indubbiamente una conversazione brillante. Kervenser, sempre divertito dall’inventiva e dall’umorismo del compagno, gli diede corda mentre Dondragmer rimase in silenzio intervenendo solo qualche volta su qualche argomento specifico. Si sentiva più interessato alle condizioni del tempo là fuori, per quanto non fossero nulla di speciale.
Decise di spegnere tutte le luci esterne e sul ponte, con l’eccezione di quelle del livello inferiore, per poter osservare meglio il cielo senza però perdere di vista il terreno su cui poggiavano. Parte delle nuvole si erano dissolte e le altre non sembravano più così gonfie. Anche le correnti in quota non parevano più intense di prima. Il fischio del vento rimaneva però identico. Lentamente, cominciavano ad apparire anche altre stelle. Una volta riuscì a intravedere per qualche istante uno dei guardiani, come venivano definiti dai marinai di Mesklin, basso sull’orizzonte meridionale. Non avrebbe però saputo dire quale dei due poteva essere: Sol e Fomalhaut apparivano ugualmente brillanti su Dhrawn, e il violento tremolare dovuto alla spessa atmosfera dell’enorme pianeta rendeva i colori totalmente inaffidabili. L’apparizione fu in ogni caso molto breve, in quanto le nuvole non si erano completamente dissolte.
— …L’intero gruppo di travi a tribordo si è staccato, con tutti eccetto me sul corpo centrale…
Ancora nessuna traccia di precipitazioni, e il cielo che si stava schiarendo le rendeva sempre meno probabili con gran sollievo del capitano. Un controllo al laboratorio eseguito tramite uno dei tubi acustici lo informò che la temperatura stava scendendo: attualmente vi erano settantacinque gradi all’esterno, tre gradi in meno del punto di fusione dell’ammoniaca. Ancora abbastanza vicina al punto in cui qualche problema con i composti poteva sorgere, ma decisamente le cose procedevano bene.
— …Delle isole a sud e a ovest di Dingbar. Siamo stati sospinti a terra dalla coda di una bufera, e ci trovavamo in alto e all’asciutto con una buona metà dei timoni direzionali a pezzi. Io…
Le stelle sopra di loro erano ormai tutte visibili e le nuvole quasi completamente scomparse. Naturalmente, le costellazioni gli risultavano familiari. La maggior parte delle stelle che brillavano in quel settore risentivano poco del balzo di tre parsec. Dondragmer aveva avuto tutto il tempo di abituarsi alle piccole differenze e ormai non vi faceva più caso. Di nuovo, cercò con lo sguardo i guardiani del polo ma anche stavolta senza fortuna. Forse a sud le nubi non si erano dissolte. Ormai era troppo buio per potersene accertare. Anche disattivare le luci a terra non serviva a nulla. Servì, comunque, ad attirare l’attenzione degli altri due; il flusso di aneddoti cessò bruscamente.
— Qualcosa non va, capitano? — domandò subito Kervenser, perdendo immediatamente la voglia di scherzare davanti alla possibilità di un po’ di azione.
— Forse. Sopra di noi si vedono le stelle, ma non a sud. In effetti si direbbe che a sud non esista neppure la linea dell’orizzonte. Cerchiamo di scoprire perché.
Il primo ufficiale ubbidì, e un raggio di luce venne proiettato verso l’alto non appena sfiorò uno dei pochi comandi elettrici. Dondragmer si diede da fare con alcuni cavi e la sottile lama di luce venne orientata verso l’orizzonte meridionale. Un gemito, l’equivalente mesclinita di un grugnito di sorpresa umano, ruppe il silenzio quando il raggio arrivò più o meno a livello del suolo.
— Nebbia! — esclamò Kervenser. — Non è molto spessa, ma abbastanza da nascondere la linea dell’orizzonte — aggiunse. Dondragmer espresse il suo accordo con un gesto e arretrò fino a raggiungere un tubo acustico.
— Laboratorio — chiamò. — Pericolo di precipitazioni. Verificate di cosa si tratta e quali possono esserne gli effetti sullo strato di ghiaccio.
— Ci vorrà un po’ per raccogliere dei campioni, signore — rispose qualcuno. — Cercheremo di muoverci più velocemente possibile. Possiamo operare esternamente o dobbiamo raccoglierli rimanendo all’interno?
Il capitano rimase silenzioso per un attimo, ascoltando il vento e ricordando l’impressione che gli aveva fatto.
— Uscite pure, ma cercate di fare in fretta.
— Ci muoviamo subito, capitano.
Con un gesto, Dondragmer ordinò al suo secondo di spegnere il riflettore e di seguirlo a tribordo per tenere sotto controllo la spedizione esterna. Il timoniere si unì a loro.
Si erano mossi velocemente, ma una foschia densa fece la sua comparsa proprio quando aprirono il portello stagno. Una sagoma scura, vagamente a forma di bruco, emerse dalla Kwembly portando con sé un contenitore di forma cilindrica. Subito un’altra sagoma la seguì. I due mescliniti si allontanarono un po’ dallo scafo e una volta raggiunto un punto idoneo, praticamente sotto i tre spettatori, iniziarono a montare il loro equipaggiamento composto essenzialmente da un grosso imbuto con la parte più larga esposta al vento e un filtro sulla parte opposta. Passarono parecchi minuti prima che si convincessero di aver raccolto un campione sufficiente ma finalmente iniziarono a smontare l’apparecchio, sigillando il filtro in un contenitore per evitare di contaminarlo con il bagno nell’ammoniaca liquida e dirigendosi poi verso il portello.
— Immagino che adesso ci vorrà almeno un giorno prima di sapere che cosa hanno raccolto — borbottò Kervenser.
— Forse no — replicò il capitano. — Si sono allenati non poco con i test pronti per le soluzioni di ammoniaca e acqua. Credo di aver visto Borndender dire agli altri qualcosa sulla densità, forse che era sufficiente per un esame ben fatto.
— In tal caso, perché ci mettono tanto?
— Immagino che si stiano ancora sfilando le tute spaziali — rispose con pazienza il capitano.
— Ma perché dovrebbero farlo prima di aver consegnato il campione al laboratorio? Perché non hanno…
Un suono proveniente dal tubo acustico interruppe la conversazione. Dondragmer rispose.
— Si tratta di pura ammoniaca, signore. Minuscole goccioline di ammoniaca ghiacciata. Nel filtro ha assunto l’aspetto di una schiuma, intrappolando anche parecchia aria che ha rilasciato non appena abbiamo aperto il filtro nell’atmosfera climatizzata della Kwembly. Pertanto, se sentite odore di ossigeno in giro non preoccupatevi. Gli effetti di questo fenomeno non dovrebbero risultare molto fastidiosi… esiste il pericolo che la Kwembly venga ricoperta da uno strato di ghiaccio, e se quanto successo nel filtro dovesse ripetersi sulle vetrate del ponte la visibilità verrebbe resa difficile. Ma altri guai non ce ne dovrebbero essere.
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