— Ti senti svuotato anche tu, vero? Per cento anni uno marcia, passo dopo passo verso la meta che si è prefissato. Poi, un bel giorno, si trova davanti alla linea del traguardo e l’eccitazione dell’impresa si trasforma nella noia del risultato acquisito.
— Ma la nostra nave non è ancora atterrata sul pianeta di un altro sistema solare — sottolineò Kirby pacatamente.
— Ma accadrà presto. Non ci sono dubbi. Ormai siamo in dirittura d’arrivo. Capodimonte sta già selezionando i membri dell’equipaggio. Nel giro di qualche mese attrezzeremo la nave e, con l’aiuto degli uomini di Lazzaro, partiremo. Questo è certo.
— Come hai fatto a convincerlo a collaborare?
— Spiegandogli quello che accadrà dopo questa prima missione. Dimmi, hai mai pensato a quali saranno gli obbiettivi della Confraternita una volta partita la prima spedizione?
Kirby esitò. — Be’… in primo luogo, quello di inviare altre missioni, immagino. Di consolidare la nostra posizione e di proseguire il lavoro di ricerca. Di continuare sulla strada che stiamo già percorrendo.
— Esattamente. Una strada in piano verso l’utopia. Non più una strada in salita. È per questo che non io rimarrò più qui a governare la Confraternita.
— Che cosa?
— Parteciperò alla spedizione — annunciò Vorst.
Se Vorst gli avesse strappato un braccio e con quello l’avesse tramortito, Kirby non sarebbe rimasto più sorpreso di quanto non fosse in quel momento. Le parole del Fondatore lo colpirono come proiettili, facendolo indietreggiare. Kirby strinse i braccioli della poltrona e, a sua volta, la poltrona afferrò lui, cullandolo dolcemente fino a quando i suoi muscoli si rilassarono di nuovo.
— Hai… hai intenzione di partire!? — sbottò Kirby — No. No. Non puoi farlo, Noel. È pura follia.
— Ormai ho deciso. Il mio compito sulla Terra è terminato. Ho retto la Confraternita per un secolo, ed è più che abbastanza. Ho fatto in modo che assumesse il controllo del pianeta e, per procura, anche di Venere; inoltre, se non proprio l’appoggio, sono riuscito a ottenere almeno la collaborazione dei marziani. Ho fatto tutto quello che avevo intenzione di fare e, con la partenza della prima spedizione interstellare, avrò compiuto quella che, con una certa presunzione, considero la mia missione sulla Terra. Adesso è giunto il momento di andare avanti. Cercherò di conquistare un altro sistema solare.
— Non ti lasceremo andare — urlò Kirby, stupito dalle sue stesse parole. — Non puoi. Partire alla tua età… imbarcarti su una nave che non si sa dove atterrerà!
— Senza di me non partirà neanche la spedizione — replicò Vorst.
— Ma come puoi dire una cosa simile, Noel! Sembri un bambino viziato che minaccia di annullare la festa se non giochiamo tutti al gioco che vuoi tu. Ci sono anche altre persone nella Confraternita!
Con sua grande sorpresa, Vorst rispose alla sua dura accusa con un sorriso divertito. — Penso che tu abbia male interpretato le mie parole — disse. — Non intendevo dire che se non andassi, bloccherei la missione. Io devo partire, perché è solo a questa condizione che Lazzaro accetterà di collaborare. Se io non salirò a bordo di quella nave, la nave non partirà.
Per Kirby quello fu il secondo, potente shock nel giro di dieci minuti. Ma questa volta, oltre alla sorpresa, provò un profondo dolore, perché all’improvviso capì che si era consumato un tradimento.
— È questo l’accordo che hai siglato, Noel?
— L’ho giudicato un prezzo giusto da pagare. Era tempo che il potere passasse in altre mani. Io esco di scena e Lazzaro diventa il capo politico e spirituale del movimento. Se vorrai tu potrai essere il suo vicario sulla Terra. Noi, in cambio, otteniamo l’aiuto degli esperiani e conquisteremo il cielo. In fin dei conti è un accordo che accontenta tutti.
— No, Noel.
— Sono stanco di restare qui. Voglio andare via e anche Lazzaro desidera che io me ne vada. Sto diventando ingombrante, metto in ombra il movimento. È ora che siano i mortali a prendere le redini del governo. Tu e Lazzaro potrete dividervi il potere. Lui manterrà quello spirituale, ma tu potrai governare la Terra. E, insieme, cercherete di iniziare un dialogo fra armonisti e vorsteriani. Non sarà troppo difficile: in fondo, i rituali non sono molto diversi. Fra una decina anni andrete d’amore e d’accordo. A quell’epoca io sarò lontano decine di anni luce, in pensione, fuori dalla mischia e non potrò più intromettermi. Me ne starò a pascolare sul Mondo X del Sistema Y. D’accordo?
— Io non credo a una sola delle parole, Noel. Non posso credere che tu abbia deciso di abdicare dopo un secolo di regno, per finire chissà dove insieme a un pugno di pionieri, a vivere in una capanna di legno su un pianeta sconosciuto all’età di centocinquant’anni…
— E invece sarà meglio che cominci ad abituarti all’idea — lo interruppe Vorst. La sua voce aveva improvvisamente ritrovato l’antico tono sferzante. — Io partirò. È deciso. In un certo senso sono già partito.
— Che cosa intendi dire?
— Tu lo sai che io sono un modesto esperiano e che decido le cose viaggiando nel tempo insieme ai preveggenti.
— Sì.
— Bene. Io ho già visto quello che succederà. Ho visto come è andata e quindi so come andrà. Ho sempre agito sulla base di presagi: dal momento in cui ho fondato la Confraternita a quando ho preso accordi con Lazzaro per realizzare questa spedizione. Perciò è deciso: io partirò.
Kirby chiuse gli occhi e si concentrò per non perdere l’equilibrio.
— Ripensa a tutta la strada che ho percorso fino a questo momento — riprese Vorst. — Ti risulta che io abbia commesso un solo passo falso? La Confraternita è cresciuta e ha assunto il controllo della Terra. E quando siamo stati in condizione di affrontare senza timore uno scisma, ho promosso l’eresia armonista.
— Tu che cosa…?
— Ho scelto Lazzaro per realizzare il mio progetto e gli ho imbottito la testa di idee. Non era che un umilissimo accolito, creta nelle mie mani. È per questo che allora tu non sentisti mai parlare di lui. Perché non era nessuno. Ma lui esisteva. Io lo presi, lo modellai e feci in modo che fondasse un movimento che si contrapponesse al nostro.
— Perché, Noel?
— La Confraternita era stata concepita per convertire gli abitanti della Terra, ma gli ideali che perseguiva non potevano conquistare i venusiani. Così ho creato un culto nuovo, tagliato su misura per loro e, capo spirituale di quella nuova setta, ho nominato Lazzaro. In seguito ho provveduto anche alla promozione di Mondschein. Te lo ricordi? Fu nel 2095. Era solo un piccolo accolito egoista, ma io intuii la sua forza di carattere e lo manovrai finché si ritrovò trasformato in un venusiano. Sono stato io a creare tutta l’organizzazione.
— E sapevi anche che un giorno alcuni di loro avrebbero sviluppato poteri telecinetici? — domandò Kirby incredulo.
— No, non lo sapevo, ma lo speravo. Sapevo soltanto che quella di fondare la setta degli armonisti era una buona idea, perché avevo visto che era stata una buona idea. Mi segui? Per la stessa ragione a un certo punto ho fatto sparire Lazzaro e l’ho tenuto nascosto in quella cripta per sessant’anni. Allora non avrei saputo dare una spiegazione compiuta di quella mia decisione, ma sapevo che sarebbe stato utile tenere il profeta degli armonisti nascosto nel taschino, come una carta da conservare e da giocare al momento opportuno. Quella carta la giocai dodici anni fa e da quel giorno ho avuto gli armonisti in pugno. Oggi ho giocato la mia ultima carta: me stesso. Adesso è giunta l’ora che io vada. In ogni caso il mio compito qui è finito. Sono stufo di sbrogliare la matassa. Ho fatto giochi di prestigio per cento anni, creandomi un nemico e provocando conflitti destinati a risolversi in una sintesi definitiva: la fusione dei due movimenti. È per questo che me ne andrò.
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