— Ti rendi conto che questo per noi significherebbe sacrificare decine e decine dei nostri giovani più promettenti?
— Sì, lo so. Ma ti chiedo di farlo ugualmente. Noi abbiamo messo a punto ottime tecniche di recupero degli esperiani. Se, per lo sforzo di spedire la nave, si dovessero esaurire, noi faremmo il possibile per rimetterli in sesto. È per questo che esiste il centro di Santa Fe.
— E così, prima li sfruttate per bene e poi vi premurate di incollare i cocci? — domandò Lazzaro. — Siete spietati. È così importante per voi conquistare le stelle? Preferisco che i miei ragazzi continuino a sviluppare i loro poteri su Venere e che restino integri.
— Noi abbiamo bisogno di loro, Davide.
— Anche noi.
Vorst approfittò dell’intervallo che seguì per assumere alcuni stimolanti. Quando fu di nuovo il suo turno di parlare, era pieno di vigore come un giovanotto. — Tu sei mio, Davide — disse. — Io ti ho creato e adesso pretendo che tu sia a mia disposizione. Io ti ho messo a dormire nel 2090, quando non eri nessuno, e nel 2152 ti ho riportato in vita e ti ho messo a capo di un mondo intero. Tu mi devi tutto. Ora io sono qui per riscuotere il mio compenso. Ho atteso per cento anni questo momento. E adesso, finalmente, tu hai fra la tua gente gli esperiani che possono permettere ai miei uomini di raggiungere le stelle. Qualunque sia il prezzo che dovrete pagare, io li voglio.
Lo sforzo di formulare quel discorso lo lasciò stremato. Ma avrebbe avuto il tempo di riprendersi. Il tempo di pensare, in attesa della risposta. Aveva fatto il suo gioco. La prossima mossa toccava a Lazzaro. A lui non restavano molte altre carte da giocare.
Il profeta dell’Armonia Trascendente lo fissava immobile dallo schermo; le sue parole non erano ancora arrivate su Venere. Sarebbero trascorsi ancora molti minuti prima che gli giungesse la replica di Lazzaro.
— Non pensavo che saresti stato così franco, Vorst — disse questi. — Ma vorresti spiegarmi perché mai ti dovrei essere grato per avermi resuscitato, dopo avermi tolto di mezzo per tutti quegli anni? Oh, sì lo so. Perché il mio movimento era poca cosa quando mi hai fatto sparire e una potenza quando mi hai restituito alla mia gente. Lo consideri un tuo merito anche questo? — Seguirono alcuni attimi di silenzio. — Comunque, non ha importanza. Non ho nessuna intenzione di mettere al tuo servizio i miei esperiani. Provvedi da solo, se vuoi conquistare le stelle.
— Stai dicendo un cumulo di sciocchezze, Davide. Anche tu insegui il mio stesso sogno, ma non possiedi i mezzi tecnici per organizzare una spedizione. Io, sì. Uniamo le nostre forze. So che è questo che vuoi, anche se fingi di sostenere il contrario. Lascia che ti dica che cosa ti trattiene dal concludere un accordo con me, Davide. Hai paura di come reagirebbero i gerarchi del tuo ordine se scoprissero che hai deciso di collaborare. Ti accuserebbero di averli svenduti ai vorsteriani. Ti senti le mani legate perché non possiedi una vera indipendenza. Afferma la tua autorità, Davide. Usa il tuo potere. Ho messo Venere nelle tue mani. Adesso devi restituirmi il favore.
— Ma come posso andare da Mondschein, da Martell e da tutti gli altri e dire loro che ho accettato di sottomettermi al tuo volere? — domandò Lazzaro. — Sono già abbastanza nervosi per il fatto di essersi ritrovati improvvisamente fra i piedi un martire resuscitato. Ci sono giorni in cui temo che mi martirizzino da un momento all’altro, e questa volta per sempre. Se vuoi che concludiamo questo patto, devi concedermi qualcosa in cambio, qualcosa che io possa portare a casa come se fosse un trofeo.
Vorst sorrise. Aveva la vittoria in pugno.
— Ascoltami, Davide. Io ti autorizzo a dire alla tua gente che ti conferirò il potere supremo su entrambi i nostri mondi. Spiega loro che non solo la Confraternita è lieta di accogliere gli armonisti nel suo seno, ma che tu diventerai l’unico capo politico e religioso del movimento unificato.
— L’unico capo?
— Sì.
— E tu che cosa farai?
Vorst glielo spiegò. E quando ebbe finito di parlare, si abbandonò contro lo schienale della poltrona, infinitamente sollevato. Sapeva di aver appena chiuso una partita iniziata un secolo prima e di aver vinto.
Reynolds Kirby era insieme al suo terapeuta quando Vorst lo mandò a chiamare. Il Coordinatore dell’Emisfero era immerso in una soluzione di sostanze nutrienti, una sorta di Camera del Nulla modificata, concepita per rigenerare il corpo e la mente, non per cullare il paziente nell’oblio. Se Kirby avesse voluto cercare rifugio nel nulla temporale, avrebbe potuto isolarsi dall’universo ed entrare in uno stato di completa sospensione. Ma aveva superato da anni il bisogno di simili diversivi. Adesso si accontentava di crogiolarsi in un bagno nutritivo, che ristorasse il suo organismo dopo le fatiche della giornata, mentre un terapeuta esperiano scioglieva i nodi della sua anima.
Di regola, Kirby non tollerava di venire interrotto durante le sedute. Alla sua età aveva bisogno della massima tranquillità. Era venuto al mondo troppo presto per condividere il dono della quasi-immortalità delle giovani generazioni. Il suo organismo non era in grado di ritemprarsi e galvanizzarsi come quello di un uomo del ventiduesimo secolo, perché era nato un secolo prima che gli scienziati di Santa Fe scoprissero il segreto della vita eterna. Ma c’era un’eccezione a quella regola: la chiamata di Vorst aveva la precedenza su qualsiasi cosa, compresa una seduta di terapia.
Il suo terapeuta lo sapeva. Con grande abilità concluse in anticipo la seduta e rafforzò il suo paziente, affinché fosse in grado di affrontare le tensioni del mondo. In meno di mezz’ora il Coordinatore si stava già dirigendo verso il palazzo con il tetto a cupola in cui Vorst aveva stabilito il proprio quartier generale.
Il Fondatore gli apparve estremamente affaticato. In tutti quegli anni non lo aveva mai visto così provato e privo di energie. La sua fronte sembrava quella di un teschio e nei suoi occhi scuri splendeva una luce di un’intensità sconcertante.
Nella stanza risuonava il rumore di un ingranaggio: quello della macchina che infondeva nuovo vigore nel corpo decrepito di Vorst. Kirby si sedette nel posto che il Fondatore gli indicò. Dita robuste che proludevano dalla tappezzeria cominciarono a massaggiargli le spalle per liberarlo dalla tensione.
— Fra poco convocherò una riunione del consiglio per ratificare alcune decisioni che ho appena preso — esordì Vorst. — Ma prima che arrivino i consiglieri, desidero parlarne con te ed esaminare insieme la situazione.
Kirby aveva un’espressione guardinga. Dopo aver lavorato per decenni al fianco di Vorst, era in grado di fornire una traduzione simultanea delle sue parole: Ho preso d’autorità alcune decisioni irrevocabili, gli stava dicendo, e adesso ho intenzione di riunire il consiglio per ottenerne l’avallo. Ma prima voglio la tua approvazione, anche se il suo valore è puramente formale. Kirby era pronto ad accettare qualsiasi scelta del Fondatore. Non era un uomo debole di natura, ma non metteva mai in discussione le decisioni del suo capo. L’ultima persona che aveva cercato seriamente di farlo era stato Lazzaro e l’unico risultato che aveva ottenuto era stato quello di restare sepolto per sessant’anni in una cripta su Marte.
— Ho parlato con Lazzaro — mormorò Vorst di fronte al cauto silenzio del suo braccio destro — e abbiamo concluso un accordo. Il profeta dell’Armonia Trascendente ha deciso di fornirci tutti i venusiani dotati di poteri telecinetici di cui abbiamo bisogno. Pertanto, è possibile che entro la fine dell’anno parta dalla Terra una spedizione interstellare.
— Io… non so proprio che cosa dire, Noel.
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