La nevicata cessò poco prima dell’alba. La terra fu un manto immobile mentre l’emisfero di tenebra passava oltre.
Il giorno spuntò con irreale stranezza, stendendo un lungo bagliore di luce grigia-arancio sull’oceano senza onde e sulla terra immobile. Dal sole offuscato si dilatarono anelli concentrici di luce.
Suzy guardò le lunghe strade estese verso l’infinito. (Era così piccola e tuttavia poteva vedere ovunque, vedere cose immense !)
I pianeti interni proiettarono lunghissime ombre nella foschia che avvolgeva lo spazio. I pianeti esterni fremettero nelle loro orbite e poi fiorirono in un caleidoscopico splendore, espandendo fredde braccia di luce per accogliere come figli prodighi le loro lune.
Per il tempo di un lungo e tremante sospiro la Terra fu unita a quel maelstrom. E quando giunse il momento, le città, i paesi, i villaggi — le case e le baracche e le tende — erano vuote come bozzoli abbandonati.
La noosfera spiegò liberamente le sue ali. E dove esse sfioravano il firmamento le stelle danzavano e festeggiavano, trasformandosi in aurei fiocchi di neve ardente.
INTERFASE
UNIVERSO PENSATO
Michael Bernard, diciannovenne o forse non proprio, sedeva a un tavolo del Klamshak di fronte a Olivia. Sopra di loro penzolavano le curve di una rete da pescatore, aragoste di plastica e galleggianti di sughero, in un insieme non molto originale.
Lei aveva appena terminato di raccontargli come aveva rotto col suo fidanzato.
Lui abbassò gli occhi sul tavolo, conscio che adesso fra loro c’era un’atmosfera molto diversa. Gli ostacoli erano stati eliminati.
— Un’ottima cena — disse Olivia. Poggiò le mani ai lati del piatto in cui restavano solo i gusci delle ostriche e le code dei gamberi. — Grazie. Sono stata davvero felice quando mi hai telefonato.
— Mi sentivo un po’ sciocco — disse Bernard. — L’ultima volta mi sono comportato proprio come un sempliciotto.
— No. Sei stato molto galante.
— Galante. Mmh! — Rise.
— Ora va tutto bene, credimi. Nei primi momenti è stato uno shock, ma…
— Immagino cos’hai provato.
— Voglio dire, quando me l’ha detto. Ho pensato che comunque avevo la scuola e potevo distrarmi con le solite cose. Come se rompere un fidanzamento fosse una cosa da niente. Mi ha fatto male soltanto quando mi ha lasciato. E poi ho pensato a te.
— Credi che mi darai un’altra possibilità?
Olivia sorrise. — Soltanto se riuscirai a farmi sentire felice come adesso.
Niente è perduto. Niente è dimenticato.
Era nel sangue e nella carne,
E ora è per sempre.
La mia sincera riconoscenza ad Andrew Edward Dizon, Ph. D., a John Graves, Ph. D., al Dr. Richard Dutton di Monte Wetzel e al Dr. Percy Russel per avermi dato accesso ai loro laboratori, il loro aiuto e il loro tempo prezioso. Per i dettagli ambientali ringrazio anche Marian McLean del World Trade Center, Herbert Quelle del Consolato tedesco a Los Angeles, e inoltre Ellen Datlow, Melissa Singer e Andy Porter.
Alcuni anni fa John F. Carr e David Brin mi suggerirono che il racconto originale avrebbe potuto diventare un romanzo. Stanley Schmidt, nelle mansioni di direttore di Analog , mi consigliò di sviluppare l’idea su cui si basa la trama e vedere se poteva essere qualcosa di più che una fantasia. Beth Meacham ha espresso il suo entusiasmo editoriale per il progetto del romanzo, e fornito l’indispensabile aiuto e incoraggiamento.
Mentre arrivavo a San Diego per una conferenza sull’Ibridazione e sulle Ricerche Eugenetiche ho notato la Volvo sportiva rossa di Vergil I. Ulam nel parcheggio dell’albergo. Al momento è un giovane studente del primo anno in cerca di un impiego part-time.
FINE