Compiendo un vasto giro in alto vicino alla volta, la bestia assassina si tuffò in un secondo attacco rapace. E Jared si rese conto che non aveva nessuna speranza di liberare in tempo una lancia prima che gli artigli della creatura si chiudessero su di lui.
Subito dopo, mentre si preparava a sostenere l’urto rabbioso, si accorse all’improvviso del cono di Luce che veniva proiettato dalla galleria all’interno del Livello Inferiore.
Mentre la Luce l’inondava, forniva ai suoi occhi anche l’impressione di una forma grande e urlante che si stava gettando su di lui con tutta la sua furia.
Un torturante brivido di orrore lo attraversò quando identificò l’impressione per quella del pipistrello delle profondità. Se la creatura gli era sembrata mostruosa nella sua forma sonora, la maligna bruttezza che gli era riportata dagli schemi luminosi superava ogni immaginazione.
La cosa era praticamente a distanza di un braccio, quando un tremendo fragore esplose all’entrata. Nello stesso tempo, una sottile lingua di Luce, strana e simile nel tono all’infernale Idrogeno, fu proiettata all’interno del mondo.
Jared capì che quei due avvenimenti erano in relazione con l’immobilizzarsi improvviso del pipistrello nel bel mezzo della sua picchiata, e con il successivo piombare al suolo al suo fianco.
Prima che potesse ragionare più a fondo su quella possibile coincidenza, però, il cono di Luce avanzò cautamente, e Jared colse l’odore dei mostri subito dietro quello. Adoperando come guida le impressioni luminose, diede un calcio violento all’ostinato fascio di lance, che si liberarono di colpo, sparpagliandosi sul terreno.
Ne afferrò una e, voltandosi verso l’entrata, alzò il braccio all’indietro per scagliarla.
Zip-hiss. Un sibilo.
Un dolore rovente gli bruciò il petto e la lancia andò a rimbalzare al suolo, mentre lui inciampava in avanti e cadeva a terra.
Dapprima, Jared credette di ricevere impressioni da Leah attraverso un collegamento mentale. Si trovò ad ascoltare — tramite la mente della donna, ne era certo — molte voci rese indistinte dalla lontananza. Inoltre, la corrente di impulsi vocali, passando attraverso la «finestra», andava a rimbalzare contro le vicine pareti quadrate.
Senza dubbio, lo schema d’insieme era quello della baracca in cui era tenuta prigioniera Leah. Questa volta, però, l’esperienza era più vivida e chiara. Riusciva quasi a sentire i lacci che gli segavano la carne poco sopra i gomiti mentre le legavano le braccia al «letto».
«Leah?» pensò.
Ma non ci fu risposta.
Poi si rese conto che le percezioni non erano affatto di seconda mano. Era proprio lui che era prigioniero nella baracca. E, se non si era accorto di ciò prima di quel momento, era probabilmente perché si trovava ancora sotto gli effetti postumi del sibilo che l’aveva privato dei sensi.
Ascoltò con attenzione e decise che non c’era nessun altro, umano o no, vicino a lui. Con cautela, rivolse gli orecchi in direzione della finestra e udì il fruscio della pesante cortina che pendeva su quello spazio. Una brezza apriva occasionali buchi nelle pieghe della finestra, dai quali le voci entravano più forti ma ancora poco distinte.
Una corrente più brusca colpì la cortina, spingendola parzialmente a lato, e Jared ricevette l’impressione sonora di un’enorme parete rocciosa che raggiungeva altezze inconcepibili. Era uno schema che il giovane era certo di aver già sentito in precedenza; sforzò la memoria nel tentativo di ricordare quando era accaduto.
Certo! Era la stessa parete attraverso la quale lui e Mogan erano entrati nell’inferno della Radiazione. Prima che la cortina tornasse ondeggiando a posto, aveva perfino sentito la remota cavità, il vuoto totale dell’estremità della galleria che si allontanava all’infinito.
Non aveva più dubbi, ormai. Si trovava da qualche parte, nella terrificante vastità della Radiazione. Aprì gli occhi e venne assalito da una folla di impressioni visive. Tuttavia, la sensazione non fu così brutale e ardente come si era immaginato. Suppose che la relativa mitezza fosse dovuta al fatto che le pareti della capanna trattenevano fuori la maggior parte della Luce.
Girò la testa verso la finestra, ma si voltò di nuovo immediatamente dall’altra parte. Nella frazione di battito che aveva impiegato per chiudere di scatto le palpebre, aveva ricevuto un’impressione terribile. Era come se una parte di Idrogeno in persona si fosse proiettata verso di lui da un’apertura della cortina, in una lunga e sottile striscia sul relativo Buio del pavimento!
Molti battiti più tardi, si costrinse ad aprire nuovamente gli occhi e cominciò a lottare contro i legami. Le sue braccia, libere al disotto dei gomiti, potevano muoversi fino a un certo punto, ma senza nessuna utilità pratica. Era tuttora impotente contro i postumi del sibilo.
Il momento successivo, trattenne un grido di panico e riabbassò le palpebre tremanti sugli occhi. Aveva ricevuto l’impressione visiva di qualcosa di minaccioso e orribile… proprio davanti a sé! Qualcosa di bulboso con cinque protuberanze rigonfie che gli ricordavano vagamente l’impressione sonora di una…
Ma no, non era possibile! Eppure…
Aprì ancora gli occhi, e, come tentativo, allungò un dito della mano sinistra. E una delle protuberanze dell’affare bulboso si allungò anch’essa. Tranquillizzato, abbassò la mano. Ma era ancor più perplesso di prima. Le leggende affermavano che la Luce avrebbe toccato ogni cosa, riportandone impressioni incredibilmente raffinate e nitide. Nessuna delle leggende, però, aveva mai fatto il minimo accenno al fatto che un Sopravvissuto potesse ricevere sensazioni visive del suo stesso corpo!
Rialzò la mano in una posizione in cui potesse vederla e si mise a studiare le impressioni. Com’erano incredibilmente perfette! Accidenti, era in grado di riconoscere ogni linea del palmo della mano e ogni pelo del dorso!
Poi si irrigidì, incredulo. La mano si era all’improvviso divisa in due, come se l’originale avesse dato vita a un’altra assolutamente identica! Le due tornarono a riunirsi, per poi separarsi di nuovo, allontanandosi ancor più tra loro.
Nello stesso tempo, Jared era cosciente di una pressione leggera e mobile sui bulbi oculari… una tensione che gli attraversava il setto nasale ogni volta che la mano si divideva in due, e che si rilassava di nuovo quando le due parti si ricomponevano. E scoprì che, con una certa concentrazione, riusciva a prevenire l’impressione strabiliante e certamente falsa di due membra identiche, quando tutti gli altri sensi gli dicevano che ce n’era soltanto uno.
Alcune voci, nelle immediate vicinanze della baracca, misero in guardia Jared. Ebbe tempo di fingersi addormentato prima di sentire la porta che si apriva. Ascoltando entrare due dei suoi catturatoli, rimase rigido mentre si avvicinavano e si fermavano accanto al letto. E, quando cominciarono a parlare, riuscì a sentire le loro parole filtrate attraverso le maschere facciali di stoffa:
— È l’ultimo arrivato, questo?
— L’ultimo che abbiamo ritrovato. Incidentalmente, per quanto abbiamo potuto determinare, si dovrebbe trattare di quello che ha messo fuori combattimento Hawkins mentre trasportava quella ragazza sensibile agli infrarossi.
— Ah, quello. Fenton, Jared Fenton. Suo padre aspettava da molto questo momento.
— Vuoi che vada ad avvertire Evan che l’abbiamo preso?
— Non è possibile. È stato spostato al Ricondizionamento Avanzato.
Jared sperò che i due non si fossero accorti del sobbalzo che aveva fatto quando avevano menzionato suo padre. Convincerli che stava dormendo era la sua unica speranza di rimandare la tortura.
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