Jack Vance: Le case di Iszm

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Jack Vance Le case di Iszm
  • Название:
    Le case di Iszm
  • Автор:
  • Издательство:
    Mondadori
  • Жанр:
    Фантастика и фэнтези / на итальянском языке
  • Год:
    1965
  • Город:
    Milano
  • Язык:
    Итальянский
  • Рейтинг книги:
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Le case di Iszm: краткое содержание, описание и аннотация

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Che cosa darebbero gli architetti, gli urbanisti, i pianificatori, gli uomini politici per avere una delle case che si seminano, che nascono e crescono come una pianta qualsiasi? E chi avesse in esclusione i semi di una simile pianta, quale gigantesca speculazione edilizia potrebbe organizzare? Su questo tema così attuale per noi, Jack Vance ha costruito un piacevole e movimentato romanzo, in cui le straordinarie case di Iszm sono oggetto di una guerra segreta fra i desperados di mezza galassia.

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— Per questo mi avete esaminato sotto ipnosi, violando il Trattato di ammissione!

— Sono certo che le domande si riferivano solo a questioni attinenti la scorreria — rispose Zhde Patasz cercando di calmare Farr. — Forse gli Szecr sono stati troppo zelanti, ma dovete ammettere che si poteva sospettare di voi.

— No, non lo ammetto.

— No? — Zhde Patasz sembrava sorpreso. — Siete arrivato a Tjiere proprio il giorno dell’incursione, avete tentato di sfuggire alla vostra scorta sul molo… perdonatemi se elenco i vostri errori.

— Niente, niente, proseguite pure.

— Sotto l’arcata siete sfuggito di nuovo alla scorta, siete corso nel campo con l’apparente intenzione di partecipare alla scorreria.

— Non è affatto vero!

— Noi abbiamo avuto questa impressione — continuò Zhde Patasz. — L’incursione si è risolta in un completo disastro per i Thord. Abbiamo distrutto la talpa a una profondità di quaranta metri. Non è sopravvissuto nessuno, all’infuori di colui che è stato vostro compagno di cella.

— Che cosa ne sarà di lui?

Zhde Patasz esitò, e parve a Farr di sentire una nota d’incertezza nella sua voce. — In circostanze normali avrebbe potuto considerarsi fortunato. — S’interruppe come per meglio formulare il proprio pensiero prima di esprimerlo. — Abbiamo fiducia nell’effetto persuasivo della punizione. Quell’individuo avrebbe dovuto essere confinato al manicomio.

— E invece?

— Si è suicidato nella cella.

Farr ne rimase turbato, gli pareva che l’uomo bruno fosse legato in qualche modo alla sua sorte e non si aspettava che finisse così…

— Mi sembrate turbato, Farr Sainh — disse Zhde Patasz pieno di premura.

— Non capisco perché dovrei esserlo.

— Siete stanco, o debole?

— Sto riprendendomi un poco alla volta.

Entrò la donna con un vassoio carico di frutti e di bevande e Farr li gustò con piacere, scoprendo che aveva fame. Zhde lo osservava incuriosito. — È strano — commentò — apparteniamo a mondi diversi, discendiamo da diversi ceppi, pure abbiamo in comune abitazioni, paure e appetiti; e proteggiamo ciò che abbiamo, cioè gli oggetti che ci conferiscono un senso di sicurezza.

Farr si tastò la ferita, che continuava a dolergli. Zhde Patasz si avvicinò al vaso cilindrico e si chinò a osservare le anguille. — A volte le nostre ansie sono esagerate — disse — e fanno sì che siano esagerate anche le nostre reazioni. — Si volse, fissando a lungo Farr. — Comunque — concluse — spero che vorrete perdonare il nostro errore. Ne sono responsabili i Thord e i loro mandanti. Se non fosse stato per loro, tutto ciò non sarebbe accaduto. Vi prego inoltre di non adirarvi se le nostre preoccupazioni vi sembrano eccessive. L’incursione faceva parte di un piano accuratissimo e su vasta scala; per un filo non è riuscita. Chi ha concepito e attuato quella complessa operazione? Dobbiamo scoprirlo. I Thord sono abili esecutori ed esaminando il modo con cui hanno svolto l’operazione, le piante che hanno estirpato, la località che hanno scelto, risulta evidente che si tratta di un progetto preparato con ogni cura da qualcuno che è venuto qui a spiarci travestito da turista, come voi.

— Non si trattava certo di un turista come me — ribatté Farr con una breve risata. — Mi rifiuto di essere coinvolto, sia pure indirettamente, nella faccenda.

— Perdonatemi — lece Zhde Patasz inchinandosi. — Ma sono certo che sarete abbastanza indulgente e comprensivo da capirci. Dobbiamo proteggere i nostri investimenti. Siamo uomini d’affari.

— Non molto abili — corresse Farr.

— Che interessante opinione. E perché no?

— Il vostro prodotto è ottimo — spiegò Farr — ma il mercato è poco economico. Vendite limitate e prezzi esorbitanti.

Zhde Patasz agitò con gesto indulgente il suo occhialetto. — Le teorie sono molteplici…

— Ho studiato parecchie analisi del commercio delle case — disse Farr — e sono tutte concordi in un particolare.

— Quale?

— Che i vostri metodi sono inefficienti. C’è un unico venditore che ha il monopolio per ogni pianeta, e questo sistema non può giovare che al rappresentante. K. Penche è multimiliardario, ma è anche l’uomo più odiato della Terra.

Zhde Patasz tornò ad agitare pensoso l’occhialetto. — K. Penche ora sarà infelice, oltre che odiato.

— Lieto di saperlo. Ma perché dite così?

— L’incursione ha distrutto gran pare della sua quota.

— Non avrà più case?

— Non quelle che aveva ordinato.

— Be’ — commentò Farr — non mi pare che ci sia una gran differenza. Riuscirà comunque a vendere tutto quello che gli manderete.

— È un Terrestre… un mercante… — spiegò Zhde Patasz con impazienza. — Noi siamo Iszici e coltivatori di piante per istinto. Il primo piantatore risale a duecento milioni di anni fa, allorché Dium, l’antrofibio primordiale, strisciò fuori dall’oceano. Con l’acqua salata che gli usciva ancora dalle branchie, cercò e trovò rifugio in un baccello. È il mio diretto antenato. Noi siamo diventati maestri nell’arte di coltivare le case e non possiamo permettere di dissipare questo patrimonio accumulato in tanti millenni, né di esserne derubati.

— Però, che lo vogliate o meno, qualcuno finirà col riuscirci — obiettò Farr. — C’è troppa gente senza casa, nell’universo.

— No — ribatté brusco Zhde Patasz. — Non è un’arte che si possa riprodurre con la sola ragione… sussiste tuttora un elemento magico.

— Magico?

— Non proprio, ma un contorno di magia c’è. Per esempio, noi cantiamo incantesimi ai semi che germogliano. E i semi germogliano e crescono. Senza gli incantesimi non prospererebbero. Perché? Chi lo sa? Lo ignoriamo anche noi. In tutte le fasi della crescita, e dell’allevamento delle nostre case, questo particolare elemento contribuisce a far sì che esse crescano diverse da qualunque arbusto inutile.

— Sulla Terra — disse Farr — incominceremmo dal principio, proveremmo milioni di sementi, milioni di metodi.

— Dopo mille anni riuscireste a far produrre all’albero un numero stabilito di baccelli — obiettò l’Iszico. Si avvicinò a una parete sfiorando le verdi fibre intrecciate. — Guardate questa lanugine… noi iniettiamo un liquido in un organo del baccello rudimentale. Il liquido è composto di sostanze come ammonite di nervature in polvere, cenere dell’arbusto di frunz, acetato isocromilo di sodio, polvere di meteorite Phanodana. Il liquido viene sottoposto a sei trattamenti specifici e deve essere iniettato attraverso una proboscide trasparente. Ditemi — concluse fissando Farr attraverso l’occhialetto — quanto tempo impiegherebbero i Terrestri per riuscire a far crescere questo muschio nell’interno di un baccello?

— Forse non tenterebbero nemmeno. A noi basterebbero modeste case di cinque o sei baccelli, semplici e senza elaborati ornamenti.

— Ma è un cosa rozza e volgare! — esclamò Zhde Patasz. — Lo capite, non è vero? Un’abitazione dev’essere una cosa omogenea, tutta unita, pareti, decorazioni murali, arredo, devono essere una cosa sola! A che cosa servirebbero altrimenti il nostro patrimonio di cognizioni e i nostri duecento milioni d’anni di sforzi? Qualunque ignorante è capace di impastare muschio su un muro, ma solo un Iszico è capace di farcelo crescere!

— Vi credo — ammise Farr.

Agitando l’occhialetto, Zhde Patasz continuò con ardore: — E se voi rubaste una casa femmina, e riusciste ad allevare una casa da cinque baccelli, sareste solo agli inizi. Bisogna educarla, adattarla, bisogna eliminare le parti superflue, bisogna localizzare e paralizzare i nervi dell’eiaculazione. Bisogna che le fessure, quelle che a voi sembrano porte, possano allargarsi e restringersi a volontà. L’arte di adattare una casa è importante quanto quella di coltivarla. Senza un addestramento adeguato, una casa diventerebbe un inimmaginabile fastidio… una minaccia.

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