— Gaspard è sempre un errore capitale mettersi sulla difensiva — disse giudiziosamente il robot. — Ti fa perdere l’iniziativa e il tuo pensiero si riduce al livello dei tuoi avversari. Io ho ben altri pesci da friggere. Se sprecassi le mie facoltà nella difesa dell’Editrice Razzi, rovinerei tutti.
— Dannazione Zane, questo è un paradosso. Tu dovresti…
Il robot puntò una chela contro il petto di Gaspard.
— Ho un consiglio da darti, Vecchia Ghiandola. Non innamorarti della signorina Willow.
— Non c’è pericolo, è un vero pesce freddo. Ma perché?
— Non innamorarti e basta. Rrrrrr!
Il robot aveva buttato le batterie vecchie nel cestino ed era già uscito dalla toeletta prima che Gaspard potesse lanciare un terzo “Dannazione!”. Si alzò, irritatissimo e cominciò la sua ronda di guardia.
La porta del nuovo ufficio di Flaxman era aperta. Dentro era buio, ma un po’ di luce filtrava dalla porta che metteva in comunicazione questa stanza con l’ufficio principale, ora usato esclusivamente da Cullingham. Gaspard avanzò senza far rumore fino al punto in cui poté sbirciare nel vecchio ufficio senza rischio di essere veduto.
Nella morbida luce argentea di una bassa lampada a stelo, la signorina Willow era seduta su un divano. Solleticato dall’enigmatico avvertimento di Zane, Gaspard provò l’impulso di farsi avanti arditamente e di farle una proposta ex abrupto , per vedere se in quel modo sarebbe almeno riuscito a costringerla ad accorgersi di lui.
Ma proprio in quel momento vide che Cullingham era steso supino sul divano: si era tolto le scarpe e teneva la testa posata sul grembo della signorina Willow. Sembrava un atteggiamento singolarmente comodo, per una seduta psicanalitica.
La signorina Willow gli faceva scorrere dolcemente le dita fra i capelli, gli sorrideva con tenerezza e diceva con voce dolcissima qualcosa che non ci si poteva aspettare da una indossatrice d’alta moda o da una psichiatra, e che scosse profondamente Gaspard:
— Come sta questa sera il cocchino di mamma?
— Sono stanco, oh, tanto stanco — gemette infantilmente Cullingham. — Sono stanco e ho tanta sete. Ma è bello essere qui, è bello guardare la mia cara mammina.
— Mammina è anche più cara — rispose la signorina Willow, rispondendo secondo l’antifona. — Hai fatto il bravo cocchino, oggi? Non sei stato nervoso?
— Sì, mammina. Non sono stato nervoso neanche per un attimo.
— Benissimo. — La signorina Willow si sbottonò la giacca nera slacciò lentamente i nastri della camicetta di seta grigia fino a che ne spuntarono tra la biancheria i due seni più perfetti che Gaspard avesse mai visto.
— Bello, oh, bello — gemette Cullingham.
— Cattivo cocchino — disse la signorina Willow in tono di malizioso rimprovero. — Il grande omaccio cattivo di mammina… che gusti preferisce questa sera?
— Cioccolata — disse Cullingham, accennando con le labbra prima verso un seno, e poi verso l’altro. — E menta piperita.
Quella fu la notte in cui, in preda alla più assoluta disperazione, Gaspard lesse per la prima volta uno dei vecchi libri dell’epoca pre-mulini raccomandatogli dalle teste d’uovo, Huckleberry Finn.
Quando la vettura grande e nera, aerodinamica come una goccia alla rovescia passò davanti a lui lasciandosi dietro un potentissimo profumo di rose e mostrando Heloise Ibsen con la sua argentea collana da caccia che sbirciava trionfante dal finestrino posteriore, Gaspard sospettò che qualcosa non andasse.
Era uscito per procurare trenta nuovi rotoli di carta per le silenziose fonoscriventi delle teste d’uovo. Tenendoli stretti contro il fianco, partì fulmineamente verso l’Editrice Razzi, due isolati più in là.
Joe la Guardia era davanti all’edificio e brandiva la sua pistola-puzzola in un modo piuttosto eccentrico, che induceva parecchi passanti ad attraversare la strada.
— Via con il signor Cullingham, se ne sono andati! — disse eccitato a Gaspard. — Sono entrati, l’hanno preso, l’hanno trascinato via. Io ho sparato tre colpi, di punto in bianco, con la mia fida pistola-puzzola proprio mentre se ne andavano, ma era caricata con pastiglie di profumo… la mia nipotina deve averci giocato ancora, accidenti.
Gaspard entrò correndo e balzò sulla scala mobile. La porta, che di solito era chiusa con la serratura elettrica, adesso era socchiusa. Gaspard ispezionò la stanza, senza entrare. C’era qualche segno di lotta, una sedia rovesciata e una quantità di fogli sparpagliati ma la signorina Willow era seduta al suo solito posto, vicino alla scrivania di Cullingham, fredda e serena come un mattino autunnale.
Il primo pensiero di Gaspard fu così puerilmente perverso che lo sorprese un poco: adesso, poiché Cullingham era fuori causa e poiché nessuno degli altri, eccetto presumibilmente Zane Gort, sapeva che la signorina Willow era una specie di automa amatorio, avrebbe potuto averla a sua disposizione. Poi respinse assolutamente l’indegno pensiero.
Joe la Guardia gli sussurrò con voce rauca: — Se la prende con molta calma quella lì.
— È distrutta dall’angoscia, senza dubbio — rispose Gaspard sfiorandosi le labbra con un dito e richiudendo la porta. — Le lacrime le si sono gelate negli occhi. Uno shock può giocare scherzi del genere a una persona ultrasensibile.
— Io direi che è un tipo a sangue freddo — opinò Joe. — Ma ce ne vogliono di tutti i tipi, per fare il mondo. Adesso chiamate la polizia?
Gaspard non rispose. Invece, andò a guardare nel nuovo ufficio di Flaxman. C’erano tre teste d’uovo: Gaspard riconobbe Ruggine, Graffio e Tonto-Tonto e con loro c’era la signorina Phillips: una delle bambinaie meno entusiaste. Ruggine era collegato a un occhio TV e stava leggendo un libro posto su un leggio che voltava automaticamente una pagina ogni cinque secondi. Gli altri due stavano ascoltando la signorina Phillips che leggeva con voce monotona un libro in brossura dalla copertina repellente. La ragazza si interruppe, poi continuò quando vide che si trattava soltanto di Gaspard. Non c’era segno di Flaxman.
— Se ne andato a fare una delle sue solite corse sulle colline — sussurrò Joe sul collo di Gaspard. — Una delle uova deve avergli fatto prendere una grossa paura. Le avevo messe qui ad aspettare che il signor Cullingham le ricevesse. Ma adesso… non capisco più niente.
— Lasciatele qui, per il momento — disse Gaspard. — Dov’è la signorina Blushes? Era alla porta principale, quando sono uscito. Avrebbe dovuto avvertire Cullingham dell’arrivo degli scrittori. O hanno portato via anche lei?
Joe si grattò la testa irsuta, poi spalancò gli occhi.
— È buffo. Mi ero dimenticato di tutto, ma proprio subito dopo che siete uscito per comperare i rotoli, Gaspard, cinque elegantoni con i maglioni neri e i calzoni neri attillati sono entrati e si sono raccolti attorno al banco del portiere, dove c’era la signorina Blushes, e hanno cominciato a gridare… non voglio dire che urlavano, voglio dire che parlavano allegramente… gridavano tutti e sei, parlavano del lavoro a maglia… e io ho pensato “Bene, siete proprio una mezza dozzina bene assortita”. Poi gli elegantoni sono usciti tutti insieme in gruppo e la robicchia rosa non era più al suo posto. Se avessi avuto un po’ di tempo per pensarci sopra, mi sarei accorto che se ne era andata e che gli elegantoni neri dovevano averla convinta ad uscire, ma proprio in quel momento sono arrivati alla carica gli scrittori e mi hanno fatto perdere la testa. Avete capito, Gaspard? Subito dopo che siete uscito per comprare i rotoli…
— Capisco — disse Gaspard, in fretta, e spinse il pulsante di discesa della scala mobile. Era già parecchi metri al di sotto di Joe prima che l’altro pensasse di seguirlo.
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