— Cocchino ha perso tutto il suo interesse — mormorò sensualmente la signorina Willow. — Ci penserà mammina.
— No! — fece di scatto Gaspard. — No !
Le fresche morbide dita della signorina Willow erano bruscamente diventate, nella sua immaginazione nient’altro che artigli d’acciaio.
— Benissimo — disse leggermente la signorina Willow. — Tutto quel che vuole cocchino.
Per poco Gaspard non sospirò di sollievo.
— Riposiamoci un po’ — propose. — E tu balla per me.
La signorina Willow lo cinse con le braccia, rovesciò il capo all’indietro e lo scosse un po’ mentre sorrideva.
— Suvvia, mammina — la blandì Gaspard. — mammina fa una bella danza. Cocchino guarda. Bello, oh, bello!
La signorina Willow si limitò a scuotere di nuovo il capo.
Gaspard si ritrasse leggermente e portò le mani all’interno delle braccia di lei, premendo leggermente per aprirle, come per suggerire educatamente alla femmequina di lasciarlo andare, ma la signorina Willow non reagì al suggerimento.
— Lasciami andare — disse seccamente Gaspard. Continuando a sorridere, la signorina Willow, disse, scherzosamente.
— No, no, no. Adesso cocchino non se ne va.
Senza preavviso, Gaspard scattò all’indietro e nello stesso tempo scostò lateralmente i polsi, con violenza. Ma le braccia della signorina Willow non si aprirono. Resistettero al colpo e poi con la velocità del lampo si strinsero attorno a lui, senza fargli veramente male, ma con molta saldezza. Pochi attimi prima erano arti che evocavano il piacere, ma adesso erano fasce di ferro imbottito. Il braccio sinistro di Gaspard era imprigionato, quello destro era libero.
— Cattivo, cattivo — mormorò teneramente la signorina Willow. Poi, premendogli il mento sulla spalla, brontolò orribilmente nell’orecchio di Gaspard, con una voce che sembrava un ringhio: — Tu hai danneggiato mammina e mammina danneggerà te. — Poi si piegò all’indietro e continuò: — Giochiamo. Non aver paura, cocchino. Mammina sarà gentile.
La reazione quasi involontaria di Gaspard fu un altro convulso tentativo di fuga. Quando il tentativo si fu esaurito, la signorina Willow lo teneva avvinto non soltanto con le braccia, ma anche con la gamba destra. Barcollarono in equilibro precario, ma non caddero, grazie allo splendido senso d’equilibrio della femmequina.
— Mammina ti stringerà — gli ringhiò all’orecchio la signorina Willow. — Mammina continuerà a stringerti. Ogni cinque minuti mammina ti stringerà un pochino più forte… fino a che tu non darai cento dollari a mammina e tu sai come.
Le braccia della signorina Willow si strinsero. Gaspard sentì che qualcosa, dentro di lui, cominciava a scricchiolare.
Qualcuno stava bussando alla porta chiusa a doppia mandata con la serratura elettrica.
Gaspard non seppe mai da quanto tempo stessero bussando: era troppo occupato a frugare nei cassetti della scrivania di Cullingham con il braccio libero per trovare del danaro. E non lo aveva trovato affatto.
— Senti — supplicò — lasciami piegare in modo che possa prendere i miei calzoni. Non credo di avere cento dollari, ma ho un po’ di danaro e posso farti un assegno per la differenza. E lasciami cercare negli ultimi cassetti della scrivania… può darsi che ci sia un po’ di danaro. Dove tiene i quattrini, Cullingham? Tu dovresti saperlo.
Ma quelle domande e quei suggerimenti determinati dalla situazione di emergenza sembravano al di fuori della portata intellettiva della signorina Willow. Lei disse soltanto: — Cento dollaroni in contanti, cocchino. Mammina ha fame.
Continuavano a bussare; e, tra i colpi, Gaspard poté udire debolmente una voce di donna che gridava: — Fatemi entrare, Gaspard! È successa una cosa orribile!
Gaspard ne convenne di tutto cuore, mentre la stretta della signorina Willow si serrava ancora un po’.
— Mi ucciderai — disse parlando in brevi scatti perché nel suo petto non era rimasto molto posto per l’aria. — E non servirà a niente. Ti prego. I miei calzoni. O i cassetti di Cullingham.
— Cento dollari — ripeté implacabile la signorina Willow, — Niente assegni.
La mano libera di Gaspard trovò i pulsanti della porta. E la porta cedette lievemente sotto i colpi, poi si spalancò.
La signorina Jackson entrò con un balzo, i biondi capelli in disordine e la blusa strappata su una spalla, come se anche lei fosse passata attraverso una lotta frenetica. Gaspard si chiese se per caso tutti gli abitanti del mondo non fossero stati aggrediti, uno per uno, dalle femmequine e dai manichini.
— Gaspard — gridò la bambinaia. — Hanno rapito…
Poi vide la scena vicino alla scrivania di Cullingham. E rimase immobile. Lentamente la sua bocca si schiuse. Poi socchiuse gli occhi mentre esaminava la situazione. Dopo circa cinque secondi disse in tono critico:
— Bene, perbacco!
— Ho bisogno… di cento dollari… in contanti — fece Gaspard. — Non chiedete… spiegazioni.
Senza prendere in considerazione quelle affermazioni, la signorina Jackson continuò a studiarli. Finalmente chiese: — Non avete intenzione di staccarvi?
— Io… non posso! — spiegò ansimando Gaspard.
La fronte della signorina Jackson si distese, le sue sopracciglia si sollevarono; annuì due volte, in atto di improvvisa comprensione.
— Ho sentito dire che accadono cose del genere — disse, saggiamente. — Ce ne hanno parlato a scuola. L’uomo non può ritirarsi e la coppia deve essere portata all’ospedale sulla stessa barella. Chi l’avrebbe mai detto che avrei dovuto vederlo con i miei occhi!
Si fece avanti, osservando con un’espressione inorridita e affascinata.
— Non è… affatto… così — riuscì a dire Gaspard. — Idiota… siamo soltanto… abbracciati. La signorina Willow… robot… femmina… Ho bisogno di cento… dollari.
— I robot sono fatti di metallo — disse dogmatica la signorina Jackson. — Potrebbe essere verniciata, immagino. — Tese una mano e pizzicò la signorina Willow. — No. State diventando isterico, Gaspard — diagnosticò con sicurezza, girando loro intorno. — Cercate di riprendervi. Non è mai morto nessuno, di vergogna. Ricordo che ci hanno detto che succede quasi sempre a coppie non sposate. Il sentimento di colpa della donna provoca lo spasmo. Probabilmente il fatto che io sia qui a guardare peggiora la situazione.
Il fiato che Gaspard aveva raccolto per il suo prossimo appello gli uscì di bocca in un inutile squittìo quando le braccia della signorina Willow si strinsero ancora un poco. Come da una grande distanza udì la signorina Jackson dire: — Non cercate di seppellirvi in lui come uno struzzo, signorina Willow. È una situazione che dovrete superare: vi piaccia o no. Ricordate che io sono un’infermiera: tutto questo non mi scandalizza. Pensate a me come a un robot. So che siete una donna orgogliosa. Ma forse questa esperienza vi renderà più umana. Pensate a questo.
Nell’oscurità che si addensava, Gaspard osservò un lampo azzurro cupo.
Zane Gort si fermò sulla porta per un attimo, poi avanzò a grandi passi verso la signorina Willow.
— Quanto? — domandò, aprendo con una chela uno sportellino che aveva all’altezza della cintura, mentre con l’altra sollevava destramente la chioma platinata della signorina Willow, mettendo in mostra una fessura orizzontale sulla nuca.
— Cento dollari — ringhiò la femmequina.
— Bugiarda — disse Zane Gort, e infilò nella fenditura un biglietto da cinquanta dollari.
Gli organi dei sensi della femmequina riconobbero il complicato disegno di ossido magnetico della banconota. Le braccia della signorina Willow si aprirono, la sua gamba si allentò.
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