Richard Meredith - Il cielo era pieno di navi

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Il cielo era pieno di navi: краткое содержание, описание и аннотация

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Che cosa bolle ai confini della Galassia? Si parla di stragi “locali” e rappresaglie “limitate” su lontani pianeti come Odino, Cassandra, Antigone; si dice che la Lega dei Mondi Indipendenti voglia ribellarsi al governo centrale terrestre; si teme una guerra totale. Ma il solo a sapere come stanno realmente le cose è il capitano Robert Janas, un neutrale, un uomo di buona volontà e di buon senso, dal cui rapporto dipende il destino di miliardi di uomini. E Janas, come spesso accade a chi dice semplicemente la verità, non trova nessuno disposto a credergli.

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La figura di Herrera sparì dallo schermo, mentre ricom­parivano la faccia e la voce del telecronista. “Il presidente Herrera ha proseguito dicen­do...”

Janas si allontanò di scatto dal video 3D, e gli parve quasi di sentirsi male. “Stupido!” brontolò tra sé. “Maledetto stupido!”

Cercò un posto dove sedersi e riordinare le idee. Apri la borsa, tirò fuori le copie dei rapporti per i quali aveva af­frontato quella traversata di anni-luce che l’avrebbe portato sulla Terra solo per consegnare a Altho Franken i rapporti riguardanti i mondi stellari e le forze dei ribelli. Franken, quan­do Janas gli aveva parlato di quei rapporti, aveva chiesto di vederli, e lo aveva pregato di tornare sulla Terra, per espor­gli la sua opinione sull’esito probabile del conflitto. Inoltre s’era impegnato a non prende­re decisioni definitive nei con­fronti della CNS, senza aver prima visto quei rapporti e aver parlato con Janas. E ades­so che Janas, dopo aver affron­tato distanze di anni-luce, si trovava ad appena 384.000 chilometri dalla Terra, Fran­ken era venuto meno alla pro­messa fatta e aveva messo il futuro della CNS nelle mani del presidente della CT, Jonal Herrera. Se almeno avesse aspettato quelle poche ore, se prima di decidere avesse parla­to con Janas, forse si sarebbe potuta evitare la distruzione dell’intera civiltà.

Janas ricacciò i fogli nella borsa, e chiuse questa con violenza, augurandosi che la nausea gli passasse.

«Comandante Robert Ja­nas» chiamò una voce dagli altoparlanti sospesi attorno al­la colonna di sostegno della 3D. «Il comandante Robert Janas è pregato di presentarsi allo sportello prenotazioni del­la Compagnia di Navigazione Solare, settore A-3.»

Dopo un secondo di silenzio la simpatica voce femminile ripeté il messaggio.

Janas si alzò con cautela e si mosse in direzione dei tavoli. La ragazza seduta al tavolo indossava un vestito che lascia­va scoperte molte cose, e che, come si capiva dal taglio e dai colori, era la divisa della CNS. Janas intuì che da quando era partito dalla Terra, laggiù do­vevano esserci stati molti cam­biamenti. La ragazza gli sorri­se.

«Sono Robert Janas.»

«Buongiorno, comandante» disse lei. «C’è una chiamata dalla Terra per voi. Alla cabina dodici, prego» e gli indicò una fila di cabine che si apriva­no lungo il corridoio che colle­gava quel settore con l’edificio principale del terminal.

«Grazie» rispose Janas, dirigendosi verso le cabine.

Pochi minuti dopo, seduto in una comoda poltrona da­vanti a una parete liscia e vuota, Janas faceva un rapido esame dei due quadri-comando che si protendevano verso di lui. A destra, c’era il quadro-comunicazioni, fornito di una serie di pulsanti che servivano a sintonizzare le immagini e i suoni che avrebbero animato lo schermo appena lui avesse passato la mano davanti alla fotocellula. A sinistra, invece, c’era il bar automatico. La scoperta di quest’ultimo, in quel particolare momento, gli fece un grande piacere. Janas infilò la moneta nella fessura e premette il bottone; un mo­mento dopo un pannello si aprì, e venne avanti un grosso bicchiere di whisky. Sentendo­si già subito meglio, Janas pas­sò la mano davanti alla foto­cellula.

Finora non si era ancora chiesto chi volesse parlare con lui dalla Terra. Enid non sapeva niente di quel viaggio, e, delle due sole persone che ne erano al corrente, il cittadino Altho Franken, in quel momento, non sentiva certo il bisogno di parlargli.

La parete di fronte s’illumi­nò un secondo e subito diven­ne trasparente. Davanti a Janas adesso si apriva un’altra cabi­na, separata dalla sua soltanto da un foglio sottile di paraglas. La nuova cabina era grande come la sua, ma un po’ più lussuosa e, sulla parete di fronte, spiccava il disco solare cir­condato dai raggi: cioè l’em­blema della Compagnia di Na­vigazione Solare.

A due metri da Janas, e l’illusione era perfetta, era se­duto un uomo piuttosto tar­chiato, con la pelle chiara e i capelli rossi, più giovane di lui di una decina d’anni. Lo scarto temporale dovuto alla trasmis­sione a velocità della luce era l’unico segno che tradisse l’ir­realtà dell’immagine.

Quando Janas inserì il tra­smettitore, una cinquantina di telecamere lo ripresero in 3D e inviarono l’immagine sulla Ter­ra. Un segnale per arrivare dalla Luna alla Terra impiega­va un secondo e tre decimi, ma il segnale di risposta richiedeva molto più tempo per ritornare sulla Luna. Passarono due se­condi e mezzo, e finalmente l’immagine sullo schermo par­lò e sorrise. «Ciao, Bob.»

«Ciao, Jarl.»

Jarl Emmett, Supervisore al­la sede centrale della CNS, si mosse sulla sedia, tirò fuori un sigaro e lo accese.

«Hai sentito la novità, Bob?» chiese Emmett, sof­fiando una nuvola di fumo contro la pseudo parete che li separava.

«Ho sentito» rispose Ja­nas. Mentre aspettava che il segnale arrivasse sulla Terra e ritornasse, buttò giù un sorso di whisky.

«Altho non ce la faceva proprio più ad aspettare» disse Emmett, rabbiosamente. «Non ci ha detto niente. Io l’ho saputo dal telegiornale, un’ora fa.»

Janas annuì, ma non disse nulla.

«Per la miseria, Bob, non so cosa fare» disse Emmett. «Forse, ma ne dubito, tu riuscirai ancora a parlargli. Or­mai si è impegnato e non credo che, anche se volesse, potrebbe più tirarsi indietro.»

«E se chiedessimo la con­vocazione dell’assemblea?» disse Janas. «Dopotutto, Al­tho è un funzionario eletto.»

«Già, eletto» brontolò Emmett dopo il solito interval­lo. «Scusami, Bob, ma hai mai sentito, tu, che un Franken abbia perso la presidenza?»

Janas scosse lentamente la testa.

«E anche se lo ritenessimo possibile, non siamo abbastan­za potenti, in consiglio. Sono mesi che molti consiglieri fan­no pressioni perché lui prenda quella decisione.»

«Ma non possiamo, ades­so, cedere le armi» disse Janas, freddamente. «Dobbia­mo tentare tutto il possibile.»

Emmett, a un tratto, si vol­tò per guardarsi attorno, come se temesse che qualcuno potes­se sentire, anche se sapeva che, senza un apparecchio speciale, non era possibile intercettare il segnale. La Confederazione, però, e Altho Franken posse­devano quell’apparecchio.

«Hai ragione» disse alla fine Emmett. «Ne parleremo quando sarai qui. Quando par­te il tuo traghetto?»

Janas diede un’occhiata al­l’orologio. «Tra un’ora e mez­za.»

«Benissimo» disse Em­mett, dopo il solito intervallo. «Vengo ad aspettarti allo spazioporto. C’è altro?»

Janas per qualche secondo tacque, poi scosse la testa ne­gativamente.

«Buon viaggio allora, Bob» disse Emmett, allungando la mano verso il quadro-comandi di destra.

Janas gli sorrise, ma non disse niente.

La parete di fronte s’illumi­nò per un secondo, e ridivenne opaca. Janas, ancora per un pezzo, rimase al suo posto.

Finalmente, come oppresso da un grande peso, portò il bicchiere alle labbra e buttò giù il resto del whisky. Si asciugò bruscamente la bocca col dorso della mano, si alzò, raccolse la borsa e uscì dalla cabina.

2

A sette parsec e mezzo dal Sole e dal suo terzo pianeta, la Terra, capitale e fondatrice della Confederazione Terre­stre, in direzione della costella­zione dell’Aquila, lontanissi­mo, oltre la luminosa Altair, si stendeva il cordone delle navi vedetta e dei ricognitori privi di equipaggio, tutti contraddi­stinti dal simbolo CT della Confederazione, pronti a inter­cettare l’immensa flotta avver­saria che, secondo gli ultimi rapporti, era in rotta verso la Terra, proveniente dai mondi della Cintura.

Una delle navi vedetta, la “Douglas MacArthur”, in aggua­to nello spazio a distanza di diversi anni-luce dalla stella più vicina, catapultò uno dei suoi dodici ricognitori automa­tici Anti-spazio. Appena il ri­cognitore, il MAC-5, si fu staccato di cinquecento chilometri dalla propria unità, si fermò e rimase per lungo tempo immo­bile ad accumulare energia per le proprie Unità automatiche interne.

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